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Libri, Fotografia di Andrea Lazzarotto

L’incantesimo (cretino) delle classifiche

Le classifiche, si sa, sanno ammaliare, sebbene siano veicoli di veleni pestiferi per la letteratura. E, per quanto le recensioni oggi contino quel che contino, cioè praticamente nulla (meglio un passaparola su facebook che un trafiletto di Citati), non va sottovalutato il danno che le letture di servizio (ovvero per lo più veri e propri servizietti tra amici) o quelle prive di intelligenza (perché ricalcano la cartella stampa che accompagna il libro) procurano sui lettori.

Son cose, queste, arcinote, me ne rendo conto. Ma vi invito a rileggere questo articolo, tra i vari sull’argomento. Ogni tanto, ne converrete, è bene ripetersi un po’ di ovvietà controcorrente, giusto per non rischiare, per pigrizia, di anestetizzare il pensiero critico.

A proposito, su Amazon persino io sono stato degno di ricevere una recensione e, con buona pace di Citati, che non mi citerà mai, ho beccato pure cinque stelle, per il mio esordio narrativo. Ecco il testo:

Non è il solito romanzo sulla scuola italiana

Bellissimo romanzo ambientato in un liceo italiano. Storie d’amore e d’amicizia, riflessioni serie e semiserie sulla poesia, ironia e alta filosofia tutto raccontato con uno stile impeccabile, quasi d’altri tempi. Lo può apprezzare il professore e lo studente o chi ama ricordare di esserlo stato. Da non perdere!

Giuro che non l’ho scritto io. Ma son sincero: non ho avuto il coraggio di appurare se ci sia o meno lo zampino dell’editore…

 

Guaraldi editore, libri a Km 0

Libri a Km 0

Ecco la rivoluzione avviata dal mio editore…

Libri a Km 0, in tutti i sensi

Questa, in estrema sintesi, la nuova filosofia di Guaraldi Editore che – concluso il giro del mondo in 75 anni – riporta uffici e magazzino in campagna, a Rimini in via Covignano 302, esattamente da dove era partita per Firenze nel lontano 1970…

A km 0 non solo perché i libri Guaraldi si potranno comprare direttamente in magazzino con sconti da grossista (nella logica “dal produttore al consumatore”, con una bottiglia di “Sangue di editore” a denominazione di Origine Culturale in omaggio, oltre una certa soglia di spesa!); ma soprattutto perché gli autori/committenti troveranno a “Casa dell’Editore” un servizio di consulenza e progettazione grafica, impaginazione e stampa “on demand” del loro libro, anche in micro-tirature, praticamente sotto i loro occhi, di fronte a un camino scoppiettante, portandosi poi a casa il libro in pochissimi giorni, grazie alla collaborazione con il Centro Stampa Digitalprint (chi volesse progettare il proprio libro a Km 0 può già telefonare per un appuntamento dedicato al 3287864798). Continua a leggere

Rubinetteria Frattini di San Maurizio d'Opaglio (NO)

Moti di nostalgia (4)

Moti di nostalgia nella de/generazione. Lettera aperta a Roberto Galaverni (4/4)

E allora tanto vale prenderla per quella che è, questa repubblica di poeti, e buttarsi nella mischia soprattutto per sguazzare nei pettegolezzi, nelle schermaglie, nel gioco tagliente degli sguardi. Qui avrei un racconto di Parcopoesia da passarti sottotraccia. Te ne offro qualche palpitante ritaglio, con tutti gli umori, anche maligni e acidi, degni di una storia. Continua a leggere

Un'ottima annata, di Cristina Carcavecchia (olio su tela, 60x40 cm)

Moti di nostalgia (3)

(L’opera scelta come copertina è di Cristina Carcavecchia.
Cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa)

Moti di nostalgia nella de/generazione. Lettera aperta a Roberto Galaverni (3/4)

