planisfero e tombino

Resistere sulla propria zattera, surfando sulla letteratura liquida

Se la tradizione è evaporata e gli scrittori contemporanei vivono, nel migliore dei casi, lo spazio di un successo aleatorio, in attesa della colossale rimozione che li attende, non sorprende che uno dei temi portanti della letteratura oggi sia proprio la precarietà. L’argomento è stato studiato con dovizia in particolare da Daniele Maria Pegorari, docente di Letteratura italiana e Sociologia della letteratura all’università ‘Aldo Moro’ di Bari, che quest’anno ha licenziato due volumi, Letteratura liquida. Sei lezioni sulla crisi della modernità Scritture precarie. Editoria e lavoro nella grande crisi 2003-2017. Continua a leggere

Lo scisma della cultura

Lo scisma della cultura

E allora, dopo la fine del canone, nella crisi aperta del moderno, nel mercato della letteratura classica e della letteratura leggera, e senza maestri, che cosa faranno e che cosa possono fare non dirò i poeti che comincino oggi – da avviare subito allo spettacolo e ai commerci, quando non ci abbiano pensato da soli – ma quelli con esordio dieci, venti o magari trent’anni fa, quelli di valore, sabianamente onesti o crudeli come Artaud, ma insomma bravi, eppure con aspetto di promesse perenni, di premesse perenni? Che cosa si può fare nella poesia dopo la fine del canone, senza un posto neppure nella falsa coscienza del parnaso universitario e scolastico? Che cosa dentro la incipiente letteratura classica, benché virtuale, non più trattabile, per polemica, quale morta, leopardianamente, perché morta davvero? Che cosa senza poter più né ammazzare né mangiare – e magari neppure mitemente attraversare – i padri, e pieni di fratelli separati e irriconoscibili nella diaspora comune?

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Teorema qualità. Lettera aperta alla generazione TQ

Scrivevo questa lettera alla Generazione TQ nel 2011. Già due anni dopo ci si chiedeva che fine avesse fatto il “movimento”. Ogni tanto, qualcosa accade ancora, anche con ottimi presupposti e sacrosante prospettive, ma poi tutto evapora.

Seguiamo pazienti il ciclo dell’acqua, finché il paesaggio non riacquisterà una forma narrabile.

Qui, ricade dalla nuvola la stessa goccia di sette anni fa. Continua a leggere

Fahrenheit 451, di Lorenzo Perrone

Una rimozione colossale

Qualunque cosa fosse, la tradizione si è spezzata. Dal piccolo mondo della poesia parlavo anni fa dell’anello spezzato di una generazione rimossa – e mi adattavo al lavoro di critico per tentare un’impossibile riparazione. Ora, allargando lo sguardo, osservo la tranquilla, inesorabile rimozione non soltanto del primo ventennio (ormai ci siamo) del nuovo secolo, ma dell’intero secondo Novecento.

Gli autori e i libri di quest’epoca non fanno storia. È in atto una rimozione colossale.

Qualche esempio spiccio, aneddotico. Continua a leggere

Annibale Carracci, Il Mangiafagioli,

L’invenzione della realtà

Appartengo alla Mtv generation, cresciuta nel mondo dei video musicali, videogame e film d’azione.
Il mio immaginario è totalmente diverso da quello delle generazioni precedenti. Tutto è veloce e “pronto per l’uso”; ma così la concentrazione, e la capacità di approfondire le cose si è persa. Niente richiede sforzo e anche la cultura diventa un prodotto da fast food che va giù velocemente, riempie ma non contiene i nutrimenti necessari, proprio come lo zucchero che dà vigore per un momento ma il cui effetto svanisce subito.
Per apprezzare una cena dai sapori sottili accompagnata da un buon vino serve una preparazione.
Johan Silverhult

Se ne rendono conto molto bene gli insegnanti, che anno dopo anno si trovano di fronte ragazzi sempre più intuitivi ma irrequieti, incapaci di concentrazione e di perseveranza su obiettivi a medio e a lungo termine. E se ne rendono conto molto bene i genitori, impegnati a seguire figli terribilmente precoci, che gestiscono risorse spaventosamente potenti con competenze che loro stessi non possiedono neppure adesso, da adulti. Continua a leggere

