Sereni, il fantasma del lago

Vittorio Sereni, il fantasma del lago

Il fantasma del lago

Voi morti non ci date mai quiete
Sereni

Di tanto in tanto torna a visitarmi lo spettro di Sereni – questo poeta costretto a vagare irredento tra le rovine del secolo passato, senza trovare requie, tagliato fuori dalla storia, smarrito nel suo interregno «tra due epoche morte dentro noi». Viene in «una notte di passi e di rintocchi» per mormorarmi: «Ma dimmi una sola parola / e serena sarà l’anima mia». Mi tormenta indispettito con un soffio di vento: «facciamola finita fammi fuori», come fossi veramente io il suo killer. Mi accompagna come un padre davanti al mito dell’amore giovanile, assoluto, che tutti portiamo dentro, per insegnarmi l’orgoglio dell’uomo: «Non si perdona a una donna un amore bugiardo, / l’ameno paesaggio d’acque e foglie / che si squarcia svelando / radici putrefatte, melma nera». Poi singhiozza con me in disparte sul nero di tutta l’esistenza: «Ma nulla senza amore è l’aria pura / l’amore è nulla senza la gioventù». Poi spezza l’indugio elegiaco, tanto che io m’illudo di sentire la sua mano forte sulla spalla mentre m’insegna la solidarietà tra gli uomini, la pietra dell’amicizia che sempre deve difenderci: «Un grande amico che sorga alto su me / e tutto porti me nella sua luce, / che largo rida ove io sorrida appena / e forte ami ove io accenni a invaghirmi…». Eppure, appena mi volto, è già scomparso, e non faccio mai in tempo a interrogarlo, a provare a chiedergli del suo (mio?) nodo irrisolto. Continua a leggere

La celeberrima statua di Ronaldo, l'Antagonista della saga Real Madrid - Juventus

La sfida Real – Juventus come letteratura

Onore al campione. Nella partita di andata, persa fragorosamente in casa dalla Juventus per 0 a 3, tutti gli juventini allo stadio si sono alzati ad applaudire Ronaldo, in occasione della magnifica rovesciata che per la seconda volta metteva la palla in rete. Così, in letteratura, non ci si dovrebbe sorprendere se uno scrittore rende merito a un “rivale”. Ma non accade quasi mai.

L’eroe antipatico. Eppure Ronaldo si può ammirare, ma non si può amare. È un fenomeno, si applica in modo maniacale, ma è anche una primadonna insopportabile. Impone la tirannia e l’idolatria. Si nutre dell’odio che suscita, pretende di piegarlo in venerazione. Così nella vita i vincenti risultano spesso antipatici e, in letteratura, hanno il loro fascino anche gli antagonisti. Ronaldo è l’antagonista – a prescindere. Continua a leggere

Abbraccio fra San Pietro e San Paolo

Brullo come San Paolo, eretico e colossale

Davide Brullo è un tarlo che si è insediato subito nel Grande Codice, se ne è nutrito, andando soprattutto a rovistare nelle pieghe recondite, nelle varianti, in ciò che soggiaceva ancora inerte, in attesa di essere risvegliato. Ha perciò iniziato una furiosa attività di traduzione, volta a rigirare la cenere e riattizzare fiamme pericolose e ispirate. Si ustiona con gioiosa santità di eretico da sempre, Davide Brullo. Continua a leggere

Difesa della vacanza

Difesa della vacanza

Il riposo è un tempo prezioso nella vita di ognuno. Lo inquiniamo spesso con uno svago coatto, lo avveleniamo con intrattenimenti indotti o con altri impegni-impedimenti accumulati durante le settimane di lavoro. Lo rendiamo inerte, privo di arte. E invece l’ozio sarebbe il tempo da dedicare a ciò che si ama. Continua a leggere

Stroncatura, di Lorenzo Perrone

Abbasso il saggismo saccente sul nulla

Alfonso Berardinelli ribadisce per l’ennesima volta la sua sacrosanta analisi letteraria:

Chi critica autori in attività e sul mercato viene trattato come un malevolo e pernicioso perturbatore del flusso commerciale […] La qualità poetica non è più percepita quasi da nessuno, neppure dagli esperti. L’aspirazione letteraria oggi più diffusa è un’altra: scrivere romanzi gradevoli o ripugnanti ma vendibili e premiabili. Eppure gli autori non sono più decine ma centinaia e non c’è critico, per quanto solerte, insonne e votato al sacrificio che possa venire a capo di tutto ciò che si pubblica. I premi servono a questo: a far credere che i romanzi siano pochi come una volta. Il guaio è che spesso i pochissimi romanzi premiati non valgono più dei moltissimi che restano sconosciuti.

