Taglia e incolla

La loggia dei manager editoriali

Che considerazione avreste per un falegname che vi costruisce un tavolo inclinato o una sedia che non sta in piedi? Ebbene, sappiatelo, molti dei libri di poesia pubblicati in Italia, anche dalle maggiori case editrici, è scritta da persone che non saprebbero infilare tre endecasillabi decenti di fila. Figuriamoci scrivere un sonetto senza zeppe. E molti romanzieri di fama, senza i loro amati editor, rischierebbero tanti bei segnacci rossi, sui loro temini.

Capiamoci. Non è il caso di fare gli snob o indignarsi per un refuso o una distrazione, specie se sono frutto di condizioni di lavoro talvolta inadeguate. Io guardo con benevolenza i miei stessi, umanissimi errori.

Però la dedizione e la cura con cui occorre dedicarsi all’opera deve essere totale. Per questo ascolterei volentieri qualsiasi consiglio, ma non accetterei mai un ritocchino, un’aggiustatina, una sistemata di capelli. Piuttosto, vorrei lettori fratelli pronti ad azzannarmi, con cui discutere di poetica, con cui lottare verbo su verbo, sostantivo per sostantivo. Amici così sinceri da mordere le mie scritture con famelica sincerità – liberi dalla fine di restare diversi, per quanto prossimi.

E invece, di questi tempi, in questo desolato paese, ci si arrangia con il fai da te. Come se l’arte fosse un hobby, appunto.

I libri che contano, invece, ovvero quelli che occupano le vetrine delle librerie, sono frutto di una complessa catena di montaggio, sulla quale si discute ormai fin troppo. E l’autore, che pure mette il proprio nome in cima alla copertina, è spesso solo una marca. Talvolta, una marchetta.

Così Paul Celan, in una nota del 1962:

Un’epoca in cui i libri non vengono più scritti, ma fatti o fabbricati: poiein… dove il poietes è il redattore – uno stadio preliminare del produttore. Da ciò anche questa nuova “loggia” dei manager editoriali, in netta collaborazione con quegli altri impotenti letterati secondari – i titolari di cattedre vuote. Vacanza del poetare. Dove ancora si afferma, viene scalzato.

(Paul Celan, Microliti, Zandonai, 2010, p. 121)

 

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