Tutte le voci di questo aldilà, libro e stesure precedenti

Tutto il mio romanzo

Disse il mio editore Mario Guaraldi un dì: “Il tuo indice è quasi un capitolo a sé, da leggersi da solo”. Lo perdonai all’istante, perché si era al termine di una cena sontuosa.

Ora però l’indice del mio romanzo lo pubblico qui, non tanto per verificare se qualcuno di voi abbia davvero l’ardire di immaginarsi-reinventarsi l’intera storia, guidato dalle suggestioni e dai depistaggi dei miei titoli, ma perché a questo apparato dovrò far riferimento, in un prossimo articolo.

Piccola curiosità: l’idea di inserire i titoli, per esplicitare un certo tono necessario per avvicinare l’opera e per accompagnare il lettore in certi passaggi, soprattutto quelli più ellittici in prossimità della conclusione, covava in me da tempo, ma è stata l’ultima operazione compiuta sul testo. Continua a leggere

In the womb, acquerello (21x30 cm) di Antonella Lucchese

Chi può, preghi. Chi non può, preghi lo stesso

(L’opera scelta come copertina è di Antonella Lucchese.
Cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa)

Di fronte al dolore non esistono parole. Ogni retorica è insulsa. Esiste solo il silenzio. Al più, per chi percepisce in questo silenzio la presenza di un dio (l’essenza stessa, di un dio?), esiste la preghiera.

Così, non mi è possibile oggi parlare. Sono ore di sofferenza per una persona cara, ore in cui si percepisce, fra gli amici, tutta l’impotenza umana. Continua a leggere

L'ultimo abbraccio, di Wanda D'Onofrio, fotografia digitale, 40x40 cm

Appunti riservati (3)

XI.
Se il flusso della scrittura si sfilaccia, per il menage il lavoro l’intossicazione o per altre ragioni, distraiti definitivamente, prenditi una vacanza, abbandona il campo. Ma sia per un tempo ragionevole, un paio di settimane al massimo, e fallo nella consapevolezza che, appena terminata la pausa, il lavoro dovrà riprendere a pieno regime.

XII.
Tra la prima stesura di un’opera e la sua revisione, sogna altre opere, fai promesse ad altri progetti, datti impegni per il futuro. In questo modo stai già lavorando per l’abbandono, prefigurando l’irrimediabile scadenza. Continua a leggere

Nel seme, di Annamaria Papalini, 70x80 cm

Appunti riservati (2)

VI.
Negando la tua scrittura, confrontati con i tuoi maestri o i fratelli d’arma sui problemi teorici che l’opera scatena, ma sempre senza permettere ad alcuno di venire a camminare sul tuo campo: solo tu ne hai la mappa e sai dove non si deve poggiare il piede, per non rovinare la semina. Avvicinati quindi ai tuoi fuochi teorici con cautela, con dissimulazioni, come si trattasse di sortite estemporanee. Affrontali di petto solo in solitudine, in piccole decisive battaglie. Altrimenti li ingigantirai e te ne farai risucchiare. La riflessione teorica solo a dosi omeopatiche fa bene all’ispirazione; se le dai troppa corda, prolifererà in mille erbacce che soffocheranno il campo. Continua a leggere

Nulla dies sine linea

Appunti riservati (1)

I.
Nulla dies sine linea. Non attendere madama ispirazione, va’ al tuo campo come un contadino e la troverai alla fine quale premio per la tua disciplina.

II.
Coltiva la tua opera nel segreto. Se qualcuno ti chiede: “Stai scrivendo?”, la risposta migliore è: “No”. Puoi essere certo di aver scritto solo quando l’opera comincerà ad assumere un volto coerente e avrai smesso di sognarla. Tieni perciò avvolto nel silenzio ciò che sta nascendo. Ma se proprio ci sono occasioni giuste per una prima verifica, scegli chi non può capire il valore letterario della tua opera. I primi lettori del tuo lavoro in corso siano perciò un pubblico imperito (una moglie, qualche studente, un compagno di calcetto). Impara a reggere la tua voce di fronte al candore feroce di chi non potrà mai capire le tue intenzioni e le tue raffinatezze. Solo così sarai stimolato a cercare la sublime semplicità di ciò che è geniale. Continua a leggere

Ciuchino, da Shrek

Difesa dell’ignoranza (e pubbliche scuse)

L’ignoranza è una brutta bestia, non c’è che dire. Ma in sé è comprensibile, tollerabile, a tratti persino amabile. Siamo tutti ignoranti, in moltissimi ambiti. Ma se l’ignoranza si sposa con l’arroganza e la prepotenza no, non c’è verso, è solo detestabile.

