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Bowie e la letteraturagratuito da pexels.com

David Bowie e la letteratura

11 Gennaio 2016/0 Commenti/in ARTICOLI E SAGGI/da Andrea Temporelli

Oggi mi ha raggiunto la notizia della morte del padre di un caro amico. L’SMS è laconico: “Il mio papà non ce l’ha fatta. Stanotte ha lasciato questo mondo. Un abbraccio”.

Mi chiedo che cosa significhi esattamente l’espressione “lasciare questo mondo”.

Dai media, poi, ho appreso che il cancro si è portato via anche David Bowie, icona del rock ecc., camaleonte straordinario ecc., persino Monsignor Ravasi lo ricorda ecc.,  era per tutti il Duca Bianco ecc, grande innovatore ecc., tutti hanno imparato da lui ecc., lui che era l’Androgino, l’abitatore di zone intermedie nell’intersezione di mondi diversi ecc.

Eccetera eccetera.

Ma dopo lo spegnersi delle varie sigle dei tiggì, mi sono chiesto: “Ma chi era, David Bowie”? Voglio dire, non che non lo ignorassi completamente, ma a dirla tutta per me si situava in una galassia lontana e confusa, a comporre una sorta di musica di sottofondo – la musica del nostro tempo. Forse mi porto dentro ritmi e parole sue che nemmeno so attribuirgli, forse mi sono commosso ascoltando alla radio qualche suo pezzo. Tuttavia sono riuscito, dopo uno sforzo di concentrazione, con una carezza di Mnemosine, a recuperare il momento esatto in cui, dodicenne se ricordo bene, mi sono imbattuto, per la prima volta, nella sua figura. “Figura”, sì, o fantasma, se vogliamo – non certamente nella sua voce.

Era capitato che un’amica più grande mi prestasse, per una lettura estiva, Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino di Christiane F. “Tanto tu sei già maturo, per la tua età”, disse. Si immaginava che fossi un buon lettore – e non era vero. O che fossi davvero più maturo degli altri – ed ero solo educatamente perso in me.

Ecco, il mio incontro con David Bowie è avvenuto precisamente su questo passaggio del libro:

Mi sentivo molto insicura. Quello che avrei voluto fare più di tutto era scomparire. Ma non potevo andar via, alzarmi da quel tavolo, perché così avrei dato a vedere che con questo gruppo io chiudevo perché si fumava l’hascisc. Allora dissi che in realtà mi tirava di più la birra. Raccolsi le bottiglie vuote che stavano sparse in giro. Ogni quattro bottiglie vuote ti davano 80 pfennig o una bottiglia di birra. Mi ubriacai per la prima volta in vita mia, mentre gli altri stavano sbracati intorno al narghilè. Parlavano di musica. Di un tipo di musica che io ancora non capivo molto. Io sentivo volentieri il genere melenso, ero per tutti i gruppi che facevano musica da mocciosetti. Quindi comunque non avrei potuto partecipare al discorso, ed era un bene che fossi ubriaca, così non mi venivano sensi di inferiorità tremendi.
Mi resi conto presto quale era la musica che loro trovavano forte e anch’io subito dopo stavo appresso a quella musica: David Bowie e roba così. Per me i ragazzi che conoscevo erano loro stessi delle star. Da dietro erano tutti dei David Bowie in originale, anche se avevano solo sedici anni.

Il suo nome si associa dentro di me ancora a quelle strane sensazioni da preadolescente che incomincia a imparare davvero, con un misto di fascino e di paura, che cos’è il mondo. Mi sporgevo, ancora quasi sessualmente neutro, verso una realtà torbida, squallida, senza avvertirne repulsione, ma rispecchiandomi in quella “mocciosetta” che ha bisogno di stordirsi con la birra per superare i propri complessi – perché tutti gli altri sembrano i replicanti dei loro modelli vincenti.

Com’è avvenuto che io trovassi poi nei libri, nella scrittura, nella poesia addirittura, la strada per attraversare le mie metamorfosi, non saprei spiegarlo. Perché ho scelto la solitudine?

Adesso, però, penso al mio amico. Chissà quale musica ignota lo sta seducendo. Chissà quale parola potrà consolarlo. Io non ne trovo, mi sembrano ancora tutte di “genere melenso”.

Ma, forse, in certi frangenti anche le star si abbandonano a una musica senza pretese, retorica e petulante, rassicurante come una ninna nanna.

In certi frangenti si vorrebbe scomparire, mentre ci tocca stare lì, crescere nonostante tutto.

Tags: POESIA E CANZONE
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