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Una letteratura sostenibile

4 Gennaio 2017/0 Commenti/in ARCHIVIO ATELIER/da Andrea Temporelli

In questi giorni di tregua dalla scuola mi sto concedendo un po’ di ozio (attività in famiglia, letture, preparazione di lezioni…).
Colgo l’occasione per ripensare al percorso compiuto quest’anno con il sito e rilancio alcuni vecchi articoli, cui sono particolarmente affezionato. Questo era apparso il 7 giugno.

Si sta allestendo l’iconografia
di massimi scrittori e presto anche
dei minimi. Vedremo dove hanno abitato,
se in regge o in bidonvilles, le loro scuole
e latrine se interne o appiccicate
all’esterno con tubi penzolanti
su stabbi di maiali, studieremo gli oroscopi
di ascendenti, propaggini e discendenti,
le strade frequentate, i lupanari se mai
ne sopravviva alcuno all’onorata Merlin […]
E. Montale

I poeti sopravanzano da tempo il numero dei lettori di poesia. I critici ricevono più libri di quelli che leggeranno. Le città registrano ogni sera svariati eventi culturali in contemporanea. Le cassette postali delle riviste grondano di proposte e di richieste di confronto. I direttori di collana hanno la possibilità di scegliere solo un numero esiguo di opere da pubblicare rispetto alla quantità di quelle che pure meriterebbero la stessa sorte. Ogni settimana si elegge l’autore dell’anno, ogni anno il più bel libro del decennio. Dalle antologie escono a frotte promesse letterarie pronte a stiparsi in un terribile imbuto, ignari della mattanza che le attende. Ogni pagina di un passo esegetico (ma un terzo del foglio spetta alle note) distilla decine e decine di libri ricordati in bibliografia. La blogosfera è già una Napoli virtuale, intasata di spazzatura. Per ogni scrittore italiano ne traduciamo dieci stranieri. Il progresso ci rende accessibile una biblioteca sconfinata di classici a prezzi stracciati. La globalizzazione lancia la nostra piccola provinciale tradizione entro l’intrecciarsi planetario degli immaginari e degli stili. Per ogni editore discreto ce ne sono centinaia dedicati agli autori a proprie spese. Redigere un repertorio imparziale delle proposte letterarie di oggi, in qualsiasi ambito specifico, significa stilare un elenco telefonico. Appena credi di aver percorso il perimetro degli esordi, sulla tua testa si avvitano le scale per le opere seconde, e terze, ed ennesime. Grazie alla posta elettronica, stiamo in contatto con decine di altri che, come noi, bazzicano nelle regge o nelle bidonvilles della letteratura contemporanea che cresce mostruosamente su sé stessa…
E ci tocca pure vivere, di tanto in tanto, illusi di disporre ancora del nostro tempo!
Ma stiamo bene, benissimo, la nostra è solo una crisi di sovrapproduzione. Il problema infatti è, paradossalmente, l’eccesso di qualità. Siamo tutti più o meno bravi, non c’è che dire, tutti con un grano di genialità, tutti impegnati e dissidenti e integrati nella dose consigliabile. Così c’è troppa roba interessante intorno per non cadere nel vortice che ci porta a non leggere più, ma a consumare. Del resto, invece che scrivere, ci svendiamo, alla nicchia o alla massa non fa differenza. Lettore e scrittore coincidono? Da una parte non c’è più spazio per la sedimentazione, dall’altra, restiamo sospesi nel limbo di una decantazione editoriale esorbitante, una sorta di mastodontica letteratura potenziale, un gigantesco ectoplasma che non potrà nemmeno morire, perché non avrà corpo tangibile e storia. E il dramma è che in questo commercio frenetico si sommergono anche gli effettivi tesori, che non sappiamo riconoscere. Il gioco ci piace così tanto che i critici (questi consumatori incalliti!) non possono più sottrarsi al brivido dell’azzardo e apparecchiano il loro repertorio per il futuro, lucidamente consapevoli di nutrire il circolo vizioso. Si spiega anche così il desiderio di scoprire precocemente il talento: abbiamo disperatamente bisogno di trovare e additare un nuovo Rimbaud per smentire il falso storico che stiamo vivendo…
Qualcuno dirà che è sempre stato così, la poesia di oggi sarà scoperta solo domani, ma mai come in questo tempo la consapevolezza di tutto ciò ci paralizza o ci impone un vitalismo creativo drammatico. Impossibilitati a essere davvero contemporanei, viviamo nevroticamente catene infinite di pseudo avvenimenti, in cui ogni rivoluzione è già stata consumata, ogni emozione ha da tempo la sua diagnosi. Apparteniamo all’epoca che rinnega sé stessa nell’atto medesimo con cui si benedice: ed è la nostra condizione epocale, questo discorso non riguarda solo la letteratura. Chi riesce ancora a credere alle promesse di un politico di qualsivoglia schieramento? Chi si imbatte in una paura di cui non abbiamo memoria? Chi riesce a trovare un punto di appoggio ideale per denunciare l’inganno, riconquistare il centro del respiro, rigenerarsi alle sorgenti della gioia e dell’indignazione?
Non c’è più distanza che permetta una dedica. Non c’è più cura. Non c’è più profondità – e ci accontentiamo di cercarla in superficie, sulla scorta di dotte citazioni. Continuiamo, dunque, a inquinare in buona fede, pensando basti la raccolta differenziata dei generi letterari.
Sappiamo troppo, sappiamo senza sentire, sentiamo senza emozionarci. Siamo anestetizzati a tutti i dolori, per eccesso di esposizione al dolore virtuale che struttura il nostro sapere.
En attendant Rimbaud.

 

Tags: POETICA, SMARCAMENTI
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