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La strana alleanza

La narrazione della vita della scuola, in questi decenni, presenta per lo più i genitori e gli insegnanti in una condizione di antagonismo.

Tuttavia, si danno anche strane formule di alleanza fra questi due soggetti, un’alleanza che diventa spesso tanto salda e strategica quanto deprecabile. (“Deprecabile? Ma come, per una volta che genitori e docenti vanno d’accordo…” – E invece sì, trattasi di alleanza deprecabile). Continua a leggere

Don Luigi Ciotti

Don Ciotti: riempire di vita la vita

Ieri nella mia scuola abbiamo avuto come ospite don Luigi Ciotti, che ci ha lasciato una luminosa testimonianza civile, colta molto bene anche da centinaia di studenti affascinati e colpiti.

È l’esempio di un uomo che combatte contro la malattia peggiore del nostro Paese: la delega, l’indifferenza, la rassegnazione – perché commuoversi non basta, occorre anche muoversi. Ed è l’esempio di un sacerdote che ha, come ama dire, aperto una società per azioni con Dio – perché conviene, dal momento che il pacchetto di maggioranza lo impegna Lui. Un sacerdote che accanto al Vangelo pone la Costituzione; che ama citare don Tonino Bello: “Non mi importa sapere chi sia Dio, ma sapere da che parte sta”. Ed è la parte, ovviamente, degli emarginati.

Dio è certo un compagno scomodo, ma da lui c’è da attendersi, ripete Ciotti, la dolce pedata quotidiana che agita la coscienza, che muove l’indignazione per il male che ci circonda. Solo così potremo seguire il monito di papa Francesco ad andare verso le Periferie – e non solo le periferie geografiche, ma anche le periferie dell’anima, ovvero quei luoghi e quelle persone abitate dalla fatica, dallo sconforto, dalla mancanza di libertà. Solo lì è possibile incontrare i poveri, gli ultimi, le persone che hanno bisogno, cioè i “veri maestri” che ciascuno dovrebbe riconoscere.

Don Ciotti ha popolato il suo discorso di nomi, senza rifarsi solo a quelli più noti, come gli eroi Falcone e Borsellino. Ha ricordato anche Antonio Montinaro, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Francesca Morvillo, eroi ugualmente. E ha ricordato, tra tanti altri, Rosario Livatino, magistrato capace in pubblico di combattere chi commetteva crimini e, in privato, di spendere buona parte dei propri guadagni per sostenere le famiglie disagiate di chi aveva incarcerato. Non importa essere credenti, ribadiva, ma essere credibili. E allora il cristianesimo smette di essere una conventicola e diviene un’avventura che apre agli altri, anche e soprattutto a chi non crede; perché Dio (secondo le parole di Carlo Maria Martini) non è cattolico. Ama tutti. È di tutti.

Il piacere di incontrare persone come don Ciotti è precisamente quello che viene dalla scoperta che tanti discorsi che siamo abituati a sentire come retorici, ancorché giusti, retorici non sono affatto, perché dietro a certe facili bandiere (che pure a tratti servono, come la bandiera della “legalità”, che però è solo uno strumento: il fine resta infatti la giustizia) si celano volti, nomi, esperienze concrete, e soprattutto ideali che riempiono di vita la nostra vita.

 

Scuola: principi del cambiamento (8)

Portare la tecnologia a scuola non è nemmeno una scelta. È un dovere.

La tecnologia è inevitabile, permea ogni nostra attività: le conoscenze digitali sono ormai indispensabili per l’inclusione nella vita sociale di oggi e lo saranno sempre di più, in particolare in ambito economico e lavorativo. La capacità di utilizzo delle tecnologie è già e diventerà sempre più una discriminante sociale. Continua a leggere

Disordine creativo

Scuola: principi del cambiamento (7)

Quando propongo ai colleghi la visione di una didattica veramente interdisciplinare, sia a livello “orizzontale” (per anno e classe) sia a livello verticale (nel percorso di studi), che sappia cioè prevedere le congiunzioni fra le materie, per evitare ripetizioni inutili e dissociate o viceversa per sottolineare le riprese consapevoli e concordi, vengo inevitabilmente preso per un maniaco dell’efficientismo. Continua a leggere

Divertirsi in aula

Scuola: principi del cambiamento (6)

Il fulcro della situazione di apprendimento che si crea a scuola è la relazione. Anzi, si dovrebbe parlare di una serie molteplice di relazioni: quelle tra l’alunno e l’idea che egli ha di sé, tra l’alunno e i genitori, tra l’alunno e i compagni, tra il docente e l’alunno, tra il docente e i colleghi, tra il docente e la società, tra il docente e i genitori dell’alunno, tra il docente e gli strumenti dell’apprendimento, tra l’alunno e i vari supporti utilizzati… Ognuno completi da sé la lista. Continua a leggere

Genitori fuori della scuola

Scuola: principi del cambiamento (5)

Tasto dolente da tutti i punti di vista, il rapporto fra genitori e docenti. I primi comprendono sempre meno i modi e le scelte (quasi sempre conservative) con cui a scuola si cerca di inculcare il sapere nei figli, i secondi si sentono sovrastati dalle aspettative, educative oltreché didattiche, che una famiglia spesso “debole” riversa su di loro, giustificando, il più delle volte, le mancanze dei loro pargoli. Continua a leggere

Sulla sdraio

Scuola: principi del cambiamento (4)

Ancora oggi la maggior parte degli alunni arriva a scuola per sdraiarsi sui banchi, come su un lettino o una sdraio, e apprendere per assorbimento, come spugne, come se la cultura fosse qualcosa di analogo all’abbronzatura. Ma non basta l’esposizione alle parole del docente – anche belle, anche convincenti – , magari per cinque-sei interminabili ore, occorre un movimento da parte dell’alunno. Continua a leggere

La maglia juventina n.10, indossata da Tevez

Scuola: principi del cambiamento (3)

Uno dei capisaldi della nostra scuola sono i voti. E hai voglia di spiegare ad alunni e genitori che valutare non è misurare: i numeri non lasciano troppi margini di interpretazione. Se prendi 7 e ½ significa che quello è il tuo valore. Se il tuo compagno ha preso 9, vuol dire che è migliore di te. Continua a leggere

Cassettiera

Scuola: principi del cambiamento (2)

Se il primo principio è la libertà, vuol dire che non si potrà forzare il collega che non ha voglia di mettersi in gioco, nemmeno quando gli si prospetta la collaborazione come un favore.

Eppure la tanto sbandierata libertà d’insegnamento è una chimera. Nemmeno il voto sommativo che l’insegnante annota sulla scheda gli appartiene: lo propone secondo la sua logica, ma sarà il Consiglio di Classe ad approvarlo – e potrebbe anche decidere diversamente. Continua a leggere

Professori a Hogwarts

Scuola: principi del cambiamento (1)

Se in Italia esistesse davvero una forma di meritocrazia, e se gli istituti scolastici avessero fondi e una reale autonomia, ci potremmo immaginare una schiera di docenti qualificati e ambiti da tutti, pronti ad accettare le proposte professionali più allettanti. Continua a leggere