Ushuaia, Terra del Fuoco, Argentina

Per una nuova stagione letteraria

fu un appello nel ghiaccio – la mia gratitudine
è avversa alla grandezza per questo ho scelto
una lingua impervia – santa alla sparizione

dimmi se è australe il riposo e che astuzia
specifica freddo e desiderio –
hai dovuto invecchiare per riconoscermi – perché
non ci siamo incontrati in un prato?

Così comincia, dopo una sorta di prologo, la Lettera a Ushuaia contenuta in Gries, di Davide Brullo. A questo libro alludevo appunto l’altro giorno. Continua a leggere

Abissi

Dare una possibilità ai capolavori del presente

E dunque, per la latitanza di un discorso critico capace di fornire indicazioni intorno al presente, tocca a noi, per un’ultima volta, cercare di arginare la dispersione, in disperata resistenza al vuoto. Perché in questi giorni ho tra le mani, edito, un libro che mi è toccato persino battezzare (io che odio le pre-post-fazioni di qualsiasi genere) con un discorsetto mio, che pubblicherò qui nei prossimi giorni.

E, a distanza di mesi, confermo quanto ho osato scrivere in quelle pagine. Si tratta di un libro che affronta le immense correnti della letteratura contemporanea – un oceano ormai indomabile – con le esili prospettive di un autore italiano – di poesia, per giunta. E poesia ardua, altissima. Eppure, è un libro che affronterà gli abissi come un pesce che si pasce del suo elemento naturale. Si tratta infatti di un libro tanto piccolo di costituzione (oltre la settantina di pagine giusto grazie al mio sproloquio finale) quanto titanico nell’anima. Continua a leggere

Il divenire

La forza della dispersione e la critica che non c’è più

Nel suo bell’articolo di denuncia, Alessandro Moscè ci ricorda questioni note da tempo: soprattutto per quanto riguarda la poesia, non esiste più una critica attiva e attenta, nemmeno da parte delle voci critiche contemporanee (dei vecchi decrepiti maestri, già sapevamo). E ripropone una domanda semplice e sconvolgente:

dov’è finita la nettezza di giudizio che non indugia su rapide semplificazioni, specie quando riconosce che la bellezza di un’opera sta nel circolo delle sue continue metamorfosi e nel possesso delle dimensioni spirituali?

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Assaggi di libri (3)

Dulcis in fundo, due libri delle edizioni Aguaplano (che non conoscevo). Per ragioni diverse, si tratta di libri che otterranno spontaneamente tutta la mia attenzione.

Il primo è per me prezioso in partenza perché ho molto apprezzato, tre anni fa, il romanzo del suo autore, Fabio Greco (ho recensito Il nome dell’isola qui). Ed è un altro libro di poesia: Ragli Continua a leggere

Scorcio della mia biblioteca

Assaggi di libri (2)

Isidoro Aiello invece mi ha spedito i suoi Crittogrammi: non è il primo suo libro che leggo. Ma ricordavo anche un altro Aiello, suppergiù coetaneo, che mi mandò a suo tempo un libricino delle edizioni Lietocolle: è un’altra persona, ma ancora una volta mi chiedo quanto numerosi siano, i poeti… (E, l’ho già detto, sarei felice se tutti scrivessero poesie: il problema resta semmai l’eccesso di pubblicazioni, e la pretesa di essere autori).

Ma questi pensieri sono un’interferenza: nulla hanno a che fare con il libro che tengo ora in mano, di una semplicità e pulizia grafica disarmante e preziosa. Continua a leggere

contenuti

Assaggi di libri (1)

Ho ovviamente un percorso di letture personale da compiere, tra il metodico e il capriccioso. Ho accumulato negli anni titoli in particolare di narrativa a cui mi dedicherò, spero, per il resto della vita, con particolare riguardo per gli autori prediletti.

In questi giorni però ho ricevuto anche diversi omaggi. Sono sempre commosso, in questi casi – e non è un’affermazione ruffiana.

I libri sono sempre preziosi, anche e talvolta soprattutto quelli che vengono dalle periferie della grande editoria. Racchiudono spesso il senso di un percorso originale, sofferto. O anche libero e sbarazzino. Continua a leggere

Giuseppe Ungaretti

Considerazione impopolare su Ungaretti

C’è un criterio per valutare la vitalità di un poeta all’interno della letteratura: è la sua influenza sugli altri scrittori. Ci sono infatti autori con cui i contemporanei non possono evitare il confronto, per motivi stilistici oppure di pensiero, per la memorabilità delle immagini o per la visione del mondo che hanno elaborato. La voce di questi scrittori sopravvive nel coro della tradizione, che venga contraffatta contraddetta imitata plagiata assorbita neutralizzata amplificata o altro ancora, in modo consapevole o ancor più significativamente in modo inconsapevole. Continua a leggere

Promuovere sé stessi

Promuovere la propria opera: lo scrittore impaniato

Ho appena dato una sbirciata alla disputa virtuale tra Gianluca Barbera e Davide Brullo. Tema: l’impegno che lo scrittore dedica alla vendita dei suoi libri.

Sono d’accordo con entrambi. Il primo esprime concetti di buon senso, il secondo, come al solito, va alla radice estrema. Come insegnante e come lettore, sto tutto dalla parte di Barbera; come scrittore sto invece completamente con Brullo. E mi tocca oscillare da un estremo all’altro piuttosto spesso.

Fatto sta che l’argomento risveglia in me un antico prurito, e dunque vorrei grattare un po’ la questione anch’io. Continua a leggere

Missione Apollo 8: la Terra vista dalla luna

La luna sverginata

Ieri si è celebrato il 50° anniversario dell’allunaggio. In questi giorni si susseguono ininterrotti gli eventi di celebrazione della ricorrenza.

La luna, che Leopardi dichiarava vergine (perché mai toccata – e contaminata – dalla condizione umana), ormai appartiene all’uomo, è stata conquistata:

Vergine luna, tale

è la vita mortale,

protestava il poeta di Recanati, nel celebre Canto notturno di un pastore errante dell’AsiaContinua a leggere

Il pregiudizio dell’identità

L’identità è un pregiudizio, ormai lo sappiamo. È una finzione, una costruzione culturale, una maschera di cui abbiamo bisogno per esorcizzare la continua metamorfosi. Cerchiamo analogie per ritagliarci un perimetro abitabile e lasciare sullo sfondo il perenne mutamento. L’identità è un feticcio sferzato dal tempo, come un vessillo al vento, a segnalare una conquista, una posizione. E troppo spesso la storia è stata concepita come il palcoscenico per la rappresentazione (con esiti da tragedia) di questa idea artefatta. Continua a leggere