Miguel de Cervantes Saavedra, attribuito a Juan de Jauregui y Aguilar (1583 - 1641 circa)

Romanzi che narrano di altri libri

Il suo romanzo ha un difetto di fondo – mi disse un critico e scrittore di chiara fama 5 anni fa, alla lettura di una prima versione di Tutte le voci di questo aldilà -, un libro non dovrebbe parlare di altri libri“. La risposta che mi venne alla bocca fu più o meno: “Caspita, sarebbe stato il caso di avvisare Cervantes!”. Ma ovviamente tenni per me la considerazione, non intendevo affatto scomodare paragoni tanto illustri e finire nel ridicolo: stavo solo pensando a quel genere particolare di testo che è il romanzo, alla sua origine impura.

E poi il critico aveva le sue ragioni. In questi anni, tra codici ritrovati, ladri di libri, biblioteche misteriose, volumi scomparsi e quant’altro, non se ne può più. E c’è un rischio di effettivo compiacimento in un’opera che chiama direttamente in causa altri testi e parlotta con loro: un conto è un discreto omaggio, un altro è annidarsi beati nella propria biblioteca ideale e non riuscire a nascere davvero, come scrittore.

Mi ripetevo queste considerazioni ben prima della elaborazione di Tutte le voci. Poi, però, come capita, la materia impone certe sue esigenze, e così nel mio romanzo si citano effettivamente diverse altre opere. Ma non potevo farne a meno. So benissimo che alcune di queste, tra qualche anno, rimarranno incastonate al suo interno come monete prive di valore. Immaginate di riaprire adesso un vecchio giornale e chiedervi chi sia mai Lara Cardella, e come mai il suo Volevo i pantaloni ottenne tanta attenzione. Anzi, la citazione di alcuni autori, soprattutto di poesia, è già ora un’operazione di archeologia letteraria.

Nel mio romanzo infatti non si chiamano in causa soltanto classici universali, ma anche scrittori contemporanei viventi, poeti e romanzieri che siano. Il mix qualche volta è volutamente provocatorio: mette fra parentesi il si parva licet e osa accostamenti arditi. Ma questa è una sfaccettatura della nostra epoca, non una mia fisima. Del resto, lo chiarisco nella nota: “I nomi dei personaggi di questa storia rimandano in parte a persone reali e in parte sono frutto di invenzione. Nel primo caso, la raccomandazione è di intenderli sempre rivolti non all’individuo effettivo, ma all’idea che rappresentano, come inflessioni di una piccola mitologia del presente. Nel secondo caso, invece, benché siano stati costruiti, talvolta, seguendo precisi accorgimenti, non alludono in alcun modo a persone reali”.

Insomma, alcuni nomi sono del tutto inventati, anche se determinati accorgimenti hanno permesso, per esempio, che un personaggio fittizio tornasse in vita. Altri potrebbero subire la stessa sorte, ma qualcuno che ha colto specifici riferimenti si sta tenendo per sé il segreto; altri invece, ovviamente, non possono sapere.

Ci sono però molti riferimenti a persone reali e ben note, come quelli di alcuni romanzieri (ora) famosi.

Si tratta di pura ironia, di piccole cattiverie, di viziosi riferimenti personali? Spero di no. Al momento, la maggior parte dei lettori non ha dato particolare peso alla questione; qualcuno ne ha intuito il tono non propriamente malizioso, ma nemmeno del tutto innocente.

Avete presente quando a scuola, dopo aver truccato con la matita l’immagine di qualche illustre scrittore sull’antologia, si prende di mira con la propria cerbottana la nuca di qualche compagno?

 

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