• Collegamento a Facebook
  • Collegamento a Youtube
  • Collegamento a X
  • Collegamento a Pinterest
  • Collegamento a Instagram
info@andreatemporelli.com
Profezia privata
  • HOME Andrea Temporelli
  • SCRITTURA
    • AUTORE
      • PROFEZIA
      • AUTORITRATTO
    • SCRIVANIA
      • ZIBALDONE
      • OFFICINA
    • SCAFFALE
      • LIBRI
      • ATELIER
  • SCUOLA
    • INVENTARE
      • FINESTRA
      • LIM
    • INSEGNARE
      • LAVAGNA
      • CATTEDRA
    • APPRENDERE
      • QUADERNO
      • ZAINO
  • ARGOMENTI A-Z
    • APPUNTI
    • ARCHIVIO ATELIER
    • ARTICOLI E SAGGI
    • BIBLIOTECA SCOLASTICA
    • DIDATTICA
    • LIBRI
    • LEZIONI
    • MATERIALI MULTIMEDIALI
    • MATERIALI DIDATTICI
    • POESIE E RACCONTI
    • PROMESSI SPOSI
    • SCUOLA CREATIVA
    • TEMPORELLI
  • SCRIVI
  • POLICY
  • Fare clic per aprire il campo di ricerca Fare clic per aprire il campo di ricerca Cerca
  • Menu Menu
Gian Mario Villalta, fotogafia di Dino Ignani

Poeti contemporanei: Gian Mario Villalta

3 Febbraio 2017/0 Commenti/in ARTICOLI E SAGGI/da Andrea Temporelli

(La foto è di Dino Ignani.
Cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa)

La ricerca poetica di Villalta si muove sul doppio binario dell’italiano e del dialetto, equamente intesi come mezzi per avvicinare il quid esistenziale (la voce) che a entrambe, inevitabilmente, sfugge. Ogni lingua è, in altre parole, traduzione, e la vita è l’essenziale che sempre manchiamo. Per riprendere le parole con cui Gardini recensiva la raccolta Vose de Vose: «Il dialetto di questo poeta, nutrito di Heidegger e di Celan ed educato dalla pedagogia di un finitimo Zanzotto, è a un tempo idioma (lingua privata, impulso alla lingua, isolamento linguistico, infanzia) e metalinguaggio (anima e coscienza della Lingua), o metaidioletto: voce e canto, ovvero ferita e lama a un tempo».

Tanto per il dialetto quanto per l’italiano, dunque, la certezza è che l’origine ci stia di fronte, che non sia ipotizzabile alcuna regressione: la sorgente va riconquistata, per quanto possibile, seguendone l’impulso verso la foce. Non c’è scelta per il soggetto che quella di aderire al destino che gli è dato: «che fasso? protesto? digo che son / ‘na minoransa? torno a tacar / dai pensierini? E chi / che me insegna? Gnanca me nono / e’l parla pi’ come che’l parlava» [«Che faccio? Protesto? Mi dichiaro / una minoranza? / Ricomincio / dai pensierini? E chi / mi insegna? Neanche mio nonno / parla più come parlava»]. Fin dall’esordio di Altro che storie! Villalta esprimeva questa certezza: «E parché no scrivo sol che in italian / xa che ghe son? / Parché l’è ’na scommessa / che la me à scometest, scomès / o scometù (e no savarìa dir / dei tre quel che l’è giust) sensa pronostegàr / de ’ndar a pata / faxendo trentaun, / che la resta sul suo / calcando la pena, e ghe torna i conti / che no ’i torna a nissùn» [«E perché non scrivo solo in italiano / già che ci sono? / Perché è una scommessa / che mi ha scommesso / (non saprei dir dei tre / quale sia il giusto) senza pronosticare / di fare patta / facendo trenta e uno, / che non si espone / facendo ospite e oste, le tornano i conti / che non tornano a nessuno»]. Ciò spiega in effetti come mai anche nella poesia in dialetto l’imprinting stilistico e la disposizione conoscitiva assunta dal soggetto (la sua apertura gnoseologica) ci riportano più sulle tracce di Celan che di qualsivoglia poeta in vernacolo nostrano, e che al più le consonanze in questo senso andranno rivolte a dialettali “dotti” come Zanzotto e Giacomini. Azzardiamo anzi l’ipotesi di aver oscuramente còlto un tratto tipico anche per altri autori, in parte iscrivibili entro una “linea friulana” (beninteso libera di aprirsi verso il Veneto), nella quale vanno ascritte varie esperienze (Grisancich, Vallerugo), anche rigorosamente in lingua (Mario Benedetti) o in prosa (Mauro Covacich): linea che proseguirà fino ai più giovani Crico, Garlini, Cappello e, perché no?, all’“esterno” Flavio Santi (le cui ragioni di scrittura in dialetto portano alle estreme conseguenze le premesse di Villalta)[1]. In questi autori, l’esperienza della lingua è un’esperienza di confine, inevitabilmente esposta ad altro da sé.

