Il CHE' (questa volta, con l'accento)

Il CHE (terza parte)

Con questa terza parte, chiudo la spiegazione video delle funzioni del CHE.

Ricordo che la diapositiva con lo schema complessivo è disponibile qui, mentre la prima e la seconda parte sono state pubblicate nei post immediatamente precedenti.

Il CHE (ancora)

Il CHE (seconda parte)

La diapositiva con lo schema delle varie funzioni del CHE era stata pubblicata qui.

Dopo la prima parte, pubblicata nel post di ieri, ecco la seconda parte:

Il CHE

Il CHE (prima parte)

Non ci sarete cascati ancora, spero. Sto parlando sempre di questo.

Ecco la prima parte di una vecchia videolezione, ancora utile:

Odissea, Proemio

Cominciare l’Odissea

Ogni traduzione è una reinterpretazione del testo, quindi un’opera originale. Si dovrebbe sempre leggere una traduzione con la consapevolezza di camminare su un ponte che desidera portarci sul continente di una nuova lingua.

Così in classe abbiamo recentemente confrontato alcune traduzioni dei primi versi dell’Odissea. Qui di seguito ne riporto altre ancora, quelle che ho a portata di mano nel mio studio (in particolare, quelle di due poeti come Emilio Villa e Daniele Ventre – magari quest’ultimo vorrà intervenire qui sotto con un suo commento?). L’obiettivo era cercare di mettere a fuoco la poetica implicita nella traduzione oggi più diffusa, quella di Rosa Calzecchi Onesti, e imparare a commentare una traduzione. Dopo i testi, sotto forma di appunti sintetici, ripeto qualche semplice considerazione. Continua a leggere

Giorgio Vasari, "Ritratto di sei poeti toscani", 1544, dettaglio

Le due vie della letteratura italiana

Ecco un altro momento di lezione frontale, al liceo, in cui si offre una visione sintetica della letteratura italiana, nei suoi due versanti.

La lezione, con tanto di impappinamento iniziale e vociare ricreativo in sottofondo nel finale, è un’altra improvvisazione: non si tratta di una registrazione preparata.

L’immagine di copertina è un dettaglio dell’opera (conservata al Minneapolis Institute of Arts) che riproduco per intero qui di seguito:

Sei poeti toscani illustri, di Giorgio Vasari, 1544

Sei poeti toscani illustri, di Giorgio Vasari, 1544

Dante Alighieri è facilmente distinguibile, in primo piano, a dominare lo spazio. Accanto a lui c’è Francesco Petrarca. Fra i due spunta la terza corono d’alloro, Giovanni Boccaccio. L’ultimo poeta a destra è Guido Cavalcanti, a cui Dante sta mostrando la Vita Nova. A sinistra, invece, compaiono Cristoforo Landino e Marsilio Ficino, filosofi umanisti comunque legati a Dante: il primo scrisse un commento alla Commedia, prefato proprio dal secondo, traduttore peraltro anche del Monarchia di Dante.

Il Vasari portò a termine l’opera nel 1544 per Luca Martini (1507 – 1561), nipote del celebre umanista Poggio Bracciolini e grande estimatore di Dante.

 

Gilgamesh

Gilgamesh, la civiltà, la donna, Dio

Recupero da un mio studente il file audio di una lezione di Epica, svolta in quinta ginnasio pochi giorni fa. Non mi ero nemmeno accorto della registrazione, all’inizio, poi l’ho recuperata a vantaggio di qualche assente. La lezione era inoltre praticamente improvvisata, perché ero entrato in classe per una supplenza. Continua a leggere

Il cantautore Paolo Conte

Poesia e canzone. Intervista a Paolo Conte

Finalmente la canzone è Cultura s’intitolava un articolo di Roberto Vecchioni apparso sull’«Unità» del 23 ottobre ‘96 in cui si affermava, tra l’altro, che «la canzone è Cultura perché in questo Novecento di itinerari artistici scheggiati, confluenti e defluenti, trasversali, asfittici, rinascenti, lei la Canzone si pone come genere d’arte nuovo, non letteratura, non poesia, non musica semplicemente, ma l’insieme inscindibile di queste parti».

È d’accordo con questa disamina? Sempre in quell’articolo, Vecchioni affermava che «la canzone oggi (e sia ben chiaro tutta, anche la più elementare) colma un vuoto desolante di comunicazione lasciato dalla poesia e semplificava a livelli popolari e diretti la straordinaria solitudine semantica della musica colta». Secondo lei, la canzone è un po’ la “volgarizzazione” di ciò che viene elaborato in tradizioni “più nobili”? E la canzone occupa davvero il posto comunicativo lasciato dalla poesia? O non si tratta piuttosto di spazi comunicativi differenti che non possono prescindere dalla forme comunicative utilizzate? Continua a leggere

Scena tratta da Safety Last, film del 1923

Elogio della lentezza (sulla lettura interpretativa)

Nella scuola primaria gli alunni sono spronati a leggere il più velocemente possibile. E, certamente, la scorrevolezza nella lettura è una competenza preziosa. Io molto spesso, però, nella scuola secondaria, sono costretto a lavorare sulla lettura lenta. Continua a leggere

Kosovo 1999, Fatmir Trashani

Ballata del mese di maggio

(L’immagine in evidenza di questo articolo viene da qui)

Riprendiamo l’esperienza raccontata ieri. Dopo la prima lettura ci siamo limitati a riconoscere la struttura della ballata, qui con un ritornello che effettivamente si ripete dopo la prima stanza, per essere sostituito invece alla fine. Poi, per mettere a fuoco meglio le diverse impressioni, abbiamo riletto, senza fretta:

Pristina rosa, rosa dolorosa,
stelo ubriaco e vulva spappolata,
dei figli che tu spandi
ne farò marmellata. Continua a leggere

Pudore, di Marta Ferro

L’imbarazzo del prof

(L’immagine in evidenza di questo articolo è un disegno di Marta Ferro)

A scuola per anni non ho mai parlato apertamente della mia attività letteraria, né in classe né con i colleghi. Non che fosse un argomento tabù, ma di fatto non ho mai raccontato nulla. Qualcuno, ovviamente, finiva per intercettare qualche notizia, ma un’allusione di tanto in tanto scappava come una scintilla perdendosi nell’aria e tutto finiva lì. Qualcuno un giorno addirittura appese in bacheca in corridoio alcuni miei testi apparsi in rivista, con tanto di fotografia. Ci fu chi mi fece notare, perfettamente in buona fede, quanto mi assomigliasse, il poeta. Del resto il nome, a chiare lettere, non era il mio.
Con il tempo, però, almeno tra i colleghi di più lungo corso, la consapevolezza della mia attività e del mio nom de plume si è consolidata. Tuttavia, soltanto pochi, due o tre, in rare occasioni mi hanno chiesto qualcosa di più specifico. Con una persona soltanto sono entrato nel merito più spesso, a partire da riflessioni e da scambi di opinioni intorno alla letteratura contemporanea da affrontare agli ultimi anni del liceo. Forse qualcuno ha pensato che il mio riserbo fosse una buona ragione per frenare la curiosità. Trovo comunque abbastanza normale che i miei colleghi ignorino i miei libri o li abbiano, al più, sentiti nominare.
Comunque, negli ultimi anni mi è capitato in qualche classe di uscire allo scoperto. All’improvviso. Forse l’ho fatto per trovare un ultimo espediente buono per sorprenderli, per spezzare qualche momento eccessivamente inerte. Così è stato recentemente nell’attuale Quinta Ginnasio.

“Oggi, visto che dovremmo trattare la ballata, analizzeremo una mia poesia”. Continua a leggere