Riluttanti al successo

Nell’epoca della riproducibilità di massa e della sovraesposizione sociale anche del privato (tanto che, di fatto, ogni segreto evapora, pornograficamente), l’opera d’arte rischia di perdere un suo tratto distintivo: la resistenza all’usura. L’eventuale capolavoro presto riconosciuto come tale finirebbe, proprio a causa del suo successo, per consumarsi. La sua emblematicità sarebbe corrosa in tempi rapidissimi.

Trasformate un titolo in una frase idiomatica, spalmate l’aforisma prezioso nella pubblicità, inquadrate scolasticamente un libro, invitate un autore in tv: otterrete soltanto una banalizzazione, una omogeinizzazione del suo quid.

Dunque, oggi l’artista dovrebbe prevedere nella sua poetica e nelle sue scelte di vita dei punti di attrito, degli elementi di opacità, una lungimirante mancanza di appigli. In ogni opera, l’artista dovrebbe disseminare delle vie di fuga, per sé e per la sua arte. E, probabilmente, dovrebbe mantenere un nucleo criptico, una scatola nera con chiave di accesso esoterica, anche quando la sua opera si proponesse sotto le sembianze della chiarezza e della semplicità.

L’artista difende lo scandalo della sua arte, magari rinunciando alla fama immediata.

Il segreto dell’opera si schiude lentamente e germina nel futuro.

Amici dal fiato corto che sfruttate il vento e sprintate al mio fianco, attenti: avete scapole spiumate

 

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