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The White Sky XI, di Stefano Bonazzi,Stefano Bonazzi

Il pregiudizio dell’identità

11 Luglio 2019/0 Commenti/in ARTICOLI E SAGGI/da Andrea Temporelli

L’identità è un pregiudizio, ormai lo sappiamo. È una finzione, una costruzione culturale, una maschera di cui abbiamo bisogno per esorcizzare la continua metamorfosi. Cerchiamo analogie per ritagliarci un perimetro abitabile e lasciare sullo sfondo il perenne mutamento. L’identità è un feticcio sferzato dal tempo, come un vessillo al vento, a segnalare una conquista, una posizione. E troppo spesso la storia è stata concepita come il palcoscenico per la rappresentazione (con esiti da tragedia) di questa idea artefatta.

Abitiamo continuamente, senza nemmeno accorgerci, la contraddittorietà delle nostre categorie. Pretendiamo di definire l’essenza dell’uomo, della poesia, della vita e di qualsiasi fenomeno attribuendo loro un nome proprio, un titolo, una definizione, mentre l’unicità di ogni ente ci sfugge. Fra gli infiniti dettagli del reale noi attribuiamo valore ad alcuni, separandoli dagli altri, per poi generalizzare, ovvero assimilarli, e creare così insiemi, a ben vedere, discutibili – e invece spesso assunti acriticamente, come dati fondanti della nostra cultura – della nostra identità culturale.

Non possiamo certamente abitare in modo permanente il flusso perpetuo, ma non ci accontentiamo nemmeno delle somiglianze, che, in quanto tali, manterrebbero il rapporto con ciò che differisce: puntiamo a una coerenza che, in realtà, non esiste. Ci immaginiamo insomma l’identità come una sfera perfetta, come una roccia compatta. Persino le prime prospettive della psicologia intendevano la cura come la ricostruzione di un’identità scissa, ferita, frammentata, disgregata – forse sull’onda di tutto un retaggio culturale e filosofico (da Descartes a Kant) che concepivano l’individuo come depositario di strutture logiche innate, pre-esistenti. Tutta la nostra educazione culturale punta a far emergere ciò che in fondo già esiste, in potenza. E invece si tratterebbe di renderci liberi, per poterci responsabilmente inventare. Il destino è questo: una scelta, che può essere più o meno libera, più o meno determinata dalle nostre appartenenze identitarie.

L’identità per questo comprende lacune, potenzialità inespresse, zone indefinite e informi. E fin dal principio ogni individuo costruisce la propria identità nella relazione, ovvero abbracciando l’altro-da-sé.

La vera identità è una storia d’amore: per tradursi nel tempo, l’individuo ha bisogno di un altro essere per trasmettere la vita e scoprire la vertigine della somiglianza, che è soglia, crinale, contatto e apertura all’altro. E in questa prospettiva, ogni figura non si può ritagliare dallo sfondo, perché figura e sfondo si rispecchiano a vicenda, si comprendono.

Ma questo non è un cieco elogio della contaminazione, della connessione indiscriminata, del caos. La somiglianza è pericolosa, rischia sempre di scivolare su un versante drammatico. Quante volte la tolleranza cela il rifiuto o il rispetto impone surrettiziamente il distacco e il giudizio?

Eppure, meglio vivere questo spazio avventuroso oltre il pregiudizio dell’identità che trincerarsi e amarsi per difendere un habitat virtuale che per l’io è un salotto vizioso, una echo chamber, quando non diventa, per l’altro, una camera a gas.

Io è un altro, gridava Rimbaud.

Alla prima persona (singolare e plurale) crede ormai soltanto la politica.

(Cliccare sull’immagine di copertina per la visualizzazione estesa: The White Sky XI, di Stefano Bonazzi)

 

Tags: PENSIERO
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https://www.andreatemporelli.com/wp-content/uploads/2019/07/Bonazzi-e1562801058188.jpg 999 800 Andrea Temporelli https://www.andreatemporelli.com/wp-content/uploads/2015/09/andrea-temporelli-logo-header-website.png Andrea Temporelli2019-07-11 01:26:372019-07-11 01:27:05Il pregiudizio dell’identità
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