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Fango

L’elenco dei colpevoli

C’è un nesso evidente tra la grottesca situazione politica del nostro Paese e la crisi, nemmeno più avvertita come tale, che paralizza la nostra cultura. Siamo rassegnati al brutto, non riusciamo più a indignarci per l’immoralità che si fa regola, non protestiamo per la sopraffazione costante. Le parole si sono svuotate di ogni significato, sono banderuole esposte al vento della mistificazione e vince, senza mai convincere, chi ha i polmoni più forti. Siamo talmente istupiditi da offrirci perpetuamente alle svendite, ai saldi di stagione, agli slogan patinati e insulsi: si mercanteggia la nostra stessa dignità e nemmeno ce ne rendiamo conto, ci propinano la soddisfazione ottusa ma immediata per coprire il disastro che ne sarà la conseguenza e, ormai totalmente dipendenti, in piena crisi di astinenza, ci mettiamo in fila per riconsegnarci, fedeli e scodinzolanti, alle carezze dei nostri aguzzini. Le quarte di copertina valgono le dichiarazioni d’intenti di chi desidera (per la propria sopravvivenza) il nostro voto. Siamo degni dei nostri padroni. Continua a leggere

Non leggete Fabio Volo

Certi libri inquinano

Ci sono libri che inquinano, eccome. Libri che tolgono spazio ad altri, che ti illudono che basti essere così, patinati e venduti, per lasciare il segno. Libri che ti rubano tempo. Libri che intossicano precocemente possibili, fragili autori, ancora adolescenti, vulnerabili, che finiscono per perdersi, incapaci di tenere a bada l’invidia.

Qualche decina di libri del genere si trova anche nei miei scaffali, lo confesso. Non riesco a buttarli nel camino a causa della mia educazione cattolica, dei sensi di colpa, del dubbio metodico cui decido di sottostare sempre. Sono acquisti di parenti, doppioni in biblioteche di amici, temerari regali di studenti, copie inviate dagli autori, peccati di gioventù, incauti omaggi di chi mi sa lettore onnivoro.

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Arrivano anche gli instapoets

La poesia è viva, vivissima, quasi morta

La sapete l’ultima? In barba alle prefiche che piangono da decenni la morte della poesia, i libri di poesia vendono più di quel che si crede, con una crescita negli ultimi anni da fare invidia al PIL. E poi c’è Lo Specchio che si rinnova, e il web che pullula di poeti, con il fenomeno degli instapoets. Con il crowdfounding, poi, è piuttosto semplice pubblicare in qualche casa editrice di nicchia. La poesia è uscita dalle conventicole che fondavano i vari -ismi in cui agonizzava la spocchiosa società letteraria e si è resa più popolare e libera. Io, poi, trovo tante belle esecuzioni anche su Youtube (come queste). C’è da rallegrarsi, non vi pare? Continua a leggere

José Mourinho, celebre allenatore dei nostri anni

Allenare i genitori a scuola

Pensate, per intenderci, a quanto è cambiato il ruolo di un allenatore, in questi decenni. Una volta un allenatore… allenava. Adesso è uno che coordina i vari preparatori atletici, che sceglie la dieta della squadra, che si siede accanto ai manager della società per definire con loro il progetto complessivo, che studia i dati statistici e fisici dei giocatori, che avanza richieste di mercato, che gestisce la pressione dei media, che cura la psicologia del gruppo, che interviene sui social, che determina imponenti movimenti economici… Poi, sì, certo, manda i giocatori in campo, decide la tattica, interviene sulla partita – ma sui fondamentali ha poco da inventarsi: i giocatori se li trova già pronti, al più affina alcune loro qualità, ha qualche intuizione determinante sul loro ruolo, e così via.

Qualcosa di analogo si può dire a proposito del docente della scuola secondaria. Continua a leggere

Fake news

Fake news sul critico-poeta

Ne circolano tante, di baggianate, intorno alla letteratura. C’è per esempio chi sostiene che di poeti, in un secolo, ne nascano tre o quattro. O che Carducci sia un grande poeta. O che uno scrittore sia un’anima bella e sensibile. O che Omero abbia fatto un giretto nel Baltico, per ispirarsi.

La mia preferita, però, è una certa idea sclerotizzata intorno alla figura del critico-poeta. “Un grande poeta”, si sostiene, “è inevitabilmente anche un grande critico”.  Continua a leggere

Libri, Fotografia di Andrea Lazzarotto

L’incantesimo (cretino) delle classifiche

Le classifiche, si sa, sanno ammaliare, sebbene siano veicoli di veleni pestiferi per la letteratura. E, per quanto le recensioni oggi contino quel che contino, cioè praticamente nulla (meglio un passaparola su facebook che un trafiletto di Citati), non va sottovalutato il danno che le letture di servizio (ovvero per lo più veri e propri servizietti tra amici) o quelle prive di intelligenza (perché ricalcano la cartella stampa che accompagna il libro) procurano sui lettori.

Son cose, queste, arcinote, me ne rendo conto. Ma vi invito a rileggere questo articolo, tra i vari sull’argomento. Ogni tanto, ne converrete, è bene ripetersi un po’ di ovvietà controcorrente, giusto per non rischiare, per pigrizia, di anestetizzare il pensiero critico.

