La celeberrima statua di Ronaldo, l'Antagonista della saga Real Madrid - Juventus

La sfida Real – Juventus come letteratura

Onore al campione. Nella partita di andata, persa fragorosamente in casa dalla Juventus per 0 a 3, tutti gli juventini allo stadio si sono alzati ad applaudire Ronaldo, in occasione della magnifica rovesciata che per la seconda volta metteva la palla in rete. Così, in letteratura, non ci si dovrebbe sorprendere se uno scrittore rende merito a un “rivale”. Ma non accade quasi mai.

L’eroe antipatico. Eppure Ronaldo si può ammirare, ma non si può amare. È un fenomeno, si applica in modo maniacale, ma è anche una primadonna insopportabile. Impone la tirannia e l’idolatria. Si nutre dell’odio che suscita, pretende di piegarlo in venerazione. Così nella vita i vincenti risultano spesso antipatici e, in letteratura, hanno il loro fascino anche gli antagonisti. Ronaldo è l’antagonista – a prescindere.

Il racconto esagerato. La Juve non meritava il 3 a 0 all’andata. Ma si sono dedicati titoli esorbitanti a Ronaldo & C. Gente di un altro pianeta, si è detto. Il primo gol, dopo pochi minuti, una prodezza innaturale, con quel tocco di esterno all’angolino. La rovesciata, un capolavoro. Ma la verità è che il primo gol è un grande anticipo – e poi la palla va dove vuole la sorte. Il secondo un gesto tecnico perfetto – ma che riusciva anche a me, qualche annetto fa. Senza particolari allenamenti. Poi, certo, la differenza sta nel riuscire a compierlo in un quarto di finale di Champions, non in un campetto di provincia. In ogni caso, però, occorre diffidare sempre, in letteratura, dei racconti che esagerano, se non mostrano coscienza dell’esagerazione.

Lo spirito dei tempi. A scuola gli studenti cercavano di provocare garbatamente “il prof”, prima della partita di ritorno, con varie stoccatine goliardiche (che un prof, appunto, deve dimostrare di incassare bene, anche quando non sono né piccole né garbate). Io sorridendo preannunciavo (ho molti testimoni) che sul 2 a 0 avrebbero dato un rigorino al Real. Mi ricambiavano con uno sguardo stupito, che stava a dire: “Ma questo crede davvero che la Juve possa mettere in difficoltà il Real al Bernabeu?”. Non sono ovviamente un veggente, anche se leggo Rimbaud. E certe cose si dicono per scaramanzia, ok. Ma esiste anche lo spirito dei tempi. Eccome se esiste. Ha radici nell’esperienza e nella capacità di lettura.

Il complottismo. E poi, il colpo di scena conclusivo che tutti conosciamo. Finale atroce dopo una partita epica, stando ai titoli. Ovviamente, il personaggio chiave è quello che non ti aspetti, l’uomo nero. Rigore, a trenta secondi dalla fine. Non scandaloso, no, ma discutibile, e completamente imprevedibile, stando alla “logica” del campo. Del resto i generi vanno rispettati, il lieto fine di questi tempi, almeno in Italia, vale solo per i romanzetti di seconda categoria. Così le teorie del complotto, sempre di moda, sono prontamente servite, e l’eco della storia potrà stendersi minacciosa fuori dal recinto di gioco – scusate, oltre la copertina del libro – e prolungarsi nei commenti dei salotti radical chic.

I dettagli. Ma a rovinare la storia non è la scena finale in sé. Il rigore, ci poteva stare. Il Real, nel complesso, meritava di più. A stonare è l’incongruenza del dettaglio. Non si può chiudere il primo capitolo del racconto con una logica (rigore netto a pochi secondi dalla fine su Cuadrado) e chiudere il secondo sovvertendo la stessa logica (o, per proporre un altro esempio di dettagli, espellere con giustizia fiscale Dybala, mentre dall’altra parte l’antipaticissimo, gran simulatore Ramos – degno oppositore – se la ride). Non puoi determinare il vincitore tra Ettore e Achille con un ordine di Priamo, dall’alto delle mura. Non puoi infilare un drago nella trama di un giallo. Si perde credibilità. Ecco perché questi quarti di finali suonano falsificati, ecco perché Buffon ha sbottato. Ha esagerato nei termini, ma in fondo ha cercato di dire che l’arbitro era inadeguato perché era estraneo alla storia. E, in questo senso, ha perfettamente ragione. Buffon è un ottimo critico letterario, anche se la sua ultima pagina è stata un’inusitata, feroce stroncatura.

La tattica. Il Real era ancora più forte, se non altro per condizione atletica e per mancanza, tra le «zebre venute di Piemonte», di un Protagonista capace di reggere il confronto con l’Antagonista (poteva esserlo Dybala, ma si veda l’appunto precedente). Eppure la Juve stava per compiere l’impresa impossibile. Grazie a che cosa? Grazie alla tattica. Così, in letteratura, una buona storia dovrebbe poter vincere, anche se parte dalle retrovie, se non campeggia nelle vetrine, se non ha uno sponsor – chiedo scusa, un editore – che ha già in tasca i voti per farti guadagnare lo Strega, a prescindere.

Il finale aperto. Ma l’aspetto più interessante, in definitiva, è che la sfida tra Juventus e Real non è stato un racconto buono per la stagione. Si tratta di una saga ormai classica e dunque intramontabile, per cui il finale di oggi non ha ancora chiuso i conti per sempre. Dopo la delusione si può pensare come correggere la storia, malgrado le imprecisioni attuali nella trama. La finale di Champions del 2019 sarà a Madrid. No, non al Bernabeu, ma si può cominciare a immaginare un nuovo finale – scusate, una nuova finale – che colga già un po’ meglio lo spirito del tempo…

 

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