Luca Ragagnin

Poeti contemporanei: Luca Ragagnin

Luca Ragagnin rappresenta sicuramente un inserimento in parte anomalo, rispetto all’area postavanguardista. Tuttavia, la sua presenza non si giustifica, come vedremo, solo per la pubblicazione di Fabbriche Lumière nella collana di Aldo Nove o per la prefazione firmata da Tommaso Ottonieri a Biopsie, dati comunque sintomatici. Continua a leggere

Dario Villa

Poeti contemporanei: Dario Villa

Uno dei modi possibili per seguire il percorso di un poeta è quello di affidarsi ai suoi versi maggiormente emblematici e che egli stesso pone, per così dire, come indicazioni strategiche per orientare il lettore. Il criterio, valido in generale, lo è ancor più al cospetto della poesia contemporanea, che fa della riflessione metapoetica un tema determinante (se non il tema centrale in assoluto): dal Romanticismo e in particolare dal Simbolismo in poi, «l’atto poetico si pone al centro della riflessione poetica sull’essenza della poesia», come ricorda Marco Guzzi: infatti, «nel nostro secolo sono infiniti i testi poetici sull’atto poetico come tale, proprio perché i poeti avvertono che esso rappresenta il novum assoluto da sondare»[1].

Anche la produzione di Dario Villa, che purtroppo può già fregiarsi del titolo di completa, abbonda di indizi, di dichiarazioni, di indicatori d’uso, codificati naturalmente secondo la propria natura: vorremmo utilizzarli apertamente per perimetrare le evoluzioni stilistiche e le acquisizioni esistenziali calcificate nello sviluppo della sua opera. Continua a leggere

Marco Munaro

Poeti contemporanei: Marco Munaro

Anche l’opera poetica di Munaro, come accade per molti suoi coetanei e per i più giovani, prende forma attraverso pubblicazioni difficilmente reperibili, plaquettes semiclandestine, volumi occasionali, raccolte provvisorie, con tutto ciò che comporta dal punto di vista di una lettura che deve fare i conti con continue riprese, con la disseminazione di testi magari appartenenti idealmente a un unico libro in sedi diverse, con una mancanza di continuità in un rapporto (fra autore e lettore) preferibilmente rispettoso dei tempi con cui si evolve la scrittura. In ogni caso, volendo provvisoriamente riordinare il percorso dell’autore, si ricorderanno i seguenti titoli essenziali: Cinque sassi, Il portico sonoro e Vaso blu con narcisi. Continua a leggere

Pungila, penna, oro del pennino, / bisturi bello, alabarda ardita

Poeti contemporanei: Gilberto Sacerdoti

Autore di un libro al decennio, Sacerdoti con Vendo vento conferma la stessa poetica giocosa e indolente delle raccolte precedenti. La sua scrittura «avara, esosa e ironica», scriveva Niva Lorenzini, «coniuga lo stupore cantabile di Saba con gli artifici di un’intera tradizione rimatica, per dare voce ferma, evidenza piena a realtà mentali minuscole e persistenti». La quarta di copertina del volume einaudiano chiama in causa anche Penna e «un certo filone inglese, da Hardy e Hopkins fino ad Auden e Larkin». (Sacerdoti, docente di Letteratura inglese a Roma, è in effetti anche traduttore. Si veda, per esempio, la versione di Veder cose di Seamus Heaney per Mondadori, con l’ardua scelta di non mantenere la scansione versuale dell’originale, ma di espandere su più versi l’inevitabile dilatazione che il compatto inglese di Heaney – e l’inglese tout court – comporta in italiano). Continua a leggere

Marco Tornar

Poeti contemporanei: Marco Tornar

Con significativo scarto di circa un decennio, la poesia di Tornar (scomparso nel 2015) si colloca al crocevia di diverse tendenze maturate nella generazione immediatamente antecedente la sua. Può essere, questo, un tratto caratteristico dei poeti nati intorno ai primi anni Sessanta, spinti dall’emergere della generazione precedente o a comprimersi sulla loro o a guardare più indietro nella tradizione o a forzare un movimento innaturale di rottura. (Raboni ipotizzava una dinamica simile nella «generazione del ’45»: Erba, Pasolini, Zanzotto). L’orientamento di Tornar risulterebbe il primo e la stessa laboriosa formazione della sua opera può dipendere da questa tendenza. Continua a leggere