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Eugénio de Andrade

La lingua salata di De Andrade

1. Non riconoscere il proprio libro d’esordio, o addirittura tutte quelle prove giovanili che contraddistinguono una vocazione precoce, è un vizio tipico di qualche poeta, il quale rischia così di suscitare un antipatico dubbio di ricercatezza squisitamente estetica, tale da spingerlo finanche a falsificare i dati biografici personali. Invece è quasi sempre una ricerca di autenticità e di purezza d’ispirazione (di ispirazione, si badi, e non necessariamente di stile) a imporre a un autore un ideale di sintesi e di massima densità, cioè di concentrazione fantastica: non una volontà maniacale di decoro letterario, dunque, ma un desiderio di estrema economia. Continua a leggere

catalogo

I dieci libri più belli (eh?!)

Segnalare i dieci libri più belli: sembrerebbe il solito giochino del cavolo (avete presente quelli che su Facebook propongono la domanda del giorno, giusto per nutrire gli algoritmi del sistema e restare sull’onda della chiacchiera vana?). Invece questa volta è la provocazione di un genio. E allora, come sottrarsi? Continua a leggere

Premio Campiello

Causa al vincitore del prossimo Campiello

Malgrado sia un amico, malgrado non sia nel mio stile adire le vie legali (preferisco incontri notturni in vicoli ciechi, o la vendetta attraverso la letteratura), tra poco mi troverò costretto a far causa al prossimo vincitore del Campiello. Continua a leggere

Angoscia interiore

Malinconia e poesia (di Eugenio Borgna)

La malinconia come radice dell’esperienza poetica

di Eugenio Borgna

(L’opera scelta come copertina è di Silvia Rossi.
Cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa)

1. Che cosa ci dice, che cosa ci può dire la letteratura sulla psichiatria e come la psichiatria può contribuire alla comprensione dei meccanismi psicologici che intervengano in alcune opere poetiche o narrative? Come ha scritto Karl Jaspers, psichiatra e filosofo insigne, non c’è psichiatria che possa fare a meno degli orizzonti conoscitivi a cui giunge l’esperienza letteraria; ma, in ogni caso, non di questo vorrei ora parlare limitandomi a indicare come, nel contesto del discorso critico (ma anche in quello poetico ovviamente) di Giacomo Leopardi e del discorso poetico di Charles Baudelaire, la malinconia (esperienza psicologica e umana alla quale non si può assegnare una mera significazione di malattia) si costituisce come struttura portante del loro straordinario discorso creativo. Alcuni testi letterari ci dimostrano come i temi essenziali della psichiatria (la malinconia, la tristezza, l’angoscia, la nostalgia, lo smarrimento, la estraneità, il taedium vitae) abbiano a radicarsi davvero nel cuore della condizione umana e abbiano a nutrire le sorgenti misteriose e sconvolgenti della esperienza creativa (poetica e narrativa). Continua a leggere

La citazione si può fare

L’arte della citazione

Spesso per rafforzare una propria opinione ci si affida alla citazione di un’auctoritas − termine che del resto deriva dalla stessa radice del verbo augeo, che significa accrescere.
Chiamare dalla propria parte, come garante, un classico o un esperto è però un’operazione che comporta in ogni caso qualche cautela.
Anzitutto, si alza il livello della discussione e si sollecita il proprio interlocutore su un piano prettamente culturale, se non addirittura erudito. Ricordate la scena di fra Fazio nei Promessi sposi? Renzo, Lucia e Agnese sono in fuga, di notte, e vengono accolti nel convento: Continua a leggere