Nulla dies sine linea

Nulla dies sine linea

Tutti gli esperti sono concordi: nulla dies sine linea. Se sei uno scrittore devi esercitarti e/o produrre tutti i giorni, 365 giorni all’anno o poco meno. L’arte richiede dedizione assoluta. Anche perché l’ispirazione è un mito romantico, ora si sa che occorre lavorare per far scaturire la scintilla.

Occorre una disciplina zen per meritarsi lo stato di grazia che conduce alla creatività, serve un movimento intenzionale per ricevere il dono degli dei (inventio).

Continua a leggere

Il diario osceno di un presunto scrittore presuntuoso

Un diario si scrive all’insaputa del mondo. Ma oggi il mondo è in gran parte invertito e io lo sperimento talvolta fino a rendermi osceno. Mi ci impasto, fermento con lui. Così le mie note diaristiche diventano pubbliche in tempo reale, mentre ciò che scrivo come sprofondamento nella letteratura (poesie, romanzi…) e che dunque dovrebbe essere donato al mondo (il poeta che ungarettianamente torna alla luce dal porto sepolto e disperde i suoi canti) resta nel cassetto. E che restino pure lì, per ora, le mie operette, a decantare. Periodicamente, le metterò sotto esame, e solo dopo anni di verifiche proverò, semmai, a vedere se sapranno camminare autonomamente nel mondo (oppure non se ne salverà nessuna, chissà). Per il momento, evitiamo ulteriore inquinamento. Continua a leggere

Pieter Bruegel il Vecchio, Caduta di Icaro

La gloria nella sconfitta. La mia carriera letteraria

A venti, trent’anni avevo tutte le carte in regola per intraprendere una promettente carriera letteraria. Avevo centinaia (dico: centinaia) di contatti “reali” con altri scrittori o figure del mondo editoriale, avevo ideato una rivista di successo (di nicchia, ma di successo) attorno alla quale si era radunata un’intera generazione di giovani che si affacciavano alla letteratura e che anche grazie a questo lavoro godette subito di un credito inusuale, mi si erano spalancate le porte delle maggiori case editrici. Su di me c’era una certa, palpabile aspettativa. Continua a leggere

Note sul genio

Altre noterelle sulla natura del genio

Il genio si manifesta in superficie in ogni tratto distintivo dello stile, ma affonda le radici in un terreno oscuro.

Un capolavoro nasconde e manifesta insieme (ri-vela) una metafisica peculiare, una specifica visione del mondo.

Continua a leggere

Antonio Moresco

MORESCO E IL GRANDE DILEMMA INTERIORE

La recente risposta di Moresco (l’Espresso n. 36, agosto) a un intervento di Cotroneo che rilanciava il ritornello lamentoso di una letteratura esangue, soprattutto perché incapace di rompere gli schemi dei generi e pedissequamente allineata con i dettami delle scuole di scrittura (così, almeno, nel filtro di Moresco; a me pare che l’intervento di Cotroneo muovesse però da presupposti più interessanti e non sviluppati), è sintomatica e mostra il tratto critico dello stesso autore dei Canti del caos, che si pone come campione di coloro che non hanno sciolto il grande dilemma interiore: perseguire metodicamente la via della carriera letteraria o dedicarsi in modo assoluto alla realizzazione della propria ricerca artistica? Continua a leggere

meteo

Parlare di niente

Sono perfettamente in grado di parlare di niente con chiunque. Posso intrattenermi sulle notizie meteo, commentare l’andazzo politico, entrare nei tecnicismi delle squadre di calcio, esprimere un’opinione sui fatti del giorno anche quando non sono particolarmente informato. Mi sembra di riuscire a essere spesso sufficientemente brillante e di piacevole compagnia. Ho un vivace e popolano senso della goliardia; non mi sono estranei nemmeno gli accenti più triviali. Con gli anni, ho inoltre imparato ad ascoltare sempre meglio, a dare spazio maggiore agli altri, a osservare e godermi la scena del nostro parlare di niente. Del resto, la sostanza della vita fruscia anche tra le sillabe più vane. Negli anni ho amato questo chiacchiericcio fine a sé stesso. Continua a leggere

