Disordine creativo

Scuola: principi del cambiamento (7)

Quando propongo ai colleghi la visione di una didattica veramente interdisciplinare, sia a livello “orizzontale” (per anno e classe) sia a livello verticale (nel percorso di studi), che sappia cioè prevedere le congiunzioni fra le materie, per evitare ripetizioni inutili e dissociate o viceversa per sottolineare le riprese consapevoli e concordi, vengo inevitabilmente preso per un maniaco dell’efficientismo.

A ciò si aggiunge l’aggravante della mia propensione per l’uso delle tecnologie nella prassi didattica, di cui dirò in seguito.

Eppure, se spingo decisamente per una progettazione didattica interdisciplinare e condivisa, non è certo perché creda in una visione scientifica dell’insegnamento. La struttura del reale è compenetrata (questo è il sapere umanistico) da una serie infinita di aspetti non quantificabili (emozioni, intuizioni, percezioni globali, simboli, sensazioni…) che fanno dell’educazione un miscuglio «di scienza, d’arte e di folklore», come scriveva il pedagogista G. De Landscheere. Come già ricordato, le cifre (e quindi, anzitutto, i voti) non rendono ragione della complessità dell’apprendimento e della relazione che lo veicola. Questo, a dire la verità, è un principio noto alla stessa scienza. L’acqua, per esempio, non è descrivibile con le proprietà dell’idrogeno e dell’ossigeno. Il totale non è la semplice somma delle parti. C’è sempre qualcosa di emergente nella relazione. Gli psicologi parlano di gestalt.

Dunque, la disciplina in quest’ottica è ancella alla creatività. Progettare bene, stabilire obiettivi, cercare di prevedere tutte le variabili, serve solo per creare spazio e prepararsi alla sorpresa.

Diamoci molti canovacci, ma per improvvisare e divertirci all’occorrenza, perché ogni situazione di apprendimento non è un processo astratto, da laboratorio, ma un evento umano, che cade nell’imponderabilità del “qui e adesso”, con tutti gli aspetti improgrammabili che comporta.

Il settimo principio per il cambiamento della scuola è la sintropia, il disordine creativo.

 

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