Cercando una meta (2010), di Francesca Bersani

Monologo del dittatore

Festeggio oggi il mio compleanno con una poesia inedita, scritta tre anni fa per i miei quarant’anni. [Aggiornamento pomeridiano: non perdetevi, in coda, la poesia del mio secondogenito, di dieci anni, buttata giù di getto ieri sera…]

(L’opera scelta come copertina – cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa – è di Francesca Bersani)

Adesso conta e canta gli anni, venti
e venti, enumera i giorni di sole
e di sale, poi chiedi dove porta
l’intransigenza, se non dentro al cantico
di solitudine. Chi come te
mi cerca non mi avrà se non in pianto.

E in ogni pena il mio vessillo pianto:
tu mi appartieni e lo stile che inventi
legherà i volti le ombre le comete
al mio nome segreto, o mute e sole
rimarranno le preghiere che canti con
vergogna, a sera, socchiusa la porta.

È vano il tuo talento, non importa
lo stile, nuovo tormento, ma il pianto
con cui mi adorerai inventando un Cantico
dei Cantici da sussurrare ai venti,
cosicché a giorno accompagnino il sole,
muovano a festa a notte le comete.

Quando saranno spente le comete
in silenzio verrò sulla tua porta,
disferò i ritmi, ruberò le sole
poesie belle, fiorite dal pianto
della pervinca, disperderò ai venti
i versi vaneggianti del tuo cantico.

Perché crudele è il mio impero e il mio cantico
è intraducibile: se le comete
neanche un attimo indugiano sui venti
che quando soffiano sulla tua porta
ti parlano di me e asciugano il pianto
come al mattino su uno stelo il sole,

è per la morte che fa belle e sole
le rime impronunciate del mio cantico,
le rose profumate che ora pianto
dentro la solitudine, comete
brillanti al buio. Ecco dove porta
l’intransigenza cieca come i venti.

Sobilli pure il sole tutti i venti:
questa porta sigillerà ogni pianto
che tenti come te l’antico cantico.

 

P.S. Poesia di Samuele:

IL PAPÀ PROF

Non so cosa scrivere in questa poesia,
ma il mio papi è il migliore che ci sia.
Non so proprio andare avanti,
perché di punti forti lui ne ha tanti.
Ma anche i difetti non nasconde:
se sbagli un verbo corri via!
Perché il mio babbo è il più tirchio che ci sia.
Ma congiuntivo o condizionale
il mio babbo è super speciale

 

2 commenti
  1. Avatar
    massimiliano dice:

    Ciao.
    Se si può chiedere: chi è che parla in questa poesia? la Poesia? l’Età?
    chi dice per esempio: ” Chi come te
    mi cerca non mi avrà se non in pianto ”

    che tra parentesi è un verso molto bello.

    Samuele pare già molto bravo.

    Rispondi
    • Andrea Temporelli
      Andrea Temporelli dice:

      Caro Massimiliano,
      il senso lo hai colto bene: la poesia, il tempo… Ma se vuoi la chiave esatta, il “dittatore” è quello ricordato da Dante:
      « […]
      “Ma dì s’i’ veggio qui colui che fore
      trasse le nove rime, cominciando
      Donne ch’avete intelletto d’amore.”
      E io a lui: “I’mi son un che, quando
      Amor mi spira, noto, e a quel modo
      ch’e’ ditta dentro vo significando.”
      “O frate, issa vegg’io”, diss’elli, “il nodo
      che ‘l Notaro e Guittone e me ritenne
      di qua dal dolce stil novo ch’i’ odo!” »
      E’ la celebre definizione che, in Purgatorio XXIV (versi 49-57), Dante dà dello “Stil novo”. Stando però attento a non fraintendere i celebri versi: – Io sono uno che, quando Amore mi spira, annoto, e a quel modo che egli mi detta dentro vado “significando” -. Per i Romantici sono un inno alla spontaneità e all’effusione sentimentale, per Dante tutt’altro. L’equivoco è in quel “ditta” che è, appunto, un “dettare ad arte”, ovvero attraverso una precisa e raffinata tecnica. Non a caso questa poesia è una sestina, forma considerata dai più come l’esercizio metrico più arduo per un poeta.
      Più precisamente, dunque, il “dittatore” è Amore.

      Rispondi

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