Questa però non è una considerazione moralistica o, peggio, un’accusa per qualcuno. Semmai va presa come un piccolo spunto di poetica personale. La annoto come fosse una specie di premessa a gran parte del mio lavoro. Di tanto in tanto, infatti, riprendo sul sito anche materiali precedenti che mi sembra abbiano una loro utilità e, rileggendomi, ci trovo spesso un inevitabile accento caratteriale, che si impasta nelle trame del ragionamento (quanto sia diventato ormai un tratto di stile, non saprei). Sono stato o, peggio, sono ancora una persona arrogante? Non lo so, può darsi che lo sia. Spero, qualora fossi risultato oggettivamente così, di esserlo stato in buona fede, sulla spinta cioè della passione e dell’ardore giovanile, più che per reale supponenza. Continua a leggere

La chiarezza della staticità, di Stefano Sbrulli

Proposizioni sparse per tentare il largo

Morto il Novecento in noi, nulla di nuovo è ancora nato intorno.

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La pace, la lotta

Sono una bestia innamorata e ferita. Ho appreso l’arte della diffidenza e trovato la pace nella lotta. Ho curato come potevo gli squarci con la mia lingua abrasiva, ho rivolto la mia arte contro di me, come sempre. Mi sono scuoiato, ho rovesciato il respiro. Ora entro ed esco dalla tana per contare gli amici rimasti. Vado annusando i passi di chi se ne è andato o di chi è tornato dove non sono più. Ne distinguo con chiarezza la natura livorosa e infida, so che cercano ancora la mia carcassa, perché il successo ottenuto non li ha saziati. Li ho perdonati tutti, dimenticati a uno a uno.

Mi avvicino con circospezione ai nuovi, ho paura di azzannarli per troppo amore. Sono in cerca di chi mi sottrarrà all’interregno dell’ipocrisia. Chi mi uccide, mi salva. Per ciò non indugiare su queste parole, fanne mera letteratura. Infrangi gli specchi, perché ogni sacrificio si compie a sua insaputa. Non avere pietà di me, sarò disperatamente felice nel tuo morso mortale.

 

Cielo cittadino, di Salvo Misseri

Cari poeti, convertitevi alla prosa!

I poeti sono misconosciuti, sfigati, si persuadono della loro superiorità, si chiudono in combriccole, si consolano fra di loro, salvo poi scannarsi alla prima briciola caduta dal banchetto del mondo

  • Ho sempre avvertito la scrittura poetica e quella in prosa come due modalità espressive che hanno radici diverse. Essere scrittore non coincide necessariamente, per me, con l’essere poeta, anche se comprendo tutte le reciproche gradazioni, e contaminazioni, e influenze, fra i due generi. Nel passaggio dalla poesia alla prosa, o viceversa, c’è spazio per infinite sfumature e sovrapposizioni. Ma resto dell’idea che il pensiero poetico abbia un quid qualitativo specifico. Con ciò non intendo asserire che la poesia sia superiore, né che lo sia la prosa. Una buona prosa è indubbiamente superiore a una poesia mediocre.
    E un’ottima prosa, invece, è superiore o inferiore a un’ottima poesia? Il paragone non si pone, perché la loro qualità si gioca, appunto, su terreni diversi.
  • La prosa ha bisogno della poesia.
    La poesia ha bisogno della prosa? Continua a leggere
Ceci n'est pas une pipe (questa non è una pipa), di René Magritte

Questa non è una difesa

Qualche precisazione rapida, in merito al saggio di Giuliano Ladolfi pubblicato ieri, in forma di sequenza di pensieri forse un po’ criptici e disordinati, in attesa di raccogliere meglio diverse riflessioni che si annuvolano nella mia testa.

1) Questa non è una difesa del mio libro, per due buone ragioni:
a) l’intervento di Giuliano non esprime un giudizio negativo;
b) i miei libri devono sempre difendersi da soli, non mi permetterai mai di ritenermi il custode del loro valore; se talvolta intervengo, è per entrare nella logica dell’interpretazione, perché questa mi interessa sempre, anche per imparare a valutare meglio le mie stesse esperienze Continua a leggere