Stranieri dentro a ogni lingua, non possiamo che attraversare quella che ci è data senza barare, consci dell’inautenticità cui la società contemporanea ci costringe, invadendo ogni angolo del mondo. Ecco perché Altro che storie! sorprendeva in quanto libro metalinguistico, nutrito sì di vissuti ma furiosamente centrato sull’esperienza del linguaggio; esperienza che generava un effetto ancor più straniante in quanto pronunciata in dialetto, vale a dire nella presunta lingua della felicità espressiva, del contatto spontaneo con la realtà. Non c’è purezza che tenga, le lingue si impastano in un plurilinguismo inevitabile anche in dialetto («lengue non ghe n’è pi’, sol che un turbiòn / o transturbiòn de parole, ‘na sgravèra e ipo- / iper-ipno-sgravèra de cìcole e ciàcole» [«lingue non ce ne sono più, solo un torbidone / o transtorbidone di parole, una gragnuola o ipo- / iper-ipno-gragnuola di chiacchiericci»]), le voci si sovrappongono e moltiplicano (si veda in questo senso il poemetto Voci divise di quale racconto che apre la raccolta in italiano L’erba in tasca), la filologia è scienza vana. Tanto che in dialetto l’impulso è molto spesso scopertamente nomenclatorio: non ci sono storie da raccontare, ma parole da convocare per ri-velare l’orrore di non essere la lingua (o lingue) che parliamo.

Detto questo, ci sembra di poter affermare che gli esiti possibili di tale sradicamento esistenziale siano due: da una parte lo sperimentalismo linguistico iperletterario, che può diventare maniera, dall’altra l’uso consapevole del mezzo espressivo per aprirci, con tutta la nostra fragilità e ignoranza costitutiva, al mondo circostante, perché se è vero che la verità sfugge alla parola, è altresì indubitabile che il reale esiste e investe la nostra coscienza (e sarebbe qui doveroso confrontarsi con il Villalta saggista, autore in particolare dello studio La mimesis è finita).

Finora, l’autore dava segno di non riuscire a divincolarsi dalla prima strada, se è vero che L’erba in tasca era un libro ostico, costruito su una sintassi disarticolata, come se la realtà che presupponesse fosse troppo mentalizzata, tanto da non rendere con sufficiente visibilità sulla pagina le immagini poetiche (va detto però che, almeno in parte, l’ultima sezione riscattava il libro). Con la silloge Malcerti animali, inclusa in Poesia contemporanea. Terzo quaderno italiano, si giungeva poi al manierismo. Dietro ai pretestuosi medaglioni di animali (Emblema con volpe è il titolo che apre la serie), si scopriva infatti un dire concettoso («Dì di sì, lo / sai che non so se non sai / che lo sai se non so / quando il sì è un no») ricco di gorgheggi fonici e di bisticci («La luce premuta muta muta»), tra Ermetismo e Barocco. I versi infilzavano in sequenze allitterative parole in perenne frizione sintattica e metrica, magari dislocate a cavallo di due versi («per niente dondo / lando lenta / mente lontano») e impreziosite da rime ammiccanti; i verbi preferibilmente nei modi indefiniti lasciavano sospeso il testo in un’algida posa. Un bestiario che rappresenta un’opera «poco empatica» (Dal Bianco), non c’è che dire.

