Articoli

Giuseppe Ungaretti

Considerazione impopolare su Ungaretti

C’è un criterio per valutare la vitalità di un poeta all’interno della letteratura: è la sua influenza sugli altri scrittori. Ci sono infatti autori con cui i contemporanei non possono evitare il confronto, per motivi stilistici oppure di pensiero, per la memorabilità delle immagini o per la visione del mondo che hanno elaborato. La voce di questi scrittori sopravvive nel coro della tradizione, che venga contraffatta contraddetta imitata plagiata assorbita neutralizzata amplificata o altro ancora, in modo consapevole o ancor più significativamente in modo inconsapevole. Continua a leggere

Promuovere sé stessi

Promuovere la propria opera: lo scrittore impaniato

Ho appena dato una sbirciata alla disputa virtuale tra Gianluca Barbera e Davide Brullo. Tema: l’impegno che lo scrittore dedica alla vendita dei suoi libri.

Sono d’accordo con entrambi. Il primo esprime concetti di buon senso, il secondo, come al solito, va alla radice estrema. Come insegnante e come lettore, sto tutto dalla parte di Barbera; come scrittore sto invece completamente con Brullo. E mi tocca oscillare da un estremo all’altro piuttosto spesso.

Fatto sta che l’argomento risveglia in me un antico prurito, e dunque vorrei grattare un po’ la questione anch’io. Continua a leggere

Vecchi libri

Mi hanno assegnato il Salone del Libro

Mi hanno virtualmente e virtuosamente assegnato la cura del Salone del Libro, quindi è giusto che dichiari qui il mio programma, per il prossimo biennio.

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Tariffe di una casa di tolleranza

Marchettificio letterario

Cultori delle Belle Lettere, candidi lettori, ingenui principianti, vergini studentelli, professori perbenisti, venerati maestri, scalpitanti pretendenti, ferventi educande, consapevoli mestieranti & Compagnia Bella, ponete mente allo stato dell’arte: Continua a leggere

Il signor Morris Lessmore salva un libro precario

Il libro precario (Daniele Maria Pegorari)

Traggo dal volume di Daniele Maria Pegorari, Scritture precarie. Editoria e lavoro nella grande crisi 2003-2017, il passo che segue (pp.154-156). La sensazione che provo – dal momento che vengo chiamato direttamente in causa nel ragionamento – è quella di chi viene rinfrancato in qualche intuizione, e se ne riappropria una seconda volta.

Riparto dunque da queste pagine ancor più convinto della necessità di una militanza estetica, ben consapevole, tuttavia, che la stessa categoria di militanza andrà ripensata, all’interno del paradigma della società (e della letteratura) liquida.

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Teorema qualità. Lettera aperta alla generazione TQ

Scrivevo questa lettera alla Generazione TQ nel 2011. Già due anni dopo ci si chiedeva che fine avesse fatto il “movimento”. Ogni tanto, qualcosa accade ancora, anche con ottimi presupposti e sacrosante prospettive, ma poi tutto evapora.

Seguiamo pazienti il ciclo dell’acqua, finché il paesaggio non riacquisterà una forma narrabile.

Qui, ricade dalla nuvola la stessa goccia di sette anni fa. Continua a leggere

Clava sull'ermetismo d'oggidì

Tutta colpa dell’ermetismo

Fino a qualche anno fa ero una specie di super esperto di poesia contemporaneissima. Qualcuno suggeriva un nome e, per quanto si trattasse di un poeta giovane, esordiente, praticamente inedito, quasi certamente non mi era ignoto.

Ora, ovviamente, non è più così. Sono rinsavito, almeno un poco. Però ogni tanto mi capita di lasciarmi incuriosire da qualche nuova proposta. Talvolta, per esempio, sbircio sul sito di quella che fu la “mia” rivista (anche se, a sfogliarlo, risulto a tutti gli effetti rimosso), che è diventata sul web un emporio senz’anima. Oppure, su siti di maggiore personalità, incappo in articoli come questo.

Ecco, adesso vi butto lì la mia tronfia, non richiesta, sommaria, incontestabile impressione d’autore su tutti i nuovi poeti. Continua a leggere

Stroncatura, di Lorenzo Perrone

Abbasso il saggismo saccente sul nulla

Alfonso Berardinelli ribadisce per l’ennesima volta la sua sacrosanta analisi letteraria:

Chi critica autori in attività e sul mercato viene trattato come un malevolo e pernicioso perturbatore del flusso commerciale […] La qualità poetica non è più percepita quasi da nessuno, neppure dagli esperti. L’aspirazione letteraria oggi più diffusa è un’altra: scrivere romanzi gradevoli o ripugnanti ma vendibili e premiabili. Eppure gli autori non sono più decine ma centinaia e non c’è critico, per quanto solerte, insonne e votato al sacrificio che possa venire a capo di tutto ciò che si pubblica. I premi servono a questo: a far credere che i romanzi siano pochi come una volta. Il guaio è che spesso i pochissimi romanzi premiati non valgono più dei moltissimi che restano sconosciuti.

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Marchesini, Casa di carte, non edito da Bompiani

Bagattella letteraria, per sfondare la noia

Pare che una delle questioni letterarie del momento sia la vicenda Marchesini, in uscita per Bompiani con un libro di critica che, in fase avanzata di preparazione, è stato rifiutato da Franchini, editor che non ritiene opportuno che una casa editrice avalli le stroncature di alcuni “suoi” autori, stroncature ovviamente incluse nel libro in questione. Non ho seguito la vicenda, sono solo incappato in questo articolo di Tiziano Scarpa e leggiucchiato qualcos’altro – ma la noia ha preso subito il sopravvento. Mi è parso di cogliere queste domande di fondo: Continua a leggere

Fango

L’elenco dei colpevoli

C’è un nesso evidente tra la grottesca situazione politica del nostro Paese e la crisi, nemmeno più avvertita come tale, che paralizza la nostra cultura. Siamo rassegnati al brutto, non riusciamo più a indignarci per l’immoralità che si fa regola, non protestiamo per la sopraffazione costante. Le parole si sono svuotate di ogni significato, sono banderuole esposte al vento della mistificazione e vince, senza mai convincere, chi ha i polmoni più forti. Siamo talmente istupiditi da offrirci perpetuamente alle svendite, ai saldi di stagione, agli slogan patinati e insulsi: si mercanteggia la nostra stessa dignità e nemmeno ce ne rendiamo conto, ci propinano la soddisfazione ottusa ma immediata per coprire il disastro che ne sarà la conseguenza e, ormai totalmente dipendenti, in piena crisi di astinenza, ci mettiamo in fila per riconsegnarci, fedeli e scodinzolanti, alle carezze dei nostri aguzzini. Le quarte di copertina valgono le dichiarazioni d’intenti di chi desidera (per la propria sopravvivenza) il nostro voto. Siamo degni dei nostri padroni. Continua a leggere