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La beatitudine dei non lettori

18 Gennaio 2018/0 Commenti/in APPUNTI/da Andrea Temporelli

Miei adorati, fidatevi di me: non leggete. Non sprecate tempo. Non cercate di vivere più vite, prendete possesso dell’unica che avete: la vostra.

E vivetela stando nell’unico tempo che esiste: il presente. Carpe diem: ogni occasione lasciata è persa. Mica penserete davvero, del resto, di poter espandere il vostro tempo. Fate surf sui vostri piaceri. Attardarvi nei regni dell’oltremondo con Dante, sugli oceani con Conrad, o specchiarvi con Capote negli occhi di un assassino non vi servirà a nulla. Tanto, qualora vi trovaste malauguratamente davanti a un demonio, con buona pace di Dante vi caghereste addosso senza profferir verbo. E su una nave in tempesta non trovereste un trinchetto terzarolato manco se vi ci impiccassero. E nello sguardo di un assassino non c’è mai nulla da vedere, se non la vostra paura.

Bruciate la grazia di ogni prima volta con la spensieratezza degli animali, senza vederla. Seguite gli istinti, leggeri e ferini, altrimenti arriverete troppo consapevoli, spossati. Men che meno, leggete poesie. “Ahimé, la carne è triste, e ho letto tutti i libri. Fuggire! Laggiù, fuggire!”: siano appresi a memoria solo questi versi di Mallarmé, e basta per sempre. Fidatevi di chi li ha già letti per voi, i poeti, questi poveri illusi che vorrebbero rubare la magia dell’origine e rivivere ogni esperienza, persino la più trita e insulsa, come una nuova prima volta. Che hanno ottenuto, se non esattamente l’opposto? Lo ha sentenziato per tutti Guido Gozzano:

Oh, questa vita sterile, di sogno!
Meglio la vita ruvida concreta
del buon mercante inteso alla moneta,
meglio andare sferzati dal bisogno,
ma vivere di vita! Io mi vergogno,
sì, mi vergogno d’essere un poeta!

Restate dunque anche voi beati nelle vostre faccende come la signorina Felicita e non leggete, men che meno poesia. Che guadagno potreste ottenere dai versi degli ultimi duecento anni? Finireste solo per intossicarvi con il tedio, esasperarvi con la bonaccia del male di vivere, stordirvi con la noia e l’angoscia di chi vede sempre l’ombra delle cose. Ma basta con queste fandonie! Non è un caso se il più grande di tutti i poeti non aveva letto nulla: il sommo Omero era cieco. Vi basti dunque ascoltare e sorbirvi, voi che avete ancora occhi buoni, freschi frullati di immagini. Al massimo, per gli irriducibili intellettuali, sia concesso qualche film e qualche audiolibro. Così i testi saranno letti come si deve, da fini dicitori. Dimenticatevi i balbettamenti timidi, gli indugi permalosi, gli equivoci piccanti, l’arrotamento della lingua per cercare la giusta, gustosa pronuncia: pattinate con slancio sulle parole degli attori. Ma è ancora meglio se vi lascerete andare all’unica, vera esperienza: il gesto. A che pro intendere il punto di vista altrui, per prendere le misure delle cose: non c’è pericolo nel mondo che vi circonda. L’ottimismo è il profumo della vita! Parola di poeta, credetemi – anche se non potete capire.

Siate santi e immacolati, miei spensierati virgulti. Quindi, oltre alla poesia, abbiate particolare cura nell’evitare le pagine della Bibbia: non diventerete affatto più buoni. I grandi santi erano non a caso poveri e ignoranti (vi sfido, per riprova, stando alla vostra esperienza, a farmi il nome di un intellettuale che non sia rancido, rancoroso, egoista e codardo). State dunque attenti al libro sacro: potreste imbattervi nello scandalo e perdere per sempre l’innocenza, magari storditi dalla sequenza di una raccolta di poesie erotiche, frutto forse di mano femminile, e un libro totalmente, irrimediabilmente nichilista – ve lo giuro, è così! Vi bastino perciò i bigini del catechismo, e meglio ancora le frasi fatte rimasticate sull’ambone dai preti più stagionati. Siate buoni come era buona la vostra bisnonna analfabeta: avrebbe dato la vita, per voi. Credete a me, non credete a nulla.

Leggere non vi renderà nemmeno più belli. Non affascinerete mai le donne con i congiuntivi: nessuna si innamorerà del vostro cervello. Rassegnatevi e attrezzatevi per tempo, piuttosto. Sono ben altre le virtù che impressionano.

