Moltitudine

Pro o contro la tradizione? (di Martino Baldi)

Riprendo volentieri questo intervento di Martino Baldi, su un tema che mi è caro. Ho sempre ragionato in termini di “tradizione interrotta”, perché a un certo punto il passaggio generazionale (comunque lo si voglia definire e intendere) è venuto meno, come ho registrato in questo libro.

Gran parte della mia attività letteraria, in quel mio primo giovenile errore, cercava di ripristinare ma soprattutto di reimpostare (considerati i nuovi paradigmi del nostro tempo) una connessione orizzontale, e quindi anche verticale, all’interno della comunità (nella sua natura di melting pot, ovviamente) degli scrittori, perché il presente avesse una forma, certamente complessa, ma pur sempre intelligibile, offerta al giudizio dei posteri.

Per intendere il problema, si potrebbe riesumare anche il concetto di post-moderno. La modernità è la tradizione che ci si offre ormai come repertorio completo e vario, in qualche modo anche piatto, perché con il crollo di ogni grande pensiero interpretativo del mondo è finito ogni storicismo, e se non c’è più progresso, il post-moderno è la libera rivisitazione e il libero rimescolamento di tutte le opzioni precedenti: non più “tradizioni” ma “esperienze”. Il pericolo che ci presenta Martino è quello di lasciarci incantare da tutto questo fenomeno, e di rimanere con la schiena rivolta alla storia e alla vita, per porre come oggetto della nostra arte la poesia stessa, elevata dunque a idolo o feticcio. Continua a leggere

Annibale Carracci, Il Mangiafagioli,

L’invenzione della realtà

Appartengo alla Mtv generation, cresciuta nel mondo dei video musicali, videogame e film d’azione.
Il mio immaginario è totalmente diverso da quello delle generazioni precedenti. Tutto è veloce e “pronto per l’uso”; ma così la concentrazione, e la capacità di approfondire le cose si è persa. Niente richiede sforzo e anche la cultura diventa un prodotto da fast food che va giù velocemente, riempie ma non contiene i nutrimenti necessari, proprio come lo zucchero che dà vigore per un momento ma il cui effetto svanisce subito.
Per apprezzare una cena dai sapori sottili accompagnata da un buon vino serve una preparazione.
Johan Silverhult

Se ne rendono conto molto bene gli insegnanti, che anno dopo anno si trovano di fronte ragazzi sempre più intuitivi ma irrequieti, incapaci di concentrazione e di perseveranza su obiettivi a medio e a lungo termine. E se ne rendono conto molto bene i genitori, impegnati a seguire figli terribilmente precoci, che gestiscono risorse spaventosamente potenti con competenze che loro stessi non possiedono neppure adesso, da adulti. Continua a leggere

Modern life is rubbish

Salvare la poesia? (di Umberto Fiori)

Vale la pena ripetere queste considerazioni di Umberto Fiori – tra i poeti che stimo maggiormente – come un antidoto a una presunzione che ha radici intricate, che cercano nutrimento anche in terreni fertili di buone intenzioni… 

Sono in molti, oggi, a temere che di qui a pochi anni, travolta e soffocata – da nuove tecnologie, da nuove forme di comunicazione, da un sistema di valori che la ignora o addirittura le si oppone, insomma da quell’orda di spettri di cui – da sempre – è popolato il futuro della modernità, la poesia scompaia. Continua a leggere

Kung Fu Panda e l'ingrediente segreto

Narrativa d’oggidì (2)

Qualche spunto di riflessione conclusivo

Abbiamo voluto, con questa inchiesta, giocare un po’, consapevoli della serietà di ogni gioco. Con un approccio più lieve del solito, abbiamo dato udienza ad alcuni narratori. Il campione scelto non ha alcuna pretesa di rappresentatività, anche perché era evidentemente sbilanciato a vantaggio delle voci più nuove del panorama odierno. Ciò non significa affatto che sia stata un’inchiesta inutile. Ci sembra, per esempio, che i lettori abbiamo avuto la possibilità di farsi incuriosire da qualche autore, oppure di formarsi delle prime impressioni. In un mondo in cui non si può leggere tutto ed essere informati su ogni novità editoriale, anche queste occasioni diventano preziose. Capita così di raccogliere in una svagata chiacchierata in piazza un titolo, un’idea, una provocazione che in seguito, magari, attecchirà.
Ciò detto, tentiamo qualche riflessione conclusiva. Continua a leggere

Foto di gruppo

Narrativa d’oggidì (1)

«Meravigliosi tempi d’abbondanza in cui fioriscono talenti a decine a ogni annata! Facciamo un po’ l’appello, cominciando da alcune nuove leve. Allargheremo presto lo sguardo, però, verso tutti quelli che riusciremo a stuzzicare e che vorranno stare al nostro gioco semiserio, perciò serissimo».

