Simone Cattaneo, il poeta

Poesia non poeticume (Simone Cattaneo)

Sono sette anni che Simone ha spiccato il volo. Ma che cosa è successo, in questi anni? Forse la domanda è sbagliata, forse occorre chiedersi che cosa non è successo, e poteva, e doveva. Con Simone abbiamo seppellito la fede nella letteratura.

Quest’anno lo ricordo con l’articoletto che lo riguarda, che inclusi in Mosse per la guerra dei talenti (2007)

POESIA NON POETICUME

Non aveva lavoro e non aveva una moglie,
così i ragazzi delle giostre gli hanno infilato
una pistola nel culo e l’hanno costretto a
raccogliere tanti mozziconi da fare almeno cinque sigarette.
Una per ognuno e tutti per nessuno.
I ragazzi che confidano nel mondo hanno tramutato
quelle fini ossa da ricchione in un paracadute di cartone
e alla sera sono tornati senza farsi male nelle loro case.

Simone Cattaneo

Uno dei pregiudizi più radicati nell’immaginario collettivo è che la poesia debba essere espressione di bellezza e di armonia, intese nel senso più sdilinquente. Da un libro di versi ci si attenderebbe perciò una ubriacatura di albe e di tramonti, di paesaggi e di gesti memorabili di amore, di svolazzamenti d’anime e d’angeli… tutta la brodaglia dei cuori puri aperti come corolle all’infinito pronti a raccogliere stille di luce universale.

Non è affatto così. Il primo gradino dell’iniziazione artistica insegna anzi a un autore a diffidare della poesia, ovvero di tutto ciò che risulta scontatamente poetico: perché se è vero, in un certo senso, che la poesia non si inventa ma si ritrova nel reale, è illusorio credere che basti attingere a un repertorio di simboli e di parole già date una volta per sempre per approdare a un’opera d’arte. Del resto, in questo caso, la creazione in che cosa consisterebbe: in una semplice abilità combinatoria? Uno dei poeti giovani maggiormente consapevole di questo è Simone Cattaneo, classe 1974.

Già il suo libro d’esordio, Nome e soprannome, si caratterizzava per il timbro aspro, diciamo pure cinico, “cattivo”, con cui scandagliava il mondo, sulla scena privilegiata dell’hinterland milanese (Cattaneo abita a Saronno): perché di fronte alla verità non ci sono moine possibili e la vita che a volte ci buca le pupille con la sua crudeltà va amata e rispettata per quello che è, senza troppe menate.

Ora, rileggendo questo poeta nell’antologia Lavori di scavo, curata da Giuliano Ladolfi (la trovate fra gli ebook della cartella cliccabile in fondo all’articolo), scopriamo un ulteriore passo in avanti, sull’onda del medesimo coraggio. Nei suoi versi è già avvenuto, infatti, il congedo a quei brandelli di giovinezza che raccontavano, ancora un po’ elegiacamente, dell’amore e del suo finire: ora c’è spazio solo per le figure metalliche e per i gesti taglienti che lacerano lo sfondo rivelando, per intero, la miseria del nostro essere. Tutta la meravigliosa e terribile miseria su cui ci ostiniamo, noi esseri umani, a fiorire.

 

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