Ecco perché Nel buio degli alberi, risulta una piacevole sorpresa. Il poeta sembra qui voler dichiarare la diversa direzione di marcia intrapresa. Annuncia in avvio: «Corro incontro alla terra / dove sono gli alberi». Il bosco in cui siamo invitati a inoltrarci è certamente ancora imparentato con quello zanzottiano del Galateo, o con quello heideggeriano dei Sentieri interrotti, eppure il disagio che si prova di fronte alla lingua è propedeutico allo stupore di una voce che sa mostrarci scene, paesaggi, persone, vita. La pronuncia è raffinata e disadorna insieme, la posa tradizionale ma spontanea, le rime talmente facili da risultare trasparenti, le infrazioni sintattiche discrete: tanto che il poeta accetta il rischio di qualche inflessione crepuscolare (in barba alle prime indicazioni di Dal Bianco, all’altezza dei Malcerti animali): si veda il morettiano primo verso: «Luce. Gennaio. Mattina presto». La foga nomenclatoria si fa qui quieta enumeratio, descrizione dell’attimo nel suo manifestarsi dinamico (nel suo essere evento), fino a schiudere il più arioso slancio lirico: «Ammettimi nei tuoi infiniti / presenti, luce che vieni e assolvi / ogni speranza e inutilità, / ogni dimenticanza». E tuttavia il contatto con il mondo resta critico, perciò vibrante: il dato emotivo non è soverchiato dall’impulso intellettualistico teso a imprigionare la realtà entro griglie concettuali che abbiamo la pretesa di validare, attraverso la verifica di sé stesse, l’esperienza, che rimane irriducibile. Ed è quanto afferma anche Emanuele Trevi nella presentazione: «Secondo Michel Houellebecq, “ci troviamo nella poesia” nel momento in cui “l’estrema intensità della percezione sensoriale rischia di provocare un sovvertimento della percezione filosofica del mondo”».

Lo spessore filosofico che sostiene i versi di Villalta è, forse qui più che mai, evidente (Nel buio degli alberi è sigillato da una poesia importante, in questo senso), ma appunto costretto a interagire con l’elemento allotrio della percezione (si pensi agli accesi cromatismi della plaquette): ne deriva una sintesi fortemente instabile, che conquista veridicità attraverso l’assenso del lettore, convocato in uno spazio accogliente e fraterno: «Si diceva che una festa era stare così, / con le braccia vicine, tutto il mangiare nei piatti, / il buio degli alberi, l’estate piena dei suoi rumori». Ecco il pregio di questa poesia: il soggetto, con tutte le sue velleità intellettualistiche, si dissolve, vince il tempo riconducendolo al suo infinito presente e ci viene incontro nella sua sostanza più intima e misteriosa: la voce.

La lingua, dunque, si fa finalmente trasparente e in questa libertà le cose si manifestano da sole: «Il tiglio è adesso tiglio veramente». La vita brilla nella verità dello sguardo e dei gesti, più che nel soggetto che si pensa e problematizza. Per dirla nel dialetto di Visinale, in omaggio alla diglossia del poeta: «Vien pi’ vissìn… / caressa, se dixe, o carezha; qualchidùn / e’l sempia l’italiàn: careza. L’è sempre la man / che la sfiora la pel (pi’ forte o pi’ pian / no l’è nessuna lengua ch’i lo dis)» [«Vieni più vicino: / caressa, si dice, o carezha; qualcuno / scempia l’italiano: careza. È sempre la mano / che sfiora la pelle (più forte, o più piano, / non c’è nessuna lingua che lo dica)»].

(da Poeti nel limbo)

[1] È proprio Alberto Garlini ad aver tratteggiato un sintetico ma efficace ritratto Sulla poesia in Friuli che si può leggere sul periodico «Per immagine», XV, 1-2, inverno 2002/2003, pp. 40-41.

 

Tags: POESIA CONTEMPORANEA
Condividi questo articolo
  • Condividi su Facebook
  • Condividi su X
  • Condividi su WhatsApp
https://www.andreatemporelli.com/wp-content/uploads/2016/12/Villalta.jpg 601 800 Andrea Temporelli https://www.andreatemporelli.com/wp-content/uploads/2015/09/andrea-temporelli-logo-header-website.png Andrea Temporelli2017-02-03 06:45:252017-01-03 00:05:48Poeti contemporanei: Gian Mario Villalta
Potrebbero interessarti
Maria Pia Quintavalla Poeti contemporanei: Maria Pia Quintavalla
Mario Luzi, di Enrico GuerriniRiproduzione concessa dall'autore La “questione Luzi”
Toscanello Esperimento di lettura di un libro di poesia
Veduta del lago d'Orta Due poesie (e una nota critica)
Poeti nel limbo (2005) Poeti contemporanei: Maria Angela Bedini
La statua di Attila Jozsef Attila József
Generazioni Poeti nel limbo (3). Una generazione di mezzo
Arrhythmia, Red collection, Fotografia e segno grafico, Milano, 2015 — con Tiziana Cera Rosco La cera è docile, malleabile
0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

