Grammatica

Corso di grammatica, metodo digitale

Tra i tanti progetti che mi frullano per la testa e mi accompagnano da anni, c’è quello di un corso di grammatica. Molte ragioni nutrono questo mio desiderio, ma potrei riassumerle in una: l’esperienza ventennale che ha dettato varie forme di sperimentazione, che ora vorrebbero “quagliare” in una struttura più definita. Alla base di questa esperienza c’è il metodo adottato nelle sezioni “digitali” della mia scuola.

I tempi forse sono maturi. Di sicuro, è proprio nei momenti di difficoltà che occorre rompere gli indugi, e tra DAD, DID e chissà che altro, con lezioni comunque da preparare per classi costrette a casa o anche solo per alcuni alunni, vale la pena almeno provarci.

Ecco, qui di seguito, la videolezione introduttiva al corso: Continua a leggere

La necessaria "spintarella"

Altro che prof: uno studente esperto

Ogni anno, come insegnante, mi ripeto una serie di promemoria, che tenderei per abitudine a dimenticare. E visto che l’età avanza inesorabile, ne annoto qui alcuni, così l’anno prossimo farò ancora meno fatica a rammentarli

* * *

Trasformare tutte le indicazioni in spinte gentili. A nessuno piace sentirsi ordinare qualcosa. Passare dunque dall’autorità all’autorevolezza, dal “Fai così!” al “Potresti fare in questo modo?” e aggiungere la gratificazione: “Bravissimo!”. Non “Fate silenzio!”, ma “Grazie a tutti quelli che mi ascoltano!”. Puoi ripeterlo, con pazienza, fino a raggiungere l’effetto desiderato. Enfatizza semmai la gratitudine, perditi in elogi per chi ti asseconda, piuttosto che caricare di un tono nervoso il tuo invito (smentendolo, dunque, di fatto). Continua a leggere

Aiuto, il libro si è mangiato il prof!

Aiuto, il libro si è mangiato il prof!

No, nel titolo non è stata trascritta la voce dell’incubo di uno studente addormentatosi sui banchi di un’aula qualsiasi. Semmai, l’urlo dovrebbe diventare l’allarme per la difesa della categoria.

Ammettiamolo: la maggior parte di noi professori, di questi tempi presi d’assalto dai rappresentanti delle più svariate sigle dell’editoria scolastica, mentre tentiamo ipocritamente di svicolare dal fatale approccio, in fondo il libro perfetto vorremmo proprio trovarlo.  Continua a leggere

L'insegnante è come un buon pastore

Pascolare la classe

C’è un’immagine molto antica di cui sento il bisogno di riappropriarmi, quando penso al ruolo di un docente rispetto ai suoi alunni. Si tratta dell’immagine del buon pastore.

Lo scopo non è denigrante (alunni = pecore), come l’uso dell’immagine nel senso comune odierno potrebbe lasciar intendere. Anzi, l’intenzione è nobilitante. Continua a leggere

Il prof al lavoro domestico

Insegnare letteratura

Qualche giorno fa una studentessa intelligente (ce ne sono ancora, sì, e più di quel che si crede) alla fine della lezione è venuta a esprimere il suo rammarico perché l’ora si era svolta sostanzialmente senza affrontare direttamente i testi dell’autore in questione. Avevo scelto solo alcune citazioni dalle opere, le avevo ritagliate in bigliettini e distribuite a caso agli alunni, che dovevano leggersele e scambiarsele liberamente, per avviare in seguito una discussione. Avrei voluto spiegarle le diverse ragioni alla base delle mie scelte; mi sono limitato a rassicurarla. Fosse per me, la letteratura si insegnerebbe così, semplicemente leggendo e commentando i testi. Continua a leggere

Come la scuola ti ammazza un classico

Come la scuola ti ammazza un classico

“Come la scuola ti ammazza un classico”

– e quindi, anche:

“come la scuola ti ammazza: un classico” –

è argomento arcinoto e in quanto assassino seriale non mi sottraggo al giudizio, caro studentello ingenuo che stai per finire tra le mie grinfie. Ti anticipo perciò la musica che ascolterai a scuola tra pochi giorni, così che tu possa prepararti un poco… Continua a leggere

Tirata d'orecchie

Qualche bella tirata d’orecchi

La prima, ovviamente, è per me ed è la più importante, perché mi accingo a sentenziare laddove avrei soltanto da mettermi, zitto, a imparare. Nessuno può permettersi di camminare senza farsi mille scrupoli sul confine tra la sacrosanta vergogna e l’umiliazione.

Ma la seconda è per gli insegnanti, che mancano di personalità e non sanno tenere la classe, che danno il cattivo esempio arrivando in ritardo e impreparati alle lezioni, che trattano l’aula come un palco per sublimare la frustrazione, dal momento che altrove, invece, nessuno darebbe loro ascolto (per fortuna). E che talvolta durante i consigli di classe correggono le loro verifiche, e poi si giustificano (“Ma io stavo ascoltando”) esattamente come i loro peggiori allievi. Continua a leggere

contenuti

Signore, liberaci dai contenuti

Preghierina blasfema dell’insegnante delle cosiddette “materie di studio”

Alla fine, dunque, è vero tutto il contrario di quel che pensiamo. Continua a leggere

Caution

Genitori e prof: la confusione dei ruoli

Qualcuno lo ha dichiarato esplicitamente: da quando i genitori hanno cominciato a mettere piede nella scuola, per la tanto invocata collaborazione educativa (che qui, peraltro, si sostiene), i guai si sono moltiplicati. Di fatto, anziché praticare la collaborazione, si è incappati in una confusione dei ruoli. Le spie linguistiche in bocca alle mamme e ai papà sono evidenti: “Abbiamo studiato le invasioni barbariche, ma…”; “Le ho spiegato il teorema di Pitagora e abbiamo svolto i compiti…”; “L’ho interrogato io su tutta la lezione e…”; “Ci siamo organizzati in questo modo: io lo seguo per matematica e scienze, mia moglie invece per Italiano e Storia, per cui…”; “Abbiamo lavorato tutto il fine settimana…”, e così via. Dichiarazioni del genere sono prodromi per lo più di qualche lamentela: i carichi di lavoro sono eccessivi, l’insegnante ha assegnato un compito senza spiegare il metodo per svolgerlo, dopo tanto impegno non si capisce perché il risultato sia così inferiore alle attese – e chi più ne ha più ne metta. Continua a leggere

José Mourinho, celebre allenatore dei nostri anni

Allenare i genitori a scuola

Pensate, per intenderci, a quanto è cambiato il ruolo di un allenatore, in questi decenni. Una volta un allenatore… allenava. Adesso è uno che coordina i vari preparatori atletici, che sceglie la dieta della squadra, che si siede accanto ai manager della società per definire con loro il progetto complessivo, che studia i dati statistici e fisici dei giocatori, che avanza richieste di mercato, che gestisce la pressione dei media, che cura la psicologia del gruppo, che interviene sui social, che determina imponenti movimenti economici… Poi, sì, certo, manda i giocatori in campo, decide la tattica, interviene sulla partita – ma sui fondamentali ha poco da inventarsi: i giocatori se li trova già pronti, al più affina alcune loro qualità, ha qualche intuizione determinante sul loro ruolo, e così via.

Qualcosa di analogo si può dire a proposito del docente della scuola secondaria. Continua a leggere