Articoli

Alla ricerca di libri di valore

Di libri-gioielli, da editori per collezionisti folli e squattrinati

Se incontrassi da qualche parte (in treno, sulla metropolitana, sulla panchina di un parco) un individuo con in mano un libro di poesia non suo, a fatica conterrei l’istinto di abbracciarlo. Allo stesso modo ho, come tanti, la presunzione di farmi un’idea abbastanza precisa di una persona, quando ho l’opportunità di osservarne la libreria o anche solo qualche libro su uno scaffale. Non che pretenda che tra i dizionari domestici ci debba essere il Battaglia; io sono uno che adora anche i tascabili, i libri che implorano di essere chiosati, le pagine che invitano a fare le orecchiette, le opere da lettura sadomaso. Continua a leggere

Untore di letteratura

Dei libri autentici che si perdono nel vuoto, costantemente

Ebbene sì, una volta nutrivo l’ambizione di farmi untore. Avrei voluto diffondere letteratura con una stretta di mano, un bacio, una parola sussurrata all’orecchio – ma anche sputando sentenze in piazza o pennellando sulle porte chiuse poche parole velenose, se fosse servito. E l’ho fatto, in effetti, per diversi lustri.

Ho appestato un’intera generazione, e attraverso di essa anche le altre. Li volevo legati per sempre – i miei consanguinei – alla ferocia dello sguardo reciproco, alla fame di sapere, di sapersi. Sognavo che ogni “nostro” libro fosse atteso, accolto, sbranato. Sentivo che le sacrosante differenze potevano annullarsi in un unico fuoco, per riemergere fortificate dalla prova, salde nella fede.

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Assaggi di libri (3)

Dulcis in fundo, due libri delle edizioni Aguaplano (che non conoscevo). Per ragioni diverse, si tratta di libri che otterranno spontaneamente tutta la mia attenzione.

Il primo è per me prezioso in partenza perché ho molto apprezzato, tre anni fa, il romanzo del suo autore, Fabio Greco (ho recensito Il nome dell’isola qui). Ed è un altro libro di poesia: Ragli Continua a leggere

Vecchi libri

Mi hanno assegnato il Salone del Libro

Mi hanno virtualmente e virtuosamente assegnato la cura del Salone del Libro, quindi è giusto che dichiari qui il mio programma, per il prossimo biennio.

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Il signor Morris Lessmore salva un libro precario

Il libro precario (Daniele Maria Pegorari)

Traggo dal volume di Daniele Maria Pegorari, Scritture precarie. Editoria e lavoro nella grande crisi 2003-2017, il passo che segue (pp.154-156). La sensazione che provo – dal momento che vengo chiamato direttamente in causa nel ragionamento – è quella di chi viene rinfrancato in qualche intuizione, e se ne riappropria una seconda volta.

Riparto dunque da queste pagine ancor più convinto della necessità di una militanza estetica, ben consapevole, tuttavia, che la stessa categoria di militanza andrà ripensata, all’interno del paradigma della società (e della letteratura) liquida.

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planisfero e tombino

Resistere sulla propria zattera, surfando sulla letteratura liquida

Se la tradizione è evaporata e gli scrittori contemporanei vivono, nel migliore dei casi, lo spazio di un successo aleatorio, in attesa della colossale rimozione che li attende, non sorprende che uno dei temi portanti della letteratura oggi sia proprio la precarietà. L’argomento è stato studiato con dovizia in particolare da Daniele Maria Pegorari, docente di Letteratura italiana e Sociologia della letteratura all’università ‘Aldo Moro’ di Bari, che quest’anno ha licenziato due volumi, Letteratura liquida. Sei lezioni sulla crisi della modernità Scritture precarie. Editoria e lavoro nella grande crisi 2003-2017. Continua a leggere

Gufo

Il cipiglio del gufo (di Tiziano Scarpa)

È lo sguardo dell’arte – che ha poi come suprema committente la morte – a catalizzare i vari destini che compongono la sciarada narrativa del Cipiglio del gufo, l’ultimo romanzo di Tiziano Scarpa. Continua a leggere

Kung Fu Panda e l'ingrediente segreto

Narrativa d’oggidì (2)

Qualche spunto di riflessione conclusivo

Abbiamo voluto, con questa inchiesta, giocare un po’, consapevoli della serietà di ogni gioco. Con un approccio più lieve del solito, abbiamo dato udienza ad alcuni narratori. Il campione scelto non ha alcuna pretesa di rappresentatività, anche perché era evidentemente sbilanciato a vantaggio delle voci più nuove del panorama odierno. Ciò non significa affatto che sia stata un’inchiesta inutile. Ci sembra, per esempio, che i lettori abbiamo avuto la possibilità di farsi incuriosire da qualche autore, oppure di formarsi delle prime impressioni. In un mondo in cui non si può leggere tutto ed essere informati su ogni novità editoriale, anche queste occasioni diventano preziose. Capita così di raccogliere in una svagata chiacchierata in piazza un titolo, un’idea, una provocazione che in seguito, magari, attecchirà.
Ciò detto, tentiamo qualche riflessione conclusiva. Continua a leggere

Foto di gruppo

Narrativa d’oggidì (1)

«Meravigliosi tempi d’abbondanza in cui fioriscono talenti a decine a ogni annata! Facciamo un po’ l’appello, cominciando da alcune nuove leve. Allargheremo presto lo sguardo, però, verso tutti quelli che riusciremo a stuzzicare e che vorranno stare al nostro gioco semiserio, perciò serissimo».

Con queste parole si avviava, sul 58 della rivista «Atelier» (giugno 2010), il Carotaggio grullo e geniale per tastare la narrativa d’oggidì, proseguito in cinque occasioni fino al numero 63 (settembre 2011). Con una formula volutamente giornalistica e pretestuosa, la rivista prestava ascolto ad alcune voci, a partire dai «talenti freschi freschi», nella speranza però «di sentire, a loro piacendo, i campioni più stagionati»: «chissà che non abbocchi», si affermava esplicitamente, «qualche pesce tanto grosso da farci ribaltare: ci sarebbe di meglio, che trovare qualcuno lesto a darci, gratis, una sonora lezione?». Alla fine, hanno aderito all’inchiesta 30 autori: Continua a leggere

Questo non è Giulio Mozzi

Narrativa d’oggidì: Giulio Mozzi

Non ho mai capito se Giulio Mozzi, più di sette anni fa, ormai, alle mie domandine innocenti rispose con tono tanto piccato perché avesse capito che innocenti non erano affatto o perché ce l’avesse veramente con me.

Propenderei per la seconda ipotesi, corroborata da altre prove, nelle rarissime occasioni che abbiamo avuto di incrociarci. Forse nel mio modo di fare ci sono i tratti specifici che più lo irritano. Eppure allora fui molto felice di queste risposte. Mi piacciono le persone che sanno rompere gli schemi, quand’è il momento, e che a domande cretine sanno dare risposte intelligenti.

Perché scrivi?

Nessuno domanda mai a mio fratello, progettista di pacemaker, perché progetta pacemaker. L’utilità dei pacemaker, infatti, viene immediatamente percepita. La domanda “Perché scrivi?” è un indizio: il domandante non percepisce l’utilità della scrittura. Ovvero non capisce un accidente di cosa sono scrittura, letteratura, romanzo, poesia, dramma, comunicazione, parola, lingua, eccetera. Continua a leggere