Marco Tornar

Poeti contemporanei: Marco Tornar

Con significativo scarto di circa un decennio, la poesia di Tornar (scomparso nel 2015) si colloca al crocevia di diverse tendenze maturate nella generazione immediatamente antecedente la sua. Può essere, questo, un tratto caratteristico dei poeti nati intorno ai primi anni Sessanta, spinti dall’emergere della generazione precedente o a comprimersi sulla loro o a guardare più indietro nella tradizione o a forzare un movimento innaturale di rottura. (Raboni ipotizzava una dinamica simile nella «generazione del ’45»: Erba, Pasolini, Zanzotto). L’orientamento di Tornar risulterebbe il primo e la stessa laboriosa formazione della sua opera può dipendere da questa tendenza. Continua a leggere

Stefano Semeraro

Poeti contemporanei: Stefano Semeraro

La breve poesia chiamata a fare da antifona alle tre sezioni in cui si congegna il libro unico di Stefano Semeraro, Due inverni, dettando così la Stimmung da intonare per corrispondere all’afflato poetico della raccolta, ci conduce immediatamente a una condizione di scacco, che però non dà il via a una scrittura ripiegata, lamentevole, pronta a compiangersi, ma piuttosto lesta a risollevarsi con piglio etico assai determinato e preciso, come è del resto giusto attendersi da un lavoro calibrato pervicacemente lungo un intero decennio e anche per questo alieno da incantamenti passeggeri: «Neppure cerco più / di comprendere i miei giorni / come non ho saputo / nel tempo che ci era dato / comprendere i tuoi segni. / A dire il vero vera servirebbe / una parola, estate / stretta fra due inverni». Continua a leggere

Metamorfosi, di Luciana Cedrone

Oltre il Novecento che è in noi

(L’opera scelta come copertina è di Luciana Cedrone.
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Quando ha cominciato a bruciare il secolo scorso e che cosa rimarrà, fra non molto, di tante voci, che fino all’altrieri sembravano intangibili e altissime? Quando ha cominciato a finire l’epilogo apocalittico di un’intera cultura? Ed è davvero possibile darsi un inizio, oltre lo stadio decisivo raggiunto dall’uomo occidentale, oppure non ci resta che vivere in un tempo perennemente “post”, che ha reso preventivamente deserto ogni futuro, già compreso e puntellato nella terra guasta di un presente coltivato a bombe? Ancora: come è possibile porsi queste domande senza ricadere nell’ingenuità di uno storicismo che è parte della combustione infinita che ci toglie ossigeno e sguardo creativo? Continua a leggere

Epica del quotidiano

Poeti contemporanei: Giselda Pontesilli

L’eroismo familiare che trova espressione nella poesia di Damiani potrebbe apparire come una diga frapposta alla progressiva riduzione, lungo tutto il Novecento, del soggetto, che da eroe romantico si era tramutato in un inetto, in una marionetta, fino a scomparire nei gorghi della sperimentazione linguistica: l’opposizione a ogni ideologia, a partire da quella psicanalitica, che anima questa scrittura, vorrebbe legittimare una simile ipotesi. Ma più che di un superamento di alcuni tratti novecenteschi, tale carattere eroico (calato, si badi, in una dimensione del tutto quotidiana, familiare, persino naturalistica) si dovrà intendere come il corrispettivo romano di quell’epica del quotidiano che rappresenta uno dei crismi della tradizione poetica lombarda. L’effetto, semmai, è di rovesciare quello che per molto tempo è stato inteso come il canone novecentesco, a vantaggio di una linea appunto antinovecentesca, che più volte è stata richiamata. Continua a leggere

Maria Pia Quintavalla

Poeti contemporanei: Maria Pia Quintavalla

C’è continuità e sviluppo fra la silloge di Maria Pia Quintavalla, Estranea (canzone) e la trilogia che l’aveva preceduta, composta da Cantare semplice (poi divenuto Il Cantare), Lettere giovani e Le moradas. Com’è ovvio, la continuità e insieme lo sviluppo si rilevano sia sul versante tematico sia sul versante stilistico (e si osservi che a chiudere la silloge precedente vi era un prologo, denunciando la volontà di congedo e di rilancio). Continua a leggere

