Foresta incantata, di Silvia Rossi, acrilico su tavola, 80x110 cm

E la voce diventa un coro

(L’opera scelta come copertina è di Silvia Rossi.
Cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa)

Ma scava, allora, scava,
furetto, animaletto, ragno
talpa.

Perché tutto ormai si offre
come forma balenante. Di nuovo un treno
e l’insegna blu e bianca nel primo mattino. Dove sei?
Nel sogno del sogno nel bosco
delle parole. E se senti le voci
parlano, ascolta. Le cose
continuano ad essere,
a frenare l’istante nel suo correre sfinito
dall’occhio alla perdizione.

Pierre Lepori

Solo un lettore davvero ingenuo, ormai, aprirebbe un libro di poesia alla ricerca di una semplice bella raccolta di frammenti lirici irrelati. Un libro di poesia, invece, è un’architettura complessa, anche quando i singoli componimenti appaiono compiuti attorno allo spunto originario. Di fronte a molti recenti libri di poesia, anzi, verrebbe quasi da pensare che l’effetto d’insieme sia addirittura più importante della singola riuscita: conta più il progetto, talvolta addirittura l’intenzione, che la reale portata di una voce. Ecco allora libri-puzzle, il cui fascino sta tutto in quello che non c’è, che viene suggerito. Ecco i libri circondati da un’aura epica e narrativa.

Inutile dire che spesso si tratta di abbagli: mettendo insieme le tessere costitutive, il quadro della vicenda è piuttosto povero.

Anche il libro di Pierre Lepori, luganese del ’68, intitolato Qualunque sia il nome (edito da Casagrande di Bellinzona), si presenta come un libro compatto, che porta avanti (in una sorta di inchiesta che si sviluppa generando tensione) un discorso, in questo caso «un tentativo molto personale», come dice l’autore stesso, «di fare i conti con i silenzi e i rifiuti del nodo familiare, di guardare da fuori una vicenda di falsificazione affettiva stesa su più generazioni». Alternando sapientemente movimenti lirici e descrittivi, la pagina s’imprime degli umori di una vicenda raccontata attraverso punti di vista differenti: la voce individuale del poeta è un coro. Perché tutto ormai si offre come forma balenante. E il testo che abbiamo riportato testimonia la potenza di questa voce che scava, che s’intrufola, che attraversa il bosco delle parole, che disvela e nasconde insieme, nell’unico atto di resistere alla perdizione, al deficit originario che marchia il cuore dell’essere umano, moneta in cui gioia e dolore sono facce inscindibili e vorticanti.

 

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