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La peste di Azoth, di Nicolas Poussin, 1631, Parigi, Louvre.

I promessi sposi: capitolo XXXII (lettura)

Ecco, ci siamo. Il Grande Male si è diffuso, il contagio è totale. La sfida del romanzo non riguarda più un manipolo di umili figure, ma l’intera storia. Occorre solo un ultimo sforzo, in questo capitolo, per far comprendere che la situazione a Milano non è romanzata, persino nei suoi aspetti più incredibili.

La realtà molto spesso ci sorprende con la sua inventiva.

Poi, dopo averci certificato su questo, precipiteremo verso la Soluzione. Continua a leggere

Illustrazione di Federico Maggioni

I promessi sposi: capitolo XXXI (lettura)

Siamo al trentunesimo capitolo dell’impresa.

Alt, qui la storia si sospende.

Rullìo di tamburi crescente: la Storia prende campo. Il Male non è più una minaccia all’orizzonte, è un’ombra che inghiotte il presente. Questo capitolo e il prossimo sono, dunque, come il caricarsi di energia nella corda dell’arco: tutta la tensione sarà sprigionata nel finale che verrà.

Per ora, coraggio, tenete ferma la presa, tirate la corda, inspirate il dramma cosmico. Lasciatevi contagiare.

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I promessi sposi: capitolo XXX (lettura)

E siamo giunti al capitolo trentesimo della nostra lettura, tondo tondo.

Ogni volta che don Abbondio si sposta verso il castello dell’innominato è un’avventura donchisciottesca. Ma il mondo intorno, e quindi anche la storia del nostro romanzo, sta cambiando rapidamente. Se ne renderà conto tutta la comitiva dei fuggiaschi, appena rientrata a casa. Una nuova minaccia, anzi, “la” minaccia, incombe. Ci avviciniamo alla resa dei conti definitiva e globale… Continua a leggere

Arrivano i Lanzichenecchi, di Giorgio Scarpati

I promessi sposi: capitolo XXIX (lettura)

Ventinovesimo capitolo della nostra lettura del capolavoro manzoniano.

I Lanzichenecchi hanno diffuso la peste. Il contagio del male si è fatto da metaforico e circoscritto, com’era nella prima parte del romanzo, a concreto e universale. La ricerca del senso dovrà dunque ampliare il proprio orizzonte e complicarsi.
Intanto, la strana combriccola formata da don Abbondio, Perpetua e Agnese cerca di sottrarsi all’ondata del morbo. Continua a leggere

I promessi sposi: capitolo XXVIII (lettura)

Niente di più pericoloso, in un romanzo, di un momento di calma apparente. La vicenda sembrava a questo punto giunta a una fase di stallo, ma ora il grande problema, il male, si ripropone con prepotenza. Non è più una piccola questione tra umili personaggi dimenticati dalla storia, ora il problema si fa cosmico, diventa radicalmente universale. Il contagio è assoluto e persino la distinzione tra buoni e cattivi non ha più senso. Continua a leggere

Donna Prassede e don Ferrante, di Giorgio Scarpati – 1908-1987

I promessi sposi: capitolo XXVII (lettura)

Stiamo apparecchiando il gran finale, nella nostra lettura del capolavoro manzoniano. Il rallentamento di questi capitoli, che indugiano sul contesto generale, sono come il caricarsi per una rincorsa esplosiva.

Nel capitolo ventisettesimo il rollìo della Storia si fa dunque più forte e anche Renzo ne fa parte, in quanto latitante. Ma ciò che conta qui è vedere come i due promessi, protagonisti dell’altra storia, con la la “s” minuscola, siano invitati a “mettersi il cuore in pace”: da una parte Renzo, messo al corrente da Agnese (con la quale riesce a imbastire una corrispondenza epistolare) del voto di Lucia, dall’altra la stessa Lucia, rintuzzata nel suo proposito da donna Prassede. Ciò, ovviamente, non fa che aumentare la tensione, nell’esile filo che ancora li lega. Continua a leggere

Ritratto di Federico Borromeo (1564-1631), di Giulio Cesare Procaccini

I promessi sposi: capitolo XXVI (lettura)

Continua, nel capitolo ventiseiesimo dei Promessi sposi, il serrato confronto fra don Abbondio e il cardinal Federigo: i due temperamenti religiosi si manifestano pienamente.

Ma non si creda che questo momento di distensione della storia (a seguito della liberazione di Lucia, ora sotto il manto protettivo di donna Prassede) coincida con un riavvicinamento dei due promessi, anzi: Lucia confida alla madre il proprio voto, e Renzo è latitante e cerca di far perdere le sue tracce, cambiando anche nome.

La situazione insomma è congelata: siamo nel pieno di una tregua e il vuoto ci sorprende, come fosse il preludio di una nuova tempesta in arrivo… Continua a leggere

Il cardinale a casa di don Abbondio, di Giorgio Scarpati

I promessi sposi: capitolo XXV (lettura)

Questa volta è don Rodrigo a fuggire a Milano, dopo la beffa della conversione dell’Innominato e il mormorio sul suo conto in paese. Il cardinale Federigo intanto vigila ed estende la sua protezione su Lucia, anche con l’aiuto di due nuovi, devoti eppur bizzarri personaggi di alto rango.

Ma le scintille nasceranno dall’accostamento di due figure così distanti, sebbene legate dalla comune vocazione: don Abbondio e il medesimo cardinal Federigo… Continua a leggere

Liberazione di Lucia, di Giorgio Scarpati

I promessi sposi: capitolo XXIV (lettura)

Con la liberazione di Lucia, all’improvviso tutto è mutato. Il nemico è diventato il salvatore e la schiera dei malvagi perde il suo principale campione. Un miracolo, avvenuto però con naturalezza. Il mondo però si stupisce e Lucia stessa non potrà che sentirsi veramente “miracolata”, per cui rinsalderà con determinazione il proprio voto.

I due promessi sembrano ormai separati definitivamente, ma almeno Lucia è in salvo…

In tutto questo stravolgimento, però, don Abbondio resta titubante: ma siamo veramente sicuri che il Malvagio sia ora il Pentito? Può, un uomo, mutare la propria indole? Continua a leggere

Medioevo prossimo venturo

Lo spirito del tempo

Se c’è un’epoca negletta, nei racconti con cui tramandiamo la nostra cultura occidentale, è quella che fa da ponte fra l’antichità (il mondo classico, greco-romano) e il Medioevo. Dopo secoli che ancora percepiamo come bui, a un certo punto sbocciano, come dal nulla, le letterature volgari. E tra queste, prepotente, quella italiana, con il genio di Dante che osa persino, per il suo capolavoro, passare dalla lingua universale, il latino, a quella locale, il fiorentino. Ma senza rinnegare il maestro da cui trasse lo bello stile che gli procurò l’onore. Giusto per ribadire che milletrecento anni, in letteratura, sono un battito di ciglia. Continua a leggere