La maschera del demonio

Stile e personalità

“L’arte vuol tutto, e chi più è, più metta.”
Alberto Cantoni

 

In una novella intitolata Il demonio dello stile, Alberto Cantoni (1841-1904) ragiona sull’arte del racconto, sotto la maschera del Bar. Ferd. Acerra che offre suggerimenti a una principiante su alcuni temi possibili per le prime prove di quest’ultima. Ma le raccomandazioni del letterato sono soprattutto per lo stile.

Parlare di stile separandolo dal contenuto è tanto utile e necessario in teoria quanto fastidioso e falsificante in pratica, ma tant’è. Per chi volesse parteggiare per la supremazia del primo, varrà il principio elementare esposto in questa novella critica:

Che male c’è che voi mi raccontiate per la centesima volta una vecchia storia d’amore, quando fra voi e gli altri novantanove che v’hanno preceduto ci corra questo: che voi me la contiate meglio?

Infatti «è il tempo, […] è l’ambiente, […] è il tono del quadro che possono fare il quadro novo, più assai del tema». Ma che cos’è lo stile, verso cui rimane sempre diffidente chi cerca la forza dell’ispirazione anzitutto nella materia del racconto? «Lo stile non è altro che la interpretazione scritta del nostro modo particolare di essere e di sentire», ci spiega Cantoni, ricorrendo a questo esempio:

Figuratevi di essere una potente imperatrice romana, e di avere a disposizione i tre massimi scrittori del tempo vostro. Li fate chiamare la vigilia d’un grande spettacolo; e dite loro di porsi nel domani ai tre lati dell’anfiteatro, di guardare bene ogni cosa, e di scrivervi poi ordinatamente quello che han visto, senza sapere nulla un dell’altro, e senza mai digredire dal circo, nemmeno coll’immaginazione. I tre vanno e vedono le medesime cose, ma credete poi che nello scorrere le tre narrazioni voi non ci abbiate a trovare altro divario che quello inerente alla maggiore o minor coltura, alla maggiore o minore padronanza della lingua? Oibò, il più savio starà più ligio agli ordini della sua alta signora e farà sfoggio di esattezza e di perspicuità; il più gentile tenterà soprattutto di strapparvi una lagrima sulle vittime cadute; il più fantastico vedrà contrasti strani e più strani accozzi dove gli altri non videro che mucchi di persone e mucchi di cose: troverete nel primo maggiore assennatezza e maggior copia di veridici dettagli, nel secondo più movimento d’affetti, nell’ultimo più colore, più ornamenti, più brio.

Il più savio, il più gentile e il più fantastico sono le personificazioni delle tre virtù dello scrittore:

se il senno, vale a dire il primo fattore delle buone lettere, potrà così vivere in pace dentro di voi col secondo e col terzo, cioè col sentimento e colla imaginazione, allora tanto di meglio, la vostra non sarà soltanto arte bella, sarà anche utile, se non agli altri, a voi.

Ciò che in questa novella però mi ha interessato non è la separazione tra stile e contenuto: da sempre l’immagine dell’abito e del corpo hanno fissato in modo memorabile questa distinzione. Semmai, è il ricongiungimento (idealistico) che si pone tra lo stile e la personalità:

vi prego per carità di non venirmi a raccontare che uno stile buono o cattivo bisogna pure che lo abbiamo tutti, perché Buffon ha detto che lo stile è l’uomo e con questo ha voluto significare che tal quale uno è, tal quale bisogna che scriva.

Oggi nessuno più sosterrebbe una simile tesi. La scrittura è finzione, maschera – non per forza posa inautentica, ma certamente creazione di un luogo e di un punto di vista non naturalistico – semmai vivo di una naturalezza di secondo grado. Eppure, nella complessità dei discorsi che ruotano attorno a questi concetti estetici, senza cadere in sofismi eccessivi, si può trovare una sintesi fra le due tesi opposte. L’invenzione letteraria è l’avventura in cui non soltanto ricreiamo un mondo, ma sperimentiamo altre nostre possibilità, lasciamo emergere e abitiamo continenti impliciti nel nostro essere, per fini tutti personali (evasione da sé, cura, spinta evolutiva…). In tal senso, mi piace pensare che sia recuperabile il principio che enuncia, al termine della sua lettera, l’alter ego di Alberto Cantoni:

Certo, sicuro che per correggere i nostri difetti di stile bisogna principiare dal correggere noi stessi, e che per sapere come uno possa scrivere bisogna prima domandare che esso sia.

Del resto, quando intervengo nella correzione degli scritti dei miei allievi oppure quando suggerisco qualche modifica a testi altrui, percepisco netta una responsabilità che non è solo artigianale. Toccare lo stile di un’altra persona significa offrirgli una chance evolutiva, una nuova visione di sé e del mondo.

Lo stile è il contenuto, dunque, perché non solo nella materia in sé, ma anche e soprattutto nel modo che ci viene presentata tale materia si celano la personalità dell’artista e le sue intenzioni. Un dono ha senso non solo per l’oggetto che viene donato, ma la tempistica e il valore simbolico che assume nella relazione tra chi offre e chi riceve (tanto che il riconoscimento di tale valore rovescia automaticamente i ruoli, e chi offre è gratificato, e chi riceve è magnanimo).

Così è dello stile, con questo di più che il distacco fra l’uno e l’altro uomo può essere piccolo o grande oltreché per il loro modo particolare di essere, anche per la maggiore o minore facoltà di esprimerlo. Uno sente molto e dura fatica a manifestar ciò che sente? È turgido. Un altro sente poco, ma si esprime con limpidezza? È vuoto. Un terzo affetta di sentire ciò che non sente e di essere ciò che non è? È in maschera, è falso. Per passare da questi esempi mezzani fino ai più nitidi e spiccati ingegni da una parte, e dall’altra fino a coloro i quali, inetti anche a fingere, sono, sentono e si esprimono su per giù come la più parte degli uomini, si dovranno certamente percorrere due infinite gradazioni di piccole differenze, ma fra i due estremi! Oh fra i due estremi c’è un abisso come quello che separa il viso di Carlino dal mio. Prima dunque di mettervi a scrivere importa di sapere qual è il gradino della lunghissima scala a pioli che andrete probabilmente ad occupare, importa di sapere, se non scriverete così né ben né male come troppi altri che si trastullano a metà della scala, importa di sapere che siete.

* * *

Per chi fosse interessato, la novella è disponibile nella sottocartella Racconti, poesie, saggi che trovate all’interno della cartella Download:

 

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