Controvento (dettaglio), di Lorenzo Perrone

Elogio del piccolo editore

C’è bisogno come il pane di piccoli editori che pensino in grande. Un editore che si presenti potente della sua povertà artigianale, che non pubblichi collane ma collezioni, timbrate con la grafia viva degli autori. Editori convinti che la storia si possa cambiare anche con cinquecento copie.

Le piccole case editrici non sono ambite dai politici, dagli industriali, dalla gente di potere. Sono tenute in piedi da uomini insonni che non sopportano le voci dei manoscritti chiusi nei cassetti, e che poi leggono come il lettore di classici di domani, non come il fruitore di best-seller.

I piccoli editori non chiedono agli autori di seguire le mode, pretendono la loro voce, la verità fisica della loro grafia. (Che falso, desolante privilegio quello di certi autori, i cui libri sono accettati a scatola chiusa!).

I piccoli editori sono anonimi, invisibili, ma hanno un volto vero, per questo sono liberi, forti di una forza disarmante.

I piccoli editori creano un pubblico minimo ma resistente, intorno a uno scrittore. Uno scrittore si sentirà dunque a casa, presso un editore piccolo.

Un piccolo editore, che pensa in grande.

(L’opera scelta come copertina è di Lorenzo Perrone.
Cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa)

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