Gilgamesh

Gilgamesh, la civiltà, la donna, Dio

Recupero da un mio studente il file audio di una lezione di Epica, svolta in quinta ginnasio pochi giorni fa. Non mi ero nemmeno accorto della registrazione, all’inizio, poi l’ho recuperata a vantaggio di qualche assente. La lezione era inoltre praticamente improvvisata, perché ero entrato in classe per una supplenza.

L’ora in più mi tornava comunque utile, per proseguire il modulo, dedicato appunto all’epica, in corso di svolgimento in quella classe. Il percorso era articolato in due fasi (schematizzo e semplifico). Durante la prima parte, gli studenti a gruppi approfondivano i testi epici in oggetto (l’epopea di Gilgamesh, la Bibbia, i poemi omerici e l’Eneide), seguendo alcuni temi e indicazioni forniti da me. Ogni gruppo veniva valutato dagli altri gruppi, sulla base di una griglia di valutazione elaborata da loro, in totale autonomia. Io mi sono limitato a registrare la media dei voti ottenuta da ogni studenti, dopo aver lasciato scegliere alla classe se il voto dovesse essere formativo o sommativo. Dopo la necessaria socializzazione di quanto avvenuto (quali i problemi nel gruppo, nello svolgimento dei contenuti, nella valutazione, nella gestione emotiva dell’attività, nella difficoltà di scelta critica da parte degli studenti intorno agli argomenti indicati, ecc.), la seconda parte prevede un mio apporto “frontale” per mostrare difetti, rinsaldare nodi, perfezionare dettagli, confermare intuizioni, ribadire quanto già ben svolto.

Un primo tema sviluppato (al quale alludo in qualche passaggio in questa lezione) è la “scomparsa della figura tradizionale del padre”, con riferimento in particolare a due testi: Luigi Zoja, Il gesto di Ettore. Preistoria, storia, attualità del padre e Massimo Recalcati, Il complesso di Telemaco. Genitori e figli dopo il tramonto del padre. Ora, però, approfittando dell’epopea di Gilgamesh, mi sembrava opportuno cominciare a volgere lo sguardo verso la donna e il suo mistero, racchiuso nell’origine stesso della nostra civiltà… Così tanto maschilista, così tanto disastrosa.

Ecco, per chi volesse ascoltarmi, una parte della mia lezione su Gilgamesh:

Adesso [28/03/2017] lo stesso file audio si può seguire con accompagnamento di immagini:

6 commenti
  1. fabio atzori dice:

    Sto prendendo visione del tuo sito, per un vecchietto come me quasi acrobatico. Però condivido la tua prospettiva, le tue priorità.
    Peccato! non riesco a sentire la lezione.

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  2. fabio atzori dice:

    In merito alla lezione
    Enkidu molto vicino alla rappresentaz del dio Pan.
    domanda:
    dato l’evidente dualismo istintualità- civiltà appare che il primo possa fare a meno della seconda (per esistere e perpetuarsi ) ma non viceversa essendo l’istintualità di Enkidu, già di per sè autosufficiente alla riproduzione ed alla sopravvivenza. Ed inoltre è Gilgamesh a provare timoree, e ciò sembra confermare una subordinazione di potere . Possibile nel pantheon mesopotamico – a suo avviso- un ordine panteistico ?

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    • Andrea Temporelli
      Andrea Temporelli dice:

      Domande molto profonde, che mi spingerebbero forse al di là delle mie competenze e al di là di quanto mi interessi trasmettere agli studenti del secondo anno delle superiori. Del resto qualche forzatura schematica nei miei ragionamenti c’è. Gilgamesh per esempio è in parte divino (come ogni eroe, ogni fondatore di civiltà nel mondo antico). Certo è che con il pensiero, che ci fa evoluti, passa anche la fragilità del dubbio. L’innocenza primitiva della bestia non ci è più possibile. Anche biblicamente: il seme che ci fa “a dio somiglianti”, eppure ci lascia mortali, ci spalanca la nostra dimensione umana. Perduta l’innocenza del paradiso, la non-consapevolezza del mondo naturale, e acquistiamo consapevolezza. Ma l’orizzonte si fa tragico, inevitabilmente. Poi verrà Leopardi: “beate le bestie, che non provano il tedio… L’uomo, anche quando non ha sofferenze particolari, è estraneo alla natura, interroga la luna, si sente in esilio”.
      Intorno al pantheon mesopotamico, vorrei riprendere i frammenti dei poemi religiosi che lessi molti anni fa, per riflettere sul problema…
      Non ho risposto pienamente, dunque. Ma abitare la domanda è già tanto.
      Grazie dell’intervento

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  3. fabio atzori dice:

    No, no residenza a pieno titolo, usufrutto a nuda proprietà, per quanto mi riguarda.

    la ringrzio infinitamente e scusi se approfitto della sua generosa disponibilità comunicativa.
    anche se in palese ma incolpevole ritardo, mi permetto di considerarla un po’ come il docente che avrei voluto avere.

    fragilità/umanità del dubbio. in altre parole, libertà

    scrive anche in un altro sito visto che questo è riservato agli studenti?

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