Munaro, Ruggine e oro

Ruggine e oro, di Marco Munaro

A proposito di libri autentici che sfidano l’oblio, perché vivono ai margini del circuito editoriale autoreferenziale e centrato sulla moneta anziché sul valore: a pescare nei titoli delle edizioni Il Ponte del Sale difficilmente si rimarrà delusi. Continua a leggere

Untore di letteratura

Dei libri autentici che si perdono nel vuoto, costantemente

Ebbene sì, una volta nutrivo l’ambizione di farmi untore. Avrei voluto diffondere letteratura con una stretta di mano, un bacio, una parola sussurrata all’orecchio – ma anche sputando sentenze in piazza o pennellando sulle porte chiuse poche parole velenose, se fosse servito. E l’ho fatto, in effetti, per diversi lustri.

Ho appestato un’intera generazione, e attraverso di essa anche le altre. Li volevo legati per sempre – i miei consanguinei – alla ferocia dello sguardo reciproco, alla fame di sapere, di sapersi. Sognavo che ogni “nostro” libro fosse atteso, accolto, sbranato. Sentivo che le sacrosante differenze potevano annullarsi in un unico fuoco, per riemergere fortificate dalla prova, salde nella fede.

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Picasso, Due donne che corrono sulla spiaggia

Avanguardia e classicismo

La verità è l’orizzonte che ci permette il movimento, la continua approssimazione al Reale.

Si è creduto, e a volte si continua a credere, che il superamento del classicismo, lo sfondamento dei generi, l’infrazione delle consuetudini letterarie sia uno scatenamento di potenzialità conoscitive, uno slancio verso tale orizzonte. Oggi tuttavia si è compreso che si resta sempre e comunque imprigionati nel territorio dell’écriture. C’è sempre una ricaduta nella menzogna del linguaggio, nell’essere scritti/parlati dal linguaggio stesso, dal rigenerarsi continuo della norma – anche nuova, non codificata, peggio se semplicemente inconscia, quindi non gestita criticamente dall’autore. C’è sempre una struttura di mediazione fra noi e il reale, anche quando suoniamo lo strumento in modo alternativo, percuotendone la cassa invece di pizzicarne le corde, per esempio. Continua a leggere

1917, una scena del film

1917 – Un film sublime

Al cinema con Samuele, ieri, per la visione di 1917.

La regia è effettivamente stupenda, addirittura magistrale per la continuità della semi-soggettiva che genera angoscia, ossessione, stupore improvviso. Non è un film sulla grande guerra, ma nella scelta di un episodio singolare sa far comprende la tragedia del conflitto, ne restituisce il vissuto, grazie agli sguardi, ai tremori, alle inquadrature che improvvisamente abbracciano e dilatano un dettaglio in primo piano oppure si aprono su uno scenario grandioso e terribile. Continua a leggere

Running e scrittura

Fatica amica

Oggi ho ripreso a correre, dopo quasi due mesi di solo calcetto, con tanto di pausa natalizia prolungata peraltro. Solito percorso, sul confine tra cascine e boschi, su e giù per qualche collinetta.

Fatica, ovviamente. E la soddisfazione che nasce da fibre stanche e da liberazione di tossine.

Non è che il pensiero naufraghi, durante la corsa. Anzi. È solo che gira autonomo, fluttuando sul respiro che si increspa. Un pensiero un po’ sganciato dal corpo. O forse aiutato dal corpo, che si attiva e pensa, sottotraccia, con il suo linguaggio peculiare. Ed è nel cortocircuito di queste di lingue che scaturisce talvolta la pace, la visione, la consapevolezza. Continua a leggere

Promemoria

Promemoria 2020

Non si può far tutto, per soprammercato con intenzioni da perfezionista. Occorre scegliere – ovvero saper dire di NO, ad altri e a sé stessi. Pianificare. Vincere le abitudini. Evitare scelte impulsive – e controllare gli stimoli esterni. Creato il giusto ambiente, pensare sempre al “come” si fa qualcosa, più che a “quanto” si fa. Eleggere la lentezza a maestra di ispirazione. Continua a leggere

Scorcio della mia biblioteca

La biblioteca di casa

Il problema è noto e comune: come trovare nuovo spazio per i libri?

Tutto si complica, nel mio caso, per la notevole mobilità dei volumi, che compiono continue migrazioni, seguendo i miei interessi, le strategie stagionali, le previsioni di letture, le costellazioni che scorgo a indicarmi una strada. Continua a leggere

Snoopy: incipit

Sulla soglia di un nuovo romanzo

Sull’importanza dell’incipit di un romanzo e in particolare delle prime pagine si è già detto tutto. E’ dunque ben chiaro che se il matrimonio tra lettore e scrittore s’ha da fare, dipende proprio dall’inizio dell’opera. Forse però si può sottolineare ancora quanto le prime righe siano fondamentali per la generazione stessa dell’opera. Prima ancora che il lettore esista, quando è ancora solo un fantasma dietro la schiena dell’autore, l’avvio dell’opera è lo schiudersi dell’orizzonte definitivo. Se tale orizzonte verrà tradito, se dovesse esserci per qualsiasi ragione una superfetazione creativa, l’opera risulterà probabilmente corrotta, ibrida. Piuttosto, allora, converrà sostare davvero sull’incipit e provare tutte le variazioni possibili. Poi, trovata l’intonazione, sarà possibile procedere.

Oppure l’inizio si può anche fraintendere, trovare in seguito la giusta dimensione, e spostare la soglia più in là, cancellando la precedente e rimuovendone ogni traccia, ogni ombra, ogni odore?

Ricordare il piccolo trucco offerto ai miei alunni, bloccati sulla soglia di un tema: saltare l’inizio.

 

Il pubblico è la somma impossibile di uno più uno

Lo scrittore è come Dio

Lo scrittore è come Dio: non sa contare, non sa andare oltre al numero uno. Continua a leggere

Social learning

Il pensiero dell’altro

«Pensare è spostarsi» (P. Bigongiari); pensare è andare altrove, per cogliere l’hic et nunc nel suo fondamento.

E l’altrove non è evasione, ma inabissamento. L’altrove è ovunque. Stare altrove è la condizione eterna del viaggio, la radice (fissa) della metamorfosi.

Solo tale radice garantisce la sensatezza del delirio (de-lirare, uscire dal solco): perché sia un delirio fecondo, che dà nuova forma, trasforma l’alveo d’origine. Continua a leggere