Gufo

Il cipiglio del gufo (di Tiziano Scarpa)

È lo sguardo dell’arte – che ha poi come suprema committente la morte – a catalizzare i vari destini che compongono la sciarada narrativa del Cipiglio del gufo, l’ultimo romanzo di Tiziano Scarpa. Continua a leggere

Scontro fra Muse e Sirene

Le Muse, le Sirene e gli Angeli

1. La letteratura e l’arte sono la memoria dell’umanità.

2. La memoria degli uomini, lo sappiamo, è più vasta e misteriosa della breve esperienza individuale. Comprende la memoria della specie, in cui ci sono terre d’oblio, improvvise agnizioni, terribili rimozioni, mostri dell’immaginazione, paure ancestrali, simboli occulti, archetipi. Il nuovo e l’antico si rispecchiano e si deformano. Il nuovo è l’antico. “C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, / anzi d’antico: io vivo altrove”, recitiamo seguendo l’aquilone di Pascoli. E già siamo in quel luogo originario di cui parla anche De Angelis: “In noi giungerà l’universo, / quel silenzio frontale dove eravamo / già stati”. Nella costellazione tracciata dalle opere, la nostra singolarità si apre al genere umano: al fondo dell’io, affermava Caproni, troviamo il noi. Per questo i classici continuano a parlarci, a scolpire la nostra identità. Sono la nostra memoria a lungo termine, da preservare con cura, mentre il presente ci consuma e le voci contemporanee combattono per scampare alle fiamme della fatuità. E la battaglia è davvero cruenta, perché si è fatta globale: le voci sono tanto molteplici e confuse che la letteratura sembra non essere più sostenibile, perché non più in grado di generare memoria. Continua a leggere

La letteratura italiana non esiste più

La letteratura italiana non esiste più.

Questo non è un giudizio, è una constatazione.

Non si tratta di ripetere ipocritamente che gli scrittori, oggi, sono mediocri, che i libri sono merce determinata dal mercato, che il genio italico si è perduto con la deriva geopolitica del nostro Paese. Autori ambiziosi, guidati da un’immagine alta di letteratura, ancora ce ne sono, per quanto siano misconosciuti e costretti, nella migliore delle ipotesi, a resistere in qualche nicchia (ma la tendenza è addirittura quella di darsi alla macchia). Romanzi che non siano solo storie, ma anche oggetti linguistici pulsanti, corpi verbali attraversati da una musica propria, azzardi esistenziali, ancora se ne trovano – se si ha voglia di cercare. Continua a leggere

Toscanello

Esperimento di lettura di un libro di poesia

Non so chi diavolo sia Michele De Virgilio, che pure è stato così gentile da contattarmi sui social e da proporsi per una recensione su questo sito. No, non è l’attore, ma un giovane poeta (sì, lo so, l’epidemia non si arresta) nei cui versi mi sono imbattuto. Ma tento con lui l’esperimento di una “non-recensione”, di una lettura vera, lineare, contraddittoria. Vada come vada, questa sarà pura fenomenologia letteraria.  Continua a leggere

La poesia è finita

La poesia è finita

Lo certifica anche Cesare Viviani. Ma ovviamente non è vero, perché la poesia non può finire. A essere finita è dunque una società, quella che lo stesso Viviani ha in parte sperimentato, e di cui patisce la nostalgia. Quella che alimentava la tradizione, che poi si è interrotta. Così oggi ci sono anche poeti di successo, libri in versi che vendono, tutto un pullulare di artisti. Ma in questo spettacolo niente si sedimenta: restano calici vuoti, incontri effimeri, promesse vane.

Io la società (elitaria, aristocratica) in cui la poesia poteva trovare un margine di significato e di prestigio non l’ho mai esperita. Ne ho percepito il vento, l’ultimo respiro. E ho provato a salvarne una cellula staminale. Non posso concedermi il privilegio della nostalgia, dunque. Sono abituato al vuoto, resto insensibile alle lusinghe dell’happy hour.

Per questo, mi fanno compagnia alcune precise riflessioni che Cesare Viviani ha raccolto nel suo libretto. Ve ne ripropongo un paio: Continua a leggere