Uomo di spalle, fotografia di Davide Nesti

L’ultimo omaggio ai viventi

Non posso saperlo davvero, ma ho la sensazione di aver appena scritto l’ultima pagina critica dedicata a uno scrittore vivente. Una postfazione per un libro, addirittura. Non basta: la lettura dell’opera di un amico.

Non riesco a immaginare nulla di più osceno e temerario.

Questo esercizio estremo di sincerità, insieme ad altri avvenimenti che mi sconquassano interiormente con serafica naturalezza, mi obbligano a prendere definitivamente coscienza di ciò che da tempo avverto.

Considerato anche quanto appena sussurrato qui, tiriamo dunque le somme.

Il dialogo, ora più che mai, è solo con i morti.

Con poche, pochissime eccezioni.

La vita preme. Nessuno attende un gesto davvero creativo, né capirebbe l’opera, nel caso in cui.

La solitudine è totale. Tutto è perfetto, quindi.

Ecco, adesso sono centrato, contemporaneo a me stesso.

Ora posso – finalmente – cominciare.

(In copertina: Uomo di spalle, fotografia di Davide Nesti)

2 commenti
  1. Avatar
    massimiliano dice:

    Allora perché non un quaderno e basta? O meglio – riformulo – un quaderno puoi anche averlo, ma perché il sito, per chi? Perché infine mettere al corrente gli altri che sei “perfettamente” solo?

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    • Andrea Temporelli
      Andrea Temporelli dice:

      Il mio sito è in effetti sempre più uno Zibaldone – un quaderno, con parti utili al mio mestiere e quindi con qualche pagina “pubblica”. E’ una casa con le porte aperte, la mia. Che è un’immagine per dire che chiunque, mentre cammina all’aperto, attraversa comunque il “suo” mondo. Ogni persona è il varco verso una nuova dimensione.
      Del resto, la scrittura è sempre questo. A chi si rivolgeva Pavese con il suo “Mestiere di vivere”?
      E poi, mancano alcune postille – ovvie. Per esempio, gli autori del presente li incontrerò quando entreranno nella mia casa, oppure quando, all’aperto, mi accorgerò di averli “contemporanei”.
      E’ tutto un po’ contorto, forse, da spiegare. Ma in me è limpido.
      Credo negli incontri di due solitudini che vivono lo stesso tempo. Non ho più la forza di dialogare con chi vive su altre frequenze – magari migliori delle mie. Sono preso dal mio destino, costretto alla mia profezia. Delirio? Uscita dalla storia? Non lo so, ma non ho scelta.
      Sono solo, sono moltitudine, sono perfettamente in relazione con il tutto, consapevole della mia postura.
      Assomiglio a tutto, a tratti persino a me stesso. Non posso più identificarmi.

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