Tag Archivio per: IL CIELO DI MARTE

Il cielo di Marte (Einaudi, 2005)

Un esperimento interessante (di Attilio Motta)

la raccolta si fa notare subito per l’uso sistematico […] della forma più nobile della tradizione poetica italiana classica, ovverosia la canzone di endecasillabi e settenari

Esordio ‘secondo’ sotto mentite spoglie di un giovane redattore di «Atelier» (classe ’73), la raccolta si fa notare subito per l’uso sistematico, con le specificazioni che diremo, della forma più nobile della tradizione poetica italiana classica, ovverosia la canzone di endecasillabi e settenari, in 30 testi titolati e quasi tutti pluristrofici (12 da due, 6 da tre e quattro, tre da cinque, uno solo da sei), con stanze fra 8 e 35 versi (ma per lo più contenute fra 10 e 20), organizzate secondo schemi rimici finissimi specie per l’uso di sdrucciole, ritmiche, irrelate ed interne. Continua a leggere

Il cielo di Marte (Einaudi, 2005)

Il problema è il tempo, il problema è la parola (di Mimmo Cangiano)

Sbaglierò, ma il tentativo di […] Temporelli mi sembra sia tutto giocato sul problema del superamento della forma, e questa è una sfida etica che ha in sé dell’impossibile

Sono due a mio giudizio i versanti principali del libro einaudiano di Marco Merlin: la colpa e il problema del consistere, ci torneremo in seguito.

Cominciamo dall’epigrafe sereniana [1] su cui qualcuno troppo facilmente si è avventato Continua a leggere

Il cielo di Marte (Einaudi, 2005)

Un senso di ineluttabilità (di Alex Caselli)

Anche nel ritmo queste poesie procedono con un senso d’inevitabilità: un’amara litania che non diventa macabra o grottesca, ma rimane fissata in versi quasi sempre sobri, a volte misteriosi.

 

Una raccolta di Temporelli — all’anagrafe Marco Merlin — è stata edita nel 1999 con questo stesso titolo dalle edizioni della rivista «Atelier», di cui il poeta è fondatore e condirettore. Viene ripresentata ora da una grande casa editrice come Einaudi, il che è veramente un successo per un poeta nato nel 1973 e quindi ancora giovanissimo. Certo, nel corso degli anni Andrea Temporelli Continua a leggere

Il cielo di Marte (Einaudi, 2005)

Una sorta di sobrio vangelo personale (di Paolo Febbraro)

La declinazione è spesso quella allegorica: Temporelli svolge la sua argomentazione più grazie alla poesia che attraverso di essa

 

L’annata è stata prodiga di testi poetici ascrivibili alla nuova leva. Lo testimonia fra gli altri Andrea Temporelli, con Il cielo di Marte (Einaudi). Temporelli replica il titolo del suo cripto-esordio del 1999, dimostrando la misura e la saggezza di un libro breve ma denso e di alto profilo discorsivo. La declinazione è spesso quella allegorica: Temporelli svolge la sua argomentazione più grazie alla poesia che attraverso di essa. Il tasso di figuralità è alto, Continua a leggere

Il cielo di Marte (Einaudi, 2005)

Un poeta che rischia (di Alfonso Berardinelli)

Temporelli dimostra di avere un’eloquenza, un impeto che fanno pensare più a Luzi che a Sereni: monologhi drammatici di una voce in scena che non si dà limite

E Vittorio Sereni chi lo legge? Ci sarà qualcuno che sta imparando da lui? Me lo sono chiesto, in questi ultimi anni, ogni volta che mi capitava di rileggere qua e là “Gli strumenti umani” (1965) e “Stella variabile” (1981). Molti dei poeti italiani delle ultime generazioni si capisce che hanno cominciato a scrivere avendo in mente Penna, Amelia Rosselli, Caproni, Luzi, Giudici o Zanzotto, Pagliarani o Sanguineti, Pasolini e perfino Fortini, o chissà quale poeta straniero tradotto, o meglio chissà quale mescolanza di tutto questo. Ma Sereni? Continua a leggere

Il cielo di Marte (Einaudi, 2005)

Una poetica inattuale (di Guido Mazzoni)

