Self-Publishing

La poesia surrogata

Quando annotavo i pensieri che riporto qui sotto, ancora non era esploso il web. Ora al crollo della Poesia Edita, sotto i colpi della Vanity Press, ha fatto seguito l’immensa nube intossicante del Self-Publishing, dentro la quale razzolate anche voi, miei amati, ipocriti fratelli:

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Fake news

Fake news sul critico-poeta

Ne circolano tante, di baggianate, intorno alla letteratura. C’è per esempio chi sostiene che di poeti, in un secolo, ne nascano tre o quattro. O che Carducci sia un grande poeta. O che uno scrittore sia un’anima bella e sensibile.

La mia preferita, però, è una certa idea sclerotizzata intorno alla figura del critico-poeta. “Un grande poeta”, si sostiene, “è inevitabilmente anche un grande critico”.  Continua a leggere

Giostra

Scrivere agli assenti

Constato da anni la totale assenza di comunità, intorno. O si accetta la logica ruffiana e presenzialista, ovvero l’illusione che il cerchio della giostra sia l’universo, o si accetta di scrivere nel vuoto. Le eccezioni restano, appunto, eccezioni. Rarissime. Anche questo sito è una contraddizione vivente: un esercizio solitario intorno a un’ipotesi di civiltà. Bene, benissimo. Scolorata ogni velleità romantica, non c’è bisogno di eroismo, mentre si scagliano le proprie parole contro questo reo tempo. Continua a leggere

Specchio rotto

Rompere lo Specchio (in fraterna vigilanza). Lettera aperta a Davide Brullo

Caro Davide,

se scrivi qualcosa su di me, un dato è certo: non sei credibile. Lo stesso vale, ovviamente, per quello che io scrivo di te. Ci vogliamo bene e ci stimiamo e, purtroppo, a queste latitudini ciò si tramuta in una prova provata di partigianeria preconcetta. Peggio: siamo anche due irregolari, politicamente scorretti e tendenzialmente solitari, quindi apparteniamo alla razza peggiore: i cani sciolti che fanno pericolosamente branco, le rare volte che. Mi tocca pure ribadirlo in tutte le occasioni, per rovesciare il problema (ci pensi?, se in Italia le raccomandazioni fossero “pubbliche”, ovvero chi promuove qualcuno ci mettesse la faccia e si giocasse davvero la propria credibilità, il paese entro un paio di generazioni si sarebbe rigenerato). Continua a leggere

Il divenire

La poesia sapienziale di Pontiggia

I versi di Giancarlo Pontiggia, ancor più nell’ultima raccolta, Il moto delle cose, sono intrisi di sapienza. Ma c’è da intendersi: non si tratta di versi eruditi che si cristallizzano in massime (benché la tensione al motto sia in qualche modo congenita in un autore così nutrito di poesia classica, cui si aggiunge l’influenza di Montale, che lascia tracce sottili anche in quest’opera), ma di una poesia interrogante, che abbraccia interamente anche la propria ignoranza mentre indaga i fenomeni alla ricerca di un senso. Continua a leggere

Autunno italiano

La poesia non è mai in crisi

Quindici punti per chi è fuori dal Novecento (inteso ovviamente come categoria mentale, che vediamo ancora dominare la scena): Continua a leggere

Candiani

Poeti contemporanei: Chandra Livia Candiani

Ho avuto modo di conoscere di persona, recentemente, Chandra Livia Candiani, invitato da Franco Acquaviva a presentare il suo ultimo libro, Fatti vivo (Einaudi, 2017). Ed è un piacere trovare, dietro a una pregevole voce poetica, una bella persona. Non è – lo so per esperienza – un fatto scontato. Continua a leggere

Milano-Roma

Poeti nel limbo (6). Sfondamento dei confini

Sfondamento dei confini

Dunque, Milano e Roma sono termini di riferimento validi, ma non senza importanti precisazioni, come si dirà nei rispettivi capitoli. E le altre città? Al di là di questi nuclei, il criterio che ci ha comunque permesso, fin qui, qualche passo in avanti, perde subito efficacia. Malgrado Bologna sia stata probabilmente, in tempi recenti, il centro italiano culturalmente più attivo e innovativo, le individualità poetiche che vi gravitano attorno non stabiliscono solidarietà tali (dal punto di vista intrinsecamente letterario e non biografico, s’intende) da circoscrivere un’area di fermenti stilistici autonomi e capaci di imporsi. Sospesa tra Milano, Firenze e Roma (cui si rivolgono rispettivamente, in modo più o meno esplicito, poeti come Stefano Semeraro, Davide Rondoni o Andrea Gibellini, per rendere l’idea), Bologna non ha ancora assunto un’identità autosufficiente. Non che la situazione di Firenze sia migliore: com’è risaputo, essa vive cronicamente in una condizione museale, appagata del ricordo del proprio momento aureo primonovecentesco (ma nei più giovani, c’è da sospettare, la nostalgia non potrà che tramutarsi in un affrancamento, magari anche brusco, dagli auctores del periodo ermetico). Napoli invece appare, dai tempi delle sperimentazioni di Emilio Villa, come il terreno franco di un epigonismo avanguardistico che, al più, si volge a Roma. Di Torino sembra persino impossibile rintracciare qualche minimo segnale. Continua a leggere

Costellazioni

Poeti nel limbo (5). Costellazioni di poeti

Costellazioni di poeti

Al di là del problema generazionale, comunque, qualcosa si può aggiungere intorno al metodo con cui ci si è avventurati nella nostra analisi. Semplificando al massimo, annoteremo questi principi: a) rifiuto di mappe preconfezionate per orientarsi nella molteplicità delle esperienze poetiche e rifiuto dei metodi di lettura che non nascessero dal confronto diretto con il testo; b) primato del testo rispetto alla poetica da cui muove; c) irriducibilità di un’opera non soltanto a una linea poetica, ma allo stesso profilo critico del suo autore. L’idea fondamentale implicita in questi tre punti è la fiducia nella capacità della poesia di imporsi per forza intrinseca e di suggerire i procedimenti più idonei per la sua stessa decodifica. Continua a leggere

Anni Settanta

Poeti nel limbo (4). Un isolamento fiducioso e sofferto

Un isolamento fiducioso, ma sofferto

Per rientrare definitivamente nel merito dei fatti letterari che ci interessano, è opportuno cedere la parola agli interessati. La questione si pone in questi termini: veramente il rifiuto di un’identificazione generazionale va assunto come elemento qualificante per gli autori abbracciati nella nostra indagine? «In sostanza», ricorro alle parole di Mauro Ferrari, «siamo di fronte alla prima generazione che, ormai giunta a maturità – fatto di cui ben pochi sembrano essersi resi conto, specie in ambiente accademico – non si è ancora organizzata come tale, diversamente a una tradizione tutta superficialmente ordinata in scuole, gruppi, manifesti eccetera» [1]. Quel «superficialmente» lascia trapelare i dubbi che la passata stagione politica e culturale ha sollevato, con il suo convulso e drammatico moto di aggregazione e contestazione, mentre nell’inciso v’è l’amara consapevolezza di appartenere a quella terra di nessuno disertata da ogni residua attenzione critica. Ma è forse ancor più importante osservare come, a un certo punto, il problema generazionale si sia posto prepotentemente, come ancor meglio testimoniano le vibranti riflessioni di Gian Mario Villalta: Continua a leggere