Le età della poesia: maturità

Riconosco nella mia relazione con la scrittura riconosco, allo stato attuale, due momenti decisivi. Il primo è rappresentato da un anno importante, a livello personale: il 1999. La fine dell’università, il ritorno, da Milano, in provincia, il senso di distacco morale avvertito nei confronti della società letteraria e dei suoi commerci, il bruciante contatto con la realtà attraverso il servizio civile che presto si sarebbe tramutato quasi fisiologicamente nel mio lavoro: queste vicende sono state per me come lo scoppio di una bolla mentale entro la quale fino ad allora vivevo imbozzolato. Continua a leggere

Età della poesia - giovinezza

Le età della poesia: giovinezza

Non sempre i giovani vanno incoraggiati verso la poesia, con le vanità, le velleità e i giovanilismi che in essa si possono riversare. Un buon autore deve mantenere in qualche misura anche un rapporto distruttivo con la propria opera, che non deve acquisire valore subito (l’apprezzamento immediato è indice di effettiva mancanza di originalità, intendendo con questa parola la novità reale, che in quanto tale sfugge alle previsioni editoriali e alle classificazioni critiche, al gusto insomma). La giovinezza deve pertanto muovere l’ispirazione di un autore come un arto amputato, non come una radice solida e profonda. Peraltro, una società letteraria funziona quando evita sia di irretirsi in regime sia di aprirsi a una democrazia decadente: l’ostracismo è un buon modo di “educare alla realtà” i più giovani, perché non crescano viziosi in seno alla letteratura. Continua a leggere

Infanzia

Le età della poesia: infanzia

Assistere alla propria nascita – essere esposti alla luce obnubilante dell’inizio – è forse il privilegio e la condanna del poeta.

L’infanzia è naturalmente il luogo della ricezione pura del dono (della vita) perché lì si è ancora immersi nel segreto dell’apertura originaria. Continua a leggere

Cesare Viviani

Non detto, indicibile (di Cesare Viviani)

La differenza, o il passaggio, esistente tra “non detto” e “indicibile” conduce subito al centro della questione: la perdita è recuperabile o irrecuperabile? L’indicibile resterà sempre tale o potrà diventare dicibile?

Si è pensato spesso che l’indicibile che resta tale fondi un assoluto che rischia di confondersi con l’onnipotenza dell’io e che invece la relatività sia il principio di realtà. Ma si può anche pensare che l’indicibile inteso come irrecuperabile, la perdita irrecuperabile, sia l’unico vero limite agli innumerevoli sistemi di recupero messi in atto dal potere dell’io. Continua a leggere

La maschera del demonio

Stile e personalità

“L’arte vuol tutto, e chi più è, più metta.”
Alberto Cantoni

 

In una novella intitolata Il demonio dello stile, Alberto Cantoni (1841-1904) ragiona sull’arte del racconto, sotto la maschera del Bar. Ferd. Acerra che offre suggerimenti a una principiante su alcuni temi possibili per le prime prove di quest’ultima. Ma le raccomandazioni del letterato sono soprattutto per lo stile. Continua a leggere

Ushuaia, Terra del Fuoco, Argentina

Per una nuova stagione letteraria

fu un appello nel ghiaccio – la mia gratitudine
è avversa alla grandezza per questo ho scelto
una lingua impervia – santa alla sparizione

dimmi se è australe il riposo e che astuzia
specifica freddo e desiderio –
hai dovuto invecchiare per riconoscermi – perché
non ci siamo incontrati in un prato?

Così comincia, dopo una sorta di prologo, la Lettera a Ushuaia contenuta in Gries, di Davide Brullo. A questo libro alludevo appunto l’altro giorno. Continua a leggere

Abissi

Dare una possibilità ai capolavori del presente

E dunque, per la latitanza di un discorso critico capace di fornire indicazioni intorno al presente, tocca a noi, per un’ultima volta, cercare di arginare la dispersione, in disperata resistenza al vuoto. Perché in questi giorni ho tra le mani, edito, un libro che mi è toccato persino battezzare (io che odio le pre-post-fazioni di qualsiasi genere) con un discorsetto mio, che pubblicherò qui nei prossimi giorni.

E, a distanza di mesi, confermo quanto ho osato scrivere in quelle pagine. Si tratta di un libro che affronta le immense correnti della letteratura contemporanea – un oceano ormai indomabile – con le esili prospettive di un autore italiano – di poesia, per giunta. E poesia ardua, altissima. Eppure, è un libro che affronterà gli abissi come un pesce che si pasce del suo elemento naturale. Si tratta infatti di un libro tanto piccolo di costituzione (oltre la settantina di pagine giusto grazie al mio sproloquio finale) quanto titanico nell’anima. Continua a leggere

Il divenire

La forza della dispersione e la critica che non c’è più

Nel suo bell’articolo di denuncia, Alessandro Moscè ci ricorda questioni note da tempo: soprattutto per quanto riguarda la poesia, non esiste più una critica attiva e attenta, nemmeno da parte delle voci critiche contemporanee (dei vecchi decrepiti maestri, già sapevamo). E ripropone una domanda semplice e sconvolgente:

dov’è finita la nettezza di giudizio che non indugia su rapide semplificazioni, specie quando riconosce che la bellezza di un’opera sta nel circolo delle sue continue metamorfosi e nel possesso delle dimensioni spirituali?

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Giuseppe Ungaretti

Considerazione impopolare su Ungaretti

C’è un criterio per valutare la vitalità di un poeta all’interno della letteratura: è la sua influenza sugli altri scrittori. Ci sono infatti autori con cui i contemporanei non possono evitare il confronto, per motivi stilistici oppure di pensiero, per la memorabilità delle immagini o per la visione del mondo che hanno elaborato. La voce di questi scrittori sopravvive nel coro della tradizione, che venga contraffatta contraddetta imitata plagiata assorbita neutralizzata amplificata o altro ancora, in modo consapevole o ancor più significativamente in modo inconsapevole. Continua a leggere

Promuovere sé stessi

Promuovere la propria opera: lo scrittore impaniato

Ho appena dato una sbirciata alla disputa virtuale tra Gianluca Barbera e Davide Brullo. Tema: l’impegno che lo scrittore dedica alla vendita dei suoi libri.

Sono d’accordo con entrambi. Il primo esprime concetti di buon senso, il secondo, come al solito, va alla radice estrema. Come insegnante e come lettore, sto tutto dalla parte di Barbera; come scrittore sto invece completamente con Brullo. E mi tocca oscillare da un estremo all’altro piuttosto spesso.

Fatto sta che l’argomento risveglia in me un antico prurito, e dunque vorrei grattare un po’ la questione anch’io. Continua a leggere