Articoli

Natura ed eccedenza

Del disinteresse

Ogni opera d’arte si fa luminosa per mezzo di una eccedenza disinteressata di senso, che le è fondamentale. Continua a leggere

Sofferenza letteraria

SCRIVIVERE – OVVERO LA SOFFERENZA LETTERARIA

Raccontavo a un amico, preoccupato delle traversie da superare per giungere alla pubblicazione (partecipare a scuole di scrittura creativa? affidarsi a un’agenzia? ancora editori a pagamento?), che questi problemi scompaiono se uno ama sinceramente la letteratura, ovvero si dedica anima e corpo a ciò che lo gratifica: leggere e scrivere. Poi, certo, occorre anche curarsi di ciò che segue, cercando anzitutto di guadagnarsi una posizione all’interno dei propri pari e poi ingegnarsi. Ma anche in quel caso, i tormenti saranno accompagnati dalla solita, gratificante (anche quando faticosa) occupazione: leggere e scrivere. Continua a leggere

Un fiume carsico

Come un fiume carsico

La prima stesura del nuovo romanzo continua con estrema naturalezza.

Davvero ogni opera ha una genesi unica, un processo formativo del tutto originale. Alla furia e al caos del primo, ora è subentrata una regolarità che mi sorprende.

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Scrivere come assecondare le onde

Dalla trama alla musica

La regola che governa la memoria della propria vita, secondo la quale non si ricordano gli anni o i mesi, insomma il nesso delle vicende, ma gli attimi vissuti, alcune Scene Fondamentali, ovvero alcuni momenti di grande emozione, che formano una collana discontinua e a volte intricata anziché un percorso lineare – ecco, questa regola per me vale anche per i romanzi letti. Quando qualcuno mi chiede di raccontare un romanzo che vede nella mia libreria, mi accorgo che a fatica tratteggio in punti essenziali la cornice della storia, lasciandola per lo più aperta, mentre mi verrebbe voglia di spiegare – e non sarebbe facile – ciò che quel libro ha sedimentato in me: alcune scene, volti, situazioni, magari anche dettagli molto secondari eppure illuminanti, insomma una serie di atmosfere, di squarci su un mondo. Continua a leggere

Dove sono finiti i maestri?

Lo sterminio dei maestri (di Davide Brullo)

Su Pangea Davide Brullo, qualche settimana fa, aveva ripreso e sviluppato la mia provocazione intorno all’assenza di maestri, oggidì. Mi è rimasta in gola, rispetto al tema, una certa parte del discorso, più personale, rispetto a quell’asettica, oggettiva constatazione. Forse un giorno ci sarà modo di svilupparla, ma intanto il pezzo di Davide compie già uno scarto in questa direzione, per cui lo ripropongo qui. Continua a leggere

Giorgio Vigolo

La Vergogna di scrivere

Scrivere dà gioia. Scrivere dà noia.
Scrivere consola. Scrivere dispera.
Scrivere incanta e disincanta.
Scrivere è naturale come un respiro. Scrivere è faticoso come allenamento alla corsa.
Scrivere è anarchia, rivoluzione. Scrivere è disciplina, obbedienza. Continua a leggere

Bufalino

La prova del nove

Bisognerebbe davvero avere la forza di lasciare nel cassetto la propria opera per nove anni. Di tornare a rileggerla quando si è completamente un’altra persona, trasformati senza infingimenti nel proprio lettore. Sarebbe l’unico modo per essere certi di aver fatto i conti con il narcisismo intossicante e di aver verificato se l’opera ha superato il canto delle sirene, e può continuare a viaggiare.

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Prosa

La narrativa senza la poesia è cieca

Sono un narratore, e prima ancora un lettore, figlio della poesia. L’intreccio ha potere seduttivo, ma se un romanzo non innesca una trama di rimandi interni, una rete di temi e di visioni, non crea soste o persino trappole, se insomma non lascia intendere che la sua verità eccede la trama e si fa stile, visione, struttura, architettura di senso, per me quel romanzo scade a prodotto di consumo. E ho molti narratori di talento che finiscono in scaffali non destinati a una seconda visita. Continua a leggere

Collezionare francobolli

I poeti sono una setta, anzi, almeno lo fossero!

Lettera aperta a Giorgio Anelli

Caro Giorgio,

rispondo in pubblico alla tua lettera per ragioni che, spero, si chiariranno nelle righe che seguono.

In fondo la domanda che hai posto è la più semplice, ma anche la più terribile: “Perché si scrive?”. A me è sempre piaciuto declinarla in modo più concreto: “Per chi si scrive?”. La seconda domanda può permetterci di mitigare la portata esistenziale della prima, quasi restituendo l’attività dello scrittore a quella di un artigiano (oh, atelier). Se la scrittura fosse un mestiere, o anche soltanto un hobby, non ci sarebbe tanto da rimuginare con la testa. “C’è un pubblico che attende il mio nuovo libro; mi piace passare il tempo in questo modo”. Eppure, come ben sai, soprattutto per chi scrive poesia, la questione lievita. E non la evito nemmeno io, sebbene preferisca affrontarla in modo schietto, senza troppa schiuma. Continua a leggere

Leo Spitzer

Leggere, leggere, leggere

«Leggere, leggere, leggere»: questo era essenzialmente il metodo per Spitzer. Tuttavia, il rigore di chi riconduce interamente il proprio discorso interpretativo al testo in una lettura non è diventato ancora fatalmente specialistico: non siamo caduti in una analisi, in uno studio. Come di fronte a qualcosa di vivo e di irriducibile, la lettura mantiene sempre la tensione emotiva della frequentazione, dell’avvicinamento desiderante ma insieme rispettoso, consapevole della distanza. La critica si sa perennemente inadeguata all’opera. Lo studio è un movimento verticale che si esercita sopra un corpo inerte (ah, l’etimologia…), la lettura è un approccio orizzontale verso un corpo vivo che si muove nel presente. Continua a leggere