Il mago Merlino

Autodafè dello stregone

Mantengo la tradizione e pubblico una poesia che mi riguarda, inserita nella raccolta Sofegón carogna (Rovigo, Il Ponte del Sale 2011). L’autore, Maurizio Casagrande, si rivolge al sottoscritto con varie allusioni (stregone e mago rimandano ovviamente al mio vero cognome, il riferimento a Marte allude al mio libro di poesie edito da Einaudi, e così via). Non ricordo se l’accusa di aver «poco cervello» si riferisca a qualche questione particolare, ma credo che i versi che seguono mi denigrino complessivamente per il progetto dell’opera comune e, in generale, per l’avventura di Atelier. Continua a leggere

Un'altra storia

È un’altra storia, adesso

Questo che segue è il brano che ho letto ieri nell’evento teatrale per Simone Cattaneo. Si tratta di un brano cruciale alla fine del mio romanzo, quando la storia (e il romanzo stesso) si rompe e inizia, appunto, qualcosa d’altro. Chi era presente, e ancor più chi era con me in faccia al lago buio, dopo cena, saprà captare ancor meglio tra le righe, spero, ciò che è accaduto, ciò che accade ancora adesso: l’evento in cui siamo immersi.

Del canto di Davide, nella pienezza della vita

“Faccio un salto per cambiare la storia. Così. Proprio adesso. Continua a leggere

Diceria del poeta

Diceria del poeta

«Poiché per lungo tempo ti ho aspettata

e vanamente alle solite vie,

ho deviato il percorso

ho visitato luoghi oltre le mura

giurando e spergiurando

di vincerti con le mie fantasie. Continua a leggere

Taglia e incolla

Zmorovič prigioniero di sé stesso

Un altro brano a suo tempo tagliato dal romanzo Tutte le voci di questo aldilà.

Intanto Silvio aveva raggiunto l’aula per il ricevimento.

«Professore buongiorno», disse l’illustre genitore. Continua a leggere

Padri e figli

Padri e figli

Padri e figli

Si nasce sempre da padri malcerti.

E non basta una vita alla parola

come un dialetto storpia

che si impasta con quella più pulita

imparata per fare innamorare Continua a leggere

La statua di Attila Jozsef

Attila József

Figlio di un operaio (che abbandonerà presto la famiglia, lui di appena tre anni, terzogenito) e di una lavandaia (che morirà nel 1919 piegata dalla fatica), Attila József conoscerà gli stenti della povertà, gli slanci delle utopie e le frustate della delusione (alcuni suoi versi vengono tacciati di vilipendio alla religione, altri saranno ritenuti offensivi per la patria; ma presto verrà espulso anche dal partito comunista clandestino). È una sorta di poeta decadente (ma non rassegnato) che vive le tensioni di un’epoca straziata: conoscerà Vienna e Parigi con le loro lusinghe avanguardiste, sognerà un futuro radioso, ma nemmeno l’amore lo riscatterà dalla sua classe sociale. Poeta politico (anche in tempi recenti la sua statua è divenuta simbolo della resistenza al regime) e lirico, si spezzerà di fronte a tutte queste prove e, schizofrenico, ad appena trentadue anni deciderà di farla finita, distendendosi sui binari di una ferrovia.

Ma voi, lettori, non siate così accondiscendenti con voi stessi al punto da attribuire ai suoi problemi il gesto estremo: leggete queste poesie giovanili, per verificare come lucidamente abbia previsto “il mare di sangue” da attraversare. Non è vissuto abbastanza per assistere alla realizzazione storica del dolore, frutto inevitabile della sua epoca. Ma, da poeta, egli, nella sua vicenda personale, lo aveva già pregustato – e divorato fino al duro torsolo di verità. Continua a leggere

Rifiutato

Fuori catalogo (4)

