Articoli

La penitenza di Calaciura

C’è solo un fattore che raddoppia la soddisfazione, al termine di un buon libro: la certezza di avere tra le mani un volume che non molti altri sfoglieranno, perché l’autore è poco noto o il testo poco reclamizzato o, come in questo caso, perché uscito presso un piccolo editore (Mincione). Continua a leggere

Vendere racconti (o del qualunquismo)

Leggevo ieri un interessante articolo di Salvatore Anfuso, Vendere racconti a una rivista cartacea. Ci si chiede qui se esistano ancora riviste (cartacee) in grado di pagare la pubblicazione di racconti (sì, ne esistono) e se esistano riviste di un certo prestigio letterario, capaci di “lanciare” anche nuovi autori, che non siano eccessivamente partigiane, snob, letterariamente orientate, che siano insomma aperte a ogni forma di contributo, a prescindere dal genere, affinché un racconto “scritto bene” trovi accoglienza. Attraverso il tam-tam dei commenti, è emerso inoltre il sogno di fondare una nuova rivista, che rispondesse, se ho ben capito, a tutti i requisiti finora indicati, ovvero: Continua a leggere

The Yeti does not live alone, di Lele De Bonis. Tecnica: assemblaggio, cm. 120 x 80 x 180, anno 2013

Della maestria (per lo Yeti di Enrico Macioci)

(L’opera scelta come copertina è di Lele De Bonis.
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Sono sempre stato dalla parte degli avvistatori di yeti, dei visionari che mettono la faccia in qualcosa che ai più pare inverosimile, anzi, addirittura ridicolo. Limitarsi al buon senso ci dà il sostegno dei conformisti, ma uno scrittore deve sempre fare i conti, alla fine, con l’aldilà. Continua a leggere

Narrativa d’oggidì

E voi, che cosa avreste risposto alle domande di questa inchiesta?

«Meravigliosi tempi d’abbondanza in cui fioriscono talenti a decine a ogni annata! Facciamo un po’ l’appello, cominciando da alcune nuove leve. Allargheremo presto lo sguardo, però, verso tutti quelli che riusciremo a stuzzicare e che vorranno stare al nostro gioco semiserio, perciò serissimo». Continua a leggere

Roberto Saviano

Un racconto di Roberto Saviano

Tra le altre cose, mi è capitato di pubblicare un racconto di Roberto Saviano, prima che diventasse Roberto Saviano. Correva ancora l’anno 2005…

La città di notte Continua a leggere

L'Isola di Pazze, punto di fuga della narrazione di Fabio Greco

Scribacchini, scrittori, autori. E Fabio Greco

Ma che bello che bello che bello quando fra tanti scribacchini, che nulla sanno d’arte e stanno appiccicati al loro io, o tanti scrittori mestieranti, che molto sanno d’arte e curano la maschera del narcisismo producendo magari ottimi prodotti e persino di successo talvolta, s’incontra invece un autore, e quindi ci si immerge nella potenza schiumante (o scabra ed essenziale, la logica non cambia) di una lingua, e ci si perde in una narrazione che ha ritmo, visione, canto.

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His Hero, di Michela Pedron, acrilico su tela, cm120x100

L’amore ai tempi di Batman (di Massimiliano Parente)

(L’opera scelta come copertina è di Michela Pedron.
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Terminata la lettura dell’ultimo romanzo di Massimiliano Parente, L’amore ai tempi di Batman, mi ha preso un po’ di tristezza. Non è solo l’effetto della storia, la vita di Walter Moschino, il protagonista da cui scaturisce la trama (esigua) e il flusso di pensieri che disegnano lo spirito del tempo, nella porzione raccolta, ovviamente, da quest’opera. Continua a leggere

Mela o pera?

La logica dei premi (letterari)

Sono entrato, con Tutte le voci di questo aldilà, tra i finalisti del Premio Letterario Hermann Geiger. La motivazione recita: “per l’affresco originale e parodistico degli intellettuali odierni e dei loro vizi, tratteggiato con una scrittura colta e sapiente”. Per uno come me, molto scettico e tutto sommato indifferente a simili competizioni, la notizia è utile soprattutto per qualche considerazione disincantata, forse addirittura un po’ cinica. Continua a leggere

La rancura, motore della storia (per Luperini)

Ho letto La rancura di Romano Luperini per un paio di buoni motivi: 1) la stima per il critico e la sua scelta di calarsi nei panni del narratore; 2) il discorso generazionale che detta una scansione in tre fasi del libro, che si divide in una parte prima, Memoriale sul padre (1935-1945), una parte seconda, Il figlio (1945-1982) e una parte terza, Il figlio del figlio (2005). Nell’attraversare oltre mezzo secolo, seguendo le vicende, più che di una famiglia, di tre uomini, ci si affida a generi letterari diversi, rispettivamente: la docu-fiction, l’autobiografia romanzata («quasi un’autofiction») e il racconto in terza persona. Continua a leggere