Articoli

Milano-Roma

Poeti nel limbo (6). Sfondamento dei confini

Sfondamento dei confini

Dunque, Milano e Roma sono termini di riferimento validi, ma non senza importanti precisazioni, come si dirà nei rispettivi capitoli. E le altre città? Al di là di questi nuclei, il criterio che ci ha comunque permesso, fin qui, qualche passo in avanti, perde subito efficacia. Malgrado Bologna sia stata probabilmente, in tempi recenti, il centro italiano culturalmente più attivo e innovativo, le individualità poetiche che vi gravitano attorno non stabiliscono solidarietà tali (dal punto di vista intrinsecamente letterario e non biografico, s’intende) da circoscrivere un’area di fermenti stilistici autonomi e capaci di imporsi. Sospesa tra Milano, Firenze e Roma (cui si rivolgono rispettivamente, in modo più o meno esplicito, poeti come Stefano Semeraro, Davide Rondoni o Andrea Gibellini, per rendere l’idea), Bologna non ha ancora assunto un’identità autosufficiente. Non che la situazione di Firenze sia migliore: com’è risaputo, essa vive cronicamente in una condizione museale, appagata del ricordo del proprio momento aureo primonovecentesco (ma nei più giovani, c’è da sospettare, la nostalgia non potrà che tramutarsi in un affrancamento, magari anche brusco, dagli auctores del periodo ermetico). Napoli invece appare, dai tempi delle sperimentazioni di Emilio Villa, come il terreno franco di un epigonismo avanguardistico che, al più, si volge a Roma. Di Torino sembra persino impossibile rintracciare qualche minimo segnale. Continua a leggere

Generazioni

Poeti nel limbo (3). Una generazione di mezzo

Una generazione di mezzo

In queste pagine sono stati presi in considerazione, a parte rare eccezioni, poeti nati fra il 1952 e il 1965. Si tratta di estremi anagrafici non assoluti che si sono determinati cammin facendo, nell’intenzione di compattare il più possibile, ma in modo sensato, il campo d’azione.

Non so se gli autori inclusi appartengano a una generazione definibile, nonostante la relativa ristrettezza dell’arco cronologico individuato. È certo però che si tratta di poeti in qualche modo interposti fra due fronti riconoscibili: quella che Raboni ha rubricato sotto la formula di «generazione del ’68» [1] e quella degli autori nati negli anni Settanta, emersa perentoriamente attraverso una sequenza inusitata di pubblicazioni e di manifestazioni varie [2]. Continua a leggere

Moltitudine

Poeti nel limbo (2). Un limite all’enciclopedia

Un limite all’enciclopedia

Quali sono, concretamente, i luoghi che hanno visto la gestazione e lo sviluppo della ricerca dell’ultima misconosciuta schiera di poeti del Novecento? E si tratta poi effettivamente dell’ultima del secolo passato o la prima di un nuovo canone ancora a venire? Se il secondo dilemma è sensato, ecco un altro deterrente per la loro comprensione. La risposta al primo quesito invece è ovvia: le palestre per la formazione degli scrittori sono rappresentate dall’innumerevole serie di riviste e di pubblicazioni, magari di precoce estinzione, che circola solitamente fra addetti ai lavori, molto spesso entro confini territoriali ristretti. Si tratta di un coacervo impressionante di esperienze che, in una società che ha subìto un bruciante passaggio da una cultura d’élite a una cultura di massa, confondono e smentiscono i più immediati criteri di valutazione e impongono questioni assai complesse e ampie, che dalla poesia si aprono alla sociologia e all’analisi storica. Continua a leggere

Dettaglio del manifesto dell'edizione 2004 di Parcopoesia

Ci siamo giocati la faccia

Ritrovo sul mio PC questo vecchio filmato relativo alle origini del Festival di Parcopoesia. Tra l’altro, credo che l’ultima edizione si sia appena svolta. Ovviamente, non ero tra gli invitati, ma perché mai avrei dovuto esserlo? Per quanto potessi sentirmi complice agli esordi di quell’avventura (una sorta di esperienza gemella, seppur diversa, rispetto a quella di Atelier), con il tempo ho seguito la mia strada, sempre più solitaria, e l’imprevisto invito dell’anno scorso ha creato più danni che guadagni.

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Piazza delle Anime, fotografia digitale di Stefano Sbrulli, 40x40 cm

La generazione invisibile

(L’opera scelta come copertina è di Stefano Sbrulli.
Cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa)

Pare inevitabile, per un discorso sulla poesia italiana degli ultimi decenni, affidarsi almeno inizialmente a qualche logora ma certa impalcatura sociologica, come per esorcizzare un grande e indefinibile mostro la cui vera natura ci sfugge. Con diffidenza lillipuziana proviamo dunque a parlare di Poesia, nella sua enigmatica unità, con l’aggravante della prossimità temporale, ovvero di un’inevitabile distorsione ottica che muta le esatte proporzioni del nostro oggetto d’interesse.