L’amore e tutto il resto

Tag

ANEDDA ATELIER BUFFONI CAPRONI CRITICA LETTERARIA CUCCHI DE ANGELIS DIARIO ESORDI FIORI GIUDICI GRAMMATICA IL CIELO DI MARTE INTERVISTE L'AMORE E TUTTO IL RESTO LEOPARDI LETTERATURA LETTERE APERTE LUZI MAGRELLI MANZONI MAPPE CONCETTUALI MERLIN MONTALE NARRATIVA CONTEMPORANEA PASOLINI PENSIERO POESIA CONTEMPORANEA POETICA POLEMICHE E PROPOSTE PUSTERLA RABONI RICCARDI SCARPA SCRITTURA SCUOLA SERENI SMARCAMENTI TEMPORELLI TEORIE DELLA DIDATTICA TERRAMADRE TUTTE LE VOCI DI QUESTO ALDILA' VITA DA PROF VIVIANI ZANZOTTO

Download

AUTORE

Marco Merlin
MRLMRC73D04B019R
c/o Web’s River
Via Santa Maria 7
28010 Barengo [NO]

SCRITTURA

Pangea
Zibaldone
Il primo amore
Teatro delle Selve
Letteratura on-line

SCUOLA

Don Bosco Borgomanero
Life Skill's Italia
Rai Scuola
Educare.it
Nodemos
Istituto Luce

WEB AGENCY

© Copyright - Andrea Temporelli
  • Collegamento a Facebook
  • Collegamento a Youtube
  • Collegamento a X
  • Collegamento a Pinterest
  • Collegamento a Instagram
Collegamento a: Scuola: il mio credo Collegamento a: Scuola: il mio credo Scuola: il mio credoTeachgratuito da pexels.com Collegamento a: Poeti contemporanei: Rosaria Lo Russo Collegamento a: Poeti contemporanei: Rosaria Lo Russo Rosaria Lo Russo, fotografia di Dino IgnaniPoeti contemporanei: Rosaria Lo Russo
Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto

Questo sito utilizza i cookie. Continuando a navigare nel sito, accetti il l'utilizzo dei cookie.

LEGGIAPPROFONDISCIACCETTO

Cookie and Privacy Settings



Come usiamo i cookie

Ti chiediamo che i cookie siano accettati sul tuo dispositivo. Utilizziamo i cookie per sapere quali siano le interazioni col nostro Sito Web, per arricchire e valorizzare l’esperienza di navigazione e per personalizzare il tuo rapporto con il nostro sito web.

Clicca sui titoli delle categorie per saperne di più. Puoi anche modificare alcune delle tue preferenze. Tieni presente che il blocco di alcuni tipi di cookie potrebbe influire sulla tua esperienza nel nostro sito Web e sui servizi ad esso connessi.

Cookie essenziali del sito Web

Questi cookie sono strettamente necessari per fornirti i servizi disponibili nel nostro sito Web e per utilizzare alcune delle sue funzionalità.

Poiché questi cookie sono strettamente necessari per fornire il sito Web, non è possibile rifiutarli senza influire sul funzionamento del nostro sito. È possibile bloccarli o eliminarli modificando le impostazioni del browser e imporre il blocco di tutti i cookie su questo Sito Web.

Cookie di Google Analytics

Questi cookie raccolgono informazioni che vengono utilizzate in forma aggregata per aiutarci a capire come viene utilizzato il Sito Web o l’eventuale efficacia delle nostre campagne di marketing o per aiutarci a personalizzare il Sito e la tua applicazione al fine di migliorare la tua esperienza.

Se non vuoi che monitoriamo la tua visita sul nostro sito puoi disabilitare il monitoraggio nel browser qui:

Altri servizi esterni

Usiamo anche diversi servizi esterni come Google Webfonts, Google Maps e fornitori di video esterni. Poiché questi fornitori possono raccogliere dati personali come il tuo indirizzo IP, ti consentiamo di bloccarli qui. Tuttavia sii consapevole del fatto che questo potrebbe ridurre pesantemente la funzionalità e l'aspetto del nostro Sito. Le modifiche avranno effetto una volta ricaricata la pagina.

Impostazioni di Google Webfont:

Impostazioni di Google Map:

Video Vimeo e Youtube incorporati:

Privacy Policy

Per ulteriori informazioni e dettagli sulle impostazioni e in merito alla privacy leggi la nostra informativa estesa.

Privacy e Policy del sito di Andrea Temporelli

Accettare le impostazioniNascondi solo la notifica