Articoli

Cancellature di Emilio Isgrò

In difesa degli errori

Errando discitur, si continua a ripetere, eppure ormai il motto serve soltanto per scivolare via dagli errori, per toglierceli sbrigativamente dallo sguardo. Paradossalmente, con questo atteggiamento buonista non curiamo, ma addirittura nutriamo l’ansia degli studenti. Il riconoscimento, l’osservazione, l’analisi dell’errore deve invece essere una pratica di vita (non solo scolastica) costante, vissuta ovviamente con molta serenità.

Dedico diverso tempo, e non soltanto nei primi mesi di scuola, per insegnare ai miei alunni questo atteggiamento. Vieto loro il bianchetto, li guido alla pratica dell’autovalutazione, assegno valutazioni dopo la correzione guidata di determinati esercizi, uso persino il verde, nelle mie correzioni manuali, per attutire l’impatto sulla pagina. Chiedo loro di pensare allo sbaglio come a un passaggio non solo naturale nel processo di apprendimento, ma strategico. Un errore è come una porta: va trovata e aperta, per accedere a un nuovo livello del gioco. Per questo mi piace “indurli all’errore”: non poter punirli, ma per “abitare” insieme a loro il pensiero che ci ha condotti lì, su quella soglia scivolosa. Continua a leggere

Aiuto, il libro si è mangiato il prof!

Aiuto, il libro si è mangiato il prof!

No, nel titolo non è stata trascritta la voce dell’incubo di uno studente addormentatosi sui banchi di un’aula qualsiasi. Semmai, l’urlo dovrebbe diventare l’allarme per la difesa della categoria.

Ammettiamolo: la maggior parte di noi professori, di questi tempi presi d’assalto dai rappresentanti delle più svariate sigle dell’editoria scolastica, mentre tentiamo ipocritamente di svicolare dal fatale approccio, in fondo il libro perfetto vorremmo proprio trovarlo.  Continua a leggere

L'insegnante è come un buon pastore

Pascolare la classe

C’è un’immagine molto antica di cui sento il bisogno di riappropriarmi, quando penso al ruolo di un docente rispetto ai suoi alunni. Si tratta dell’immagine del buon pastore.

Lo scopo non è denigrante (alunni = pecore), come l’uso dell’immagine nel senso comune odierno potrebbe lasciar intendere. Anzi, l’intenzione è nobilitante. Continua a leggere

Il prof al lavoro domestico

Insegnare letteratura

Qualche giorno fa una studentessa intelligente (ce ne sono ancora, sì, e più di quel che si crede) alla fine della lezione è venuta a esprimere il suo rammarico perché l’ora si era svolta sostanzialmente senza affrontare direttamente i testi dell’autore in questione. Avevo scelto solo alcune citazioni dalle opere, le avevo ritagliate in bigliettini e distribuite a caso agli alunni, che dovevano leggersele e scambiarsele liberamente, per avviare in seguito una discussione. Avrei voluto spiegarle le diverse ragioni alla base delle mie scelte; mi sono limitato a rassicurarla. Fosse per me, la letteratura si insegnerebbe così, semplicemente leggendo e commentando i testi. Continua a leggere

Difesa della vacanza

Difesa della vacanza

Il riposo è un tempo prezioso nella vita di ognuno. Lo inquiniamo spesso con uno svago coatto, lo avveleniamo con intrattenimenti indotti o con altri impegni-impedimenti accumulati durante le settimane di lavoro. Lo rendiamo inerte, privo di arte. E invece l’ozio sarebbe il tempo da dedicare a ciò che si ama. Continua a leggere

Tirata d'orecchie

Qualche bella tirata d’orecchi

La prima, ovviamente, è per me ed è la più importante, perché mi accingo a sentenziare laddove avrei soltanto da mettermi, zitto, a imparare. Nessuno può permettersi di camminare senza farsi mille scrupoli sul confine tra la sacrosanta vergogna e l’umiliazione.

Ma la seconda è per gli insegnanti, che mancano di personalità e non sanno tenere la classe, che danno il cattivo esempio arrivando in ritardo e impreparati alle lezioni, che trattano l’aula come un palco per sublimare la frustrazione, dal momento che altrove, invece, nessuno darebbe loro ascolto (per fortuna). E che talvolta durante i consigli di classe correggono le loro verifiche, e poi si giustificano (“Ma io stavo ascoltando”) esattamente come i loro peggiori allievi. Continua a leggere

Il confine della normalità

Il confine della normalità

Sia detto subito: dalla normalità siamo guariti tutti quanti per tempo. Siamo tutti unici ed eccezionali, nessun paradigma standard giustifica una vita.

Ciò però non deve tramutarsi in una forma di individualismo, in ambito educativo. Quando per esempio accade qualcosa, magari uno screzio, una difficoltà di rapporto, l’insegnante-educatore (in verità, dovrebbe valere anche per il genitore) in quel contesto si interessa di tutte le persone coinvolte, pur riconoscendo la specificità di ciascuna.

L’attenzione spesso esasperata delle famiglie, invece, finisce per imporre un eccesso di azione. La percezione di un ideale confine della normalità, inteso come vigile buon senso intorno alle situazioni educative, si sta pericolosamente, vertiginosamente abbassando. Continua a leggere

contenuti

Signore, liberaci dai contenuti

Preghierina blasfema dell’insegnante delle cosiddette “materie di studio”

Alla fine, dunque, è vero tutto il contrario di quel che pensiamo. Continua a leggere

Scemo chi legge

La beatitudine dei non lettori

Miei adorati, fidatevi di me: non leggete. Non sprecate tempo. Non cercate di vivere più vite, prendete possesso dell’unica che avete: la vostra.

E vivetela stando nell’unico tempo che esiste: il presente. Carpe diem: ogni occasione lasciata è persa. Mica penserete davvero, del resto, di poter espandere il vostro tempo. Fate surf sui vostri piaceri. Attardarvi nei regni dell’oltremondo con Dante, sugli oceani con Conrad, o specchiarvi con Capote negli occhi di un assassino non vi servirà a nulla. Tanto, qualora vi trovaste malauguratamente davanti a un demonio, con buona pace di Dante vi caghereste addosso senza profferir verbo. E su una nave in tempesta non trovereste un trinchetto terzarolato manco se vi ci impiccassero. E nello sguardo di un assassino non c’è mai nulla da vedere, se non la vostra paura. Continua a leggere

José Mourinho, celebre allenatore dei nostri anni

Allenare i genitori a scuola

Pensate, per intenderci, a quanto è cambiato il ruolo di un allenatore, in questi decenni. Una volta un allenatore… allenava. Adesso è uno che coordina i vari preparatori atletici, che sceglie la dieta della squadra, che si siede accanto ai manager della società per definire con loro il progetto complessivo, che studia i dati statistici e fisici dei giocatori, che avanza richieste di mercato, che gestisce la pressione dei media, che cura la psicologia del gruppo, che interviene sui social, che determina imponenti movimenti economici… Poi, sì, certo, manda i giocatori in campo, decide la tattica, interviene sulla partita – ma sui fondamentali ha poco da inventarsi: i giocatori se li trova già pronti, al più affina alcune loro qualità, ha qualche intuizione determinante sul loro ruolo, e così via.

Qualcosa di analogo si può dire a proposito del docente della scuola secondaria. Continua a leggere