Abissi

Dare una possibilità ai capolavori del presente

E dunque, per la latitanza di un discorso critico capace di fornire indicazioni intorno al presente, tocca a noi, per un’ultima volta, cercare di arginare la dispersione, in disperata resistenza al vuoto. Perché in questi giorni ho tra le mani, edito, un libro che mi è toccato persino battezzare (io che odio le pre-post-fazioni di qualsiasi genere) con un discorsetto mio, che pubblicherò qui nei prossimi giorni.

E, a distanza di mesi, confermo quanto ho osato scrivere in quelle pagine. Si tratta di un libro che affronta le immense correnti della letteratura contemporanea – un oceano ormai indomabile – con le esili prospettive di un autore italiano – di poesia, per giunta. E poesia ardua, altissima. Eppure, è un libro che affronterà gli abissi come un pesce che si pasce del suo elemento naturale. Si tratta infatti di un libro tanto piccolo di costituzione (oltre la settantina di pagine giusto grazie al mio sproloquio finale) quanto titanico nell’anima. Continua a leggere

Il divenire

La forza della dispersione e la critica che non c’è più

Nel suo bell’articolo di denuncia, Alessandro Moscè ci ricorda questioni note da tempo: soprattutto per quanto riguarda la poesia, non esiste più una critica attiva e attenta, nemmeno da parte delle voci critiche contemporanee (dei vecchi decrepiti maestri, già sapevamo). E ripropone una domanda semplice e sconvolgente:

dov’è finita la nettezza di giudizio che non indugia su rapide semplificazioni, specie quando riconosce che la bellezza di un’opera sta nel circolo delle sue continue metamorfosi e nel possesso delle dimensioni spirituali?

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Giuseppe Ungaretti

Considerazione impopolare su Ungaretti

C’è un criterio per valutare la vitalità di un poeta all’interno della letteratura: è la sua influenza sugli altri scrittori. Ci sono infatti autori con cui i contemporanei non possono evitare il confronto, per motivi stilistici oppure di pensiero, per la memorabilità delle immagini o per la visione del mondo che hanno elaborato. La voce di questi scrittori sopravvive nel coro della tradizione, che venga contraffatta contraddetta imitata plagiata assorbita neutralizzata amplificata o altro ancora, in modo consapevole o ancor più significativamente in modo inconsapevole. Continua a leggere

Promuovere sé stessi

Promuovere la propria opera: lo scrittore impaniato

Ho appena dato una sbirciata alla disputa virtuale tra Gianluca Barbera e Davide Brullo. Tema: l’impegno che lo scrittore dedica alla vendita dei suoi libri.

Sono d’accordo con entrambi. Il primo esprime concetti di buon senso, il secondo, come al solito, va alla radice estrema. Come insegnante e come lettore, sto tutto dalla parte di Barbera; come scrittore sto invece completamente con Brullo. E mi tocca oscillare da un estremo all’altro piuttosto spesso.

Fatto sta che l’argomento risveglia in me un antico prurito, e dunque vorrei grattare un po’ la questione anch’io. Continua a leggere

Missione Apollo 8: la Terra vista dalla luna

La luna sverginata

Ieri si è celebrato il 50° anniversario dell’allunaggio. In questi giorni si susseguono ininterrotti gli eventi di celebrazione della ricorrenza.

La luna, che Leopardi dichiarava vergine (perché mai toccata – e contaminata – dalla condizione umana), ormai appartiene all’uomo, è stata conquistata:

Vergine luna, tale

è la vita mortale,

protestava il poeta di Recanati, nel celebre Canto notturno di un pastore errante dell’AsiaContinua a leggere

