Articoli

Scemo chi legge

La beatitudine dei non lettori

Miei adorati, fidatevi di me: non leggete. Non sprecate tempo. Non cercate di vivere più vite, prendete possesso dell’unica che avete: la vostra.

E vivetela stando nell’unico tempo che esiste: il presente. Carpe diem: ogni occasione lasciata è persa. Mica penserete davvero, del resto, di poter espandere il vostro tempo. Fate surf sui vostri piaceri. Attardarvi nei regni dell’oltremondo con Dante, sugli oceani con Conrad, o specchiarvi con Capote negli occhi di un assassino non vi servirà a nulla. Tanto, qualora vi trovaste malauguratamente davanti a un demonio, con buona pace di Dante vi caghereste addosso senza profferir verbo. E su una nave in tempesta non trovereste un trinchetto terzarolato manco se vi ci impiccassero. E nello sguardo di un assassino non c’è mai nulla da vedere, se non la vostra paura. Continua a leggere

José Mourinho, celebre allenatore dei nostri anni

Allenare i genitori a scuola

Pensate, per intenderci, a quanto è cambiato il ruolo di un allenatore, in questi decenni. Una volta un allenatore… allenava. Adesso è uno che coordina i vari preparatori atletici, che sceglie la dieta della squadra, che si siede accanto ai manager della società per definire con loro il progetto complessivo, che studia i dati statistici e fisici dei giocatori, che avanza richieste di mercato, che gestisce la pressione dei media, che cura la psicologia del gruppo, che interviene sui social, che determina imponenti movimenti economici… Poi, sì, certo, manda i giocatori in campo, decide la tattica, interviene sulla partita – ma sui fondamentali ha poco da inventarsi: i giocatori se li trova già pronti, al più affina alcune loro qualità, ha qualche intuizione determinante sul loro ruolo, e così via.

Qualcosa di analogo si può dire a proposito del docente della scuola secondaria. Continua a leggere

Finalità

Insegnare italiano: finalità

Ogni tanto provoco i miei studenti dichiarando loro che l’italiano non è una materia fra le altre, ma una super-materia, anzi il fondamento di tutte le materie. Dietro questa provocazione si nasconde però un pensiero consapevole su questa “disciplina” e sulle finalità implicite nel suo insegnamento.  Continua a leggere

Boredom [noia], di Anneli Di Francis, 2016, oil on canvas, 80x116cm

La noia e l’interesse

(L’opera scelta come copertina è di Anneli Di Francis.
Cliccare sull’immagine per la visualizzazione completa)

Uno dei principali ostacoli che l’esperienza scolastica si trova ad affrontare è la noia. La noia è l’incubo di studenti, docenti e genitori. I primi entrano a scuola spesso già annoiati: l’elenco delle materie e degli argomenti da affrontare invece di eccitarli li atterrisce. I secondi si sentono incalzati dai terzi affinché svolgano lezioni accattivanti, possibilmente entusiasmanti, in modo da abbattere il senso di fatica: perché apprendere dovrebbe essere un gioco. E invece lo era forse nella scuola dell’infanzia e in parte nella scuola primaria, ma via via che il percorso scolastico si compie, il prodotto finale è sotto l’occhio di tutti: giovani perlopiù spenti, demotivati, senza opinioni. Annoiati. Continua a leggere

Il tema

Rubrica di valutazione di un testo (3)

Eccoci giunti al termine di un discorso complesso.

Per giungere alla definizione di una rubrica di valutazione, limitata nel nostro ambito alla prova scritta, siamo partiti dalla considerazione di alcuni problemi e abbiamo indicato alcune caratteristiche e il senso ultimo della rubrica stessa.

