Articoli

Significato e senso

Significato e senso

Ci era capitato di alludere alla differenza tra significato e senso, in particolare qui. Proviamo in poche parole a rendere almeno l’idea, senza pretendere di entrare a fondo nel problema. Continua a leggere

Riluttanti al successo

Nell’epoca della riproducibilità di massa e della sovraesposizione sociale anche del privato (tanto che, di fatto, ogni segreto evapora, pornograficamente), l’opera d’arte rischia di perdere un suo tratto distintivo: la resistenza all’usura. L’eventuale capolavoro presto riconosciuto come tale finirebbe, proprio a causa del suo successo, per consumarsi. La sua emblematicità sarebbe corrosa in tempi rapidissimi. Continua a leggere

Uomo di spalle, fotografia di Davide Nesti

L’ultimo omaggio ai viventi

Non posso saperlo davvero, ma ho la sensazione di aver appena scritto l’ultima pagina critica dedicata a uno scrittore vivente. Una postfazione per un libro, addirittura. Non basta: la lettura dell’opera di un amico.

Non riesco a immaginare nulla di più osceno e temerario.

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Taglia e incolla

La loggia dei manager editoriali

Che considerazione avreste per un falegname che vi costruisce un tavolo inclinato o una sedia che non sta in piedi? Ebbene, sappiatelo, molti dei libri di poesia pubblicati in Italia, anche dalle maggiori case editrici, è scritta da persone che non saprebbero infilare tre endecasillabi decenti di fila. Figuriamoci scrivere un sonetto senza zeppe. E molti romanzieri di fama, senza i loro amati editor, rischierebbero tanti bei segnacci rossi, sui loro temini. Continua a leggere

Medioevo prossimo venturo

Lo spirito del tempo

Se c’è un’epoca negletta, nei racconti con cui tramandiamo la nostra cultura occidentale, è quella che fa da ponte fra l’antichità (il mondo classico, greco-romano) e il Medioevo. Dopo secoli che ancora percepiamo come bui, a un certo punto sbocciano, come dal nulla, le letterature volgari. E tra queste, prepotente, quella italiana, con il genio di Dante che osa persino, per il suo capolavoro, passare dalla lingua universale, il latino, a quella locale, il fiorentino. Ma senza rinnegare il maestro da cui trasse lo bello stile che gli procurò l’onore. Giusto per ribadire che milletrecento anni, in letteratura, sono un battito di ciglia. Continua a leggere

Tigri

Nella casa di carte di Marchesini

Per ragioni su cui mi sono già soffermato troppo, non seguo più, da tempo, la critica letteraria – un genere che peraltro ha trovato nuovi sviluppi e diramazioni, se si pensa alla sua contaminazione con il romanzo (su tutti, si studi il caso di Emanuele Trevi). Ciò non toglie, comunque, che di tanto in tanto i miei radar intercettino qualcosa che mi sembra prezioso, come mi è capitato anche recentemente.

Così ora ho tra le mani un libro che mi accompagnerà nei prossimi anni. Si tratta di Casa di carte, di Matteo Marchesini. Il libro peraltro ha alle spalle una sintomatica vicenda editoriale, ma non è di questo che vorrei parlare. Così come non è mia intenzione recensire questo testo, che ho al momento attraversato solo parzialmente e che mi sarà utile, come accennavo, per un mio percorso. Mi interessa semplicemente segnalarvi i due punti che – a prescindere dai contenuti con cui potrei concordare poco, tanto o parzialmente -, attribuiscono a questo libro, dal mio punto di vista, un valore immediato.

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Uomo di spalle, fotografia di Davide Nesti

Contemporaneo

Un concetto che andrebbe veramente ripensato è quello di poesia contemporanea. Che cosa si intende davvero, infatti, per poesia contemporanea? Qual è l’evento linguistico, culturale, antropologico da seguire, che fa di un gesto creativo un atto veramente contemporaneo?

Certamente, ci saranno temi suggeriti dai tempi, ma probabilmente ciò che risulta determinante è la qualità dello sguardo, l’orientamento ontologico con cui ci si rivolge alla storia. In ogni caso, la percezione che ci siano gesti poetici contemporanei e gesti non contemporanei, nonostante l’anagrafe, è indice di una tensione trasformativa alla quale ci è richiesto di aderire.

Qualcuno dirà che non esistono tempi per la poesia, che quando un’opera è autentica è oltre il tempo, eterna più che contemporanea. Ma proprio la percezione che qualcosa sia “autentico” rispetto ad altro dimostra l’esistenza di una sfasatura, al di là della quale vi è creazione, al di qua della quale nulla è nuovo sotto il sole. La novità, naturalmente, sarà quella eterna, data appunto da tutti i gesti creativi che sono stati sempre veramente contemporanei. La novità è, appunto, l’autenticità di chi risponde alle proprie radici con parole attuali, che avvengono ora, che sono prese nella carne della scrittura, non giocate da una poetica preesistente, ma bruciate dal loro stesso fuoco.

Penso che il luogo in cui si può essere attuali, il luogo dell’autenticità, è il luogo dell’annullamento di ogni narcisismo psichico e letterario (tragico o ironico che sia): luogo di libertà interiore che fa sgorgare la voce non da un paradigma culturale che ci siamo conquistati (o al quale ci hanno educati), ma da una centratura creaturale: nello scrittore non deve parlare il suo io – il plagio dell’identità che gli è stata imposta -, ma la natura e la lingua nella memoria delle loro possibilità storiche mai avverate. Il gesto poetico contemporaneo è creativo se dà voce a una possibilità reale di uomo non ancora attuata, ma dormiente in noi.

È inutile ridare voce a una figurazione umana e culturale già da tempo satura. Liberiamoci del cadavere psicostorico dell’Occidente, ritrovando l’oriente un po’ più in là, oltre il varco, oltre l’ultimo orizzonte che da secoli i poeti hanno esperito. Facciamoci veramente carico della nostra eredità seppellendo in noi i nostri padri e la nostra identità acquisita, andiamo incontro a noi stessi, siamo autentici. Cerchiamo una parola veramente contemporanea, perciò eterna, che non si lasci trarre in inganno dai temi del nostro tempo, destinati a una rapida storicizzazione.

 

Lo scrittore per capriccio

Scrittori per capriccio

C’è una pubblicità di un’automobile che circola in questi mesi e che sentenzia:

“La vita ti anticipa sempre. I figli arrivano prima del matrimonio; il matrimonio prima della casa dei tuoi sogni, che arriva prima dell’auto perfetta…”

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L'autore è la lampadina accesa

L’autore esiste?

L’autore esiste mentre scrive l’opera. Prima e dopo esiste la persona reale. Tale persona reale è una sorta di lampadina spenta, mentre ciò che fa la differenza è la luce.

È dunque a tutti gli effetti l’opera che genera l’autore, non viceversa. Figlio delle sue stesse parole, trasumanato per esse, nell’aldiquà l’autore non esiste.

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