Per Simone, ancora (qualche parola e qualche foto)

Giovanni Succi, che, come ho raccontato, dedica il podcast di questo mese a Simone Cattaneo, mi ha posto qualche domanda e ne è venuta fuori una breve intervista per inquadrare la figura e la poesia di Simone. Potete leggerla per esteso qui.

Tra le altre questioni, si è detto delle poche immagini di Simone, e mi è venuta voglia di sfogliare qualche vecchia cartella. A lavorarci con calma, chiedendo anche ad altri di raccogliere materiali simili e confrontare le informazioni, ne verrebbe fuori un bel racconto – di Simone ma anche di quello che è stato il gruppo di Atelier.

La prima fotografia che vorrei segnalare è relativa al 17 giugno 2006, quando alla Villa Marazza di Borgomanero festeggiammo il decennale della rivista. Come in una formazione calcistica, ecco il gruppo dei presenti nell’occasione: in piedi, da sinistra: Cesare Viviani, Tiziana Cera Rosco, Massimo Gezzi, Giuliano Ladolfi, Simone Cattaneo, Federico Italiano. Accosciati: Andrea Temporelli, Alessandro Rivali, Giovanni Tuzet, Davide Brullo. Continua a leggere

Bufalino

La prova del nove

Bisognerebbe davvero avere la forza di lasciare nel cassetto la propria opera per nove anni. Di tornare a rileggerla quando si è completamente un’altra persona, trasformati senza infingimenti nel proprio lettore. Sarebbe l’unico modo per essere certi di aver fatto i conti con il narcisismo intossicante e di aver verificato se l’opera ha superato il canto delle sirene, e può continuare a viaggiare.

Continua a leggere

Prosa

La narrativa senza la poesia è cieca

Sono un narratore, e prima ancora un lettore, figlio della poesia. L’intreccio ha potere seduttivo, ma se un romanzo non innesca una trama di rimandi interni, una rete di temi e di visioni, non crea soste o persino trappole, se insomma non lascia intendere che la sua verità eccede la trama e si fa stile, visione, struttura, architettura di senso, per me quel romanzo scade a prodotto di consumo. E ho molti narratori di talento che finiscono in scaffali non destinati a una seconda visita. Continua a leggere

Andrea Temporelli

Oltre l’inizio. Tutto comincia ora

Il periodo, lungo, di transizione, è terminato. Non mi riferisco alla pandemia in atto, ma al percorso che ho cominciato aprendo questo sito.

Con il mio romanzo avevo chiuso una stagione, fissando un punto nella mia storia. Adesso, per varie ragioni, ho la certezza di essere entrato in una nuova stagione creativa.

Così, mi è capitato di rileggermi. Di più, di rovistare nella mia produzione poetica e di cavarne ciò che dovevo mettere nello zaino, e riprendere il cammino. Ciò che mi lascio alle spalle non viene abbandonato, anzi, a suo modo deve compiersi in ciò che verrà.

Tralasciando l’apprendistato più adolescenziale e giovanile, ho tirato le somme di oltre venticinque anni di poesia. Ne esco rassicurato, rafforzato. Ho annotato spontaneamente nel mio diario alcuni appunti, che ripropongo qui sotto. Non sono destinati forse a nessuno, se non a quel lettore smarrito che io stesso sono diventato per le mie poesie. Gioia, esaltazione, sofferenza, incredulità e altre emozioni di mescolano in una pasta che m’ingolfa il petto, che si irradia in tutto il mio essere. C’è più pace, c’è più forza.  Continua a leggere

Exhibition (“L’urlo” di Edvard Munch), di Pez

Autoironia un corno!

