Fine della scuola

Così oggi si chiude un altro anno scolastico, con il consueto clima di festa, qualche lacrima, i propositi e le scaramanzie per gli esami: tutti rituali che ben conosciamo.

Nella testa di un prof questo passaggio può infatti incrostarsi di retorica, ma per i ragazzi è ogni volta la prima volta. In generale, a ben vedere, questo non è un problema che riguarda l’ultimo giorno di lezione, ma tutti gli altri: se il docente non riesce a ricongiungere sempre in sé il distacco che deriva dall’esperienza con l’entusiasmo dell’empatia, si sta incamminando verso la degenerazione.

Quest’anno più di tutte le altre volte ho avuto la percezione netta dell’importanza che hanno le classi uscenti dell’ultimo anno per determinare la qualità di una scuola. Ogni fascia di età è fondamentale, ma spesso, chissà perché, si è più pronti a investire sulle nuove leve, mentre cammin facendo i giudizi assodati, le difficoltà persistenti, una sacrosanta responsabilizzazione che rende meno diretto il confronto, e chissà quanti altri fattori ancora intervengono a fossilizzare un po’ il rapporto con i più grandi.

Ma sono loro, in effetti, che danno l’esempio agli altri. Conquistarli in pieno nello spirito della scuola significa orientare davvero l’intero istituto.

E la chiave per riuscirci è la corresponsabilizzazione. Se scommettiamo su di loro e li trattiamo da grandi, potremmo rimanere stupiti dalla loro risposta sul campo.

 

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