Per-donare, ridare vita

Il perdono e il ricatto

L’esercizio del perdono è fondamentale per l’uomo in generale e strategico per ogni educatore. Per-donare significa donare nuovamente la vita.

Spesso però si cade in un terribile equivoco e si rimane imprigionati in una sorta di ricatto morale: si pretende il perdono. Ma il perdono per sua natura si può chiedere, ma non pretendere. Continua a leggere

Social learning

Per un apprendimento efficace

Ci sono, lo sappiamo, diversi stili di apprendimento e varie forme di intelligenza, ma in generale possiamo annotare, in ambito scolastico, alcuni tratti generali che rendono maggiormente proficuo l’apprendimento.

Un apprendimento dovrebbe essere il più possibile: Continua a leggere

Ore di scuola

Ore di scuola

All’inizio di ogni anno scolastico, occorre fare i conti con il piano orario delle lezioni.

Qui si scontrano un paio di teorie opposte: da una parte chi sostiene che sia opportuno “spalmare” il più possibile le ore di una materia lungo la settimana, in modo da dare continuità allo studio; dall’altra l’ipotesi di procedere regolarmente, quando possibile, accorpando le ore di una disciplina secondo moduli di due ore.

Quando una materia ha almeno tre ore, quindi va dislocata comunque su due giorni, è ovvio che sia bene che questi giorni non siano consecutivi, ma mi sembra che, in generale, l’ipotesi delle due ore per materia sia molto più sensata e vantaggiosa. Continua a leggere

Coro di Ermengarda

Il coro di Ermengarda

Anno Domini 2017.

Liceo (“scuola per la contemporaneità”, secondo uno slogan).

Esame di Maturità.

Fuori è una bellissima giornata, addirittura troppo calda.

Il professore (uno dei membri interni) si sporge sul tavolo verso il candidato, punta i gomiti, si sistema gli occhiali, poi intreccia pensieroso le mani sotto il mento, mentre alza gli occhi sullo studente e gli chiede, perentorio: «Parlami del Coro di Ermengarda». Continua a leggere

Amorevolezza

Amorevolezza

Se la didattica salesiana si imposta a partire dai termini della ragione e si apre alla dimensione religiosa dell’uomo, non può che sposare l’amorevolezza come linguaggio. Continua a leggere

Uomo in preghiera, di Nacha Piattini

Religione

La dimensione religiosa di ogni individuo abbraccia una sfera pubblica e una sfera privata, una parte visibile e una parte in ombra. E, come ogni aspetto o atteggiamento percepibile all’esterno affonda le radici in una zona profonda, così anche un discorso sulla fede di una persona alla fine sollecita radici intime. Per questo non è sempre agevole chiedere conto a qualcuno di questa sua realtà. Continua a leggere

Dove appoggia la scala della ragione?

Pilastri educativi: Ragione

Ragione, religione e amorevolezza: sono questi i tre pilastri del sistema educativo salesiano.

Ho sempre apprezzato che, in un prete nato nell’anno della Restaurazione, in una delle regioni più anticlericali d’Italia, la religione fosse accompagnata da due poderosi guardiani, uno a destra e uno a sinistra. Senza ragione e senza amorevolezza, qualsiasi dottrina diventa pericolosa. Continua a leggere

Uomo con gorgiera

La restaurazione impossibile

Immaginate di camminare per Milano e di imbattervi all’improvviso in uomo vestito in maniera sei-settecentesca, che ne so, con ventaglio parrucca gorgiera e quant’altro. Dopo aver rapidamente verificato che non si tratta di un’allucinazione né di un fantasma, ipotizzerete immediatamente l’organizzazione di una festa, di un ritrovo a tema, di uno spettacolo da strada, di un servizio pubblicitario o di qualche altra carnevalata. Non potreste certamente prendere sul serio quell’individuo, qualunque cosa abbia eventualmente da dirvi.

Eppure, ogni tanto mi capita di ricevere delle poesie scritte seriamente in una lingua improponibile: classicistica, certamente non classica, dove si estolle, si percepisce uno spiro in mezzo a qualche dama, o meglio ancora virginee dormienti che appena sveglie volgonsi per farsi mirare dal veron: deh, non le portereste anche voi un fior? Continua a leggere

Fuoco

Voglio il fuoco

Ogni volta che mi trovo di fronte a delle poesie brevi resto perplesso, prima ancora di leggere. E dire che negli ultimi anni ho verificato sulla mia pelle come interi romanzi, spesso anche acclamati, a mio giudizio non valgono un solo verso. Questo, naturalmente, ha a che fare con il mio specifico punto di vista o, se si vuole, con la mia poetica. (Dipendesse da me, direi semplicemente dal mio essere).

Quali convinzioni, o pregiudizi, si attivano quando la pagina bianca domina sulle parole? Continua a leggere

I poeti sono come passeri disperati, che lasciano dappertutto i loro escrementi (Carnevali)

Dio e le parolette del poeta

Credevo che per i poeti fosse giunto il tempo della pestilenza che avrebbe portato tutto a compimento; fine dei canti, delle odi, delle poesie e di tutte quelle putride cuccette. I poeti sono come passeri disperati, che lasciano dappertutto i loro escrementi. Ero disgustato dai cuori teneri che i poeti portavano in giro esposti nelle loro mani, come trofei sanguinanti della loro lotta con la vita; che portavano in giro sulle autostrade e per le scorciatoie della vita con le loro bocche sanguinanti gridando: «Aiuto, aiuto!» nonostante sapessero benissimo che nessuno mai li avrebbe ascoltati. (Chi diavolo ascolta i poeti a parte altri poeti?). Da una parte c’è il grande mondo e dall’altra il piccolo poeta con le sue parole infinitesimali; il re della forma, il ballerino infaticabile. L’artista non vede che il suo dominio è il vuoto, il suo impero è il mutismo, il suo regno è il disordine, la sua danza è scompiglio. Oh, gli artisti, questi fotografi dell’amore, questi cineasti a caccia di avventure! Troppe parole sono già state dette, troppe frasi scritte, troppe canzoni cantate rumorosamente, e troppi balletti sono stati danzati. L’artista parla di Dio come se fosse un parente, lo tratta come un cugino, ora per insultarlo, ora per lodarlo. Ha così bisogno di Dio l’artista, ha così tremendamente bisogno di avere un Dio che ascolti le sue parolette.

(Emanuel Carnevali, Il bianco inizio e altre prose memoriali, Pistoia, Via del Vento 2010, p. 16)