suCcesso, installazione di Simona Vanetti

Piuttosto per sempre sfigato e sconosciuto

(L’opera scelta come copertina è di Simona Vanetti.
Cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa)

In questi giorni mi è capitato di abbozzare un ragionamento intorno al successo letterario. Come non citare questa pagina del libro di Tiziano Scarpa?

Inizio del capitolo Incontenibili sussulti interiori,
da Il brevetto del geco di Tiziano Scarpa

Morpio aveva un metodo per tenere a bada l’invidia. Faceva così. Si chiedeva: che cosa ti importa veramente? Le opere. Tutto il resto non conta. Che Mauro Giaccame esponga a Londra guadagnando carriole di sterline può farti dimenticare che quelle che fa sono orride puttanate? Che Gianna Belfrate sia la più celebre artista italiana nel mondo, può cancellare il fatto che ha avuto una sola idea e l’ha ripetuta in mille salse da vent’anni in qua? Eccetera.
E quando questi argomenti non bastavano, gli veniva in aiuto una fantasticheria. Gli appariva un demone, con il nigro sguardo di Massimiliano Gioni, l’affabile gota di Massimo De Carlo e l’autorevole epa di Germano Celant (ma a volte aveva la fronte di Hans-Ulrich Obrist, il ciuffo di Boris Groys e la canappia di Charles Saatchi), che gli diceva:
«Ti faccio diventare ricco e famoso come Maurizio Cattelan, vuoi?»
«Eh», traccheggiava Morpio.
«Ma a un patto. Devi acconsentire a essere l’autore delle sue opere».
«Quali?»
«Tutte quelle che ha fatto».
«Non è possibile».
«Certo che non è possibile. Ma io sono una tua fantasticheria, apparsa per curarti l’invidia. Se non collabori non servo a un cazzo».
«Scusa».
«Ricominciamo. Ricco e famoso come Cattelan eccetera, ma a un patto eccetera».
«Com’è possibile?»
«A me nulla è impossibile. Ipnotizzerò tutto il mondo correggerò cataloghi di mostre e libri illustrati, enciclopedie e wikipedie, riscriverò 1a storia dell’arte contemporanea degli ultimi trent’anni. Da oggi l’autore della Nona ora e di Him non è più Maurizio Cattelan ma Federico Morpio. Avrai il suo conto in banca e le monografie di Phaidon, Taschen e Skira dedicate ai tuoi opera omnia. Ci stai?»
«Ma che cosa devo darti in cambio? L’anima?»
«No».
«Il culo?»
«Nemmeno. Te l’ho detto. In cambio è sufficiente che tu sia disposto ad accettare che quelle opere siano universalmente considerate tue».
«Io…»
Morpio ammirava Maurizio Cattelan. Di lui gli piaceva che gli addetti ai lavori lo avessero sempre trattato con supponenza, come un simpatico burlone, mentre in realtà aveva sfornato un’opera tragica dopo l’altra. D’ altronde, con i suoi comportamenti e le sue boccacce, sembrava che Cattelan stesso volesse essere trattato così; come se solo attraverso lo spiffero della buffoneria fosse possibile insufflare nel mondo tutta l’angoscia delle sue opere. L’epoca a cui era appartenuto Cattelan non era in grado di sopportare la disperazione senza che fosse avvolta in un packaging scherzoso. I suoi erano pacchi-regalo avvelenati.
«Ma perché proprio Cattelan? Perché non Richter, o, non so, Nathalie Djurberg, o chiunque altro considerato un po’ più serio?» obiettava Morpio.
«Benissimo. Richter, Djurberg o chi vuoi tu. Ti proponevo Cattelan perché è l’unico italiano che in questi anni ha avuto una retrospettiva al Guggenheim».
Dopo aver impiccato bambini, cavalli, galleristi, Cattelan aveva comunicato la sua rinuncia all’arte impiccando le sue opere, tutte quante; le aveva appese a delle funi nel vuoto centrale del museo newyorkese. Opere suicide che si gettano nella tromba delle scale.
Forse… Al posto di Cattelan… Perché no? … Poteva anche essere…
«Allora, ci stai?»
«Col cazzo», rispondeva Morpio.
II demone tentatore si ritirava alzando le spalle.
Il metodo funzionava sempre. Anche quando il demone tornava offrendogli di diventare Gerhard Richter o Nathalie Djurberg. L’idea che ottenere quel successo e quella fama non fosse possibile se non passando per quelle opere, e che fosse necessario assumersene la paternità, annientava in lui qualunque sturbo invidioso. “Magari per sempre sfigato e sconosciuto, ma autore delle mie opere”, si consolava Morpio.

 

2 commenti
  1. Avatar
    massimiliano dice:

    Gentile Scarpa, ma il vero test non sarebbe: dare il culo a chi di dovere, e su richiesta, senza discutere, per diventare ricco e famoso con le proprie opere, avendo la garanzia – sempre che interessi – che nessuno, mai, lo verrebbe a sapere?

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