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Competenze digitali

Ma non chiamatela scuola digitale

30 Settembre 2017/0 Commenti/in ARTICOLI E SAGGI, DIDATTICA/da Andrea Temporelli

Ginnastica oculare per la lettura veloce o comunque per l’aumento della capacità di concentrazione; pratiche di rilassamento; insegnamento di mnemotecniche; metodi specifici per prendere appunti; uso in classe di quaderni e libri secondo precise pratiche di scrittura, sottolineatura, reperimento informazioni ecc.; cura dell’ordine e dei materiali; ambiente di apprendimento specifico con aule per materia (in quella di Lettere, di maggiore utilizzo, comparirà per esempio sulle pareti una linea del tempo in cui visualizzare eventi storici e culturali); costante uso di mappe concettuali e prevalenza, come metodologie didattiche, della combinazione fra “classe rovesciata” e “apprendimento cooperativo”, in modo che il carico di lavoro (compiti, esercizi, ecc.) sia svolto soprattutto in classe, alla presenza del docente, che può controllare i processi di passaggio dalle semplici conoscenze alle abilità e competenze; continua ricerca della inter/pluridisciplinarità, con condivisione di materiali con gli alunni (tutorial, slide, mappe, schemi, dispense, ecc.) e, col tempo, creazione di materiali didattici insieme agli studenti: ecco, questo è il mix di base (insieme a tanto altro) per la nuova sezione che abbiamo pensato a  scuola.

Sì, è vero, abbiamo chiesto alle famiglie di non acquistare i libri cartacei e di dotare i figli di un portatile, che però in aula useremo con intelligenza e discrezione (almeno un giorno alla settimana, per esempio, non dovranno nemmeno portarlo a scuola), ma non definite questo progetto “sezione digitale”: molti adulti fraintenderanno subito, pensando alla vecchia buona scuola tradizionale buttata all’aria per le diavolerie moderne, che creeranno studenti sempre più fragili, web-dipendenti, disadattati… E guai a definirla anche “senza zaino”: anche qui penseranno a un metodo che, fuori dalle scuole che lo adottano, apre a mille incognite. Sperimentale? Macché, gli esperimenti si facciano sugli altri, per i miei figli voglio solo rassicurazioni.

Lo scopo, insomma, è di aprire il più possibile il ventaglio delle modalità di apprendimento, per valorizzare ogni stile cognitivo. Molta importanza avrà anche la meta-didattica: alla fine del percorso i ragazzi dovranno anche sapersi valutare da soli, in piena consapevolezza e serenità. Non verranno nemmeno trascurati gli aspetti concreti, materiali, non soltanto grazie a materie come Arte o ai vari laboratori pomeridiani offerti dalla scuola: anche in aula si darà ampio spazio all’educazione agli affetti e alla cura del proprio corpo – perché la ricerca del benessere dovrebbe essere il primo step di qualsiasi metodo di studio. E tanto bisognerebbe spiegare ancora intorno all’apprendimento cooperativo, che qualcuno confonde ancora con il semplice e informale “lavoro di gruppo” in cui qualcuno vive sempre di rendita e, in definitiva, dopo anni di scuola vissuta gradevolmente, non saprà mai studiare e impegnarsi individualmente.

C’è un duplice movimento che la scuola deve compiere, se vuole continuare ad avere senso: da una parte deve aprirsi alla contemporaneità, sia sul versante dei contenuti (la parete più ampia dell’aula sarà interamente occupata da fatti storici e culturali del Novecento, cui verrà dedicato interamente il programma di terza) sia su quello degli strumenti; dall’altra deve sottrarsi alla dittatura del presente e portare avanti pratiche che hanno senso proprio perché si svolgono, magari, solo a scuola. Come, alle medie, la sacrosanta ora di lettura silenziosa e di dettatura di specifici contenuti o, al liceo, l’ora di filosofia e persino l’ora di meditazione…

Ma che fatica spiegare tutto questo ampio quadro in poche parole: il fraintendimento è davvero sempre dietro l’angolo. Le novità, del resto, fanno sempre paura. Eppure, non esiste innovazione che non abbia radici nella tradizione. Anzi, è l’innovazione stessa la garanzia del fatto che la tradizione sia ancora viva, gemmante.

Vedremo, fra tre anni, al termine del primo ciclo di scuola secondaria, i frutti che sapremo raccogliere.

Tags: TEORIE DELLA DIDATTICA
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https://www.andreatemporelli.com/wp-content/uploads/2017/09/Competenze-digitali.jpg 500 800 Andrea Temporelli https://www.andreatemporelli.com/wp-content/uploads/2015/09/andrea-temporelli-logo-header-website.png Andrea Temporelli2017-09-30 11:47:532017-09-30 11:50:24Ma non chiamatela scuola digitale
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