Generazione liquida, di Daniele Rosselli, 2012, Scultura luminosa. Materiali: Led, specchio, resina epossidica

Avvertimento alla mia generazione

(L’opera scelta come copertina è di Daniele Rosselli.
Cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa)

Questo minaccioso Avvertimento era apparso in apertura a Mosse per la guerra dei talenti, volume pubblicato nel 2007 che raccoglieva interventi nati dalla lettura di poesie di autori della mia generazione. Sabato e domenica scorsi ero a Rimini, coinvolto proprio in un confronto generazionale: scriverò forse qualcosa in merito, quando avrò modo di riprendere qualche pensiero e qualche appunto. Intanto, però, rilancio questo testo, perché contiene, secondo me, ancora qualche spunto utile: al festival “ParcoPoesia” ho annusato pochi poeti “fedeli alla loro nascita”. Anzi, i più, senza ovviamente saperlo, devono ancora nascere.

Questi articoli, apparsi fra il 2003 e il 2004, frutto di un monitoraggio che ha seguito svariate uscite editoriali senza particolari filtri e intenti rappresentativi, costituiscono un omaggio interessato ai poeti della mia generazione, che non esiste. Nascono da uno sguardo ambivalente, in parte critico e in parte strategicamente poetico; uno sguardo consapevolmente interno, con tutte le virtuose distorsioni che ciò implica, a partire dall’azzardo di un’indagine precoce e sommaria, che si poneva lo scopo di suscitare un orizzonte di ascolto, drammatico e incoraggiante insieme. Drammatico, perché la nostra epoca si offre nel segno di una disperante saturazione a tutti i livelli; incoraggiante, perché entrare nella trama, pur così sottile e misconosciuta, di un destino comune, infonde l’energia sconsiderata del nascente. Fissare la tragedia dell’esordio era probabilmente il mio intento o, più precisamente, trasmetterla alle stesse voci che mi hanno fornito il pretesto di queste riflessioni e, ovviamente, a tutte le altre rimaste accidentalmente sull’orlo, che pure sono idealmente convocate qui, nel medesimo agone.

Mentre il frastuono globale viene sempre trapunto da nuovi, impercettibili vagiti, a noi, ora, spetta il compito di resistere all’indifferenza e di rimanere fedeli alla nostra nascita, alla quale, volenti o nolenti, siamo stati esposti. Se prima si era giocato in anticipo per provocare un movimento vitale non intercettabile, ora ciascuno dovrà fare i conti fino in fondo con la propria solitudine, che ci sia intorno qualche onda da cavalcare o che la bonaccia perduri.

Che il nostro annusarci non sia solo diffidenza; che il nostro abbracciarci non sia viltà; che il nostro vicendevole e leale tagliarci il fiato sia amore.

 

2 commenti
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    Francesco De Luca dice:

    Come sempre, pochi si sono impadroniti del carrozzone e lo guidano con la bocca secca. Non e’ permesso entrare. Unico modo e’ strisciare, dissanguandosi. Lo stesso, del resto, vale per il cinema ed il giornalismo, in forte crisi da decenni. Saturazione, politica, controllo. Mancano valori e decenza, schiacciati ormai da superbia e invidia…ei pochi giovani emergenti stentano a raggiungere la superficie. Seguono la luce rada ma rimangono ammassati sotto la coltre di cadaveri putrescenti di chi continua a galleggiare alla deriva. Gli occhi fissi sul nulla.

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    Massimiliano dice:

    Attendo con interesse ulteriori scritti in merito. Il tema è interessante per non dire vitale visto che non sono ancora nato e sarebbe ora.

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