L'officina di uno scrittore

L’officina dello scrittore

È sempre interessante (e forse anche un po’ perverso, ammettiamolo) spiare l’officina di uno scrittore. Io mi sono anche divertito con una piccola inchiesta. Più che carpire gli strumenti e i riti, ci interessa scoprire il metodo che governa l’intuizione, che la promuove e la sostiene affinché si concretizzi. E per metodo si intende ovviamente anche l’apparente assenza di regole con cui un’arte si manifesta. Continua a leggere

La rivista Atelier in esposizione

L’amore che fu

Accolgo ogni nuovo numero di Atelier con sentimenti contrastanti. Il moto spontaneo di interesse si dissolve quasi sempre al primo impatto. Mi basta sfogliarla e adocchiare i titoli per sentire il bisogno di archiviarla. È stata la mia rivista, ora mi appare completamente estranea.

Immagino sia un problema mio e non voglio ricavarne immediatamente un giudizio di valore. È come quando si lascia una ragazza amata perdutamente. Del resto, anche  la rivista ha rimosso il mio nome. Non che debba ovviamente comparire nell’attuale redazione, ma c’è stata, di fatto, una prima serie, anche se questa discontinuità non è stata riconosciuta. E  di quella serie, peraltro, non ero solo uno dei due direttori, ma l’ideatore. Continua a leggere

Senza patria

Senza patria

Dall’atomo alla molecola, dalla molecola all’organulo, dall’organulo alla cellula, dalla cellula al tessuto, dal tessuto all’organo, dall’organo all’apparato, dall’apparato all’organismo; e poi dall’organismo alla popolazione, dalla popolazione alla comunità, dalla comunità all’ecosistema, dall’ecosistema alla biosfera: il viaggio della coscienza dal nulla al trascendimento di sé stessa è inscritto anzitutto nella natura. Continua a leggere

Confrontarsi con il limite, supplicare un senso

Che cosa chiedere alla poesia, che cosa la poesia chiede a noi

Il solo amo per costringere il poeta a uscire dal suo bozzolo creativo è l’inquisizione costante dei propri confini, di qualunque natura siano (stilistici, lessicali, filosofici, esistenziali…). Peraltro, un critico a che cosa serve, nel lato del suo volto indirizzato allo scrittore medesimo (essendo l’altro rivolto al lettore), se non a imporre il confronto col proprio limite fondativo, perché l’autore non si adagi entro una cifra riconosciuta e, per questo, pericolosamente gratificante? Continua a leggere

Dino Campana

Bucare il perpetuo spettacolo

Mi viene in mente, a proposito della necessità di un’orchestrazione grandiosa di tutte le potenzialità testuali, il giudizio (riduttivo, che peraltro sottoscrivo) di Mengaldo su Campana: Continua a leggere

Cartelli stradali: quale direzione?

Altre divinazioni per la poesia di domani, di oggi, di ieri

Sto immaginando un testo composto da innesti plurimi, che si muove su piani intersecati. Un testo sghembo, sempre a rischio per l’equilibrio precario, dato dal combinarsi, al suo interno, di forze differenti. Una poesia che concili gli opposti senza essere contraddittoria: chiara e oscura, libera e chiusa. Continua a leggere

Metamorfosi, fotografia digitale di Wanda D'Onofrio, 30x40 cm

Il poeta non ha identità

E questo che c’entra con la scrittura? Uno: lavorare sullo stile per operare sul Sé.
Qui non ci sono ricette, si brancola nel buio. Già una poetica esiste solo a posteriori, figuriamoci un’ultrapoetica. Azzardiamo appena qualche ipotesi, vagheggiando con il silenzio annodato alla giugulare. Continua a leggere

Libri in fiamme

Ultrapoetica

Dunque, siamo legione. Ma qualcosa accade, vivaddio. E questo è Celan, signori.
La poesia supera le nostre attese. Scardina le nostre proiezioni.
Per questo è giunto il momento della distruzione. È il momento di fare un bel falò di migliaia e migliaia di libri: è il fuoco della nostra epoca, scottiamoci la faccia! E danziamo. Perché si smantelli tutto, sì, ma con attrezzi nuziali, come diceva Char. Continua a leggere

Humanitas, grafite su tavola (2014), 105 x 69 cm, di Massimo Ezio Domenico Costanzo

Fine della tradizione

Ho impegnato anni con l’intento di dragare i fondali invisibili e fangosi della letteratura contemporanea, cercando la faglia che congiungesse la fine con un nuovo cominciamento.

Ho anche steso una mappa, obbligandomi ai panni dello studioso. (Leggere solo per me valeva nulla: a che serve una poltrona sui fondali del presente?)

Ora penso sia istruttivo, per chiunque abbia il desiderio di pubblicare, guardarsi intorno, e constatare di essere uno fra molti, molti altri. Qualche critico ha parlato di “angoscia della quantità”, io mi sono espresso in termini di fine della tradizione stessa. Quando tutti sono bravini, poeti da “sette più” o “sette meno”, non si va da nessuna parte. La cultura reale affonda, mentre in superficie l’editoria o l’accademia salvano qualcuno pescandolo non si sa esattamente secondo quale criterio. Sì, la tradizione è finita, collassata su sé stessa per eccesso di quantità. Continua a leggere

Parlare ai fiori è il colmo dell'amore

Dal diario alla letteratura

Ma tutta questa bella favola ancora non basta: deve diventare storia.

Che cosa spinge un uomo a pubblicare i suoi versi? Altra domanda banale e inquietante. «Si scrive per uccidere», mi sono risposto poi, convinto che la risposta celasse se non una colpa, un atto di responsabilità, un gesto per nulla innocente. Continua a leggere