Il lettore ingordo

CONSIDERAZIONI PER IL LETTORE INGORDO (sulla scorta di Bernhard, Nabokov e Brodskij)

Ho accumulato sui miei scaffali più volumi di quelli che riuscirò a leggere nei prossimi trent’anni e, per quanto la decisione di non lasciarmi più sedurre da altri titoli sia irrevocabile, le eccezioni ci saranno sempre – non foss’altro che per libri necessari per scuola, per quelli ricevuti gratuitamente, per quelli procacciati dai miei figli o da mia moglie e, naturalmente, per le occasioni imperdibili scovate su qualche bancarella.
E dire che sto riuscendo a tenere un buon ritmo di lettura. Solo quest’anno, e solo relativamente alla narrativa, ho letto fino ad ora 39 titoli (me li sono annotati, questa volta). Con la saggistica, arriverei almeno a 50, a occhio e croce. Continua a leggere

Bernhard

Venerazione per l’opera – o per l’autore?

Può capitare di incontrare un autore di cui si apprezzano le opere e restare delusi, persino sconcentarti, e ritrattare la nostra venerazione per l’opera.

Può capitare di incontrare un autore e di restarne tanto affascinati da riprendere la sua opera sotto una nuova luce, e scoprirne il valore.

Può capitare di trovare insignificante l’autore di un’opera che apprezziamo, o viceversa di apprezzare l’autore di opere che ci lasciano indifferenti. Continua a leggere

Renoir, L'Enfant au sein (Maternité)

“Adesso guardate”. Sull’arte che chiede tempo e qualche sgradevole pressione, per farsi riconoscere

Le persone raffinate vengono a dirci, oggi, che Renoir è un grande pittore del Settecento. Ma, dicendolo, dimenticano il Tempo, e che ce n’è voluto parecchio, anche in pieno Ottocento, perché Renoir venisse consacrato grande artista. Per ottenere di essere riconosciuti, il pittore originale, l’artista originale procedono con la tecnica degli oculisti. Il trattamento messo in atto dalla loro pittura, o dalla loro prosa, non è sempre gradevole. Quando è terminato, lo specialista ci dice: Adesso guardate. Ed ecco che il mondo (che non è stato creato una sola volta, ma tutte le volte che è sopraggiunto un artista originale) ci appare completamente diverso da prima, e tuttavia perfettamente chiaro. Per la strada passano donne diverse da quelle d’un tempo, perché sono dei Renoir – quei Renoir nei quali, allora, ci rifiutavamo di vedere delle donne. Anche le carrozze sono dei Renoir, e l’acqua, e il cielo: vorremmo passeggiare in una foresta simile a quella che, il primo giorno, ci sembrava tutto tranne una foresta, per esempio un arazzo con tutte le sfumature possibili ad eccezione, appunto, di quelle tipiche delle foreste. Così è l’universo nuovo e perituro, che è stato appena creato. Durerà sino alla prossima catastrofe geologica scatenata da un nuovo pittore o da un nuovo scrittore originale

(Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto – La parte di Guermantes)

P.S. Aggiustare un po’ i riferimenti cronologici (Settecento…)

Gladiatori nell'arena

Contro le prefazioni

Confesso che ho peccato. Non molto, ma con godimento pieno. Ho scritto anch’io una manciata di prefazioni (o postfazioni e roba simile) e ogniqualvolta mi si ripropone l’invito, la tentazione è forte e la carne resta debole. Ma mi sono ripromesso di non scriverne più.

Provo infatti avversione per questo genere di testi. La poesia deve presentarsi da sola, offrirsi nuda e cruda.

Soprattutto in caso di poeti contemporanei e di nuove sillogi – dal momento che per riproposte di opere già edite il discorso sarebbe diverso. Continua a leggere