Non ho paura di quello che ho scritto. Ho detto che non siamo stati (mi inserisco anch’io, dunque) all’altezza dei nostri ideali. Sul più bello, è prevalsa la paura. Quella stagione ha ormai le sue date: fissa tu l’inizio, fra l’avvio di Atelier (1996) oppure l’uscita delle celeberrime antologie (L’opera comune è del 1999) o il “mitico” convegno di Borgomanero ricordato da Isabella (del 2001, a pochi giorni dai tragici eventi dell’11 settembre); la fine invece è indubbiamente il 2005 (tant’è vero che nel 2006 avevo scritto un editoriale proprio su questa fine, anche se poi Giuliano mi ha impedito di pubblicarlo: è ora reintegrato fra gli Smarcamenti). Con questo, ne approfitto per troncare sul nascere un’altra interpretazione, che ho ben sentito tra i denti a qualcuno di noi: l’idea che fosse il suicidio di Simone a determinare questa fine. No, non permetterò a nessuno di usare Simone come “facile mito” per giustificarsi, quando una parte di me (quella più sanguinante, sì) non riesce a estirpare il dubbio che semmai sarebbe potuto accadere esattamente l’opposto, ovvero che, qualora si fosse sprigionata davvero l’opera comune, forse Simone…. Continua a leggere

La celebre immagine di Montale, ripresa in copertina del volume 'Eusebio e Trabucco'

Moti di nostalgia (2)

Moti di nostalgia nella de/generazione. Lettera aperta a Roberto Galaverni (2/4)

Siamo così giunti alla petrarchizzazione del Novecento. L’ho detto e lo ripeto: quanti poeti bravi, persino belli e disinibiti sul palco, ho ascoltato in questi giorni! Me ne torno infatti a casa con una certa confusione: sono tutti replicanti di una stessa figura. Quante schiette poesie piene di sentimento, ma mica sbrodolose; sempre argute e profonde, dalla geometria magrelliana, dallo spunto deangelisiano, dal piglio buffoniano, e via dicendo. Tutti ben innestati nella salda matrice montaliana (ma del Montale neutralizzato, ovviamente, sia dal punto di vista ideologico sia dal punto di vista linguistico), tutti capaci di mostrare anche un lato sottilmente sperimentale e civile, all’occorrenza. Continua a leggere

L'immagine-manifesto della XIII edizione del Festival ParcoPoesia, 'Lavoro straordinario'

Moti di nostalgia nella de/generazione (1)

A seguito del mio coinvolgimento a Rimini, a ParcoPoesia, ho scritto al critico Roberto Galaverni la lettera aperta che propongo qui di seguito (dividendola in quattro parti, dal momento che è piuttosto lunga). Rappresenta per me una definitiva resa dei conti, su una stagione che interiormente avevo già chiuso da tempo, ma che l’occasione mi ha imposto di raccontare. Non esprimerò pensieri convenienti e garbati, sarò spietatamente sincero. Se qualcuno si sentisse offeso, intervenga tranquillamente nei commenti qui sotto. Non ho ovviamente alcuna pretesa di verità, anche se parlerò senza ipocrisia.

Moti di nostaglia nella de/generazione. Lettera aperta a Roberto Galaverni (1/4)

Invorio, 25-28 luglio e 4 settembre 2016

Caro Roberto, Continua a leggere

Revolution, di Emanuele Taglieri

Silenzio dalla Repubblica delle Lettere

(L’opera scelta come copertina è di Emanuele Taglieri.
Cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa)

Nel riflettere, sul suo sito, in merito a una mia intervista e al libro Smarcamenti, affondi e fughe, Salvatore Anfuso ha riaperto la discussione intorno alla morte della poesia.