Il libro nasce da una poetica originale, inattuale e a suo modo coraggiosa

Andrea Temporelli è lo pseudonimo di Marco Merlin, nato nel 1973 e direttore di una delle più interessanti riviste italiane di poesia contemporanea, «Atelier». Il cielo di Marte è il suo secondo libro. Leggendolo, si rimane subito colpiti da un gesto che sembra al tempo stesso stilistico ed esistenziale: Il cielo di Marte si regge su una forma estrema, iperclassicistica di ordine e di controllo. Se ho visto bene, tutte le poesie della raccolta, tranne l’ultima, sono canzoni regolari o strofe di canzoni regolari: Continua a leggere

Il cielo di Marte (Einaudi, 2005)

Temporelli insiste a non esistere (di Stelvio Di Spigno)

E per questo, il discorso di Temporelli, non può dirsi né tradizionale, perché anche la tradizione va rinnovata, né innovativo, ma soltanto epigonistico

 

Sono anni che Andrea Temporelli insiste, per così dire, a non esistere. Ossia a presentare come del tutto arbitraria quella illusoria linea di confine che separa l’autore e la sua strategia di scrittura dall’uomo reale che incombe alle sue spalle. Intendiamoci. Il più delle volte è l’autore a sgambettare l’essere umano che ha deciso preventivamente di invadere. Ma per Andrea Temporelli non è così. Temporelli è il nom de plume di Marco Merlin, classe 1973, direttore della solida rivista di poesia e letteratura «Atelier», palestra e fucina di molti giovani scrittori nati negli anni ’70. Una rivista che ha tra i suoi principi fondativi una moltitudine, talvolta un po’ confusa ma quasi sempre stimolante, di notificazioni di esistenza generazionali. Ma che possiede, tra i suoi punti di forza, Continua a leggere

Il cielo di Marte (Einaudi, 2005)

E oggi un bel tris di poeti (di Davide Brullo)

 

[…] Dopo l’antipasto e il primo piatto, arriva la carne. E con quale razza di condimento. Andrea Temporelli esordisce con Il cielo di Marte, edito (cosa rarissima che i giganti si occupino di giovincelli dediti al verso) da Einaudi (Torino 2005, pp. 60, € 9,50). Carne da ristorante di lusso la sua. Non fosse che di grasso ce n’è pochino. Assai meno delle due scorpacciate precedenti. Trenta poesie (o poemetti o come diavolo vi pare, l’autore gorgheggia e inventa sterzando soluzioni tecniche diverse tra loro) Continua a leggere

Angela Comola, Il sogno

Intervista di Massimo Acciai

Ci sono nella mia poesia molti temi, che si diffondono e si aggregano molecolarmente.

Andrea Temporelli è nato a Borgomanero nel 1973 e si occupa della rivista “Atelier”, su cui compaiono suoi testi poetici. Ha pubblicato “Il cielo di Marte” (Atelier, 1999) e “La buonastella” (in “Poesia contemporanea. Settimo quaderno italiano, Marcos y Marcos, 2001); è inoltre incluso nelle antologie “L’opera comune. Antologia di poeti nati negli anni Settanta”, a cura di G. Ladolfi (Atelier, 1999) e “I poeti di vent’anni”, a cura di M. Santagostini (Stampa, 2000).(Da “Dieci poeti italiani”, Bologna, Edizioni Pendragon, 2002)

D: Roberto Roversi nel presentarti nell’antologia “Dieci poeti italiani” definisce “La voce e il tempo” “un testo centrale, per intendere e riflettere; direi, anzi, il centrale”. Continua a leggere

Dieci poeti italiani (2002)

Come scritti su un lucido vetro ghiacciato (di Roberto Roversi)

La voce e il tempo a me pare un testo centrale, per intendere e riflettere; direi, anzi, il centrale.

La voce e il tempo a me pare un testo centrale, per intendere e riflettere; direi, anzi, il centrale. Rigorosamente denso, cioè riflessivo ma anche affabile, retto sulla punta delle dita e lavorato con estrema affidabilità. Il risultato, a mio parere, è eccellente; e accoglie, assemblandoli, i due aspetti, direi i due momenti di questo autore che ha già buona sapienza di scrittura; e vale a dire, la riflessione della testa e la riflessione, spesso acuta, degli occhi; non, e per sua fortuna considerando i contesti, la riflessione del cuore. Continua a leggere