Fragile, se si vuole un giudizio critico

Per invio testi

Avviando l’attività di questo sito, non pensavo di ricevere testi editi e inediti in lettura. Poiché invece ciò mi capita sempre più spesso (solo la scorsa settimana mi sono giunti un romanzo inedito e quattro raccolte di poesia), voglio rendere esplicite alcune considerazioni fondamentali. 

Per invio testi. Lettera aperta sulla lettura chiusa, anzi no, da parte mia

Caro Scrittore
che vuoi inviarmi i tuoi testi,

sappi anzitutto che considero il tuo pensiero un atto di stima che suscita la mia gratitudine, tanto più che, pur conoscendo diversi scrittori e operatori in ambito editoriale, non collaboro con nessuna casa editrice né mi propongo come intermediario né ho intenzione di recensire libri con regolarità su questo sito.
Mi reputo una persona con un’indole generosa e sarei pronto a ricambiare il gesto o offrirti, dopo la lettura della tua opera, tutte le mie considerazioni, generali e dettagliate, avviando con te un dialogo, anzi, un cammino di ricerca condiviso. È in effetti ciò che ho tentato per anni, già prima di intraprendere l’avventura di Atelier. Ho scritto migliaia di lettere commentando, rispondendo, litigando, incoraggiando e confrontandomi a tutto campo con i miei interlocutori. Sono diventato addirittura un piccolo editore, che pubblicava libri artigianali ma che si sono guadagnati un posto importante nella poesia italiana. Si trattava di libri editi senza alcuna spesa per l’autore, cui regalavo duecento, trecento copie dell’opera. Anche questo lavoro (non riconosciuto e non retribuito) rientrava in quel sogno che è stato l’opera comune.
Conosco bene, dunque, il bisogno di essere letti. Si scrive incapsulati nella solitudine, ma provando amore per l’intera umanità. E sono moltitudine quelli che, in questo mondo, hanno bisogno di ricongiungersi con sé stessi dando voce alla propria creatività (è un atto quasi sacro, una pratica di “religione” in senso etimologico). Ma essere letti davvero è un privilegio. Essere letti davvero non significa ricevere una generica considerazione di approvazione più o meno esplicita, come ben sai, anche se è ciò che sono costretti a elaborare gli scrittori, subissati da troppe richieste di attenzione. Ecco, questo è davvero un mio limite: non riesco a scrivere “cortesi cenni di riscontro”.
Se ti dicessi che è valsa la pena per me portare avanti per decenni quel lavoro di letture e confronti, mentirei. A conti fatti, la maggior parte dei miei interlocutori non era interessata al dialogo, cercava solo un riscontro, un’attestazione di esistenza.
Ed è per questo, caro scrittore, che se davvero sei intenzionato a inviarmi la tua opera, malgrado la mia storia e la mia indole, devi mettere in conto che quasi certamente non ti risponderò. Ti leggerò sicuramente, con curiosità e con gratitudine, ma non avrò modo di esprimerti le mie opinioni. Non è mancanza di tempo, non lavoro mica in miniera. E, malgrado la quantità di libri che si possono leggere in una vita sia limitato, per prendere in considerazione un testo e capire se vale la pena affrontarlo con attenzione occorrono per lo più pochi minuti. Non ti risponderò perché ho bisogno di concentrazione e non è sempre possibile riavviare tutte le volte da capo il discorso con un nuovo interlocutore. Ogni generazione e ogni rapporto hanno le loro stagioni e i loro ritmi.
Se davvero sei interessato a un confronto con me, questo non può che passare attraverso le mie opere, e questo sito. Puoi anche iscriverti alla newsletter: in questo modo sarai periodicamente aggiornato e guidato sulle mie uscite, così da approfondire solo ciò che ti interessa.
C’è anche un’altra ragione per cui non ti risponderò: non sono un critico, ma un poeta. Per anni mi sono forzato a un lavoro di analisi dei testi altrui e ne sono uscito prosciugato. Anche come poeta e narratore, ovviamente, le mie riflessioni teoriche proseguono, ma con un altro respiro, con maggiore libertà e capriccio. Essendo un poeta e non un critico, potrei confrontarmi con te soltanto alla pari. Sarebbe tanto bello quanto faticoso.
Tra un po’ proverò a spiegarti qualcosa intorno alla mia poetica. Ora però devo anche ammettere che non riuscirò a forzare completamente la mia natura, per cui talvolta mi capiterà anche di risponderti. Se accadrà, specialmente qualora dovessi sottoporti delle osservazioni negative, sappi che da parte mia ciò rappresenterebbe un atto di stima, un investimento su una promessa di relazione. Inoltre, sul sito potrei segnalare occasionalmente qualche libro o discuterne ampiamente. Ma, qualora mi imbattessi in un’opera in grado veramente di stupirmi, non soltanto ti esprimerei al meglio le mie valutazioni, ma mi attiverei spontaneamente in tutti i modi possibili. Come un innamorato, ne parlerei con tutti, busserei a ogni porta per cercare di valorizzarla, costringerei gli amici a valutarla e a lasciarsi contagiare…
Non essendo un maestro o un’autorità, non c’è rischio che tu ti sforzi di piegare il tuo stile per compiacermi, ma sappi in ogni caso che ho sempre apprezzato molteplici esperienze, anche molto dissimili dalla mia. Persino adesso che sto per esplicitarti alcune questioni di fondo che, al momento, definiscono un poco il mio campo d’azione, sappi che potrei entusiasmarmi in relazione a opere che vanno in tutt’altra direzione, magari opposta. Ho spesso utilizzato i concetti di densità o di temperatura per spiegare come si potesse percepire valore anche nelle attuazioni diverse dalla propria. “Quel brano ha uno stile non conforme al mio, ma è intenso, raggiunge una temperatura espressiva che riconosco…”
E tuttavia, caro scrittore, ti ho promesso qualche indicazione intorno alla mia poetica. Perciò qui di seguito troverai, per punti, alcune considerazioni generali. Ma devo premettere ancora un paio di pensieri.
Anzitutto, io non credo di possedere una poetica precisa. Ho forse qualche orientamento, ma è scrivendo ogni singola opera che scopro (quando ci riesco) la forma, lo stile, la struttura, la lingua che la materia del mio dire mi suggerisce. Non credere dunque che nel comporre le mie opere io segua un progetto definito. Progettarsi per me significa andare sempre un po’ al di là (aldilà?), gettare il cuore oltre l’ostacolo. Evolvere. Mi sento soddisfatto quando ho la sensazione di non aver eseguito un’opera, ma di essere stato (ri)costruito da ciò che ho scritto.
Inoltre, quello che andrò annotando ora sarà valido ancora tra qualche tempo? Non so assicurartelo. Magari il tuo stesso lavoro mi obbligherà a rivedere ogni posizionamento…
Ma ecco ciò che attualmente riesco a chiarire intorno alla mia poetica.

