Le letteratura italiana non esiste più

La letteratura italiana non esiste più.

Questo non è un giudizio, è una constatazione.

Non si tratta di ripetere ipocritamente che gli scrittori, oggi, sono mediocri, che i libri sono merce determinata dal mercato, che il genio italico si è perduto con la deriva geopolitica del nostro Paese. Autori ambiziosi, guidati da un’immagine alta di letteratura, ancora ce ne sono, per quanto siano misconosciuti e costretti, nella migliore delle ipotesi, a resistere in qualche nicchia (ma la tendenza è addirittura quella di darsi alla macchia). Romanzi che non siano solo storie, ma anche oggetti linguistici pulsanti, corpi verbali attraversati da una musica propria, azzardi esistenziali, ancora se ne trovano – se si ha voglia di cercare. Continua a leggere

Toscanello

Esperimento di lettura di un libro di poesia

Non so chi diavolo sia Michele De Virgilio, che pure è stato così gentile da contattarmi sui social e da proporsi per una recensione su questo sito. No, non è l’attore, ma un giovane poeta (sì, lo so, l’epidemia non si arresta) nei cui versi mi sono imbattuto. Ma tento con lui l’esperimento di una “non-recensione”, di una lettura vera, lineare, contraddittoria. Vada come vada, questa sarà pura fenomenologia letteraria.  Continua a leggere

La poesia è finita

La poesia è finita

Lo certifica anche Cesare Viviani. Ma ovviamente non è vero, perché la poesia non può finire. A essere finita è dunque una società, quella che lo stesso Viviani ha in parte sperimentato, e di cui patisce la nostalgia. Quella che alimentava la tradizione, che poi si è interrotta. Così oggi ci sono anche poeti di successo, libri in versi che vendono, tutto un pullulare di artisti. Ma in questo spettacolo niente si sedimenta: restano calici vuoti, incontri effimeri, promesse vane.

Io la società (elitaria, aristocratica) in cui la poesia poteva trovare un margine di significato e di prestigio non l’ho mai esperita. Ne ho percepito il vento, l’ultimo respiro. E ho provato a salvarne una cellula staminale. Non posso concedermi il privilegio della nostalgia, dunque. Sono abituato al vuoto, resto insensibile alle lusinghe dell’happy hour.

Per questo, mi fanno compagnia alcune precise riflessioni che Cesare Viviani ha raccolto nel suo libretto. Ve ne ripropongo un paio: Continua a leggere

Acero

La gentilezza dell’acero (poesie di Quattrone)

Essermi occupato per molti anni di poesia anche come critico e in particolare attraverso l’attività di una rivista specializzata, mi ha dato il privilegio di seguire il percorso di diversi autori, e in particolare di alcuni poeti minori – laddove minori, come intendeva Eliot, non significa inessenziali rispetto all’epoca o incapaci di trovare accenti personali e spunti di perfezione assoluta.

Tra i tanti “poeti nel limbo” mi fa piacere rileggere in questi giorni Alessandro Quattrone, autore della raccolta La gentilezza dell’acero (Passigli, 2018). Senza pretesa di lucidità valutativa, l’impressione che ne ricavo è di una riconoscibilità che tuttavia marca un passo di maggiore emblematicità, forse anche grazie a una saggezza creaturale che si fa ancor più evidente. Continua a leggere

Ronaldo alla Juve?

L’effetto Bruscolotti (su Ronaldo alla Juve)

Così, le rovesciate a volte sono strepitose, anche fuori dal campo. In queste ore, infatti, l’odiato e ammirato nemico sportivo, Cristiano Ronaldo, sta flirtando con la Juve. E odio e amore si riscoprono vicini, due estremi di un cerchio che tende a chiudersi.

Ovviamente, non so come andrà a finire. Appartengo in questo caso al gruppo degli scettici, non tanto per prudenza economica o per scaramanzia, ma perché avrei qualcosa da discutere sull’indiscutibile campione. Continua a leggere

Bordocampo

Misuro la povertà del Paese

Misuro la povertà del Paese, in questo mese di Mondiali senza Italia, dai campetti di provincia dove i miei figli chiudono la stagione sportiva.

La scena è spesso deprimente, con genitori incarogniti che insultano l’arbitro e allenatori che puntano a vincere il torneo della salamella anziché preoccuparsi di insegnare calcio. I più educati sono gli immigrati: silenziosi, in disparte, sempre pronti a essere guardati con sospetto. Continua a leggere

Controfattura

Controfattura per Lorenzo Ostuni, Favij

Per compiere il rito preannunciato ieri, dovrò sacrificare un figlio, e mescolare nella sua mente Sublime e Banale. Sarà lui, perciò, ad assorbire l’incubo che mi perseguita.

Valgono qui i versi sacri scritti dal poetaContinua a leggere

Favij

L’incubo Favij

L’altro giorno mi sono addormentato e ho avuto un incubo – che poi all’inizio sembrava un sogno, anzi, proprio un bel sogno. Ero infatti diventato Favij: giovane, carino, circondato da bella gente,  con la fila di sciacquette che mi facevano il filo, insomma lo youtuber per antonomasia, il predestinato capace di far palate di denaro con una vita di cazzeggio. Il creator più popolare d’Italia. Continua a leggere

Roberto Mussapi

Il suono profondo delle cose: incontro con Roberto Mussapi

«…Ora però devo riattaccare. Richiamami più tardi… Devo rilasciare un’intervista a un romeno… (mi guarda sorridendo)… Sì, sarà un po’ difficoltoso… Mah, parleremo in latino… Non ci credi, eh?».

Assistendo divertiti alla gag telefonica di Mussapi, la mente all’improvviso viene riattraversata da alcuni suoi versi:

Poi dal telefono giunse quella voce
remota, come fluttuante tra sponde ondose,
e io udii la mia stessa come riverberata
nella sua, le appartenne,
come le sillabe tornano al respiro del mare… Continua a leggere

Oscurità e chiarezza

Chiarezza e morte (di Andrea Ponso)

Ancora riflessioni su chiarezza e oscurità in poesia

di Andrea Ponso

Il problema sollevato dall’articolo di Umberto Fiori si presta, a mio avviso, a ulteriori considerazioni, perché, attorno a quel nucleo si aggirano questioni veramente fondamentali e fondanti, soprattutto per la nostra generazione che si trova a dover fare i conti con una sorta di ricapitolazione generale dei modi di fare arte, nel tentativo di proporre un superamento di dinamiche ormai prive della forza che le ha generate e resesi, quindi, se non di ostacolo, insufficienti per poter instaurare un rapporto di cosiddetto “ritorno al reale”. Infatti, ed è bene dirlo fin dal principio, è di questo che si parla ed è questo che è in gioco. Ma tale obiettivo, che probabilmente non si raggiunge prima della poesia oppure dopo, ma “contemporaneamente”, è sempre stata fonte di infiniti equivoci, di forzature e di imponenti sovrapposizioni ideologiche. Continua a leggere