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La poesia è finita

La poesia è finita

Lo certifica anche Cesare Viviani. Ma ovviamente non è vero, perché la poesia non può finire. A essere finita è dunque una società, quella che lo stesso Viviani ha in parte sperimentato, e di cui patisce la nostalgia. Quella che alimentava la tradizione, che poi si è interrotta. Così oggi ci sono anche poeti di successo, libri in versi che vendono, tutto un pullulare di artisti. Ma in questo spettacolo niente si sedimenta: restano calici vuoti, incontri effimeri, promesse vane.

Io la società (elitaria, aristocratica) in cui la poesia poteva trovare un margine di significato e di prestigio non l’ho mai esperita. Ne ho percepito il vento, l’ultimo respiro. E ho provato a salvarne una cellula staminale. Non posso concedermi il privilegio della nostalgia, dunque. Sono abituato al vuoto, resto insensibile alle lusinghe dell’happy hour.

Per questo, mi fanno compagnia alcune precise riflessioni che Cesare Viviani ha raccolto nel suo libretto. Ve ne ripropongo un paio: Continua a leggere

Oscurità e chiarezza

Chiarezza e morte (di Andrea Ponso)

Ancora riflessioni su chiarezza e oscurità in poesia

di Andrea Ponso

Il problema sollevato dall’articolo di Umberto Fiori si presta, a mio avviso, a ulteriori considerazioni, perché, attorno a quel nucleo si aggirano questioni veramente fondamentali e fondanti, soprattutto per la nostra generazione che si trova a dover fare i conti con una sorta di ricapitolazione generale dei modi di fare arte, nel tentativo di proporre un superamento di dinamiche ormai prive della forza che le ha generate e resesi, quindi, se non di ostacolo, insufficienti per poter instaurare un rapporto di cosiddetto “ritorno al reale”. Infatti, ed è bene dirlo fin dal principio, è di questo che si parla ed è questo che è in gioco. Ma tale obiettivo, che probabilmente non si raggiunge prima della poesia oppure dopo, ma “contemporaneamente”, è sempre stata fonte di infiniti equivoci, di forzature e di imponenti sovrapposizioni ideologiche. Continua a leggere

Unlikely #27, fotografia digitale di Giuseppe Colarusso (cm 50x35)

Dieci aforismi

Non c’è più bisogno di leggere, se tutto è già stato scritto

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La voce, di Wanda D'Onofrio

La voce, l’ascolto, lo sguardo

Ma la voce, uno come fa a sentirsela? Metti che si ascolti in una registrazione, che magari compaia in un vecchio filmato del compleanno del figlio: riconosce il ciuffo dei bei tempi, ha le stesse movenze di adesso, in fondo, e nemmeno le battute sono poi tanto cambiate, ma no, protesta, quella non può essere la sua voce, quella è un birignao qualunque. Eppure sì, assicurano i parenti, sei proprio tu! Continua a leggere

Area 51 - La nuova poesia

Sordo alla nuova poesia

Sono diventato sordo: non riesco quasi più a percepire il suono della nuova poesia.

Una volta, ero letteralmente affamato di libri di poesia. La scoperta di un nuovo autore scatenava un desiderio smodato. Percepivo ogni stile diverso con violenza, come un profumo che stordisce fino allo svenimento. Ogni voce ridisegnava la mia geografia interiore. E iniziava sempre un feroce combattimento. Continua a leggere

Poetica del sorriso

Poetica: arrivare a dire

Non si può definire la poesia, perché tale definizione viene sempre rimandata, si apre continuamente a nuovi contesti: la parola non prende forma nel vuoto. E anche la critica deve prendere coscienza di questa umiltà, che diventa principio metodologico. Continua a leggere

La citazione si può fare

L’arte della citazione

Spesso per rafforzare una propria opinione ci si affida alla citazione di un’auctoritas − termine che del resto deriva dalla stessa radice del verbo augeo, che significa accrescere.
Chiamare dalla propria parte, come garante, un classico o un esperto è però un’operazione che comporta in ogni caso qualche cautela.
Anzitutto, si alza il livello della discussione e si sollecita il proprio interlocutore su un piano prettamente culturale, se non addirittura erudito. Ricordate la scena di fra Fazio nei Promessi sposi? Renzo, Lucia e Agnese sono in fuga, di notte, e vengono accolti nel convento: Continua a leggere

Eugenio Montale (1896-1981)

Attraversare Montale

.                    Potere
simili a questi rami
ieri scarniti e nudi ed oggi pieni
di fremiti e di linfe,
sentire
noi pur domani tra i profumi e i venti
un riaffluir di sogni, un urger folle
di voci verso un esito; e nel sole
che v’investe, riviere,
rifiorire!

Ben oltre ogni possibile disquisizione letteraria, l’attenzione rivolta al centenario della nascita di Eugenio Montale proprio sul finire del Novecento (1996) rappresenta la conferma diretta della sua riconosciuta e tuttora indiscussa centralità nella poesia italiana di questo secolo, tema presente già nella presentazione di Giorgio Zampa all’edizione, dal titolo improprio, di Tutte le poesie dell’autore e ribadito in un articolo di  Marco Forti, apparso su “Poesia”. Continua a leggere

La reputazione sul web

Attenti alla vostra reputazione

Spiegavo l’altro giorno a un bravo ragazzo, vittima della sua nomea, che poteva essere certo dell’attenzione riservata nei suoi confronti a scuola, perché gli adulti che lo seguono sono pronti a cogliere e valorizzare qualsiasi suo gesto di riscatto. E, tuttavia, mi toccava insegnargli il peso della reputazione, che incombe su ogni giudizio occasionale. I trent’anni di differenza tra di noi mi sono risultati chiari quando mi sono sentito automaticamente parlare non solo di reputazione in generale, ma nello specifico di web reputation. Continua a leggere

John Keats

Sulla natura del genio

Il poeta è la più impoetica delle creature di Dio, perché non ha identità

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