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Cesare Viviani

Una generazione di anarchici e di autolesionisti (di Cesare Viviani)

Con questo capitale articolo di Cesare Viviani, pubblicato sul tredicesimo fascicolo di Atelier, avvio un periodo a tema. Nell’arco di questa e della prossima settimana (con una piccola appendice anche su quella successiva) riprenderò infatti interventi relativi al tema della generazione. Il fatto è che domenica 24 luglio sarò coinvolto a Rimini in un incontro, nato per riconsiderare l’esperienza dell’opera comune, e mi si chiederà ragione anche della mia svolta, che mi ha portato a imboccare un lavoro più individuale.

Una generazione di anarchici e di autolesionisti
di Cesare Viviani

Una vocazione autentica, quella della nostra generazione. Continua a leggere

L'arca di Noè di Lorenzo Perrone

Il canone del Novecento

(L’opera scelta come copertina – cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa – è di Lorenzo Perrone)

A proposito di Luzi, si accennava al canone del Novecento. Affermare che il poeta fiorentino è un punto fermo tra i “classici” contemporanei era in fondo una provocazione, perché a tutti è noto quanto sia arduo stabilire gli autori “da antologia scolastica” fra i protagonisti della letteratura di fine Novecento, senza nemmeno pretendere di arrivare al primo decennio del nostro secolo.

Qualche tempo fa, in modo semiserio, avevo proposto il mio canone privato. Oggi rivedrei sicuramente qualcosa, ci sono autori che adesso mi sembrano sopravvalutati e altri che rivaluterei; tuttavia, a grandi linee, mi sembra di poter sottoscrivere ancora questo ragionamento. Continua a leggere

Milo De Angelis (foto di Viviana Nicodemo)

Milo De Angelis

Si ragionava, ieri, della difficoltà nel mondo della scuola di raccontare l’esperienza poetica contemporanea. È il problema, ormai annoso, della mancanza di un canone di riferimento. 

Nel contesto di quella che a suo tempo – quando mi ero impegnato in un lavoro critico proprio su questo margine – definii fine della tradizione, mi piace riproporre qui un vecchio saggio che riguarda uno dei poeti che non potrà mancare in qualsiasi storia della poesia italiana di fine Novecento-primi decenni del XXI secolo. Si tratta di Milo De Angelis.

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Restare vergini o vendersi (di Tiziano Scarpa)

Tiziano Scarpa risponde alla lettera aperta di Davide Brullo in merito al mio romanzo. La risposta di Tiziano era stata pubblicata il 19 dicembre su ilprimoamore.com, precisamente qui

Caro Davide,
non ci conosciamo, non ci siamo ancora incontrati di persona, e forse anche per questo mi stai mitizzando. Ma io mi sento inadempiente. Non riesco a stare dietro a tutto. Ci sarebbe da impegnarsi su mille fronti, sono tante le situazioni insoddisfacenti, nell’editoria, nella cultura, nella politica: sento spesso un impulso a fare da supplente, in tante cose, ma ovviamente non ce la faccio, perché non sono in grado, non ho le forze né le competenze; e, soprattutto, credere di essere utile a troppe cose è un sintomo di megalomania: “Il primo fondamento dell’essere apparecchiato in giuste occasioni a spendersi, è il molto apprezzarsi” (Leopardi). Continua a leggere

Fuori tutti! (di Davide Brullo)

Nel suo romanzo Andrea Temporelli mette in crisi il mondo dei letterati con il tutù, sconfigge i poeti laureati frollati nell’invidia. E scandisce una pazzesca dichiarazione di poetica

Se fossimo in un Paese normale, non si parlerebbe d’altro. In Tutte le voci di questo aldilà Andrea Temporelli mette a soqquadro il claustrofobico continente della poesia italiana. Anzi, squarta i totem della letteratura tutta. A pagina 125 appare Alessandro D’Avenia, a pagina 143 è citato Alessandro Baricco («è una brava persona, ti convinci, amabile»), a pagina 134 il «panciuto signore con barba e occhiali» che si inalbera all’urlo di Non sa chi sono io, è l’«illustre ospite» Umberto Eco, che se la prende con un tizio che ha dipinto «un enorme sesso femminile» nel bagno dell’albergo. Ci sono anche i poeti, ovvio: a pagina 150 due liceali citano «Zanzotto, Cazzotto o quel diavolo che è» mentre discettano dei loro amorazzi; a pagina 163 Giuseppe Conte (a cui Mondadori ha appena dedicato un Oscar) è citato insieme a Maradona («finora avevo sentito solo due uomini parlare di se stessi in terza persona»: loro); a pagina 176, invece, è citato Milo De Angelis, ma la citazione più bella riguarda Gabriella Sica, «ha uno stile davvero originale, provi a sentire: “Se vado troppo a lungo in bicicletta, / Mi fa poi un po’ male la cosetta”». Sono citati anche poeti più giovani e meno noti al tronfio pubblico come Alessandro Rivali e Riccardo Ielmini (a pagina 94); «il mio amico Simone Cattaneo», invece, è a pagina 163 (è quello che fa la battuta su Conte) ed è forse quello che conta più di tutti. Cattaneo, poeta scoperto da Andrea Temporelli nel 2001, quando per le edizioni della rivista “Atelier” gli ha pubblicato la prima raccolta poetica, Nome e soprannome, si è ucciso, gettandosi dal suo appartamento a Saronno, nel 2009. Continua a leggere