A proposito, su Amazon persino io sono stato degno di ricevere una recensione e, con buona pace di Citati, che non mi citerà mai, ho beccato pure cinque stelle, per il mio esordio narrativo. Ecco il testo:

Non è il solito romanzo sulla scuola italiana

Bellissimo romanzo ambientato in un liceo italiano. Storie d’amore e d’amicizia, riflessioni serie e semiserie sulla poesia, ironia e alta filosofia tutto raccontato con uno stile impeccabile, quasi d’altri tempi. Lo può apprezzare il professore e lo studente o chi ama ricordare di esserlo stato. Da non perdere!

Giuro che non l’ho scritto io. Ma son sincero: non ho avuto il coraggio di appurare se ci sia o meno lo zampino dell’editore…

 

Guaraldi editore, libri a Km 0

Libri a Km 0

Ecco la rivoluzione avviata dal mio editore…

Libri a Km 0, in tutti i sensi

Questa, in estrema sintesi, la nuova filosofia di Guaraldi Editore che – concluso il giro del mondo in 75 anni – riporta uffici e magazzino in campagna, a Rimini in via Covignano 302, esattamente da dove era partita per Firenze nel lontano 1970…

A km 0 non solo perché i libri Guaraldi si potranno comprare direttamente in magazzino con sconti da grossista (nella logica “dal produttore al consumatore”, con una bottiglia di “Sangue di editore” a denominazione di Origine Culturale in omaggio, oltre una certa soglia di spesa!); ma soprattutto perché gli autori/committenti troveranno a “Casa dell’Editore” un servizio di consulenza e progettazione grafica, impaginazione e stampa “on demand” del loro libro, anche in micro-tirature, praticamente sotto i loro occhi, di fronte a un camino scoppiettante, portandosi poi a casa il libro in pochissimi giorni, grazie alla collaborazione con il Centro Stampa Digitalprint (chi volesse progettare il proprio libro a Km 0 può già telefonare per un appuntamento dedicato al 3287864798). Continua a leggere

Rubinetteria Frattini di San Maurizio d'Opaglio (NO)

Moti di nostalgia (4)

Moti di nostalgia nella de/generazione. Lettera aperta a Roberto Galaverni (4/4)

E allora tanto vale prenderla per quella che è, questa repubblica di poeti, e buttarsi nella mischia soprattutto per sguazzare nei pettegolezzi, nelle schermaglie, nel gioco tagliente degli sguardi. Qui avrei un racconto di Parcopoesia da passarti sottotraccia. Te ne offro qualche palpitante ritaglio, con tutti gli umori, anche maligni e acidi, degni di una storia. Continua a leggere

Un'ottima annata, di Cristina Carcavecchia (olio su tela, 60x40 cm)

Moti di nostalgia (3)

(L’opera scelta come copertina è di Cristina Carcavecchia.
Cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa)

Moti di nostalgia nella de/generazione. Lettera aperta a Roberto Galaverni (3/4)

Non ho paura di quello che ho scritto. Ho detto che non siamo stati (mi inserisco anch’io, dunque) all’altezza dei nostri ideali. Sul più bello, è prevalsa la paura. Quella stagione ha ormai le sue date: fissa tu l’inizio, fra l’avvio di Atelier (1996) oppure l’uscita delle celeberrime antologie (L’opera comune è del 1999) o il “mitico” convegno di Borgomanero ricordato da Isabella (del 2001, a pochi giorni dai tragici eventi dell’11 settembre); la fine invece è indubbiamente il 2005 (tant’è vero che nel 2006 avevo scritto un editoriale proprio su questa fine, anche se poi Giuliano mi ha impedito di pubblicarlo: è ora reintegrato fra gli Smarcamenti). Con questo, ne approfitto per troncare sul nascere un’altra interpretazione, che ho ben sentito tra i denti a qualcuno di noi: l’idea che fosse il suicidio di Simone a determinare questa fine. No, non permetterò a nessuno di usare Simone come “facile mito” per giustificarsi, quando una parte di me (quella più sanguinante, sì) non riesce a estirpare il dubbio che semmai sarebbe potuto accadere esattamente l’opposto, ovvero che, qualora si fosse sprigionata davvero l’opera comune, forse Simone…. Continua a leggere

La celebre immagine di Montale, ripresa in copertina del volume 'Eusebio e Trabucco'

Moti di nostalgia (2)

Moti di nostalgia nella de/generazione. Lettera aperta a Roberto Galaverni (2/4)

Siamo così giunti alla petrarchizzazione del Novecento. L’ho detto e lo ripeto: quanti poeti bravi, persino belli e disinibiti sul palco, ho ascoltato in questi giorni! Me ne torno infatti a casa con una certa confusione: sono tutti replicanti di una stessa figura. Quante schiette poesie piene di sentimento, ma mica sbrodolose; sempre argute e profonde, dalla geometria magrelliana, dallo spunto deangelisiano, dal piglio buffoniano, e via dicendo. Tutti ben innestati nella salda matrice montaliana (ma del Montale neutralizzato, ovviamente, sia dal punto di vista ideologico sia dal punto di vista linguistico), tutti capaci di mostrare anche un lato sottilmente sperimentale e civile, all’occorrenza. Continua a leggere