Bordocampo

Misuro la povertà del Paese

Misuro la povertà del Paese, in questo mese di Mondiali senza Italia, dai campetti di provincia dove i miei figli chiudono la stagione sportiva.

La scena è spesso deprimente, con genitori incarogniti che insultano l’arbitro e allenatori che puntano a vincere il torneo della salamella anziché preoccuparsi di insegnare calcio. I più educati sono gli immigrati: silenziosi, in disparte, sempre pronti a essere guardati con sospetto.

La frustrazione degli adulti si riversa matematicamente sui figli, che hanno l’alibi pronto (“Tutta colpa dell’arbitro…”) e imparano a simulare, a esagerare. Del resto, in tv Neymar dà spettacolo.

La lezione che offro, da parte mia, è semplice.

Anzitutto, l’esempio. Cerco di sostenere, di capire, di spiegare tecnicamente – ma è tempo perso, mi viene spesso fatto notare. Sono un insegnante, mi ripeto tra me: il tempo perso è la mia specializzazione.

Evito i toni alti, i battibecchi inutili. Misuro la portata intellettiva dell’interlocutore e, se davvero mi sembra che non ci siano margini per farsi comprendere, annuisco, lo lascio sfogare.

In particolare, però, spiego ai miei figli la regola aurea: occorre concentrarsi solo su ciò che è sotto il proprio controllo. L’arbitro ha sbagliato? La sorte ha inciso? Il compagno non ha giocato come poteva? Tutto questo non conta.

Conta solo la tua consapevolezza. Sei qui, in questa periferia del Paese, fra gente per lo più invasata e frustrata, e qualche persona che cerca di fare quel che può, annaspando. In mezzo alla scena, tu. Quale sarà il tuo gesto? Quale cura ci metterai? Quale luce?

 

2 commenti
  1. Matteo dice:

    Mi vengono in mente quei tuoi versi (vado a memoria) in cui c’era l’immagine bellissima del fuoriclasse che fa girare lo stadio intorno alla palla.

    Rispondi

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