Alla ricerca di libri di valore

Di libri-gioielli, da editori per collezionisti folli e squattrinati

Se incontrassi da qualche parte (in treno, sulla metropolitana, sulla panchina di un parco) un individuo con in mano un libro di poesia non suo, a fatica conterrei l’istinto di abbracciarlo. Allo stesso modo ho, come tanti, la presunzione di farmi un’idea abbastanza precisa di una persona, quando ho l’opportunità di osservarne la libreria o anche solo qualche libro su uno scaffale. Non che pretenda che tra i dizionari domestici ci debba essere il Battaglia; io sono uno che adora anche i tascabili, i libri che implorano di essere chiosati, le pagine che invitano a fare le orecchiette, le opere da lettura sadomaso.

Ci sono dunque libri che, sulla scrivania di altri, solleverebbero in me un moto di simpatia, di ammirazione; di più, una vera commozione. Lasciamo stare l’inverosimile possibilità di trovare libri di amici, sconosciuti e meravigliosi (il romanzo Storia della mia circoncisione di Riccardo, le poesie di Peace & Love di Simone, gli indefinibili capolavori di Davide). Darei la vita per lo sconosciuto che possedesse simili tesori. Ma questa è, appunto, una situazione utopica; anzi, direi che c’è persino un’avida soddisfazione nel considerarsi uno dei pochissimi custodi al mondo di tali tesori. Ne sono legato come Paperon de’ Paperoni alla sua “numero uno”: che i tredici lettori di queste righe non si mettano nemmeno alla ricerca di informazioni su internet, perciò. Meglio così. Del resto, recuperarli sarebbe in certi casi una vera impresa.

E se fra i dorsi di alcuni romanzi trovassi I sonnambuli di Hermann Broch? Se invece di parlami dell’ultimo libro della Ferrante qualcuno mi confidasse che sta leggendo Hilarotragoedia di Manganelli? Sarebbe ancora, questa, un’ipotesi inverosimile? Potrei piangere dall’emozione nel riconoscere, in casa di chicchessia, qualche libricino delle edizioni Via del Vento; la mia mano sorvolerebbe metri di Meridiani, irresistibilmente attratta dalla sigla Cargo o Filema o Gea Schirò o CartaCanta o… Insomma, mi avete capito. E avrete a questo punto già intuito dove voglio andare a parare. Troppo facile lasciarsi incantare dalle copertine Adelphi: quale buon lettore non ne è stato ipnotizzato, a suo tempo? Ora, però, il lettore davvero esperto, quello capace di infischiarsene delle classifiche, quello con le pupille avvezze a seguire le minime tracce per scovare la vena d’oro, sa già, senza bisogno di questa mia divagazione, che a pescare un titolo dalle edizioni :duepunti non potrà che andare sul sicuro. E come non lasciarsi catturare, giunti fin qui, dal puro feticismo? Questo piccolo editore ha varato diverse collane che sono veri e propri scrigni. Una di queste, per esempio, si intitola «ZOO|||SCRITTURE ANIMALI» ed è stata curata da Giorgio Vasta e Dario Voltolini. Io sono riuscito, a suo tempo, a farmi mandare, grazie all’autore, La ricerca del legname, di Marino Magliani. Volete sapere qualcosa in più del racconto in sé? Che posso dirvi, è bello. «Il mito di Pepe El Tira, il topo investigatore nato dalla penna di Roberto Bolaño (Il poliziotto dei topi) rivive in questa avvincente storia che, con brillanti riferimenti a Blade Runner, Magliani tinge di giallo», recita il comunicato stampa.

I tredici lettori di queste righe non ci penseranno nemmeno a ordinare il libro. Meglio così, ripeto. Alla mia età, uno dei pochi piaceri che mi resta nella vita è desiderare, inseguire, scovare magari (come in certi sogni inconfessati) sulle bancherelle a prezzi da piangere dal ridere i miei “numeri uno”. Mi sto allenando a rimanere freddo e impassibile, nel caso dovessi contrattare — al ribasso, forzando la mia natura depravata che in questo caso giudicherebbe sensata solo un’asta al rialzo. Nel caso improbabile ne scovassi qualcuno in casa di conoscenti, me lo infilerei in tasca, distraendo il proprietario con un elogio della sua collezione di Struzzi.

D’altra parte, i libri di questi editori a essere belli sia nel contenuto che nella grafica sono anche piccoli nel formato, come si conviene agli oggetti preziosi. Qualche giorno fa mi sono portato il libro di Magliani nella tasca dei jeans in una passeggiata lungo il lago Maggiore: era una simulazione. Peccato, mi sono detto mentre gustavo un gelato insieme ai miei bambini, che non frequenti gli scrittori: sgraffignare qualche titolo inviato loro in omaggio non sarebbe stato difficile.

 

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