Un'altra storia

È un’altra storia, adesso

Questo che segue è il brano che ho letto ieri nell’evento teatrale per Simone Cattaneo. Si tratta di un brano cruciale alla fine del mio romanzo, quando la storia (e il romanzo stesso) si rompe e inizia, appunto, qualcosa d’altro. Chi era presente, e ancor più chi era con me in faccia al lago buio, dopo cena, saprà captare ancor meglio tra le righe, spero, ciò che è accaduto, ciò che accade ancora adesso: l’evento in cui siamo immersi.

Del canto di Davide, nella pienezza della vita

“Faccio un salto per cambiare la storia. Così. Proprio adesso.

È quasi estate, ma la pienezza della vita non sta nel suo culmine. Piuttosto, appena prima. Questo è il momento perfetto, perciò.

L’aria tra poco sarà pesante, farà caldo. Ma non c’è niente da pensare, si tratta solo di vivere, finalmente, l’unica cosa che abbiamo: l’attimo presente. Si tratta di un gesto.

Oplà.

All’inizio c’è la spinta verso l’alto. Non si sente ancora il peso che proclama le ferree leggi dell’universo. Lo slancio vince e sono già completamente fuori, nell’aperto, esposto. Letteralmente in estasi. Un’estasi senza pace, però. Eccolo subito, infatti, il peso. Tutto il peso. Un peso enorme. Il cervello diventa una pietra sbalzata alle stelle dalla potenza di un geyser di sangue. La consapevolezza di tutto coincide con la cecità. I polmoni vorrebbero riempirsi, ma è pazzesco dirlo: manca l’aria. Manca l’aria? C’è solo aria intorno.

Questo è l’attimo dopo la pienezza dell’essere. La caduta è iniziata. Il presente esplode. Il processo è del tutto irreversibile.

Così la trasmutazione è iniziata. Le guance tendono verso l’alto. Gli occhi si spalancano per abbracciare il mondo, l’universo, tutti gli aldilà possibili. Anzi no. Le palpebre si serrano come morse d’una tagliola. Non c’è niente da vedere, si può solo sentire. Che cosa? L’unica cosa che si può sentire sempre: la vita che se ne va.

Così entro nel buio luminoso della sapienza. Le braccia sono larghe. No, non a forma di croce. L’unica croce sacra al mondo, adesso, è quella legata attorno al mio collo. Non c’è equilibrio, non c’è figura sensata. Sono una pallina da bigliardo lanciata da dio che spariglia i codici del cosmo. La testa si sporge in avanti. Mi vedete? Sto volando.

Guardatemi adesso o non mi avrete visto mai. Guardatemi nell’istante in cui il mio essere brucia, è ancora e non è già più. Guardatemi con le vostre parole stupefatte: potrei persino sembrarvi felice.

E, se ci riuscite, lasciatemi qui per sempre, in questo presente esploso insieme al mio cuore. Dopo, infatti, c’è solo la vostra storia da raccontare. Nemmeno la mia morte mi appartiene.

Prenderò la vostra voce per ripetervelo un’ultima volta, allora: la perfezione è prima del compimento di tutto.

Lo schianto è solo vostro.

Che cosa guardate, allora? Non mi vedete già più?

È un’altra storia, adesso.

È quasi estate. Farà caldo. L’aria tra poco sarà pesante.

Il cielo è un enorme defibrillatore”.

 

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