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Confrontarsi con il limite, supplicare un senso

Che cosa chiedere alla poesia, che cosa la poesia chiede a noi

28 Settembre 2019/0 Commenti/in APPUNTI/da Andrea Temporelli

Il solo amo per costringere il poeta a uscire dal suo bozzolo creativo è l’inquisizione costante dei propri confini, di qualunque natura siano (stilistici, lessicali, filosofici, esistenziali…). Peraltro, un critico a che cosa serve, nel lato del suo volto indirizzato allo scrittore medesimo (essendo l’altro rivolto al lettore), se non a imporre il confronto col proprio limite fondativo, perché l’autore non si adagi entro una cifra riconosciuta e, per questo, pericolosamente gratificante?

Ci si può interrogare, per esempio, sull’esistenza di autori che si avvertono completamente differenti eppure che attraggono, ci si può chiedere che cosa nasconde questa ammirazione per ciò che non si è, o si pensa di non (poter) essere: è un buon esercizio.

Così, si arriverà forse a scoprire che ogni poetica ha una sua ragione parziale. E, se si vuole che la poesia non sia più un continuo puntellare frammenti, non sia più il canto terminale e caotico del «perpetuo spettacolo» della fine che proiettiamo sul reale, alla poesia bisogna tornare a chiedere tutto. Altrimenti resterà solo letteratura, e noi tutti bravi mestieranti.

«Chi teme di dire “troppo”, ha già scelto il vuoto: crede furbamente di abitare un angolino non criticabile del mondo, di poterlo giustificare, il suo angolino, con le piccole invenzioni dello stile, o ancor meglio di abbagliare i lettori con le seduzioni dell’originalità, mentre in realtà ha solo sposato la propria inesistenza» (Giancarlo Pontiggia).

Chiedere tutto, alla poesia, ovvero chiedere alla poesia di farsi carico, in un’epoca satura di saperi, della nostra radicale richiesta di senso, ancor prima e ancor più di essere una manifestazione di senso. Non mi interessa una poesia che sappia già, aprioristica, ideologica, didascalica. Non sarebbe nemmeno poesia. Alla poesia si chiede un personale contributo conoscitivo, non l’applicazione di una nozione ricavata altrove. La poesia supplica un senso al reale.

La visione del poeta nasce dalla concentrazione, dal suo mettere a fuoco (e incendiare) un particolare aspetto del mondo. Non solleva dalla realtà, immerge nella storia e nel codice segreto e semplice del divenire. Solo in questa fornace la temperatura delle accensioni linguistiche e metaforiche è credibile.

Solo chiedendo alla poesia la grandezza della visione, si arriverà a scoprire che essa è in grado, talvolta, di trascinarci in un altro luogo, ovvero esattamente qui, nella vita che perennemente mancavamo, che ci passava a lato, mentre eravamo distratti.

Solo chiedendo l’impossibile alla poesia, arriveremo a intendere ciò che essa infine chiede a noi: l’atto d’amore di lasciarla andare, ogni giorno.

 

Tags: POETICA
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https://www.andreatemporelli.com/wp-content/uploads/2019/09/limite-e-supplica.jpg 928 800 Andrea Temporelli https://www.andreatemporelli.com/wp-content/uploads/2015/09/andrea-temporelli-logo-header-website.png Andrea Temporelli2019-09-28 13:22:492019-09-28 13:24:12Che cosa chiedere alla poesia, che cosa la poesia chiede a noi
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