Articoli

Abbraccio fra San Pietro e San Paolo

Brullo come San Paolo, eretico e colossale

Davide Brullo è un tarlo che si è insediato subito nel Grande Codice, se ne è nutrito, andando soprattutto a rovistare nelle pieghe recondite, nelle varianti, in ciò che soggiaceva ancora inerte, in attesa di essere risvegliato. Ha perciò iniziato una furiosa attività di traduzione, volta a rigirare la cenere e riattizzare fiamme pericolose e ispirate. Si ustiona con gioiosa santità di eretico da sempre, Davide Brullo. Continua a leggere

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I dieci libri più belli (eh?!)

Segnalare i dieci libri più belli: sembrerebbe il solito giochino del cavolo (avete presente quelli che su Facebook propongono la domanda del giorno, giusto per nutrire gli algoritmi del sistema e restare sull’onda della chiacchiera vana?). Invece questa volta è la provocazione di un genio. E allora, come sottrarsi? Continua a leggere

Premio Campiello

Causa al vincitore del prossimo Campiello

Malgrado sia un amico, malgrado non sia nel mio stile adire le vie legali (preferisco incontri notturni in vicoli ciechi, o la vendetta attraverso la letteratura), tra poco mi troverò costretto a far causa al prossimo vincitore del Campiello. Continua a leggere

I romanzi che non leggerò

Quanti capolavori usciranno quest’anno? Pare sensato che in questo Pianeta ormai ridotto a un Villaggio se ne potranno trovare almeno uno al giorno. Forse è addirittura poco. Forse, se si fosse capaci di discernere e di dare ascolto, scopriremmo che i veri imperdibili romanzi della nostra epoca si stanno concependo nelle periferie che non hanno ascolto. Magari a Bobo-Dioulasso o a Sonbong County. Del resto la storia pulsa più potentemente altrove, qui da noi è il Grande Reflusso.  Continua a leggere

La penitenza di Calaciura

C’è solo un fattore che raddoppia la soddisfazione, al termine di un buon libro: la certezza di avere tra le mani un volume che non molti altri sfoglieranno, perché l’autore è poco noto o il testo poco reclamizzato o, come in questo caso, perché uscito presso un piccolo editore (Mincione). Continua a leggere

Vendere racconti (o del qualunquismo)

Leggevo ieri un interessante articolo di Salvatore Anfuso, Vendere racconti a una rivista cartacea. Ci si chiede qui se esistano ancora riviste (cartacee) in grado di pagare la pubblicazione di racconti (sì, ne esistono) e se esistano riviste di un certo prestigio letterario, capaci di “lanciare” anche nuovi autori, che non siano eccessivamente partigiane, snob, letterariamente orientate, che siano insomma aperte a ogni forma di contributo, a prescindere dal genere, affinché un racconto “scritto bene” trovi accoglienza. Attraverso il tam-tam dei commenti, è emerso inoltre il sogno di fondare una nuova rivista, che rispondesse, se ho ben capito, a tutti i requisiti finora indicati, ovvero: Continua a leggere

The Yeti does not live alone, di Lele De Bonis. Tecnica: assemblaggio, cm. 120 x 80 x 180, anno 2013

Della maestria (per lo Yeti di Enrico Macioci)

(L’opera scelta come copertina è di Lele De Bonis.
Cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa)

Sono sempre stato dalla parte degli avvistatori di yeti, dei visionari che mettono la faccia in qualcosa che ai più pare inverosimile, anzi, addirittura ridicolo. Limitarsi al buon senso ci dà il sostegno dei conformisti, ma uno scrittore deve sempre fare i conti, alla fine, con l’aldilà. Continua a leggere

Narrativa d’oggidì

E voi, che cosa avreste risposto alle domande di questa inchiesta?

«Meravigliosi tempi d’abbondanza in cui fioriscono talenti a decine a ogni annata! Facciamo un po’ l’appello, cominciando da alcune nuove leve. Allargheremo presto lo sguardo, però, verso tutti quelli che riusciremo a stuzzicare e che vorranno stare al nostro gioco semiserio, perciò serissimo». Continua a leggere

Roberto Saviano

Un racconto di Roberto Saviano

Tra le altre cose, mi è capitato di pubblicare un racconto di Roberto Saviano, prima che diventasse Roberto Saviano. Correva ancora l’anno 2005…

La città di notte Continua a leggere

L'Isola di Pazze, punto di fuga della narrazione di Fabio Greco

Scribacchini, scrittori, autori. E Fabio Greco

Ma che bello che bello che bello quando fra tanti scribacchini, che nulla sanno d’arte e stanno appiccicati al loro io, o tanti scrittori mestieranti, che molto sanno d’arte e curano la maschera del narcisismo producendo magari ottimi prodotti e persino di successo talvolta, s’incontra invece un autore, e quindi ci si immerge nella potenza schiumante (o scabra ed essenziale, la logica non cambia) di una lingua, e ci si perde in una narrazione che ha ritmo, visione, canto.

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