  • C’è un nucleo etico che pertiene all’autore. Dico: all’autore, non all’opera. L’unico imperativo per lo scrittore è di scrivere bene. Ma non sopporto i cerimoniali della repubblica delle lettere. Quindi, per esempio, di fronte a un giudizio negativo, specie se argomentato, occorre ringraziare. Si può ribattere, con educazione, ma anzitutto: ringraziare.
  • Sento un Novecento poetico che ha esaurito la propria spinta. Che cosa sia questo “fantasma” del Novecento, sarebbe lungo da definire, ma ti propongo questo schemino:
    • no al minimalismo. Conosco l’arte dell’inversamente proporzionale, per cui una piccola figura può contenere l’universo. Tuttavia occorre perseguire la grandezza, con infinita umiltà
    • no all’ironia che non costruisce, che è presunzione di un sapere che non accetta la verifica. Piuttosto, la comicità
    • no al frammentismo, alla pura scheggia lirica irrelata
    • no allo sperimentalismo fine a sé stesso, al gioco linguistico che è mera esibizione di bravura
  • Sogno lo sviluppo della letteratura italiana nell’umanesimo globale che ci attende. Significa che il poeta deve porsi come interprete e guida del suo tempo? Intendiamoci: la poesia non deve dovere. Tuttavia, questo passaggio mi interessa
  • La poesia e la letteratura sono arte e quindi non tollerano il pressapochismo. Ciò non significa che occorra ostentare la tecnica, ma chi non sa di grammatica e di metrica non è credibile. L’opera è lingua e stile.
  • Scriviamo in tanti, e questo è un bene, a tal punto che rovescerei l’assunto: scriviamo in pochi. Ma troppi pretendono di divenire scrittori riconosciuti. Guardiamo a una letteratura sostenibile: pubblichiamo poco, in poesia specialmente. Concentriamoci sull’essenziale.
  • La scrittura è un lungo percorso di acquisizione di conoscenza: le poesie devono costruire un Discorso, trovare un loro habitat simbolico, coltivare la propria colonia linguistica. I buoni versi estemporanei cadono nel vuoto, si perdono negli oceani delle scritture.
  • L’autore ha un profondo rispetto per il lettore. Ne ha talmente tanta stima che non si permetterebbe di compiacerlo o di semplificare la propria opera. La poesia è rivelazione, cioè nascondimento di qualcosa che si mostra. Ciò comporta il problema del rapporto tra oscurità e chiarezza, i quali però sono termini equivoci. C’è una resistenza, una opacità, un “inesauribile segreto” anche in versi del tutto chiari. Ma direi che la totale trasparenza è pericolosa. Il vetro che non si vede si affida solo alla bellezza del panorama (storico, personale), cede all’ideologia del reale, del contenuto. Ma l’arte non è naturalezza immediata, è naturalezza riconquistata contro natura.

Come vedi, ho fissato paletti distanti fra loro e buoni per delimitare molteplici esperienze. Tra l’altro, ti invito a tenere presente l’ultimo, importante principio: non è detto che questi punti siano ben rappresentati dalla mia opera e anche qualora lo fossero, non le attribuirebbero automaticamente un valore maggiore. È il testo che giustifica una poetica, non l’opposto.
Ora, caro scrittore, se vuoi davvero inviarmi i tuoi testi, tocca a te. Sorprendimi, smentiscimi, schiudimi un altro aldilà.

 

2 commenti
  1. Avatar
    Monica dice:

    Ho riletto di recente “La lettera ad un giovane poeta” di Rilke e ritrovo alcuni di quegli accenti nelle tue righe. Non ho velleità alcuna perciò io non ti invierò i miei scritti ma sono dell’idea che la franchezza è sempre apprezzabile, specie se sostenuta da tante e tali argomentazioni. Perciò continuerò a leggere te e i “tuoi” poeti che hanno superato le forche caudine… sempre curiosa e attenta lettrice, che non sempre capisce ma sempre si impegna per farlo. Grazie, Monica

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    • Andrea Temporelli
      Andrea Temporelli dice:

      Grazie Monica. Quando non sono abbastanza chiaro, comunque, rintuzzami senza scrupoli. Questo sito comunque balla tra spunti didattici e divulgativi e schegge letterarie approfondite, qualche volta poeticamente avventurate.

      Rispondi

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