Due pere

Tette, gambe e libri

Qualche giorno fa, su Facebook, mi sono concesso un primo divertissement, con riferimento a un buon numero di post di scrittrici in cui si faceva sfoggio del proprio corpo… testuale. Alcuni commenti piccati di donne che si sono sentite offese per il mio approccio maschilista, mi ha suggerito un rilancio. A me continuano a sembrare (come alla maggior parte di coloro che hanno commentato, per fortuna, anche e soprattutto donne) due divagazioni innocenti. Le rilancio qui, sperando di non offendere nessuna, anzi. Continua a leggere

Poeti al Caffè Giubbe Rosse di Firenze

VOCI PREZIOSE E SOMMERSE

Spesso si elabora un giudizio pigramente negativo rispetto alla letteratura contemporanea, sull’onda di polemiche, battute, considerazione dei libri che seguono il mainstream, premi letterari, kermesse per il grande pubblico. Continua a leggere

Il gatto solitario

PUBBLICAZIONI E AUTOLESIONISMO

Finora, appena pubblicavo un libro, mi defilavo e lo abbandonavo alla sua sorte. È successo con Einaudi, è successo con altri editori minori. In parte mi illudevo che il mio lavoro fosse finito lì e lì dovesse cominciare quello dell’editore, in parte ho scelto di castigare consapevolmente il mio ego, in parte teorizzo esplicitamente l’abbandono dell’opera, e così via. Alla fine non so più se sono stato un ingenuo, un idealista, uno sprovveduto, un codardo o che altro. Pazienza, acqua passata. So che mi sarebbe bastato poco per trovarmi, adesso, in posizioni di vantaggio, a livello editoriale e di considerazione generale – ma il fatto è che io ho sempre ragionato su altri termini: troppo idealista, in questo, sì. Continua a leggere

litigio

Elogio del litigio

Sono un innnocuo attaccabrighe. Ho delle doti naturali ereditate per via paterna: il tono di voce sempre troppo alto (eppure io non lavoro in fabbrica), lo spiccato gusto per la punzecchiatura, la propensione a straparlare e a prevaricare l’interlocutore, persino una comica e impacciata vanità. Sono il timido che urla, insomma. Ho cercato, con gli anni, di affinare queste caratteristiche, dosarle e acuminarle, fin dove possibile. Ma le passioni culturali, anziché piegarmi a una saggia humanitas, si sono tramutate in benzina sul fuoco. Continua a leggere

Bontà o cattiveria

Bontà e cattiveria degli scrittori

Ho la fortuna di conoscere e persino di annoverare fra gli amici alcune persone di una bontà disarmante. Non ricordo di aver sentito uscire dalla loro bocca la benché minima cattiveria su qualcuno. E non si tratta di anime candide e ingenue: sono persone che riconoscono al volo il male nel mondo, solo che non si affrettano ad appioppargli un volto. Se, all’interno di un discorso, qualcuno indica loro un aspetto negativo di altri, non faticano ad ammetterlo, ma sempre accompagnandolo con le giustificazioni più ragionevoli e con supposizioni plausibili a loro parziale discolpa. Perché difficilmente, nella visione di tali persone profondamente buone, qualcuno è malvagio; semmai, si sarà reso responsabile di una malefatta a causa delle circostanze. E anche quando ci si trova d’accordo in simili osservazioni negative, riescono a giudicare con garbo pari alla schiettezza. E via, subito a non dare troppo peso al brutto, cercando nuove cose belle con cui intrattenersi. Continua a leggere

Nobiltà della prosa

Facile come bersi un bicchiere d’acqua.

Ci sono romanzi che scorrono nel gozzo e neanche te ne accorgi. Tolgono appena la sete quando c’è l’arsura, quando c’è bisogno di qualche storia e qualche personaggio che ammazzi la noia. Forse, a pensarci bene, la più parte sono così. Libri da spiaggia, libri per menti spiaggiate. E non è solo un modo di dire: sbircio sempre i titoli durante le passeggiate estive sul bagnasciuga e la genìa si riconosce. Quest’anno, speravo di scovare almeno una copia dell’antologia di Crocetti e Jovanotti. Io non l’ho nemmeno sfogliata, ma so per certo che ci sono versi, lì dentro, che da soli hanno un peso specifico superiore a vagonate di impeccabile, vendibilissima narrativa. Continua a leggere

Caino e Abele, di Tiziano Vecellio, 1544

Fratricidio

STORIA D’ITALIA

Vi siete mai chiesti perché l’Italia non ha avuta, in tutta la sua storia – da Roma ad oggi – una sola vera rivoluzione? La risposta – chiave che apre molte porte – è forse la storia d’Italia in poche righe.
Gli italiani non sono parricidi; sono fratricidi. Romolo e Remo, Ferruccio e Maramaldo, Mussolini e i socialisti, Badoglio e Graziani… «Combatteremo – fece stampare quest’ultimo in un suo manifesto – fratelli contro fratelli». (Favorito, non determinato, dalle circostanze, fu un grido del cuore, il grido di uno che – diventato chiaro a sé stesso – finalmente si sfoghi.) Gli italiani sono l’unico popolo (credo) che abbiano, alla base della loro storia (o della loro leggenda) un fratricidio. Ed è solo col parricidio (uccisione del vecchio) che si inizia una rivoluzione.
Gli italiani vogliono darsi al padre, ed avere da lui, in cambio, il permesso di uccidere gli altri fratelli.

(Umberto Saba, Scorciatoie e raccontini, Mondadori, 1963, II ed., p. 20)

Miele

Il miele che verrà

Ho sempre avuto una piccola biblioteca inquieta, periodicamente in movimento, non solo per i vari lavori in corso, ma per i ripensamenti, le previsioni, forse il semplice gusto di riflettere e progettare spostando i libri. I criteri di organizzazione variavano di volta in volta: per collana, per argomento, per autore, per genere… Ogni tre o sei mesi al massimo centinaia di volumi si riordinavano in nuovi scaffali, secondo i miei capricci. Del resto il libri si richiamano l’un l’altro in vari modi, creano costellazioni di significato di volta in volta sorprendenti. Continua a leggere

Altri libri e autori da salvare

Altri nomi da ripetere contro l’oblio

A proposito di talenti da non perdere e titoli da ripetere come mantra per resistere, quanto possibile, alla dissoluzione della tradizione e all’oblio delle opere: di primo acchito, avevo annotato i nomi che mi erano venuti in mente. Non sono in grado, sul versante della narrativa, di esprimermi con totale cognizione di causa: provengo da letture soprattutto poetiche e saggistiche e della narrativa contemporanea ho una panoramica parziale. E tuttavia, mentre i ragionamenti intorno al tema continuavano ad avvitarsi, sono riemersi altri nomi, che non posso trascurare (e sui quali, in effetti, mi ero talvolta già esposto). Continua a leggere

Successo editoriale vs successo letterario

La dissipazione dei talenti. Perché recensire non ha più senso e occorre fare memoria

Ragionavo l’altro giorno sulle logiche del successo, che spesso premia i meno talentuosi.
Ci sono sempre stati nella storia della letteratura due piani distinti: chiamiamoli successo editoriale e successo letterario. Talvolta, forse raramente, si intersecano. Di solito, il primo rischia di risultare effimero, mentre il secondo cresce nel tempo, perché pone l’opera all’interno di una tradizione: qui essa mette radici, nutre altre opere, si innerva in diverse epoche – con alterne fortune, ovviamente. Continua a leggere