Il divenire

Noticine per incantare l’abisso

Pronomi
La terza persona non è un postulato della mente. La lirica si vince dall’interno. Ecco lo straniamento, la migrazione dell’io nel tu (la solitudine di chi parla a sé stesso; vedi il Mestiere di vivere di Pavese), nell’egli (l’oggettivarsi in figura), nel noi (ricerca della complicità e insieme assunzione di responsabilità storica).
C’è il rischio vero di perdersi, non di nascondersi in una poetica di annullamento del soggetto. Mancasse questo rischio, sarebbe tutto finzione sofisticata, non credibile.

Sprezzature 1
Troppa bellezza nuoce. Graffiare il testo, strozzarlo nella giusta misura. Sporcarlo. Prenderne distanza. Perché non sia uno specchio conciliante. Continua a leggere

Scrivere non è mestiere

Parliamoci chiaro, il mestiere dello scrittore è sempre stato camaleontico, multiforme, dimidiato, soggiogato, sacrificato. Sostanzialmente, non è affatto un mestiere, per sua natura. È una necessità, un’aspirazione, un controfiato. Una seconda vita, che vampirizza la prima. Continua a leggere

La voce

La voce dell’opera

Un’opera eccede il suo autore. Per questo, lo scrittore non è il depositario del significato di un testo: è il testo stesso a produrre il suo senso (qui servirebbe addentrarsi nella differenza tra “significato” e “senso”: un’altra volta, forse).

Ciò ha una conseguenza precisa: l’autore non sa tutto dell’opera. Se un lettore “trova un senso” a un testo che magari è estraneo alle intenzioni di chi l’ha composto, non è detto che non sia “giusto”. Non è detto nemmeno, a dire la verità, che vada bene a priori. Chiunque può dire: “per me questa canzone significa questo”; “per me questa poesia, rappresenta, nella mia vita, questo”, ma per arrivare a dire che, “non solo per me”, un testo significa qualcosa, devo pormi il problema della coerenza. Devo cioè dimostrare che la mia interpretazione è giustificata (resa lecita) proprio dal testo, dai suoi elementi costitutivi: e, oltre al testo, dal suo con-testo.

Altra considerazione: tutti scrivono per “essere capiti”. Però può darsi che, per rispettare le regole che l’opera, nel suo farsi, impone, l’autore risulti “difficile”. Cercando l’esattezza del senso, il significato può farsi opaco.

«Ho fiducia nelle canzoni. E mi arrendo anche alla realtà secondo la quale una volta che le tue canzoni sono là fuori, tu sei soltanto un’altra voce nella discussione», disse una volta Bruce Springsteen, anche lui alle prese con il problema dell’interpretazione dei propri testi.

E, tuttavia, alla fine capita di essere fraintesi.

Come intervenire, allora?

Il cantante ha molti vantaggi rispetto allo scrittore. Anzitutto, in generale, una canzone è molto più immediata di una poesia, e poi ha un interprete specifico che coincide, talvolta, con il suo autore. Il cantante incontra fisicamente il suo pubblico, può permettersi, se lo crede, di aggiungere una battuta per presentare un testo. Il suo ruolo sociale, così forte e riconosciuto, gli assegna molta voce in capitolo, spesso su questioni ben più importanti dell’interpretazione corretta delle sue canzoni.

Un poeta, invece, vive attraverso la voce dell’opera. La sua voce fisica, per lo più, resta ignota. Certo, spesso ci sono presentazioni di libri, ma si tratta di situazioni piuttosto ingessate, rituali, autoreferenziali, in cui è difficile incontrare davvero “il pubblico”, il fantomatico lettore anonimo e magari casuale. Alla presentazione dei libri ci vanno, se va bene, i soliti amici, gli altri poeti (qualcuno anche solo per invidia o senso del dovere), pochi curiosi di passaggio.

Ora, dove conducono tutte queste riflessioni?

Proprio al punto da cui ero partito.

 

Tantalo, di Gioacchino Assereto (1600-1649).

Egoista! (Sulla natura dello scrittore)

Sono un egoista. Lo sono per indole personale. Lo sono, forse, semplicemente anche in quanto uomo. Non ho la capacità femminile di accogliere. L’altro mi è sempre straniero e io sono una bestia infida.

Lo sono per la mia storia, per la ferocia con cui l’infanzia si è accanita su di me. Da allora per difendermi mi sono imbozzolato, ho conosciuto il mondo attraverso un movimento di introversione. Ma non ho attenuanti, ora meno che mai. Sono un egoista, persino quando mi sorprendo con gesti di apparente altruismo: li compio solo per me stesso, per una sorta di compiacimento di secondo grado. Come ogni egoista raffinato.

Ma in tutto questo c’è persino un’aggravante. Sono un egoista anche per la mia natura di scrittore.  Continua a leggere

Mosca

Cominciamento (ancora)

È giusto, per un autore, commentare la propria opera?
Come distinguere autoesegesi e depistaggio?
Serve, un blog dedicato a un libro? Qual è il tono, la misura, lo stile che lo rende garbato?
Scriverò solo su e intorno a questo libro, o lo userò come un binocolo per parlare di altro?
Ma l’altro non è già dentro l’opera? O sotto, come terreno in cui essa si radica?
Da dove scrivo, qual è la mia orbita attuale? E dov’è, l’opera, adesso, che mi pare così lontana?

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Erba

SOS poesia: sostenere?

La poesia non vende… Oggi la poeticità è saturata dalla canzone… La poesia andrebbe sostenuta istituzionalmente, un po’ come il teatro (ma quale teatro, poi?)… Non ci sono più gli editori di una volta… Bah, non ne posso più di simili discorsi.

Credo che la poesia sia impopolare, perché marginale, potente, preziosa. Credo che non abbia troppo bisogno del lavoro di sostegno dei poeti – come l’erba, saprà attecchire dove deve – se la coscienza umana non è destinata a sparire.  Continua a leggere

Unlikely #27, fotografia digitale di Giuseppe Colarusso (cm 50x35)

Dieci aforismi

Non c’è più bisogno di leggere, se tutto è già stato scritto

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La voce, di Wanda D'Onofrio

La voce, l’ascolto, lo sguardo

Ma la voce, uno come fa a sentirsela? Metti che si ascolti in una registrazione, che magari compaia in un vecchio filmato del compleanno del figlio: riconosce il ciuffo dei bei tempi, ha le stesse movenze di adesso, in fondo, e nemmeno le battute sono poi tanto cambiate, ma no, protesta, quella non può essere la sua voce, quella è un birignao qualunque. Eppure sì, assicurano i parenti, sei proprio tu! Continua a leggere

Area 51 - La nuova poesia

Sordo alla nuova poesia

Sono diventato sordo: non riesco quasi più a percepire il suono della nuova poesia.

Una volta, ero letteralmente affamato di libri di poesia. La scoperta di un nuovo autore scatenava un desiderio smodato. Percepivo ogni stile diverso con violenza, come un profumo che stordisce fino allo svenimento. Ogni voce ridisegnava la mia geografia interiore. E iniziava sempre un feroce combattimento. Continua a leggere

Simone Cattaneo, il poeta

Per Simone Cattaneo

Simone Cattaneo era un amico. È un grande poeta. È stato un punto di riferimento per la mia generazione. È ed è stato molte cose, insomma, ma non deve essere congelato nel mito, rimosso nelle celebrazioni, usato per giustificare alcunché – nemmeno il perdersi dell’opera comuneContinua a leggere