Tigri

Nella casa di carte di Marchesini

Per ragioni su cui mi sono già soffermato troppo, non seguo più, da tempo, la critica letteraria – un genere che peraltro ha trovato nuovi sviluppi e diramazioni, se si pensa alla sua contaminazione con il romanzo (su tutti, si studi il caso di Emanuele Trevi). Ciò non toglie, comunque, che di tanto in tanto i miei radar intercettino qualcosa che mi sembra prezioso, come mi è capitato anche recentemente.

Così ora ho tra le mani un libro che mi accompagnerà nei prossimi anni. Si tratta di Casa di carte, di Matteo Marchesini. Il libro peraltro ha alle spalle una sintomatica vicenda editoriale, ma non è di questo che vorrei parlare. Così come non è mia intenzione recensire questo testo, che ho al momento attraversato solo parzialmente e che mi sarà utile, come accennavo, per un mio percorso. Mi interessa semplicemente segnalarvi i due punti che – a prescindere dai contenuti con cui potrei concordare poco, tanto o parzialmente -, attribuiscono a questo libro, dal mio punto di vista, un valore immediato.

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Il padre è artificio

Nella letteratura del Novecento l’immagine del padre ricorre in modo strategico e spesso è intrisa di valori metaletterari.

Confrontarsi con il padre significa infatti affinare la propria identità all’ombra della tradizione, di ogni tradizione.  Il padre non è natura, come non è natura l’arte – sebbene ambisca alla conquista della naturalezza.

Sull’argomento, un libro che mi sta a cuore è il celebre Il gesto di Ettore, di Luigi Zoja, che ha un sottotitolo molto esplicito: Preistoria, storia, attualità e scomparsa del padre. Continua a leggere

Il signor Morris Lessmore salva un libro precario

Il libro precario (Daniele Maria Pegorari)

Traggo dal volume di Daniele Maria Pegorari, Scritture precarie. Editoria e lavoro nella grande crisi 2003-2017, il passo che segue (pp.154-156). La sensazione che provo – dal momento che vengo chiamato direttamente in causa nel ragionamento – è quella di chi viene rinfrancato in qualche intuizione, e se ne riappropria una seconda volta.

Riparto dunque da queste pagine ancor più convinto della necessità di una militanza estetica, ben consapevole, tuttavia, che la stessa categoria di militanza andrà ripensata, all’interno del paradigma della società (e della letteratura) liquida.

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L'autore è la lampadina accesa

L’autore esiste?

L’autore esiste mentre scrive l’opera. Prima e dopo esiste la persona reale. Tale persona reale è una sorta di lampadina spenta, mentre ciò che fa la differenza è la luce.

È dunque a tutti gli effetti l’opera che genera l’autore, non viceversa. Figlio delle sue stesse parole, trasumanato per esse, nell’aldiquà l’autore non esiste.

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planisfero e tombino

Resistere sulla propria zattera, surfando sulla letteratura liquida

Se la tradizione è evaporata e gli scrittori contemporanei vivono, nel migliore dei casi, lo spazio di un successo aleatorio, in attesa della colossale rimozione che li attende, non sorprende che uno dei temi portanti della letteratura oggi sia proprio la precarietà. L’argomento è stato studiato con dovizia in particolare da Daniele Maria Pegorari, docente di Letteratura italiana e Sociologia della letteratura all’università ‘Aldo Moro’ di Bari, che quest’anno ha licenziato due volumi, Letteratura liquida. Sei lezioni sulla crisi della modernità Scritture precarie. Editoria e lavoro nella grande crisi 2003-2017. Continua a leggere

Lo scisma della cultura

Lo scisma della cultura

E allora, dopo la fine del canone, nella crisi aperta del moderno, nel mercato della letteratura classica e della letteratura leggera, e senza maestri, che cosa faranno e che cosa possono fare non dirò i poeti che comincino oggi – da avviare subito allo spettacolo e ai commerci, quando non ci abbiano pensato da soli – ma quelli con esordio dieci, venti o magari trent’anni fa, quelli di valore, sabianamente onesti o crudeli come Artaud, ma insomma bravi, eppure con aspetto di promesse perenni, di premesse perenni? Che cosa si può fare nella poesia dopo la fine del canone, senza un posto neppure nella falsa coscienza del parnaso universitario e scolastico? Che cosa dentro la incipiente letteratura classica, benché virtuale, non più trattabile, per polemica, quale morta, leopardianamente, perché morta davvero? Che cosa senza poter più né ammazzare né mangiare – e magari neppure mitemente attraversare – i padri, e pieni di fratelli separati e irriconoscibili nella diaspora comune?

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Teorema qualità. Lettera aperta alla generazione TQ

Scrivevo questa lettera alla Generazione TQ nel 2011. Già due anni dopo ci si chiedeva che fine avesse fatto il “movimento”. Ogni tanto, qualcosa accade ancora, anche con ottimi presupposti e sacrosante prospettive, ma poi tutto evapora.

Seguiamo pazienti il ciclo dell’acqua, finché il paesaggio non riacquisterà una forma narrabile.

Qui, ricade dalla nuvola la stessa goccia di sette anni fa. Continua a leggere

Fahrenheit 451, di Lorenzo Perrone

Una rimozione colossale

Qualunque cosa fosse, la tradizione si è spezzata. Dal piccolo mondo della poesia parlavo anni fa dell’anello spezzato di una generazione rimossa – e mi adattavo al lavoro di critico per tentare un’impossibile riparazione. Ora, allargando lo sguardo, osservo la tranquilla, inesorabile rimozione non soltanto del primo ventennio (ormai ci siamo) del nuovo secolo, ma dell’intero secondo Novecento.

Gli autori e i libri di quest’epoca non fanno storia. È in atto una rimozione colossale.

Qualche esempio spiccio, aneddotico. Continua a leggere

Annibale Carracci, Il Mangiafagioli,

L’invenzione della realtà

Appartengo alla Mtv generation, cresciuta nel mondo dei video musicali, videogame e film d’azione.
Il mio immaginario è totalmente diverso da quello delle generazioni precedenti. Tutto è veloce e “pronto per l’uso”; ma così la concentrazione, e la capacità di approfondire le cose si è persa. Niente richiede sforzo e anche la cultura diventa un prodotto da fast food che va giù velocemente, riempie ma non contiene i nutrimenti necessari, proprio come lo zucchero che dà vigore per un momento ma il cui effetto svanisce subito.
Per apprezzare una cena dai sapori sottili accompagnata da un buon vino serve una preparazione.
Johan Silverhult

Se ne rendono conto molto bene gli insegnanti, che anno dopo anno si trovano di fronte ragazzi sempre più intuitivi ma irrequieti, incapaci di concentrazione e di perseveranza su obiettivi a medio e a lungo termine. E se ne rendono conto molto bene i genitori, impegnati a seguire figli terribilmente precoci, che gestiscono risorse spaventosamente potenti con competenze che loro stessi non possiedono neppure adesso, da adulti. Continua a leggere

Gufo

Il cipiglio del gufo (di Tiziano Scarpa)

È lo sguardo dell’arte – che ha poi come suprema committente la morte – a catalizzare i vari destini che compongono la sciarada narrativa del Cipiglio del gufo, l’ultimo romanzo di Tiziano Scarpa. Continua a leggere