Nel nome della madre

Nel nome della madre

 

I

«Prega, prega così. Anche senza fede»

E lui obbediente

pregava forte e male

nel buio bisbigliando: Continua a leggere

Monologo di Lapo

«Io non scrivo più da tempo, da quando conobbi Davide. Probabilmente, se non avessi conosciuto Davide, non avrei smesso di scrivere, e sarei diventato un autore. “Autore” per Davide era quasi una bestemmia. Per Davide dire “autore” era come dire “scribacchino”. Sì, io sarei diventato un autore, se non avessi conosciuto Davide, un buon autore, un onesto mestierante consapevole delle proprie virtù. Ma se si incontra il più bravo di tutti, se si incontra un vero poeta, bisogna rinunciare. Se incontri un autore ti metti a scrivere anche tu, si dice la gente. Ma se incontri un poeta vero, se sei sufficientemente bravo da capire che lui è un poeta vero, non puoi che metterti a tacere. E io incontrai Davide, che era il migliore. Diventammo presto amici. Un autore, mi diceva, è convinto di conoscere la propria arte, ma un poeta invece sa di non sapere un bel nulla. Un poeta, disse, non concettualizza la propria arte, è un dilettante. È vero, risposi, perché capii che lui aveva un’idea altissima della poesia, che non è qualcosa di dominabile. Il vero poeta è un dilettante, mi ripetei da allora in poi, e smisi di scrivere, perché io ero troppo pieno delle teorie di cui mi ero imbevuto, delle poetiche che avevo studiato, delle visioni dell’arte che ci insegnavano, fino a farci nascere contraffatti, fino a farci nascere autori e non più poeti. Un vero poeta non ha alcuna concezione dell’arte, diceva Davide. E adesso che l’unico poeta che abbia mai conosciuto è morto, mi vergogno di essere ancora in vita io. Perché merito di essere sopravvissuto al suo genio? Io non posso essere, adesso, accondiscendente con me stesso, perché ho conosciuto Davide. Davide era intransigente con sé stesso. Non si concedeva la minima inesattezza, non si perdonava nessuna sillaba di troppo. Detestava quelli che parlavano senza aver prima pensato a lungo, e fino in fondo, il loro pensiero. Continua a leggere

Respiro - il dono, di Giuseppe Inglese

La cura

Il medico in silenzio

controlla l’emorragia, non reprime

i lamenti. È paziente.

Contiene la sua scienza Continua a leggere

Domina

Domina

Tu sei gli anni più belli della vita,

gioventù che non torna,

e l’amore, l’amore senza fiato.

Tu sei slancio e ferita. Continua a leggere

Ricordi, disegno di Teresa Sarno, cm 21x29

A qualcuno in qualche luogo

(L’opera scelta come copertina è di Teresa Sarno.
Cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa)

Da qualche parte, adesso, una donna, molto giovane, quasi vecchia, custodisce un quadernetto e sta leggendo un messaggio che non capisce, oscilla sulla sedia avanti e indietro, si culla come recitasse da un tempo immemorabile un salmo segreto, scritto in una lingua ignota, che dice: Continua a leggere

La piccola guerra

( Chiamate )

«Ma la casa, diventerà più grande…»
Patria da cui m’esilio,
papà piccino che non conoscevo,
dentro le dure foglie
un cuore carciofino…
Io vado tra risaie a inseminarmi,
a far la guerra con gli altri bambini

Continua a leggere

Il paradiso dei poeti

Di questi tempi sento la pressione di tanti “amici”, colleghi, studenti e conoscenti vari, così impegnati a gufare ogni volta che le imprese calcistiche della Juve suggeriscono nei discorsi la parola triplete: una parola che viene appositamente ricordata per aumentare la pressione, per diventare un’ossessione. Non sanno che, da parte mia, ho già esorcizzato il tema…

Di come potrebbe essere il paradiso dei poeti, stando all’idillio dell’ultimo giorno di convegno; e dell’incredibile scoperta che farà Max Continua a leggere

Remove, di Antonia Bufi, olio su legno, cm 20x20

La generazione dei nemici

Oggi festeggio il mio compleanno rileggendo una poesia in cui sono chiamato direttamente in causa. È di Paolo Iacuzzi e fa diversi riferimenti al sottoscritto (convocato per nome, anzitutto) e all’opera comune, ovvero all’esperienza “generazionale” che portai avanti con la rivista Atelier (la «collana annerita» allude per esempio all’edizione Atelier del Cielo di Marte, in veste completamente nera).

(L’opera scelta come copertina è di Antonia Bufi.
Cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa)

da Paolo Fabrizio Iacuzzi, Jacquerie, Torino, Aragno 2000, pp. 41-48

LA GENERAZIONE DEI NEMICI
per M.M.

I
Ritrovarsi fra tanti amici. Noi per dire
io Andrea e Marco in un nome. Ritrovarsi
per stare in agguato. Perdemmo presto
i nostri padri. Ma noi per dire io abbiamo Continua a leggere

Nomen omen

Si fermò un istante a una tavolata di giovani scrittori, che probabilmente erano tutti grandi autori in incognito. Non conosceva nessuno, ma il dialogo gli sembrava interessante e vivace: Continua a leggere