Il sapore della birra, di Alfonso e Nicola Vaccari, olio su tela, cm 80x120, 2012

Se c’è qualcosa oltre la birra

(L’opera scelta come copertina è di Alfonso e Nicola Vaccari.
Cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa)

Dio sottinteso
che non hai mai chiarito
se esista e cosa dietro ciò che si vede
Dio dell’orzo, del luppolo
e del malto tostato
non so se c’è qualcosa
oltre la birra, se esiste un modo
per misurare la pressione
la temperatura, la gradazione
più adatte per la nostra vita,
la lattina giusta a cui fermarsi
Dio delle torte cui non rinuncio
mai, Dio dei crostini e delle incalcolabili
golosità del mondo, Dio
del sesso e dei piaceri turpi,
delle giornate di noia e ubriacature,
di Te che non so nulla, Dio di Tom Waits
di Abel Ferrara e di Nick Cave,
ecco il tuo regno:
è fatta la tua nolontà.

.                       (Martino Baldi)

Si può pregare, se non si ha fede?

Forse sì, dal momento che la preghiera non muove da una presunzione di sapere, ma anzi sgorga dall’attrazione per l’altro, magari l’Altro con la A maiuscola, il mai riducibile alle nostre categorie mentali. Forse sì, perché, dal cuore del nichilismo che permea la nostra vita quotidiana più ancora che le nostre convinzioni intellettuali, non ci resta che un atto di volontà totalmente nostro, per andare avanti. Per decidere di vivere, nonostante tutto. Anche dopo la scomparsa dei padri, anche dopo il crollo delle ideologie, anche senza visione del mondo, insomma.

Martino Baldi (pistoiese, classe ’70) ci racconta di una generazione che affonda le radici nella crisi, ma che ha deciso di smettere di sguazzarci dentro, di consolarsi con l’ironia, di delegittimare qualsiasi pronunciamento snocciolando classificazioni, etichette ideologiche, detriti culturali con cui pure dobbiamo fare i conti. Dobbiamo cercare il filo di luce nel pattume, non giocare al riciclaggio infinito e insensato, ci dice con le sue Trentadue lattine, “41esimo assalto” della Ass Cult Press in una prima edizione “illimitata” di un poeta che non sta più facendo il verso a Bukowski, ma ci racconta di un amore che soffre di non avere oggetto, per ciò rovista nei rottami del mondo con una pietà vera, da mendicante, senza moine.

Forse, chi prega non ha mai fede: è inerme, esposto all’assoluto.

(da Mosse per la guerra dei talenti, 2007)

 

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