Impegno e intrattenimento

Sulla vexata quaestio, una volta per tutte.

Ogni scrittura è una forma di evasione. Evasione dal carcere dell’unica realtà che vorrebbe propinarci l’Impero, dagli stereotipi del pensiero comune, evasione persino dagli schemi consueti della rivoluzione. Evasione infine dalla propria vita, da tutto ciò che la determina. Evasione dalla biblioteca, salto verso l’ignoto.

Per questo è atto critico supremo. Diventa secondario, allora, se la strategia messa in pratica preveda un attacco frontale all’esistente, oppure l’autore decida di trovare al fondo della propria reclusione il punto in cui scavare. Sarebbe fecondo invece interrogarsi sul territorio di sconfinamento, sul punto in cui il tunnel potrebbe sbucare nel mondo.

L’opera ci costringe a lanciare un fascio di luce nel buio, a spostare un poco più in là il nostro pensiero del reale.

Chiusa la pagina di un libro, ci guardiamo intorno un po’ spaesati, un po’ più ricchi, un po’ più liberi.

(Cliccare sull’immagine di copertina per la visualizzazione completa: Rinascita di Marilisa Giordano )

 

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