Andrea Gibellini

Poeti contemporanei: Andrea Gibellini

Le ossa di Bering si aprivano posando lo sguardo su «pozzanghere vicine al corso del selciato», vale a dire specchi di realtà minute, «di chi ha vissuto aperto gli occhi e chiuso». In quell’immagine si esprimeva bene il senso di una voce un po’ depressa, che all’interno di un biografismo pudico (quasi rimosso come una colpa) si manteneva ostinatamente fedele all’accento emotivo che origina la scrittura, senza frapporre mediazioni intellettualistiche fra l’esperienza e la pagina, volenterosa semmai di impastare l’esistenza con il paesaggio, con la dizione sporca (non lirica e rilucente) e riavvolta su sé stessa di chi, solitario e monologante, viaggia radente la prosa. Continua a leggere

Franco Marcoaldi

Poeti contemporanei: Franco Marcoaldi

Recensendo Amore non Amore, «terzo libro di poesia in cinque anni», Bacigalupo afferma che «all’interno del discorso minimo tutto è detto. La parola è usata come rispondendo al telefono quando si è occupati, o appunto scrivendo in una materia refrattaria. […] Beato Marcoaldi, che è capace di questi tagli netti, nella vita e nella poesia». Rovesciando il giudizio del critico-traduttore o smascherandone le allusioni, parleremo di un’impressione di frenesia o di applicabilità manieristica della scrittura, come se ci si trovasse di fronte alla compiuta manifestazione di una delle possibili degenarazioni del codice caproniano e tardo-montaliano (trascuriamo, ovviamente, altri riferimenti possibili, dai poeti classici della latinità a Philip Larkin), tutto giocato su un’esausta ironia novecentesca e sul gusto della boutade. Continua a leggere

Remo Pagnanelli

Poeti contemporanei: Remo Pagnanelli

A differenza di Beppe Salvia (e si rammenti il confronto con cui si era avviato il discorso), è già possibile leggere tutte Le poesie di Remo Pagnanelli nell’edizione, ancorché discutibile per le scelte di fondo, curata da Daniela Marcheschi, che ha il merito di presentare in modo completo l’opera di un poeta fondamentale (e oggetto di appassionata memoria) per quella linea marchigiana che lui stesso ha contribuito a delineare (si veda per esempio l’antologia Poeti delle Marche curata insieme a Guido Garufi, ma si tengano presente anche diversi suoi interventi teorici, su tutti il saggio Leopardi e la recente poesia marchigiana), linea che ha un robusto tessuto di esperienze letterarie che attraversa più generazioni: si possono fare i nomi, per rendere l’idea, di Volponi, di Scataglini, di Piersanti, di De Signoribus, di D’Elia ecc., fino, volendo proiettarci anche nell’immediato futuro, ai giovanissimi Gezzi e Piergallini. Continua a leggere

Marco Molinari

Poeti contemporanei: Marco Molinari

Risulta inevitabile parlare di elegia, a proposito delle poesie di Molinari. Anche solo un rapido assaggio della raccolta Madre pianura attraverso i titoli in cui si articola (Poesie di settembre, Poesie sparse per la terza casa, Poesie scritte sotto gli alberi) o un primo tratteggio del paesaggio (la pianura padana, evidentemente) che detta il titolo complessivo ma che, soprattutto, permea ogni verso imponendosi più che, come sfondo occasionale, come luogo elettivo della sensibilità poetica e della percezione del mondo, fornirebbero le giustificazioni per riferirsi a tale classificazione. Ma, sopra tutte queste indicazioni, pesa l’autorevole opinione di Milo De Angelis, che nella prefazione al volume parla addirittura di un innesto a posteriori della vena elegiaca di Molinari nell’esperienza della rivista «Niebo» (nome adesso prestato alla collana che, appunto, edita Madre pianura). Continua a leggere

Il poeta Beppe Salvia

Poeti contemporanei: Beppe Salvia

La vicenda di Beppe Salvia presenta molte analogie con quella di Remo Pagnanelli, anche al di là dei dati biografici che pure finiscono, nella scelta di entrambi di abbracciare volontariamente la morte, per avvolgere i loro versi con un’aura tragica: questi scrittori sono divenuti emblemi non solo di due linee di ricerca della poesia di fine Novecento (l’area romana e quella marchigiana), ma di un’intera generazione e del suo dramma segreto (Di Palmo, nella sua curatela I begli occhi del ladro, vi accosta anche i casi di Giuseppe Piccoli, di Nadia Campana, di Eros Alesi, di Angelo Fasano e di Ferruccio Benzoni). Non si pone in apertura questo raffronto per cedere alla suggestione di fissare, nei due poeti, dei medaglioni che finirebbero, in modo del tutto gratuito, per suggerire uno sbocco estetizzante nella loro vicenda paradigmatica, ma per avvicinare con discrezione un dato non eludibile se si vuole tracciare la Stimmung di un’epoca. Continua a leggere