No, fermi tutti, specialmente quelli che passano di qui perché interessati alla poesia. So che della “morte della poesia” non ne potete più. Non ne posso più nemmeno io. E allora, perché ho ripreso l’insensata, esangue sigla? La poesia è viva, vivissima. Peccato che si sia trasformata in un fiume sotterraneo, che circoli esattamente dove più nessuno sappia ascoltarla, inverarla. Insomma, la poesia (italiana) è morta perché si è persa, perché vive nell’anonimato: non fatemi ripetere quanto è scritto nel programma di questo sito. Continua a leggere

Matrix: red or blue?

Della poesia non bisognerebbe mai scrivere (di Davide Brullo)

Svetta sul nuovo numero di Atelier (il numero 81) l’articolo di Davide Brullo intitolato La mia Africa. Lo ripropongo qui di seguito. Ne approfitto per annotare che, nella risposta di Giuliano Ladolfi a tale articolo, si racconta che «la rivista ha vissuto un momento di grande disorientamento, quando da un giorno all’altro» io avrei «per una diversità di opinioni sulla pubblicazione di una poesia di pochi versi» «comunicato in modo irrevocabile» la decisione di abbandonare il periodico che avevo inventato, insieme a Giuliano. Mi sembra che questa descrizione degli eventi mi faccia passare per qualcuno che, in modo irresponsabile e a cuor leggero, per mero puntiglio e su una questione irrilevante, abbia arrecato un danno soltanto ad altri. Non mi interessa rimestare su eventi che riguardano un frangente delicato e anche doloroso della mia vita, voglio ricordare quell’età dell’oro con equilibrio, senza idealizzazioni nostalgiche o strappi rancorosi. Mi preme però annotare che le vicende che mi hanno condotto ad abbandonare Atelier non corrispondono a quel resoconto troppo sommario e di parte e tanto meno al senso suggerito da tutti gli impliciti di quelle frasi.

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Castelporziano, Festival 1979

La giornata mondiale della poesia

È primavera, amici, sbocciano i fiori, la luce risveglia la vita in ogni anfratto del mondo, gli uccellini cominciano a cantare… Ed è anche la Giornata Mondiale della Poesia, come ha decretato l’Unesco. Allora, almeno una volta all’anno, senza troppi imbarazzi, mettiamoci in fila per salire sul palco, prendere il microfono e magnificare le bellezze del creato, della vita, dei buoni sentimenti che ci ispirano…

Come non risultare snob nell’affermare apertamente che, a me, la Giornata Mondiale della Poesia sembra una Mondiale Cavolata?

Per carità, se vi serve mettere un appunto sul diario con scritto: “È l’ora della tua buona azione quotidiana” – se vi serve questo appunto, per compiere davvero una buona azione, prendete appunti, lasciate trillare i promemoria sui vostri cellulari, fatevi un nodo alla lingua. Se vi serve la retorica della poesia per cercare un libro di versi, ecco, oggi è il giorno giusto. Speriamo almeno che finiate per cercare della poesia buona, non il solito poeticume. Io, per me, rileggo la provocazione di Davide Brullo (apparsa ieri su “Libero”): Continua a leggere

Merda d'artista, di Piero Manzoni

I soliti stronzi

Mi tornano spesso in mente, chissà perché, questo paio di paginette con cui Edmondo Berselli apriva il capitolo Dev’essere stato Alberto Arbasino della sua bellissima “operetta immorale sugli intelligenti d’Italia” intitolata Venerati maestri (io ho la versione negli Oscar Mondadori del 2007, le parole che cito si trovano alle pagine 55-57):

Dev’essere stato Alberto Arbasino, quel giocoliere insigne, a diffondere nei giornali e nei reportage il paradigma fondamentale che impronta e regola la società culturale, cinematografica, teatrale, filosofica e, insomma, generale e totale della nostra scena pubblica. Come è noto a molti, il paradigma suona all’incirca così.

In Italia c’è un momento stregato in cui si passa dalla categoria di «bella promessa» a quella di «solito stronzo». Soltanto a pochi fortunati l’età concede poi di accedere alla dignità di «venerato maestro».

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