Il pregiudizio dell’identità

L’identità è un pregiudizio, ormai lo sappiamo. È una finzione, una costruzione culturale, una maschera di cui abbiamo bisogno per esorcizzare la continua metamorfosi. Cerchiamo analogie per ritagliarci un perimetro abitabile e lasciare sullo sfondo il perenne mutamento. L’identità è un feticcio sferzato dal tempo, come un vessillo al vento, a segnalare una conquista, una posizione. E troppo spesso la storia è stata concepita come il palcoscenico per la rappresentazione (con esiti da tragedia) di questa idea artefatta. Continua a leggere

Antica carta dell'Europa

Sull’idea dell’Europa interiore (di Massimo Morasso)

Il buon europeo e l’ultimo uomo. Sull’idea dell’Europa interiore

 (di Massimo Morasso)

(In copertina, antica carta dell’Europa, spiegata qui)

L’arte come orizzonte comune

L’arte è il vero orizzonte comune europeo. Fra le discipline dell’arte, e in queste, fra i generi poetici, la narrativa è la modalità di restituzione privilegiata del farsi storico di quell’orizzonte. Ciò è comprensibile e, anzi, addirittura evidente nella misura in cui si prenda sul serio la funzione antropologica e civile dell’immaginazione letteraria, senza consegnarla al solo scandaglio della filosofia né, tanto meno, alle categorie dell’estetica e della critica letteraria. Continua a leggere

L'attimo fuggente (1989)

Il senso della critica nell’era della deep literature. Lettera aperta a Demetrio Paolin

Caro Demetrio,

per un poeta che per decenni si è prestato alla critica, alla disperata ricerca di una possibilità di giudizio per intere generazioni rimosse dalla tradizione, le domande che la redazione ha posto su un tuo recente intervento intorno alla critica letteraria come dono e discorso sono state qualcosa di più di un invito alla lettura.

Si può ancora perseguire e valutare la qualità letteraria?

Così recita il corsivo galeotto. “E che cavolo”, mi sono detto subito, “ci risiamo”. La qualità letteraria esiste, quindi non solo si può, ma si deve perseguire e valutare. Lo so da poeta e scrittore che soffre la mancanza di una critica agguerrita, aggiornata e autorevole. Difendo insomma i diritti del nemico (è di Aristotele il motto secondo cui, in assenza di un amico capace di criticarti, sarebbe opportuno pagare un nemico perché lo faccia?). Continua a leggere

Tigri

Nella casa di carte di Marchesini

Per ragioni su cui mi sono già soffermato troppo, non seguo più, da tempo, la critica letteraria – un genere che peraltro ha trovato nuovi sviluppi e diramazioni, se si pensa alla sua contaminazione con il romanzo (su tutti, si studi il caso di Emanuele Trevi). Ciò non toglie, comunque, che di tanto in tanto i miei radar intercettino qualcosa che mi sembra prezioso, come mi è capitato anche recentemente.

Così ora ho tra le mani un libro che mi accompagnerà nei prossimi anni. Si tratta di Casa di carte, di Matteo Marchesini. Il libro peraltro ha alle spalle una sintomatica vicenda editoriale, ma non è di questo che vorrei parlare. Così come non è mia intenzione recensire questo testo, che ho al momento attraversato solo parzialmente e che mi sarà utile, come accennavo, per un mio percorso. Mi interessa semplicemente segnalarvi i due punti che – a prescindere dai contenuti con cui potrei concordare poco, tanto o parzialmente -, attribuiscono a questo libro, dal mio punto di vista, un valore immediato.

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Il padre è artificio

Nella letteratura del Novecento l’immagine del padre ricorre in modo strategico e spesso è intrisa di valori metaletterari.

Confrontarsi con il padre significa infatti affinare la propria identità all’ombra della tradizione, di ogni tradizione.  Il padre non è natura, come non è natura l’arte – sebbene ambisca alla conquista della naturalezza.

Sull’argomento, un libro che mi sta a cuore è il celebre Il gesto di Ettore, di Luigi Zoja, che ha un sottotitolo molto esplicito: Preistoria, storia, attualità e scomparsa del padre. Continua a leggere