Senza patria

Senza patria

Dall’atomo alla molecola, dalla molecola all’organulo, dall’organulo alla cellula, dalla cellula al tessuto, dal tessuto all’organo, dall’organo all’apparato, dall’apparato all’organismo; e poi dall’organismo alla popolazione, dalla popolazione alla comunità, dalla comunità all’ecosistema, dall’ecosistema alla biosfera: il viaggio della coscienza dal nulla al trascendimento di sé stessa è inscritto anzitutto nella natura.

Ma la teoria si scontra con la pratica, e il fiume evolutivo rallenta in anse improvvise, ha reflussi profondi, si impaluda. Così ora viviamo un’epoca letteraria di spinte contrapposte: prendere il largo oltre la foce, abbandonare tutti gli istituti tradizionali che ancora pretendono di determinare un’identità nazionale (critica accademica e militante, premi letterari, antologie, scuole, tentativi di canonizzazione in qualsiasi forma, poteri editoriali…), oppure resistere ostinatamente arroccati al proprio tornaconto personale immediato.

Non c’è più dialogo, confronto, lotta evolutiva. Ognuno riconosce i suoi – e scrive come tributo alla tribù.

Io sto con tutti gli emigranti. Ci ritroveremo, prima o poi, in qualche spazio ventoso. Oltre noi stessi, senza patria, sotto la luce di opere vive e pulsanti, ciascuno pronto a disegnare la propria costellazione di voci, per tradurla e offrirla ai compagni nel viaggio comune.

 

1 commento
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    Paolo Barto0loni dice:

    Bella l’idea di una patria comune che non è più patria per questo ma mondo che si apre in un abbraccio festoso (per non dire fraterno). Non è forse questo il sunto di un sentirsi accomunati da un incipit: nudi siamo venuti al mondo, il ricco come l’africano, il piemontese come il cretese e così via..Poi la vita trasforma in rivoli sempre più nebulosi quel marasma iniziale, differenziando in distinguo e sottigliezze che hanno ben poco dell’iniziale. Ma per chi si sente Uomo fin dalle radici c’è questo senso di parentela congiunta; il finito che sfiora l’infinito e roba varia. Oggi, purtoppo, questi sentimenti sembrano di un’epoca assai lontana. Eppure fondano il nostro essere sulla sostanza che può essere anche un fatto negartivo, mai comunque disgiunto da quel sentirsi parte integrante. Una volta lo chiamavano: il bene comune. E, allora, porgiamoglielo con grazia, un bicchiere d’acqua al nostro vicino emigrante. Parola che è di tutti, perchè indica la voglia di andare oltre, da qualche parte…

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