Scuola: principi del cambiamento (8)

Portare la tecnologia a scuola non è nemmeno una scelta. È un dovere.

La tecnologia è inevitabile, permea ogni nostra attività: le conoscenze digitali sono ormai indispensabili per l’inclusione nella vita sociale di oggi e lo saranno sempre di più, in particolare in ambito economico e lavorativo. La capacità di utilizzo delle tecnologie è già e diventerà sempre più una discriminante sociale.

Ma ci sono rischi molto evidenti, già sperimentati, se l’ingresso della tecnologia a scuola avviene con poco criterio. L’apprendimento si fa più superficiale, calano le capacità di concentrazione e di memoria, si perdono persino abilità basilari di scrittura che sono connesse anche con l’elaborazione del pensiero.

La tecnologia, comunque, è già entrata ed entrerà inevitabilmente nella pratica degli apprendimenti. I docenti, da questo punto di vista, devono allora muoversi su due fronti:

  • preservare attività che competono ormai solo alla scuola: penso per esempio alla pratica della filosofia, a momenti di riflessione e persino di meditazione, all’esercizio della lettura lenta, della rilettura e dell’espressività, ma anche ai momenti “noiosi” di dettatura, trascrizione, analisi, traduzione…
  • assumersi la responsabilità di formare gli studenti al corretto uso delle tecnologie e quindi introdurle con criterio nella didattica, ben sapendo che non rappresenteranno mai il centro dell’apprendimento, che è e resterà la relazione (a partire da quella docente-alunno/i).

La tecnologia a scuola accelera il passaggio dalla conoscenza (un sapere approfondito, idealmente enciclopedico, ma soprattutto mnemonico e diviso tra discipline) all’apprendimento personalizzato lungo assi multidisciplinari, basato sulla metaconoscenza, sul problem solving, sul cooperative learning e su molteplici altre strategie.

In questo processo il docente non può avere un ruolo passivo, da spettatore, pensando di poter delegare alla tecnologia stessa la propria responsabilità. L’insegnante dovrà diventare ancor più una guida, e assumere un ruolo creativo e un atteggiamento sperimentale.

La semplice trasposizione dei contenuti su supporti tecnologici è inutile e addirittura dannosa. Si finisce per usare le LIM come televisori, i tablet come fossero quaderni… Occorre invece costruire un modello pedagogico che si integri con la tecnologia, ovvero ripensare i processi di apprendimento e i contenuti di ogni disciplina in rapporto alle potenzialità implicite nella tecnologia.

Propongo solo tre esempi, molto semplici, per rendere l’idea.

  1. Pensiamo alla classica lezione frontale: ecco, il momento trasmissivo non si potrà perdere, durante il percorso didattico. Potrà limitarsi a dosi strategiche, a fasi di input per avviare attività specifiche, e così via, ma non andrà certamente perduto. Oggi ricorrere a slides e a materiali multimediali è un potenziamento importante della fase trasmissiva (a patto, ovviamente, che le presentazioni siano “elaborate ad arte”).
  2. Oppure, pensiamo alle mappe concettuali. Si possono ovviamente costruire a mano, ma certamente i software ci offrono diversi vantaggi: sviluppare la mappa mentre spieghiamo, condividere e personalizzare le mappe, riprenderle e svilupparle in fasi successive, collegarle fra loro con il procedere dei saperi…
  3. Infine, pensiamo all’aspetto della testualità, che mi sta particolarmente a cuore. Scrivere su PC o scrivere su un foglio di carta non è affatto la stessa cosa: il supporto modifica la pratica e quindi il testo. È evidente che correggere, manipolare un testo digitale è più semplice, ma ciò non significa che sia necessariamente più istruttivo. Quali buone pratiche si possono adottare in simili casi? Per esempio l’elaborazione della scaletta in modo tradizionale, su un foglio di carta; la stesura di un testo in fasi successive e guidate (stesura dei contenuti; revisione guidata del testo; inserimento di qualche obiettivo specifico…); in particolare, il passaggio dalla correzione dell’insegnante alla correzione dell’alunno, guidata dai commenti che il docente annoterà sul testo. Con il vantaggio, tra l’altro, di non dover archiviare in segreteria, e quindi consegnare all’oblio, il proprio elaborato, ma di poterlo conservare in un proprio archivio digitale, in modo da recuperare così anche l’idea del port-folio scolastico…

Ecco, ho abbozzato solo alcuni nodi tematici e alcuni esempi per suggerire l’ottavo principio per la rigenerazione della scuola: l’integrazione critica della tecnologia nella prassi didattica.

 

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