Tornando a loro, lasciarono automaticamente e in perfetta sintonia che gli sguardi planassero dalle fotografie sulle pareti alla scrivania. Elio si sentì quasi in dovere di giustificarsi di non avere nulla di interessante, davanti a sé, da esibire, tanto che invece di tergiversare, esibì la situazione. «Al momento non ho nulla di speciale tra le mani. Stavo anzi dando un’occhiata a qualche proposta di esordienti, a qualche suggerimento di alcuni nostri autori…» Max pensò che quello fosse l’attimo perfetto per dire: “Ah, sì? Che magnifica coincidenza! Io sarei venuto qui proprio per parlarti di un inedito che mi è capitato tra le mani e che mi ha, credimi, folgorato…”, ma tentennò come al solito ed Elio, con un perfetto anticipo da stopper d’altri tempi, gli porse la lettera che aveva poco prima adocchiato e tenuto a portata di mano, dicendogli perentorio: «Leggi.» Continua a leggere

catalogo

Fuori catalogo (3)

Elio Balestrieri non era in sé l’Editore vero e proprio, benché ne rappresentasse la visibile incarnazione. L’Eccelso, Max non l’aveva mai visto di persona, ne aveva soltanto sentito parlare con deferenza. Il dott. Balestrieri stava all’Eccelso come il Figlio sta al Padre. Continua a leggere

Abbandono, di Carola Balma, olio, 90x100 cm

Fuori catalogo (2)

(L’opera scelta come copertina è di Carola Balma.
Cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa)

Tutti sperano di essere rimpianti dalle proprie ex fidanzate. Sognano di diventare famosi, o ricchi, o di incontrarla di nuovo, un giorno, e leggerle incontestabilmente negli occhi la frase: «Sì, lo confesso, ho proprio sbagliato a lasciarti: ti scongiuro, torna con me!» Così accade anche per gli scrittori abbandonati: dopo tante lettere, brillanti e sbarazzine al punto giusto, ma anche argute, senza ottenere tre righe tre di risposta, sognano, all’indomani del premio Nobel, di ricevere una disperata e patetica lettera del loro ex editore: «Lo ammetto, ho sbagliato tutto, ti supplico, torna con me!», al quale rispondere: «Non fare così, non ti abbattere in questo modo, d’altronde te l’avevo detto che non dovevi lasciarmi, però non ti preoccupare, vedremo, chissà, magari per qualche libro di prose estravaganti, qualche operetta minore, potrei farci un pensierino…», esattamente come, in un romanzo d’altri tempi, ci si avvicinerebbe a una donna in lacrime, porgendole magari un fazzolettino candido, sostenendole una mano e sussurrandole: «Su, non faccia così, in fondo non è una tragedia.» Ma il romanticismo dei nostri banali sospiri si scontra con una realtà in cui non hanno più cittadinanza le svenevoli fanciulle dell’Ottocento, sostituito da forti amazzoni dalla risata disinibita e feroce. E l’uomo può sopportare tutto, ma non una donna che ride, felice senza di lui. Continua a leggere

Belen Rodriguez

Fuori catalogo (1)

Questo capitoletto che ho sacrificato, a suo tempo, durante la revisione del mio romanzo, mi pare abbia una certa autonomia. Come racconto ve lo offro comunque a dosi omeopatiche, in più puntate

Immaginate di essere stati, da ragazzi, il primo fidanzatino, che ne so, della Belen, quando il suo corpo cominciava appena a turbare la magrezza infantile con qualche curva sospetta. Tutti gli adolescenti, del resto, durante quella che gli psicologi definiscono “l’età negata” e i genitori, concordemente, “l’età della stupidera”, commettono delle sciocchezze (e sia chiaro che, nel nostro ragionamento per assurdo, a commettere l’errore sarebbe stata lei). Immaginate poi che lei sia diventata lei e voi siate rimasti voi. Non vi rimarrebbe, per dirla con un grande poeta, che vivere per dire eternamente addio. Così stava accadendo in effetti a Max, anche se soltanto la vicenda di Davide gli stava lasciando lentamente prendere consapevolezza di ciò. Continua a leggere