Continuo ad avere un rapporto controverso con l’ironia. L’ho sempre sentita come un tratto tipicamente novecentesco, una posa intellettualoide e furbetta. L’ironia novecentesca è una pars destruens fine a sé stessa. Figlia della grande autoconsapevolezza occidentale, resta sterile e sguazza nel pensiero debole (meglio: nel cascame del pensiero debole, dal momento che il concetto stesso di pensiero debole avrebbe, come dire, la sua forza). Insomma, di tutto si può sorridere, ormai; tutto si può sottoporre a critica. Già il peggior sofismo, all’origine del nostro pensiero, avvitava ogni concetto fino a svuotarlo. Figuriamoci oggi, al tempo di internet, della globalizzazione, dell’esplosione vertiginosa di ogni sapere specifico. Continua a leggere

Il coronavirus ha già contagiato anche la letteratura

Gli Italiani in questo periodo soffrono di uno strano patriottismo di riflusso (anzi, più propriamente di reflusso). Prima trattati come appestati dalla comunità internazionale, ora sono presi come modello da seguire da quei Paesi di un’Europa che si accorge per l’ennesima volta di non essere ancora nata (non c’era nemmeno un protocollo preventivo di fronte a una minaccia più che nota a tutti…).  Così gli Italiani adesso mettono in circolo tante rivisitazioni di quelle barzellette in cui comparivano un francese, un inglese e un tedesco, con buon ultimo l’italiano a recitare, appunto, la propria parte da macchietta. Ora abbiamo invece il drammatico privilegio di sentirci in anticipo rispetto agli altri, una volta tanto. Così pure ci dimentichiamo che noi stessi eravamo a nostra volta clamorosamente impreparati e che le misure adottate sono state introdotte forse tardivamente. Primi arrivarono i Cinesi, insomma. Tant’è vero che adesso in Cina temono soprattutto il contagio di ritorno. Continua a leggere

Coronavirus

Scienza e letteratura ai tempi del coronavirus

È bastato un minuscolo, invisibile virus per mettere a nudo la nostra condizione. Non solo l’intero sistema economico mondiale è saltato, ma le nostre stesse abitudini quotidiane sono state fortemente limitate e ripensate.
Mi chiedo se le persone, a seguito delle attuali circostanze, avranno la capacità di revisionare in modo definitivo il pregiudizio di cui da secoli ormai sono, per lo più, vittima: quello di immaginare la scienza come l’unica disciplina che ha accesso alla verità. Continua a leggere

Vincere il male di vivere nel corpo, attraverso la fatica

Oltre il Novecento, di slancio

Con la scrittura posso superare tutta la depressione novecentesca del pensiero, tutta l’inettitudine sveviana, tutta la noia moraviana, tutta la nausea sartriana, ma ho bisogno di sudore.

Nelle stagioni peggiori, vissi a 10 Km all’ora, non diminuite la dose.

 

Munaro, Ruggine e oro

Ruggine e oro, di Marco Munaro

A proposito di libri autentici che sfidano l’oblio, perché vivono ai margini del circuito editoriale autoreferenziale e centrato sulla moneta anziché sul valore: a pescare nei titoli delle edizioni Il Ponte del Sale difficilmente si rimarrà delusi. Continua a leggere

Untore di letteratura

Dei libri autentici che si perdono nel vuoto, costantemente

Ebbene sì, una volta nutrivo l’ambizione di farmi untore. Avrei voluto diffondere letteratura con una stretta di mano, un bacio, una parola sussurrata all’orecchio – ma anche sputando sentenze in piazza o pennellando sulle porte chiuse poche parole velenose, se fosse servito. E l’ho fatto, in effetti, per diversi lustri.

Ho appestato un’intera generazione, e attraverso di essa anche le altre. Li volevo legati per sempre – i miei consanguinei – alla ferocia dello sguardo reciproco, alla fame di sapere, di sapersi. Sognavo che ogni “nostro” libro fosse atteso, accolto, sbranato. Sentivo che le sacrosante differenze potevano annullarsi in un unico fuoco, per riemergere fortificate dalla prova, salde nella fede.

Continua a leggere