L'attimo fuggente (1989)

Preambolo

Scrittura e Scuola saranno i due fuochi attorno al quale prenderà forma questo sito. Rappresentano gli orizzonti del mio impegno da sempre. Ho scritto le mie prime poesie in classe, non solo di nascosto. Ricordo quando, durante la scuola media, la mia insegnante, la prof. Gusulfino, rimase stupita della richiesta che le sottoposi: “Potrei svolgere il tema assegnato in forma di poesia?”. Allora ero in seminario e la nenia dei salmi che ci capitava di ripetere nei momenti di preghiera che scandivano le nostre giornate era diventata un sottofondo stregante, ma era anche un po’ colpa sua, con quelle lezioni su Ungaretti (la concentrazione massima del pensiero in ogni parola, all’urto del dolore di vivere…) e su Pascoli (quel “gemmea”, quella capacità di creare atmosfere, di portarti dentro a un’illusione per costringerti a svegliarti dentro a un nuovo modo di percepire il reale, che avrà per sempre cambiato il mondo…). Ho cominciato allora a pensare per immagini, attraverso i suoni delle parole.
Mi sono sempre chiesto come mai quella deviazione estetica non si fosse manifestata prima e in altra forma. Alle elementari avevo una maestra giovane e bella, oltre che brava: come non innamorarsi? Dipingeva e avevo diverse volte ammirato le sue opere, che non mi avevano lasciato indifferente quando ero andato a vedere qualche sua mostra (ho poi scritto una poesia su una sua pittura, inclusa nel Cielo di Marte; e da qualche anno ne ho anche una appesa nel soggiorno). Ma il motivo in fondo lo so. Dentro al recinto magico dell’infanzia (in-fans) anche il dolore è indicibile e ho cominciato a raccontarlo solo quando è cominciata la fuga dalla casa, dalla famiglia, dall’origine di tutto.
In seguito, per un lungo periodo sono poi scappato anche dai preti, prima di rimettermi nuovamente in cammino. Ma questa è un’altra faccenda.
Fatto sta che, con il sito, riprenderò il mio impegno letterario, dopo un periodo di silenzio, ma senza più tenerlo disgiunto dal lavoro di insegnante. Sarà una bella sfida: da una parte l’intransigenza della scrittura, dall’altra la pratica della didattica, così tesa alla semplicità. Immagino che all’inizio la giustapposizione fra materiali tanto eterogenei risulterà spiazzante. Bene: sarà salutare, perdere e ritrovare continuamente il filo: «Che sia un plagio d’amore / questo mestiere povero / e splendido, la pasta di scrittore / cotta alle loro prove».

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