Stefano Semeraro

Poeti contemporanei: Stefano Semeraro

La breve poesia chiamata a fare da antifona alle tre sezioni in cui si congegna il libro unico di Stefano Semeraro, Due inverni, dettando così la Stimmung da intonare per corrispondere all’afflato poetico della raccolta, ci conduce immediatamente a una condizione di scacco, che però non dà il via a una scrittura ripiegata, lamentevole, pronta a compiangersi, ma piuttosto lesta a risollevarsi con piglio etico assai determinato e preciso, come è del resto giusto attendersi da un lavoro calibrato pervicacemente lungo un intero decennio e anche per questo alieno da incantamenti passeggeri: «Neppure cerco più / di comprendere i miei giorni / come non ho saputo / nel tempo che ci era dato / comprendere i tuoi segni. / A dire il vero vera servirebbe / una parola, estate / stretta fra due inverni». Continua a leggere

Metamorfosi, di Luciana Cedrone

Oltre il Novecento che è in noi

(L’opera scelta come copertina è di Luciana Cedrone.
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Quando ha cominciato a bruciare il secolo scorso e che cosa rimarrà, fra non molto, di tante voci, che fino all’altrieri sembravano intangibili e altissime? Quando ha cominciato a finire l’epilogo apocalittico di un’intera cultura? Ed è davvero possibile darsi un inizio, oltre lo stadio decisivo raggiunto dall’uomo occidentale, oppure non ci resta che vivere in un tempo perennemente “post”, che ha reso preventivamente deserto ogni futuro, già compreso e puntellato nella terra guasta di un presente coltivato a bombe? Ancora: come è possibile porsi queste domande senza ricadere nell’ingenuità di uno storicismo che è parte della combustione infinita che ci toglie ossigeno e sguardo creativo? Continua a leggere

Epica del quotidiano

Poeti contemporanei: Giselda Pontesilli

L’eroismo familiare che trova espressione nella poesia di Damiani potrebbe apparire come una diga frapposta alla progressiva riduzione, lungo tutto il Novecento, del soggetto, che da eroe romantico si era tramutato in un inetto, in una marionetta, fino a scomparire nei gorghi della sperimentazione linguistica: l’opposizione a ogni ideologia, a partire da quella psicanalitica, che anima questa scrittura, vorrebbe legittimare una simile ipotesi. Ma più che di un superamento di alcuni tratti novecenteschi, tale carattere eroico (calato, si badi, in una dimensione del tutto quotidiana, familiare, persino naturalistica) si dovrà intendere come il corrispettivo romano di quell’epica del quotidiano che rappresenta uno dei crismi della tradizione poetica lombarda. L’effetto, semmai, è di rovesciare quello che per molto tempo è stato inteso come il canone novecentesco, a vantaggio di una linea appunto antinovecentesca, che più volte è stata richiamata. Continua a leggere

Maria Pia Quintavalla

Poeti contemporanei: Maria Pia Quintavalla

C’è continuità e sviluppo fra la silloge di Maria Pia Quintavalla, Estranea (canzone) e la trilogia che l’aveva preceduta, composta da Cantare semplice (poi divenuto Il Cantare), Lettere giovani e Le moradas. Com’è ovvio, la continuità e insieme lo sviluppo si rilevano sia sul versante tematico sia sul versante stilistico (e si osservi che a chiudere la silloge precedente vi era un prologo, denunciando la volontà di congedo e di rilancio). Continua a leggere

Andrea Gibellini

Poeti contemporanei: Andrea Gibellini

Le ossa di Bering si aprivano posando lo sguardo su «pozzanghere vicine al corso del selciato», vale a dire specchi di realtà minute, «di chi ha vissuto aperto gli occhi e chiuso». In quell’immagine si esprimeva bene il senso di una voce un po’ depressa, che all’interno di un biografismo pudico (quasi rimosso come una colpa) si manteneva ostinatamente fedele all’accento emotivo che origina la scrittura, senza frapporre mediazioni intellettualistiche fra l’esperienza e la pagina, volenterosa semmai di impastare l’esistenza con il paesaggio, con la dizione sporca (non lirica e rilucente) e riavvolta su sé stessa di chi, solitario e monologante, viaggia radente la prosa. Continua a leggere