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Insegnare ciò che non si può insegnare

Ho un caro amico che organizza laboratori di scrittura creativa. Ne ho un altro che non sopporta l’idea. Io mi sento sempre d’accordo con entrambi, fatto sta che più volte, anche dentro le mie lezioni, persino quelle più pedissequamente ligie al programma, finisco sempre per guardare fuori dalla finestra, insieme ai miei alunni. E, quando comincio a partire per la tangente, loro lo sanno, finisco per parlare di tutto, mescolando filosofia attualità teologia cultura pop psicologia e chi più ne ha più ne metta, per cercare di esporli all’esperienza, alla verità del nostro essere lì insieme, dentro a qualcosa di più grande che non si può completamente governare. Loro mi lasciano fare, in quei momenti, un po’ sbalorditi e un po’ ironici. Io penso a quanto sia necessariamente pericoloso, quel mio passo. Ma se voglio mostrare loro per un attimo l’abisso è perché sappiano resistere, un giorno, alla vertigine, nel caso in cui.

Preambolo

Scrittura e Scuola saranno i due fuochi attorno al quale prenderà forma questo sito. Rappresentano gli orizzonti del mio impegno da sempre. Ho scritto le mie prime poesie in classe, non solo di nascosto. Ricordo quando, durante la scuola media, la mia insegnante, la prof. Gusulfino, rimase stupita della richiesta che le sottoposi: “Potrei svolgere il tema assegnato in forma di poesia?”. Allora ero in seminario e la nenia dei salmi che ci capitava di ripetere nei momenti di preghiera che scandivano le nostre giornate era diventata un sottofondo stregante, ma era anche un po’ colpa sua, con quelle lezioni su Ungaretti (la concentrazione massima del pensiero in ogni parola, all’urto del dolore di vivere…) e su Continua a leggere

Il cielo di Marte (Einaudi, 2005)

Danzare sul terremoto. Intervista di Davide Brullo

Il mondo, quando scocca la poesia, è una membrana che vibra, attorno alla domanda. Tutto il mondo, e in esso tutto il bene e tutto il male, sono un infinito, imbarazzante donativo, che scuote la nostra psiche, la risucchia nei suoi gorghi, la costringe a danzare sul terremoto.

La poesia è per te un’arma conoscitiva, una vanga per capire cosa sei, cos’è l’uomo?

Cos’altro potrebbe essere? Ogni verso nasce mettendo in dubbio ogni superficie, interna ed esterna, tangibile e immateriale. Il mondo, quando scocca la poesia, è una membrana che vibra, attorno alla domanda. Continua a leggere