Qui sotto trovate di seguito il foglio di calcolo (che potete anche scaricare) utilizzato per la valutazione delle prove e la tabella con i descrittori completi dei vari livelli della rubrica, voce per voce. Continua a leggere

La scala dei voti

Rubrica di valutazione di un testo (2)

Mi permetto di indicare qui di seguito alcune caratteristiche che apprezzo in una rubrica di valutazione. Continua a leggere

Il Pipita e Chiello

Rubrica di valutazione di un testo (1)

La griglia (o rubrica, come personalmente preferirei chiamarla) di valutazione è lo strumento utilizzato dal docente per rendere oggettiva, per quanto possibile, la propria valutazione. Ciò va a vantaggio anzitutto dell’alunno, che può comprendere meglio la propria prestazione e coglierne i punti di forza e i punti critici, ma è utile sia al docente sia alle famiglie come garanzia di professionalità. Serve peraltro per uniformare la valutazione tra docenti diversi. Una griglia (o rubrica) di valutazione dovrebbe risultare così chiara da poter essere utilizzata da altri, ottenendo il medesimo riscontro. Ovviamente, un alunno deve essere consapevole su che cosa e su come verrà valutato prima di affrontare la prova (e, in generale, una famiglia deve conoscere programmi e sistemi valutativi di una scuola anche in fase di scelta della medesima: per questo esistono documenti come il PTOF).

Le questioni inerenti alla valutazione scolastica sono comunque varie e complesse: ne ho trattate alcune preliminari QUI.

Ora però concentriamoci sulla Rubrica di valutazione di un elaborato di italiano (o di altra lingua, eventualmente), entrando maggiormente in aspetti tecnici. Continua a leggere

Valutazione

La valutazione sintetica e intuitiva

Quell’anno avevo davvero esagerato. Mi ero imposto di organizzare quasi tutto il programma di geografia di seconda media attraverso delle esposizioni e di permettere agli alunni di valutare i propri compagni. Ero pronto, ovviamente, a correggere il voto, temendo dinamiche immature facilmente immaginabili. Ma era una classe numerosa e il voto di simpatia o antipatia sarebbe stato riassorbito dalla media complessiva. Continua a leggere

Microfono

L’esposizione orale

Spesso per le mie lezioni coinvolgo gli studenti. Una delle modalità che preferisco è l’esposizione alla classe di un argomento specifico, che magari rappresenta un approfondimento oppure una porzione di una unità didattica che sto svolgendo. Spostare il fuoco dall’interrogazione all’esposizione è sempre significativo: durante la prima posso arrivare a domande incalzanti, oppure, come mi capita il più delle volte, propongo questioni generali, stimolo valutazioni e ragionamenti complessivi, cerco di evidenziare tutte le problematicità – e ovviamente l’occasione è buona per un rapporto molto personalizzato, per una seconda lezione. Nell’esposizione, invece, insegno agli alunni di non rivolgersi a me, ma alla classe: la mia stessa valutazione terrà conto non tanto della qualità della loro esposizione in assoluto (se “parlano come un libro stampato”, per stare a un’odiosa e pericolosa espressione), ma della loro abilità di trasmissione di contenuti alla classe. Continua a leggere

La mappa concettuale

Le mappe concettuali

Ho già parlato delle mappe concettuali e soprattutto ho registrato alcune videolezioni per dimostrare attraverso la pratica l’efficacia di questo strumento didattico.

Gli insegnanti tuttavia sono ancora molto pigri a farne esperienza. Le tollerano, le sollecitano negli alunni, le indicano nelle pagine dei libri (belle e preconfezionate, come tutto il sapere “disciplinare”…), si giustificano affermando che da una vita loro fanno schemi alla lavagna, inconsapevoli che uno schema è altra cosa e, soprattutto, l’improvvisazione è utilissima e sacrosanta ma, come in poesia, serve dopo tanta, tanta preparazione. Sono effettivamente curioso di verificare, all’interno della sezione sperimentale di cui mi sto occupando, quale effetto avrà sui miei studenti nell’arco di un lavoro triennale l’uso costante di questo strumento.

Quali siano comunque, nella teoria, i punti di forza di una didattica che ricorra regolarmente all’uso di mappe concettuali, li indico direttamente nelle diapositive che potete avviare qui sotto. Continua a leggere