Con queste parole si avviava, sul 58 della rivista «Atelier» (giugno 2010), il Carotaggio grullo e geniale per tastare la narrativa d’oggidì, proseguito in cinque occasioni fino al numero 63 (settembre 2011). Con una formula volutamente giornalistica e pretestuosa, la rivista prestava ascolto ad alcune voci, a partire dai «talenti freschi freschi», nella speranza però «di sentire, a loro piacendo, i campioni più stagionati»: «chissà che non abbocchi», si affermava esplicitamente, «qualche pesce tanto grosso da farci ribaltare: ci sarebbe di meglio, che trovare qualcuno lesto a darci, gratis, una sonora lezione?». Alla fine, hanno aderito all’inchiesta 30 autori: Continua a leggere

Questo non è Giulio Mozzi

Narrativa d’oggidì: Giulio Mozzi

Non ho mai capito se Giulio Mozzi, più di sette anni fa, ormai, alle mie domandine innocenti rispose con tono tanto piccato perché avesse capito che innocenti non erano affatto o perché ce l’avesse veramente con me.

Propenderei per la seconda ipotesi, corroborata da altre prove, nelle rarissime occasioni che abbiamo avuto di incrociarci. Forse nel mio modo di fare ci sono i tratti specifici che più lo irritano. Eppure allora fui molto felice di queste risposte. Mi piacciono le persone che sanno rompere gli schemi, quand’è il momento, e che a domande cretine sanno dare risposte intelligenti.

Perché scrivi?

Nessuno domanda mai a mio fratello, progettista di pacemaker, perché progetta pacemaker. L’utilità dei pacemaker, infatti, viene immediatamente percepita. La domanda “Perché scrivi?” è un indizio: il domandante non percepisce l’utilità della scrittura. Ovvero non capisce un accidente di cosa sono scrittura, letteratura, romanzo, poesia, dramma, comunicazione, parola, lingua, eccetera. Continua a leggere

Marino Magliani

Narrativa d’oggidì: Marino Magliani

L’Olanda e Genova, l’orizzontalità e la verticalità – ma anche la Spagna, il mondo latinoamericano: ecco il genio spaesato di Marino Magliani

Perché scrivi?

Ho risposto centinaia di volte a questa domanda, e ogni volta diversamente. Forse la più sincera è che mi sono ritrovato presto con due mani sinistre, e la vita non ha mai perso occasione di ricordarmelo. Facciamo qualche esempio: figlio di olivicoltori, ben presto mi sono accordo di soffrire di vertigini e quindi impossibilitato a salire sulle piante per la bacchiatura, la potatura. Mi sono imbarcato e soffrivo il mal di mare. E fermiamoci. Un giorno sulla carta ho provato a raccontare queste cose e mi sono divertito. Ci provo ancora adesso, ma non mi diverto più. Continua a leggere

La strada: Binaghi indica il capolavoro di oggi

Narrativa d’oggidì: Valter Binaghi

Valter Binaghi, morto nel 2013, ci ha suggerito senza indugi il capolavoro di oggi: un titolo che mescola tragedia ed epica…

Perché scrivi?

Posso dire perché ho cominciato. La mia “vocazione” non è squisitamente letteraria, ma piuttosto di filosofo prestato alla letteratura. Ho la netta sensazione di vivere in una civiltà in declino, ma anche di avere qualche ipotesi di ricostruzione, soprattutto sul piano pedagogico cioè della formazione della coscienza individuale. Il discorso tecnicamente filosofico, però, è affogato da cinquant’anni in un citazionismo fine a se stesso e nella più totale assenza di ispirazione metafisica. E allora ho provato a costruire delle rappresentazioni allegoriche del male morale e della conversione dello spirito alla libertà. Così sono nati i miei primi romanzi. Oggi ho raggiunto una certa padronanza artigianale del mezzo, mi concedo anche qualche divertissement, ma resto fondamentalmente legato a un’idea di scrittura come forma di esplorazione e conoscenza. Continua a leggere

Claudio Bagnasco

Narrativa d’oggidì: Claudio Bagnasco

Claudio Bagnasco corre verso il limite, perché sa che solo in quel luogo incandescente si può trovare, infine, una pace tesa, una pazienza alacre

Perché scrivi?

Dando tre brevi risposte, che poi a ben vedere sono una sola, dico che scrivo per fare di necessità virtù, perché ho paura della morte, per donare agli altri qualcosa di ben fatto (e, spero, di bello). Continua a leggere

Emanuele Trevi

Narrativa d’oggidì: Emanuele Trevi

Le risposte laconiche di Emanuele Trevi rivelano uno spirito acuminato, teso ad arrivare fino in fondo alle richieste che la parola scritta impone

Perché scrivi?

È un’abitudine contratta in tenera età (a partire dai quattordici anni). Scrivere crea un’energia positiva, è uno spazio di solitudine e concentrazione molto gratificanti. Continua a leggere