E se anche, in mezzo a tante pagine stampate, ci fosse veramente qualche utile novella? Quelli che arredano i salottini borghesi dei vostri papà, fossero almeno trattati di ingegneria, manuali di idraulica, prontuari di primo soccorso: macché, si tratta sempre di inutili romanzi! E che mai potranno insegnarvi tante peripezie sul nulla, che cosa dovrebbero rimarcare di interessante, nella vita di un uomo, rispetto a quella di un dinosauro, di uno scimpanzé o di un androide? Sperate forse che trascorrere serate a discutere con Machiavelli, che poi alla fine significherebbe discutere come svitati con voi stessi, vi regali qualche attimo di eternità? E se anche fosse, sappiatelo: la maggior parte degli scrittori sono pericolosi e non insegnano nulla di buono. Persino Leopardi andrebbe bandito dalle scuole: come si può pensare di propinarlo davvero a degli inermi, brufolosi adolescenti? Quanto meno (siate grati ai vostri insegnanti!) nelle antologie scolastiche che hanno scelto per voi non si entrerà troppo nei dettagli riguardo a Pasolini, non troverete nulla di Céline, non dichiareranno che Lolita è un capolavoro, né i vostri docenti vi lasceranno da soli davanti alla traduzione di Catullo (“Passer, deliciae meae puellae, // quicum ludere, quem in sinu tenere…”) o vi reciteranno davvero i versi di Baudelaire: al più, vi offriranno un profumato florilegio di usurate campionature. Ma poi, che pensate, che i vostri maestri abbiano letto davvero questi e altri autori? Ma va là, hanno tutt’al più letto le letture già lette da altri, e siccome pensano, almeno quelle, di averle persino capite, scelgono le antologie che perpetuano la narcosi. A scuola (siate grati anche ai vostri ministri dell’istruzione!) impongono i vaccini – e riducono le opere a vaccini. Così i vostri insegnanti, almeno loro, raggiungono l’obiettivo: produrre non lettori, cervelli candidi che nelle visioni di Rimbaud non vedranno mai un bel niente.

Così, ora che siete vaccinati, riflettete fino in fondo: persino Hitler ha letto – e scritto – troppo. Io, per me, se qualcuno invece di parlarmi di calcio, di auto, del tempo che farà, cercasse di attaccare bottone su Beckett o Musil, lo considererei un uomo potenzialmente molto, molto pericoloso. Mi sentirei di fronte a un individuo disumano, che pretende di legare insieme più vite. Ma perché, questo tizio, non dovrebbe accontentarsi della sua?, mi chiederei. Un uomo tale sarebbe disposto a occuparsi anche della mia, di vita: sono pronto a scommetterci.

Ma, per quel che riguarda la mia vita, salute a parte, mi affido ai politici. Ognuno si attenga al proprio mestiere − sarete ben d’accordo. Gli imprenditori stiano nelle aziende, i comici nei teatri, gli imbecilli repubblicani alla casa bianca. Da che mondo è mondo, le cose van così.

Perciò, miei pargoli, ve lo ribadisco un’ultima volta per il vostro bene: non vale la pena conoscere anzitempo la morte e forse persino i trucchi delle mille rinascite possibili, è tutto troppo faticoso e improbabile. Indossate la corazza dell’ottusità e via, a vivere la vostra vita. E che sia solo vostra, inespressa, senza traccia criptata in qualche scatola nera, che sia vita concupita fino in fondo e non osi progettarsi come un dono (che a nessuno, peraltro, interesserebbe). Non sforzatevi di lanciare la coscienza oltre il corpo: non è ginnastica che fa per voi. Quando chiuderete gli occhi, non vi resterà che l’egoismo, se proprio qualcosa dovrà rimanere. Abituatevi subito, dunque. Non leggete. Non sprecate tempo. Come fate a sopportare ancora tutte quelle fregnacce da uomini dell’altro millennio che vi invitano a leggere per “ampliare il linguaggio”, per “trovare un senso nella storia”, per “cogliere i messaggi impliciti”?

Nella vostra vita, fidatevi, non c’è niente di implicito. Siete come questa pagina: dietro non c’è nulla. E se proprio non siete ancora persuasi, se avete letto persino queste mie parole e non vi siete pentiti, fate la prova e passate al di là: sopravvivete a voi stessi, se ci riuscite.

Oplà. Atemwende. Doppiate la vostra nientità, miei cari, miei adorati, miei dannati figli di questo tempo − mai veramente nati.

Anzi no, vi supplico, tenetevi stretta la grazia di una morte che, quando giungerà, non troverà prove inconfutabili (persino da lei) della vostra esistenza.

 

Tags: PENSIERO, POETICA, TEORIE DELLA DIDATTICA
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https://www.andreatemporelli.com/wp-content/uploads/2018/01/scemo-chi-legge.jpg 559 800 Andrea Temporelli https://www.andreatemporelli.com/wp-content/uploads/2015/09/andrea-temporelli-logo-header-website.png Andrea Temporelli2018-01-18 07:00:152018-01-19 08:22:10La beatitudine dei non lettori
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